sondaggio

“Secondo il sondaggio Index per Piazzapulita, il 40% degli italiani pensa che la colpa dello stallo in cui da oltre 60 giorni si trova l’Italia sia di Luigi Di Maio, seguito da Berlusconi (30%). E’ il leader M5s il principale responsabile della palude che blocca il parlamento da due mesi, con mille deputati pagatissimi per non fare nulla”. Lo scrive su Facebook il deputato del Partito democratico Michele Anzaldi. “La credibilità di Di Maio – prosegue Anzaldi – da giorni processato sui social dai suoi militanti e in caduta libera nel gradimento dei sondaggi, è stata spazzata via oltre che dalle continue bugie anche da settimane di riti da Prima Repubblica, tra politica dei due forni, inciuci mascherati, spartizioni e arrivismo di chi è pronto a rinunciare a tutto, anche alle idee del proprio programma elettorale, pur di arrivare alla poltrona di Palazzo Chigi. Dopo il fallimento totale della sua strategia, in un partito normale e democratico avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni”.

“Il M5S diventa il primo partito italiano con il 27,9% e il Pd scende poco sotto la soglia del 24%”. E’ una delle conclusioni dello studio commissionato da Rai Radio 1 a Roberto Weber, sondaggista, presidente dell’Istituto Ixe’, ospite questa mattina del Gr 1 e di Radio anch’io. “Secondo gli ultimi sondaggi il Pd e’ sceso dal 27 al 24% nelle ultime settimane. Un valore simile a quello del 2013 quando alla guida del partito c’era Bersani. Il dato del M5S invece e’ il piu’ alto negli ultimi 5 mesi. In particolare al sud sembra che gli elettori di centro-sinistra si stiano spostando verso il partito di Grillo perche’ considerata l’unica forza politica in grado di tenere testa al centro-destra. L’altro dato che emerge infine e’ che il centro-destra unito stia continuando progressivamente a crescere”, ha spiegato Weber. Infine, per quanto riguarda la partecipazione al voto, poco meno del 55% degli intervistati ha dichiarato che andra’ sicuramente a votare.

Solo il 24% degli americani pensa che il Paese stia andando nella giusta direzione dopo un periodo tumultuoso del presidente Donald Trump alla Casa Bianca che ha gia’ visto la minaccia di una guerra nucleare con la Corea del Nord, forti critiche sugli aiuti alle popolazioni colpite dagli uragani e le polemiche sulle sue dichiarazioni riguardo ai suprematisti bianchi. E’ quanto emerge da un sondaggio Associated Press-NORC Center for Public Affairs Research. Il nuovo dato rappresenta un calo di 10 punto rispetto al giugno scorso e il declino in ottimismo sulla traiettoria del Paese e’ particolarmente pronunciato tra i Repubblicani: in giungo il 60% dei repubblicani dichiaravano che il Paese andava nella direzione giusta, mentre ora siamo al 44%. Quanto allo stesso Trump, il 70% degli americani pensa che il presidente non sua equilibrato e la maggioranza ritiene che non sia un leader onesto o forte. Inoltre, piu’ del 60% disapprova la sua gestione dei rapporti razziali, della politica estera e dell’immigrazione.

Secondo un sondaggio commissionato all’Istituto Piepoli dallo staff di Claudio Fava, Nello Musumeci (centrodestra) e’ in vantaggio nella corsa alla presidenza della Regione siciliana con il 42% delle preferenze del campione intervistato. Fava (sinistra) e Giancarlo Cancelleri (M5s) sono al 25%. In coda Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra, con l’8%. Il dato dell’affluenza e’ stimato al 51%. Il sondaggio si basa su un campione di 500 persone, selezionati tra maggiorenni residenti in Sicilia, e’d e’ stato effettuato telefonicamente a settembre.

