“Le misure di indulgenza invocate, infatti, hanno ragione d’essere se inquadrate in radicali e innovative riforme strutturali dell’intero sistema penitenziario”. Lo scrive mons. Dario Viganò, prefetto della Segreteria per la comunicazione, nella prefazione del libro “Così vicino alla felicità. Racconti dal carcere” (Roma, Rai-Eri, 2016, pagine 326, euro 17), a cura di Antonella Bolelli Ferrera, che viene presentato lunedì prossimo, 7 novembre, presso la Casa circondariale di Regina Coeli, dopo il giubileo dei carcerati presieduto domenica dal Papa. “Quali le prospettive di giustizia, allora, per questo nostro tempo?”, si domanda Viganò nel testo anticipato dall’Osservatore Romano. “Giustizia riparativa, mediazione penale, modalità di risposta – materiali e simboliche – al reato e al reo che ricerchino responsabilizzazione e avvicinamento alle vittime: una giustizia, cioè, che non separi e isoli; che sia vissuta meno come il luogo della lite e della frattura e più come luogo di composizione di conflitti, di ristabilimento dell’armonia sociale nel senso dell’antica giustizia biblica. Sulla base di queste riflessioni, in coincidenza anche con l’anno giubilare, da più parti, si è levata la voce a favore di “gesti di clemenza”. Mi sembra importante sottolineare che i gesti di clemenza non possono essere in nessun modo riconducibili solo all’amnistia o all’indulto, per esempio. Le misure di indulgenza invocate, infatti, hanno ragione d’essere se inquadrate in radicali e innovative riforme strutturali dell’intero sistema penitenziario. La vera sfida per la società civile e la comunità cristiana è che il carcere sia parte viva della convivenza quotidiana, altrimenti non ha senso parlare di gesti di apertura, né tanto meno di risocializzazione, reinserimento, riconciliazione e accoglienza. In questo senso, il tempo del giubileo può essere la stagione più opportuna per promuovere riforme in tema di giustizia. Allo stesso tempo, il gesto di risocializzazione trova valore se legato a qualche riforma e deve rappresentare per il beneficiato anche la coscienza di un cambiamento di vita”.












