Usa

Prosegue il racconto Rai delle elezioni presidenziali negli Usa. Nella notte tra domenica 9 e lunedì 10 ottobre RaiNews24 trasmetterà in diretta dalle 3.00 alle 4.30 ora italiana anche il nuovo faccia a faccia tra Hillary Clinton e Donald Trump. Il confronto – il secondo tra i candidati presidenziali dopo il duello del 27 settembre, seguito sempre in diretta dalla rete all-news della Rai – si svolgerà alla Washington University di St.Louis in Missouri con il format del ”town hall meeting”. A commentarlo da New York la corrispondente Giovanna Botteri e l’editorialista della Stampa Gianni Riotta.

Restano molto tesi i rapporti tra Usa e Urss sul dossier Siria. Continua da diverse settimane lo scambio di accuse, da una parte e dall’altra su chi fomenta la guerra. Oggi qualcosa inizia a smuoversi tra Russia e Usa dopo che ieri e’ Washington ha rotto ogni contatto sulla Siria. Il Cremlino ha auspicato che “la saggezza politica” prevarra’ a Washington sulla collaborazione con la Russia. “Ci piacerebbe poter contare sulla saggezza politica e sulla continuazione di scambi (di punti di vista, ndr) su problemi particolarmente sensibili, necessari per mantenere la pace e la sicurezza”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. In queste ore l’Onu e la diplomazia mondiale hanno cercato di far avvicinare le due superpotenze, nella consapevolezza che in questa congiuntura, un acuirsi dello scontro può essere micidiale per la situazione geopolitica nel Medioriente. Dal Cremlino la domanda di un dialogo che alcuni però considerano una velata minaccia nei confronti della Casa Bianca

Sono pochissime le persone che sono state informate da Hillary Clinton della diagnosi di polmonite. Lo rivela il ‘New York Times’, citando fonti prossime alla candidata democratica alla Casa Bianca. Dopo essere stata informata dal medico della causa della sua tosse persistente, Hillary ne ha parlato con i familiari e i più stretti collaboratori, convinta com’era del fatto che la malattia non fosse una questione di cruciale importanza per gli elettori e che gli avversari avrebbero invece potuto usare la notizia contro di lei. I pochi informati si sono sentiti ribadire l’intenzione della candidata di procedere con la campagna e con gli impegni già fissati. Hillary chiaramente contava di potersi riprendere nel fine settimana, quando aveva in programma solo due impegni minori, secondo le fonti citate dal giornale. Ma il modo in cui la malattia è diventata di dominio pubblico, ha ravvivato i timori tra i suoi sostenitori e le critiche tra i suoi detrattori per la tendenza della ex first lady a trincerarsi in una sfera di privacy non appena avverte una minaccia politica. Il suo desiderio di controllare in modo rigido le informazioni riguardanti la sua persona si è rafforzato durante gli anni ’90, l’ha condizionata nell’uso del server di email private quando era segretario di stato e ora rischia di farla sembrare un’altra volta una persona che ha qualcosa da nascondere, commenta il quotidiano.

Buone notizie per la pace in Siria: Russia e Stati Uniti hanno trovato un accordo per un cessate il fuoco che aiuti a portare Paese verso una fase di transizione politica, anche attraverso una collaborazione militare sul campo: un accordo che, se applicato, entrerà in vigore già da lunedì 12 settembre. L’accordo segnerà un ‘punto di svolta’ in direzione della fine della sanguinosa guerra civile, secondo il segretario di Stato Usa, John Kerry, che ha fatto l’annuncio alla stampa a notte fonda insieme al suo omologo russo, Serghiei Lavrov, a Ginevra, al termine di una lunga maratona negoziale di oltre 13 ore. Secondo Lavrov, il regime dell’alleato Bashar al Assad, a questo punto è “pronto” a collaborare. L’obiettivo finale dell’accordo è creare le condizioni per la ripresa dei negoziati di pace, hanno detto i due ministri degli esteri. Una svolta possibile, ha fatto capire Kerry, se verrà messa in pratica anche dal regime di Bashar al Assad, alleato di Mosca, e anche dai gruppi ribelli sostenuti dagli Usa.

I due personaggi hanno molte analogie: una sostanziale diffidenza nei confronti delle procedure democratiche e un decisionismo che mal si concilia con il pluralismo e la cultura dei diritti. Oggi altro episodio di quello che può essere chiamato un vero e proprio ‘flirt’ Trump-Putin: il candidato presidenziale repubblicano ha detto che se verrà eletto alla Casa Bianca avrà relazioni “molto buone” col presidente russo. Il tycoon ha poi apprezzato il leader del Cremlino definendolo un “leader” e sostenendo che ha un “gran controllo sul suo Paese”, in contrapposizione a Obama. Trump si e’ detto poi felice di ricevere complimenti dal presidente russo. Se Putin “dice grandi cose su di me diro’ grandi cose su di lui”, ha proseguito, assicurando pero’ che i complimenti del leader del Cremlino non influenzeranno le sue decisioni come presidente.