Quasi la meta’ degli italiani in vacanza (49%) ha scelto la prenotazione on line che ha raggiunto il massimo storico di sempre. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixe’ in occasione del primo grande esodo dell’estate. “Secondo lo studio – il 30% dei vacanzieri prenota da solo sui siti web delle strutture recettive mentre il 19% usufruisce dei siti specializzati e il 17% preferisce non prenotare. Tra i tradizionalisti – spiega la Coldiretti- il 17% contatta telefonicamente le strutture e appena il 16% si rivolge a tour operator o agenzie mentre il 4% non risponde alla domanda”.
La rete, secondo quanto emerge dall’indagine e’ la vera protagonista dell’estate 2017 nella scelte della destinazione, degli alloggi, dei ristoranti, ma anche delle serate di svago con il boom dei siti specializzati ma anche di quelli delle strutture vacanziere. “La spesa media destinata dagli italiani alle vacanze estive sale a 803 euro per persona con un aumento del 16% rispetto allo scorso anno con quasi 2 italiani su tre (63%) che ritengono rilevante la spesa per pranzi, cene e acquisti prodotti tipici. Un terzo degli italiani (33%) – sottolinea la Coldiretti – restera’ comunque al di sotto dei 500 euro di spesa, il 38% tra i 500 ed i 1000 euro, il 15 % tra i 1000 ed i 2000 euro mentre percentuali piu’ ridotte supereranno questo limite. Si risparmia sull’alloggio piuttosto che sulla spesa per il cibo con il 79% dei vacanzieri che preferisce assaggiare quello locale mentre solo il 19% ricerca i sapori di casa ed il resto si affida alla cucina internazionale”.

Il 50% degli italiani e’ favorevole allo ius soli. E’ quanto emerge da un sondaggio Ixe’ per Agora’ (Raitre). Il 47%, invece, e’ contrario mentre il 3% non si esprime sul tema. Sempre secondo il sondaggio Ixe’ l’83 per cento degli italiani ritiene che ci sia un’emergenza immigrazione, contro un 17 per cento che sostiene il contrario.

Nonostante una lieve flessione rilevata nelle ultime settimane, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico si confermano le principali forze politiche del Paese. Se si votasse oggi per Camera, il Movimento di Grillo otterrebbe il 28%, superando di un punto e mezzo il partito di Renzi, attestato al 26,5%. Sono i dati, rilevati nelle ultime 48 ore, dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis che ha verificato gli effetti delle Amministrative sul consenso alle Politiche. La Lega otterrebbe il 13,7%, di fatto affiancata da Forza Italia al 13,5%. Fratelli d’Italia avrebbe il 4,8, Articolo 1 di Bersani il 3,7, Area Popolare con i Centristi il 3,1; al 2,5% Sinistra Italiana. Il voto locale conferma la crescita dell’area di Centro Destra, rilevata negli ultimi mesi dall’Istituto diretto da Pietro Vento: la somma complessiva dei tre partiti guidati da Salvini, Berlusconi e Meloni, che si fermava al 27% nel novembre scorso, cresce in aprile al 30% ed al 32% oggi, nonostante alcune evidenti distanze tra i 3 leader. Sul quadro politico pesa soprattutto una crescente disaffezione al voto degli italiani, che – anche nelle recenti amministrative – ha inciso in modo significativo sui risultati di PD e M5S, inferiori alle attese. Il trend evidenzia il netto calo dell’affluenza. Secondo la stima Demopolis, si recherebbero oggi alle urne circa 6 milioni di elettori in meno rispetto alle Politiche del 2013: voterebbero meno di 30 milioni di italiani, oltre 17 milioni sceglierebbero l’astensione.  In base alla simulazione odierna effettuata da Demopolis, escludendo gli eletti all’estero e le minoranze linguistiche, il M5S otterrebbe alla Camera 183 seggi, il PD 178, la Lega 89, Forza Italia 88; supererebbero la soglia anche Fratelli d’Italia con 30 deputati, Articolo 1 con 24 e AP con 20. Con questi numeri, nessuna forza politica avrebbe una maggioranza in grado di ottenere la fiducia per un nuovo Governo. Un’alleanza post voto PD-Sinistra-Centristi otterrebbe, nel complesso, 228 seggi, il Centro Destra 207; il Movimento 5 Stelle, da solo, 183. Perfino un’alleanza più vasta, dal PD a Forza Italia – secondo la proiezione dell’Istituto Demopolis – si fermerebbe a 292: ben lontana dalla maggioranza di 316 seggi necessaria per dar vita ad un nuovo Governo. 

