vigilanza

“Renzi vuole cacciare il direttore Dall’Orto: ogni parvenza di liberta’ di espressione in Rai e’ scomparsa, in confronto all’imposizione del pensiero unico renziano nel servizio pubblico, la lottizzazione partitica era acqua fresca. Fra le varie ‘colpe’ di Dall’Orto c’e’ quella di aver mandato in onda la puntata di Report in cui c’era un’inchiesta sullo scandaloso salvataggio dell’Unita’, nonostante le minacce dell’ex premier, che si crede padre-padrone dell’azienda”. E’ quanto scrive in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook il capogruppo M5S in commissione Vigilanza Rai, Alberto Airola. “Il Pd, insieme al centro destra uniti – aggiunge l’esponente pentastellato – attaccano quindi Report e ogni spazio residuo di giornalismo vero in Rai, un fatto inaudito che fa precipitare l’informazione a livelli di Corea del Nord. Nelle prossime ore scateneranno la furia aggressiva dei mastini di Renzi come Anzaldi, Verducci, Peluffo, Boccadutri, cercando di sostituire Campo Dall’Orto con la super fedelissima presidente Maggioni-Bildelberg. In Vigilanza pero’ troveranno pane per i loro denti: io e i miei colleghi siamo pronti alla battaglia. Una cosa rattrista profondamente: il silenzio e il servilismo di quei finti intellettuali e giornalisti che, dieci anni, fa salivano sulle barricate per difendere il servizio pubblico e ora strisciano ai piedi del padrone zitti e muti. Una cosa e’ certa: il loro tempo sta per finire, hanno perso tutto, la faccia, l’onore e la reputazione e devono cominciare a fare le valigie”, conclude.

La deputata modenese del Pd Manuela Ghizzoni, componente della commissione Cultura di Montecitorio, annuncia la presentazione di una interrogazione alla Commissione di Vigilanza sulla Rai, per il “modo becero e lesivo della dignita’ delle donne” con cui, nel corso della trasmissione “Parliamone sabato”, e’ stato trattato il tema della presunta preferenza degli uomini italiani per le donne dell’Est.

Con il rinnovo della concessione Rai il governo fissa gli obiettivi all’interno dei quali l’azienda deve predisporre un piano industriale ed editoriale che preveda efficientamento dei costi, valorizzazione delle risorse interne e rimodulazione dei canali non generalisti. E’quanto ha illustrato il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giuacomelli, ai parlamentari in audizione in commissione di Vigilanza Rai. “Io avrei qualche timore a coinvolgere la politica nella discussione su quante reti e canali la Rai debba avere e su quale tipo di mission spetti all’una o all’altra. Il nostro compito e’ fissare gli obiettivi, poi tocca a chi ha la responsabilita’ predisporre uno strumento editoriale e industriale per realizzarli”, ha detto Giacomelli. La concessione Rai giunge alla fine di un percorso iniziato a marzo 2015, che inglobava riforma della governance, canone in bolletta e nuova concessione. In tema di compensi agli artisti, il sottosegretario ha definito “impropria e sbagliata” la scelta del cda della Rai di estendere agli artisti il tetto agli stipendi di 240mila euro così come per i dipendenti . Per Giacomelli,riguardo ai costi e ai risparmi, “deve essere valutato il computo per risultato, non hanno alcun significato le singole voci”.

“E’ troppo se chiediamo alla Rai di Campo dell’Orto di tenere la propaganda della sessualita’ libera, sia essa etero o omo, fuori dalla prima serata? E’ proprio necessario che in qualsiasi trasmissione, sia un talk show, un festival canoro, una produzione di Rai Fiction quale che ne sia il genere, commedia o poliziesco, debba contenere scene esplicite di sesso omosessuale? La signora che ha scritto ad Avvenire denunciando la gratuita, non giustificata cioe’ dall’intreccio narrativo, scena di sesso tra due donne che ha scandalizzato sua figlia nella puntata del 23 gennaio della serie “I bastardi di Pizzofalcone” ha ragione da vendere. A quell’ora i bambini davanti alla televisione sono tanti. Fino a quando noi cattolici, ma chiunque ancora creda nella funzione educativa della famiglia, dovremo finanziare con il nostro canone l’incontinenza visiva e le pulsioni ideologiche e non solo di registi e autori pagati con il denaro pubblico? Non si tratta di essere bacchettoni, ho difeso con forza la fiction sul commissario Rocco Schiavone da strumentali attacchi moralisti perche’ aveva una sua ragion d’essere e una sua coerenza narrativa che in questo caso sono assolutamente irrintracciabili. Rai 1 ha una sua immagine e una sua tradizione, a torto o a ragione e’ ancora considerata una rete per famiglie. Su questo episodio faremo un’interrogazione in Commissione di vigilanza Rai. Partira’ oggi una mia lettera al presidente della Vigilanza perche’ il direttore di rete di Rai 1 venga convocato quanto prima per una audizione”. Lo dichiara Maurizio Lupi, il presidente dei deputati di Area popolare.