Usa

Donald Trump pesca ancora tra le fila di Goldman Sachs per comporre la propria squadra di Governo. Secondo indiscrezioni riportate dall’emittente televisiva Nbc, il presidente eletto ha offerto a Gary Cohn, direttore operativo della banca e braccio destro dell’amministratore delegato Lloyd Blankfein, la guida del National Economic Council, agenzia federale che da’ al presidente consulenza su questioni economiche interne e internazionali. Se la nomina dovesse concretizzarsi, Cohn sarebbe il terzo top manager (o ex top manager) dell’istituto a entrare nell’amministrazione Trump: sono gia’ infatti stati scelti Steve Mnuchin come segretario al Tesoro e Steve Bannon, ex investment banker dell’istituto, come consigliere e stratega incaricato di dare la linea per la politica nazionale ed estera. Il nome di Cohn era gia’ circolato per la guida dell’Office of Mangement and Budget, l’ufficio bilancio del Congresso americano. Gia’ da alcuni mesi rumors di corridoio lo danno in uscita da Goldman, sebbene sia da lungo tempo considerato il successore naturale di Blankfein alla guida del gruppo. Quest’ultimo e’ amministratore delegato dal 2006 e nel corso degli anni ha cambiato poco la squadra manageriale, cosa che ha creato poche opportunita’ per promozioni interne.

Il presidente americano Barack Obama non rinuncia all’apertura verso Cuba, malgrado il suo successore eletto Donald Trump minacci di interromperla. Delegazioni di Cuba e degli Stati Uniti si incontreranno domani all’Avana per definire “le azioni che si realizzeranno nelle prossime settimane per portare avanti il processo di miglioramento dei rapporti bilaterali”, ha reso noto il governo cubano. Fra queste azioni, precisa l’Avana, vi saranno “visite di alto livello, nuovi accordi di cooperazione in aree di interesse comune, incontri tecnici e dialogo su temi di interesse bilaterale”. La delegazione cubana sarà guidata da Josefina Vidal, direttore generale del dipartimento Stati Uniti del ministero degli Esteri, mentre da parte statunitense vi sarà Mari Carmen Aponte, segretario di Stato aggiunto per l’Emisfero occidentale. L’annuncio dell’incontro giunge dopo che a Cuba è terminato il lutto per la morte di Fidel Castro. Ai funerali, gli Stati Uniti hanno mandato il vice consigliere per la Sicurezza nazionale Ben Rhodes per mantenere i buoni rapporti senza però onorare Castro con una delegazione di più alto livello. Stati Uniti e Cuba hanno iniziato il 17 dicembre 2014 un processo di riavvicinamento che ha portato alla ripresa dei rapporti diplomatici nel luglio 2015. Il presidente americano Donald Trump ha però già minacciato di metter fine alla politica di apertura verso Cuba se l’Avana non farà concessioni sul tema dei diritti umani.

E’ di almeno nove morti e 15 dispersi il bilancio delle vittime di un incendio scoppiato durante un rave party ad Oakland, nello stato americano della California. Lo pubblica la stampa statunitense, citando fonti dei vigili del fuoco locali. Il capannone dove si è verificato l’incendio ospitava un concerto della musicista Golden Donna. Secondo una prima ricostruzione non sarebbe scattato l’allarme incendio con l’attivazione dei rilevatori di fumo. L’incendio è scoppiato attorno alle 23.30 ora locale (le 9.30 in Italia) quando nel locale erano presenti una settantina di persone; le fiamme sono state domate nelle prime ore della mattina.

Donald Trump ha presentato in un video la sua agenda per i primi cento giorni di governo degli Stati Uniti. Il presidente eletto anticipa che alcuni trattati commerciali internazionali verranno sostituiti da accordi bilaterali, dunque ci sarebbe, come anticipato in altre occasioni, il ritiro degli Usa dal ttp, il trattato di libero scambio con i Paesi del Pacifico. L’impegno di Trump sarà anche a favore delle infrastrutture per scongiurare cyber attacchi e nella stesura di misure per la classe media. In tema di immigrazione ci saranno piu’ controlli sulla legge che regola gli ingressi negli Usa. Non si fa cenno nell’agenda di Trump alla costruzione del muro anti-immigrati al confine con il Messico.