Paolo Gentiloni parla “piano” e va lontano: anche se la sua voce non e’ tra le piu’ trasmesse dalle televisioni nazionali, gli italiani lo giudicano il politico con la migliore reputazione. Lo dimostra l’Analisi della presenza dei principali politici in tv condotta da Cedat 85 e EMG Acqua. La societa’ di ricerche diretta da Fabrizio Masia ha elaborato i dati messi a disposizione dall’innovativa soluzione Mediamonitor di Cedat 85, che da 30 anni opera nella fornitura di contenuti provenienti dal parlato. “Il nostro servizio- spiega Gianfranco Mazzoccoli, fondatore di Cedat 85- consente di monitorare on line e in tempo reale le radio e tv nazionali e quelle principali di ogni regione. Mediamonitor.it offre la trascrizione automatica e simultanea delle trasmissioni radio-tv decodificando il parlato in testo e indicizzando contemporaneamente tutti i contenuti”. L’indagine si sviluppa lungo un arco di tempo di tre settimane e analizza la presenza dei 14 politici piu’ rappresentativi nelle trasmissioni di alcune delle principali emittenti televisive nazionali (Raiuno, Raidue, Raitre, Rete4, Canale 5, Italia 1, Tgcom24 e SkyTg24). I dati numerici sono stati, quindi, incrociati con i risultati dell’indagine di fiducia e posizionamento condotta su un campione rappresentativo di 2.000 italiani maggiorenni. I politici presi in considerazione sono Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Pietro Grasso, Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Laura Boldrini, Angelino Alfano, Andrea Orlando, Massimo D’Alema, Michele Emiliano e Nicola Fratoianni, oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. TEMPI TELEVISIVI E REPUTATION – Gentiloni fa notizia, ma non e’ tra gli stacanovisti del microfono, a differenza del segretario del PD Matteo Renzi come certifica l’analisi di Cedat 85 e EMG Acqua. Non a caso il premier e’ tra i pochi a parlare meno di quanto non venga citato (tempo di parola 57’41” e 59′ 39″ tempo di notizia). Molto piu’ ‘loquaci’ sul piccolo schermo risultano persino colleghi come Andrea Orlando e Michele Emiliano (rispettivamente 1h 52′ 06″ e 1h 16′ 33″ per effetto delle primarie del PD), ma anche il leader della Lega Nord Matteo Salvini (1h 04′ 21″) e il parlamentare dei 5 Stelle Luigi Di Maio (1h 03′ 08″). Secondo il pubblico intervistato, tuttavia, e’ proprio il premier il piu’ “serio e onesto” e il piu’ “preparato e competente” tra i politici.
Il primato del minutaggio televisivo, come rilevato da Cedat 85, spetta a Matteo Renzi, apparso sui teleschermi per poco meno di 5 ore, oltre 3 delle quali costituite da dichiarazioni fatte in prima persona. Il segretario del Pd e’ alle spalle di Gentiloni nell’indice di fiducia (22% contro il 26%), sullo stesso piano di Di Maio e davanti a Salvini e al presidente del Senato Grasso (entrambi al 19%). Renzi si deve accontentare della piazza d’onore anche nella classifica di “carisma e capacita’ di comunicare”: lo scettro in questa categoria resta saldamente nelle mani di Silvio Berlusconi, a cui le tv hanno dedicato in complesso circa 40 minuti di antenna, anche se sono stati trasmessi soltanto 17 secondi di sue dichiarazioni. Tra coloro che, al contrario, hanno un tempo di parola superiore alle citazioni figurano il ministro Orlando (con una percentuale quasi doppia), Di Maio, Salvini e soprattutto Giorgia Meloni, che ha collezionato 2’14” di tempo di notizia, ma ha parlato quasi dieci volte di piu’, precisamente 34’28”. Quali sono stati gli argomenti toccati dai principali politici italiani durante le trasmissioni televisive? Il tema piu’ caldo e trasversale del periodo in esame e’ la questione migranti. Gentiloni, come certifica Cedat 85, si e’ soffermato soprattutto sui nodi di Alitalia e sulle questioni di politica estera, mentre il programma politico e le primarie sono stati i cavalli di battaglia di Renzi, Orlando ed Emiliano. Di Maio ha parlato in particolare del caso migranti-ONG e della legge elettorale, mentre i due concetti-chiave degli interventi di Salvini sono stati “immigrazione” e “legittima difesa”. Il presidente della Camera Laura Boldrini si e’ concentrata su fascismo e neofascismo, mentre l’omologo al Senato Pietro Grasso si e’ espresso soprattutto sull’inchiesta di Catania legata al caso migranti-ONG. MATTARELLA, IL SUPER PARTES AL TOP – Le classifiche cambiano fisionomia se si include il capo dello Stato: “Sergio Mattarella – precisa il direttore di Emg Fabrizio Masia – merita un discorso a parte in virtu’ del suo ruolo super partes. E’ lui a raccogliere il piu’ alto tasso di fiducia, pari al 37%”. Nel complesso Mattarella ha collezionato 1h 21′ 07″ di tempo d’antenna, di cui solo la meta’ di discorsi diretti (39′ 53″ di tempo di parola). Tra i contenuti politici trattati, spiccano lavoro, resistenza e Liberazione in virtu’ della concomitanza dell’analisi con le celebrazioni del 25 aprile e del 1° maggio”.