Le consultazioni tra Usa e Russia su un cessate il fuoco in Siria “potrebbero portare a un accordo già entro 24 ore”. E’ quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, che oggi si trova a Londra per partecipare ai colloqui del nucleo ristretto dei Paesi del gruppo degli ‘Amici della Siria’. “Ci auguriamo di riuscire a raggiungere un’intesa e un accordo che porti all’applicazione della dichiarazione di Ginevra 1 e della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 2254 per dare il via a una fase di transizione che conduca la Siria verso un nuovo futuro in cui (il presidente siriano, ndr) Bashar al-Assad non abbia posto”, ha aggiunto Jubeir, sottolineando che l’unica opzione del regime di Damasco è quella di andarsene, che sia con una soluzione politica o militare, come si legge sul sito della tv araba ‘Al-Arabiya’. Ai colloqui di oggi a Londra parteciperà anche l’Alto comitato per i negoziati che rappresenta l’opposizione siriana a Ginevra, il quale presenterà la sua visione sulla fase di transizione in Siria.

Usa e Cina hanno aderito formalmente all’accordo sul clima siglato a Parigi su iniziativa dell’Onu per la riduzione dei gas serra: è stato il presidente Barack Obama ad annunciarlo ad Hangzhou, a stretto giro dalla mossa analoga resa pubblica da Pechino. Alla vigilia del G20 di Hangzhou, i due leader hanno simbolicamente consegnato al Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon i documenti nei quali i loro Paesi si impegnano ai passi necessari “per onorare” l’accordo di Parigi che fissa i target sulla riduzione delle emissioni responsabili dell’effetto serra per ogni singolo Paese. “Non si tratta di una battaglia che ogni singolo Paese per quanto potente può fare da solo – ha detto Obama -. Un giorno potremo vedere tutto ciò nel momento in cui finalmente decideremo di salvare il pianeta”. Da parte sua, Xi ha espresso l’auspicio che l’esempio sino-americano possa essere una spinta per gli altri Paesi affinché comincino a prendere azioni significative. L’azione congiunta di Washington e Pechino potrebbe portare all’operatività dell’accordo di Parigi entro la fine dell’anno, molto prima dei tempi inizialmente previsti. Ecco i punti principali dell’accordo di Parigi (Cop 21) raggiunto nel dicembre 2015 da 195 Paesi e che potrà entrare in vigore con la ratifica da almeno 55 Paesi, produttori del 55% delle emissioni globali. Con Usa e Cina, che insieme producono il 38% di emissioni di C02 nel mondo, sale a 23 il numero dei Paesi che hanno ratificato l’accordo. Riscaldamento globale: L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi”. Emissioni: L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda meta’ di questo secolo”. Impegni delle singole nazioni: in base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni più elevate possibile”. I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che gia’ hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020”. La prima verifica dell’applicazione degli impegni e’ fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

Il vicepresidente americano, Joe Biden, è arrivato ad Ankara, in Turchia, dove incontrerà il presidente Recep Tayyip Erdogan e il premier Binali Yildirim. Si tratta della prima visita ufficiale di un funzionario di stato americano dopo il golpe, fallito lo scorso 15 luglio e che ha creato diverse tensioni tra i due Paesi. Lo scopo della visita è quello di distendere i rapporti diventati particolarmente tesi nei giorni successivi al fallito colpo di stato quando da Ankara venne mossa l’accusa a Washington di aver giocato un ruolo cruciale nel tentato golpe. La colpa degli Stati Uniti sarebbe stata secondo i turchi quella di aver concesso rifugio all’imam Fetullah Gulen, accusato di avere orchestrato il golpe, e aver poi rifiutato la richiesta di estradizione da parte della Turchia. Durante l’incontro tra Biden ed Erdogan si parlerà anche di questo, così come il vice di Obama cercherà di avere ulteriori delucidazioni sulla politica repressiva attuata dal leader turco nei confronti di chi era accusato di avere appoggiato la sua tentata deposizione. Secondo quanto scrive il Wall Street Journal, che ha interpellato un funzionario americano, almeno su questo aspetto non ci dovrebbero però essere commenti pubblici da parte di Biden.

E’ di un morto, una donna sui 30 anni, e 4 feriti il bilancio delle due sparatorie avvenute nella notte ad Austin, in Texas. Lo riferiscono le autorità locali. Tra i 4 feriti, due sono donne. Tre sono stati ricoverati in ospedale mentre il quarto ferito non ha voluto essere medicato. Un testimone ha raccontato che le sparatorie sono avvenute mentre diversi clienti stavano uscendo da alcuni bar. “Abbiamo udito cinque colpi e poi le persone hanno iniziato a correre all’impazzata”, ha detto. Non è ancora chiara la dinamica delle sparatorie, né se vi sia più di un aggressore coinvolto. La polizia ha riferito che la zona è stata messa in sicurezza, ma non ha parlato di alcun arresto.

Han Song Ryol, direttore generale per gli affari statunitensi del ministero degli esteri nordcoreano, ha dichiarato ieri che Washington ha “varcato una linea rossa” ponendo il leader nordcoreano Kim Jong Un nella lista degli individui soggetti a sanzioni internazionali, dichiarando di fatto guerra a Pyongyang. Il funzionario nordcoreano ha avvertito che la guerra potrebbe divampare davvero nella Penisola nordcoreana il mese prossimo, se Usa e Corea del Sud terranno le loro esercitazioni militari congiunge come da programma. La Corea del Nord ritiene che la natura di tali manovre militari periodiche sia ormai palesemente aggressiva, in quanto il programma delle esercitazioni include simulazioni di invasione della capitale nordcoreana e di “decapitation strike”, vale a dire attacchi mirati tesi a eliminare la leadership del paese. Washington ha inserito il dittatore nordcoreano Kim Jong Un nella lista degli individui soggetti a sanzioni lo scorso 6 luglio, una mossa senza precedenti che secondo Pyongyang rende impossibile risolvere qualunque questione aperta al di fuori delle leggi di guerra.