Barack Obama ha parlato al telefono con il presidente messicano Enrique Pena Nieto sottolineando la stretta collaborazione con i due paesi. Lo ha riferito la Casa Bianca, precisando che il presidente americano e il collega messicano hanno discusso dei “progressi realizzati dai due paesi nell’approfondire le relazioni economiche, combattere il crimine organizzato, gestire le migrazioni e rafforzare lo stato di diritto a beneficio di statunitensi e messicani”. Pena Nieto ha elogiato Obama come “fedele amico” del popolo messicano. La telefonata giunge dopo la vittoria alle presidenziali americane di Donald Trump, che in campagna elettorale ha più volte duramente attaccato gli immigrati messicani e minacciato di denunciare il trattato di libero scambio con il Messico.

L’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, uno dei consiglieri più vicini al presidente eletto Donald Trump, ha affermato che i figli di Trump “non possono lavorare” nel governo del loro padre e ha suggerito che ne rilevino l’impero economico. I quattro figli adulti del neo presidente – Ivanka, Tiffany, Eric e Donald Jr. – “non potranno lavorare nel governo perchè la regola del governo è rifiutare il nepotismo”, ha dichiarato alla Cnn Giuliani, indicato come possibile ministro della Giustizia. Tre dei figli di Donald Trump – Ivanka, Eric e Donald Jr. -fanno attualmente parte dell’equipe di transizione che prepara la futura amministrazione del presidente repubblicano. Anche il marito di Ivanka, Jared Kushner, lavora in questa equipe. Giuliani, uno dei vice presidenti dell’equipe di transizione, ha proposto che i figli del nuovo presidente eletto rilevino l’impero economico del padre invece di creare un nuovo gruppo in cui Donald Trump non avrebbe alcun diritto di controllo (“blind trust”). “Sarebbe il genere di cosa che funzionerebbe se (Trump) lo predisponesse (…) un business che i suoi figli dirigerebbero, con un documento giuridico che afferma che non è coinvolto, che non ha interessi, che non ha partecipazioni”, ha precisato il consigliere di Trump. “E’ necessario progettare qualcosa di molto facile, qualcosa che è giusto. Qualcosa che mostra agli americani che (Trump) non ha interessi negli affari”, ha aggiunto. A capo di un impero economico e presidente degli Stati Uniti, Donald Trump è esposto a conflitti di interessi senza precedenti nella storia politica americana.

Brutte notizie per i sondaggisti, alle prese con vistosi errori nella valutazione di previsioni politico-elettorali. L’efficacia dei sondaggi pre-elettorali anche in Francia occupa un posto tutt’altro che secondario: lo scrive il quotidiano conservatore francese “Le Figaro” in una analisi dedicata al ruolo che gli istituti di opinione hanno ed avranno nella lunga stagione elettorale che iniziera’ il 20 novembre prossimo con il primo turno delle primarie del centro-destra e che concludera’ con le presidenziali della primavera 2017. Diversi sondaggisti sentiti dal giornale spiegano di voler effettuare una profonda revisione dei loro metodi di indagine e mettono le mani avanti rifiutando di fare previsioni certe fino all’ultimo momento utile. Cio’ che tutti loro temono, secondo il “Figaro” e’ innanzitutto il divario tra gli elettori che affermano che si recheranno a votare e la effettiva affluenza alle urne. Questa discrepanza apre poi il discorso su quello che sembra essere stato il principale comportamento degli elettori ad aver disorientato i sondaggi: il voto “nascosto”; il fatto cioe’ che negli Stati Uniti, come in precedenza per il referendum sulla Brexit nel Regno Unito, milioni di persone si siano sottratte alle rilevazioni oppure abbiano dichiarato una scelta politica diversa da quella che poi hanno effettivamente espresso nel segreto dell’urna. Per quel che riguarda lo scenario francese, in particolare, molti temono che tale comportamento potrebbe favorire il Front national di Marine Le Pen; ma su questo non c’e’ consenso tra gli esperti: diversi tra i sondaggisti sentiti dal “Figaro” ricordano infatti come questo comportamento sia il corollario di un voto di protesta che negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna si e’ manifestato con forza per la prima volta solo quest’anno, mentre in Francia esiste e si esprime ormai da una trentina di anni.