La presidenza Trump sta avendo un effetto devastante non solo sulla politica americana, ma anche sugli umori della nazione. In particolare sulle donne, la cui fiducia nel futuro del Paese e’ calata a picco. Lo rivela l’ultimo sondaggio del Pew Research Center. Se la meta’ degli uomini – il 53% per la precisione – dichiara di avere “molta fiducia” nel futuro degli Stati Uniti, ad essere ottimista e’ solo il 29% delle donne. Difficile non mettere in relazione questo crollo con la vittoria del tycoon: nel 2015 uomini e donne erano pressappoco alla pari con 47% e 43%. Tra l’altro non ci sono stati strappi economici tali da giustificare un calo del 14%. Il gap si e’ inspessito a partire dal 2016, anno della campagna elettorale presidenziale culminato con il trionfo di Donald Trump e infarcito di scandali e polemiche a sfondo sessista. Basti ricordare il polverone sollevato dal fuori onda di una vecchia registrazione di una trasmissione televisiva del 2005 in cui il miliardario newyorchese candidamente ammetteva che il suo status di celebrita’ gli permetteva di afferrare per i genitali qualunque donna senza timore di rifiuto. Sommerso dalle proteste, l’allora candidato aveva definito la conversazione una semplice “chiacchiera da spogliatoio”; ma la crudezza del linguaggio e la volgarita’ del pensiero avevano provocato un vero terremoto mediatico. Uno shock per tante, non solo per le femministe americane. A tutto cio’ si aggiunge il retaggio di commenti e considerazioni sulle donne fatti da Trump nel corso degli anni. In casa democratica, poi, si paga la cocente delusione per la sconfitta di Hillary Clinton: l’effetto depressivo e’ stato devastante. In tante erano certe di diventare testimoni della storica elezione della prima presidente americana. In ambito repubblicano, invece, il 72% degli uomini mostra grande ottimismo, le donne si fermano al 44%. Anche tra gli elettori del Gop, le differenze erano meno nette due anni fa.

“Il mafioso e’ irrazionale perche’ non agisce da uomo negando con i suoi comportamenti violenti e delittuosi il fattore distintivo dell’uomo che e’ la ragione; il concetto di legalita’ piu’ che il semplice rispetto della legge deve essere legato alla dignita’ e alla moralita’ dell’essere umano”. Questo il commento da parte di uno degli oltre tremila studenti che hanno partecipato all’indagine sulla percezione mafiosa condotta per il decimo anno dal Centro studi Pio La Torre di Palermo, tra i ragazzi che partecipano al Progetto educativo antimafia, i cui risultati sono contenuti in un numero speciale della rivista “ASud’Europa” che sara’ presentata il 28 aprile alle 11 al Teatro Biondo di Palermo, alla presenza del Capo dello Stato, in occasione della manifestazione per i 35 anni dell’uccisione di La Torre e Rosario Di Salvo. Sono stati 3.061 gli studenti che hanno risposto alle quarantasette domande del questionario. La sfiducia degli intervistati nei confronti della classe politica e’ elevata (84.53% nei confronti dei politici nazionali, 79.91% nei confronti di quelli locali); il 47.27% ritiene che la mafia sia piu’ forte dello Stato, e solo il 29.8% considera possibile sconfiggerla definitivamente. “Non c’e’ differenza significativa tra i giovani del Centro-Nord e del Sud sulla percezione della corruzione delle classi dirigenti locali – sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre -. La mafia e’ forte perche’ si infiltra nello Stato che e’ piu’ forte delle mafie solo per un 13% dei giovani. Ma la stragrande maggioranza dei giovani, oltre il 90%, ripudia la mafia e ritiene che sia piu’ forte il rapporto tra mafia e politica. I giovani non si rivolgeranno a un mafioso o a un politico per un lavoro, assimilando l’uno all’altro”. “L’indagine nel suo insieme – continua Lo Monaco – appare preoccupante e incoraggiante. Incoraggiante e’ la fiducia riposta negli insegnanti (83%), seguono magistrati, forze dell’ordine, giornalisti, sindacalisti. I giovani del Meridione sono meno pessimisti dei loro colleghi del Centro-Nord riguardo all’esito della lotta alla mafia”.