“Quello degli americani è stato un voto contro le elites. Con Sanders non sarebbe accaduto. Sanders adombrava una rottura di sistema, non con il populismo ma con un programma”, e tuttavia “non so proprio se avrebbe potuto fermare la paura che è alla base del successo di Trump”. Lo afferma l’ex premier Romano Prodi in una intervista al Mattino. “Trump è stato rassicurante dopo il voto e keynesiano in economia. Il che suggerisce: attenzione a trarre conclusioni affrettate”, suggerisce Prodi. “Se Trump mettesse in atto le politiche minacciate in campagna elettorale – tasse, muri, espulsioni, fine della Nato – certo che si tornerebbe indietro. Ma, dico io, calma e gesso, vediamo prima quali sono le sue mosse – osserva -. Occorre un po’ di tempo prima di mettere a fuoco previsioni fondate. Per ora possiamo solo ribadire che hanno vinto la paura e l’insicurezza”. L’esito del voto è “una lezione che conferma quanto vado dicendo da tempo: avanza un populismo nuovo, non più solo di destra ma globale, alimentato dagli stessi nutrimenti in Usa e in Europa. Ad incrementarlo – spiega Prodi – contribuisce un’involuzione delle nostre società su questioni come la distribuzione del reddito, l’insicurezza di fronte alle immigrazioni non gestite in modo appropriato, i salari e il lavoro precari o inesistenti, il terrorismo, la finanziarizzazione dell’economia, la globalizzazione affrettata. Tutto ciò rende i sistemi democratici più fragili e vulnerabili di fronte a populismi alla Trump:  un populista dello stesso stampo degli altri europei, quindi è chiaro che quelli come lui gioiscano facendo a gara a mandargli le felicitazioni”.

“Voglio proporre un brindisi all’alleanza duratura tra gli Stati Uniti e l’Italia, ai nostri amici Matteo e Agnese e alla amicizia tra gli americani e gli italiani alla ricerca di un mondo che possiamo costruire per le generazioni future”. Così il presidente degli Stati Uniti Barack Obama al brindisi alla cena alla Casa Bianca, alla presenza del presidente del Consiglio Matteo Renzi, della moglie Agnese e di personalità italiane e americane del mondo della politica, economia, spettacolo, sport e moda. Obama ha mandato un messaggio per il futuro dopo le elezioni presidenziali dell’8 novembre prossimo, presentando Renzi come leader giovane e dinamico di una Europa in transizione verso il dopo-Brexit. “Matteo – ha detto Obama – incarna una nuova generazione per la leadership non solo in Italia ma anche in Europa”. Il presidente americano ha elogiato il premier per il suo impegno nelle riforme sottolineando ancora una volta l’importanza del referendum costituzionale. Ha dichiarato: “Tifo per Matteo”, perché “l’ammodernamento delle istituzioni aiuta l’Italia”. E Renzi: “Sulla lotta per la crescita gli Usa sono un modello e penso che l’Europa possa e debba fare di più”.

Negli Stati Uniti, un’arma da fuoco uccide accidentalmente un bambino ogni due giorni. I casi di sparatorie accidentali sono in aumento tra i 15 e i 17 anni e si rilevano maggiormente negli stati del sud. I dati sono contenuti in un’indagine svolta da Associated Press e Usa Today, che prende in esame i primi sei mesi del 2015 e fa riferimento anche alle informazioni raccolte da ‘Gun Violence Archive’. Le morti avvengono sia per mano di adulti sia dei bambini. Si tratta solitamente di casi in cui un adulto lascia l’arma da fuoco incustodita, che viene presa da un bambino che spara in modo accidentale ad un’altra persona. Dal gennaio del 2014 al giugno del 2016 si sono verificati piu’ di mille incidenti che hanno interessato bambini al di sotto dei 17 anni. Le morti e i ferimenti sono in crescita tra i bambini al di sotto dei cinque anni e la media delle vittime e di chi spara e’ di tre anni.