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“Fatta la legge elettorale, prima si vota in Italia e meglio e’, finalmente i partiti hanno trovato un accordo, non mi soddisfa, ma e’ bene che gli elettori tornino ai seggi dopo avere bocciato in massa al referendum del 4 dicembre le riforme di Renzi”. Cosi’ il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti stamani a Genova ‘spinge’ per il voto anticipato del nuovo Parlamento il prossimo autunno. “Avrei preferito una legge elettorale piu’ maggioritaria, dove gli elettori potessero scegliere prima quale coalizione votare guardando negli occhi i loro eletti e non le segreterie di partito – commenta Toti -. Mattarella ha chiesto un accordo largo e un accordo largo oggi c’e’ sulla legge elettorale, Renzi ha ribadito la linea, i grillini ci stanno, Forza Italia anche”. Sul ritorno delle liste bloccate e della possibilita’ di candidarsi in piu’ collegi Toti paventa “il rischio che i cittadini percepiscano un senso di arroccamento e autoprotezione della politica, ma legge elettorali surrogate dal consenso non le ho mai viste in nessun Paese del mondo, per riconquistare il consenso la politica deve scendere in strada”.

Urne aperte da questa mattina in Serbia per eleggere il nuovo presidente. L’attuale primo ministro, Aleksandar Vucic, è il favorito. La consultazione misurerà la popolarità del leader più influente del Paese negli ultimi cinquant’anni. Ma il test non è solo interno, visto che il Paese sta negoziando per entrare nell’Unione europea. La popolarità dell’europeista e riformista Vucic, premier dal 2014, secondo i sondaggi non è calata nonostante le misure di austerità imposte per tentare di sanare l’economia: potrebbe vincere già al primo turno, ottenendo più del 50% delle preferenze. Una vittoria che lo confermerebbe come il politico più potente del Paese, rispettato a livello internazionale dai leader europei, come la cancelliera tedesca Angela Merkel, e dal presidente russo Vladimir Putin. Se nessuno dei candidati otterrà la maggioranza assoluta, invece, il ballottaggio sarà il 16 aprile.Vucic è il candidato del Partito progressista serbo, movimento conservatore al governo di cui è leader, ma ha ricevuto il sostegno di altri partiti, come quello socialista. Questo perché l’elezione del 47enne eviterebbe le divisioni che potrebbero invece nascere dalla compresenza al potere di un capo di Stato e di un capo di governo di segno diverso, oltre al fatto che si manterrebbe la spinta riformista che ha contraddistinto il Paese negli ultimi anni. L’opposizione, tuttavia, lo accusa di essere autoritario e minare la separazione fra i poteri. L’attuale premier, se diventasse presidente, dovrebbe nominare il suo successore a capo del governo e, come leader del Sns, avrebbe anche l’ultima parola sulle politiche dell’esecutivo. I critici temono che scelga un premier ‘burattino’, per concentrare nelle sue mani il potere. In politica estera, Vucic si è anche fatto notare per non aver aderito alle sanzioni dell’Ue nei confronti della Russia, decisione derivata dall’apertura verso Mosca.Se vincesse, Vucic succederebbe con il mandato di cinque anni a Tomislav Nikolic, suo alleato con cui nel 2008 fondò il partito Sns dopo aver chiuso con il suo passato ultranazionalista e aver rivolto lo sguardo all’Unione europea. E’ stato proprio il governo da lui guidato nel 2015 ad aprire i negoziati per l’ingresso nell’Ue, con l’ambizione di concluderli nel 2020 ed entrare poco dopo nel blocco comunitario. “Arriva il tempo per il rinnovamento, la reindustrializzazione, per una nuova vita in Serbia”, ha promesso in campagna elettorale.La Serbia, dice Vucic, ha bisogno di stabilità per svilupparsi, quindi serve maggior collaborazione nei Balcani, dove le tensioni e le spinte nazionaliste sono costanti dopo le guerre legate alla disgregazione della Jugoslavia negli anni ’90. “Vogliamo guardare al futuro”, dice, nonostante non manchi lo scetticismo sul suo passato ultranazionalista, di cui si è pentito pubblicamente. In gioventù fece infatti parte della formazione ultranazionalista di Vojislav Seselj e in seguito lavorò in politica a fianco di Slobodan Milosevic (morto mentre veniva processato per crimini di guerra), fino alla fondazione del partito Sns. “C’è un proverbio in Serbia: solo gli asini non cambiano mai”, dichiarò Vucic al Guardian.Gli sfidanti di Vucic, che secondo un sondaggio CeSid otterrà il 53%, sono dieci. L’ex ministro degli Esteri Vuk Jeremic ed ex presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni unite ha il 14% dell’appoggio popolare, mentre l’ex difensore civico fortemente critico nei confronti del premier, Sasa Jankovic, ha il 12%. Entrambi centristi, sono candidati indipendenti. In corsa anche l’ultranazionalista Seselj, assolto un anno fa dall’accusa di crimini di guerra dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia. Potrebbe arrivare al 10% delle preferenze. Il suo Partito radicale serbo è rientrato in Parlamento nel 2016 dopo tre anni di assenza, è contrario all’ingresso nell’Ue e vorrebbe legami più stretti con la Russia e con i partiti nazionalisti europei.Una sorpresa potrebbe invece arrivare da Luka Maksimovic, volto nuovo della politica ed espressione di una piattaforma civica. Il comico 25enne noto come ‘Beli’, dai capelli lunghi e vestito di bianco, si è attirato molte simpatie con la sua costante ‘missione’ di criticare e ridicolizzare il sistema politico, sebbene sia largamente criticato per non avere un programma politico. Secondo i sondaggi, potrebbe raggiungere l’11%.

Gli armeni hanno cominciato oggi a recarsi alle urne per votare in elezioni politiche considerate cruciali, perché sono le prime dall’adozione delle riforme costituzionali volte a trasformare il paese ex sovietico in una repubblica parlamentare. Il voto è visto dall’Occidente come un test democratico chiave per il piccolo paese di 2,9 milioni di abitanti che non ha una storia di alternanza politica attraverso il voto. Tuttavia la campagna elettorale è stata già oggetto di denunce da parte dell’opposizione, la quale ritiene che il governo abbia preparato brogli massicci. Prima del voto la delegazione dell’Unione europea in Armenia e l’Ambasciata Usa hanno emesso un comunicato congiunto nel quale hanno detto di essere “preoccupati dalle accuse d’intimidazione degli elettori, dai tentativi di comprare voti e dall’uso sistematico di risorse amministrative per aiutare alcuni partiti in competizione”. Ci sono anche timori di violenze, dopo che 10 persone sono state uccise nel 2008 i scontri tra la polizia e i sostenitori dell’opposizione dopo l’elezione del presidente filorusso Serzh Sarkisian. Questa volta il paese punta a tenere un voto esemplare per eleggere “un parlamento che abbia la fiducia della società”, ha detto il presidente in un’intervista a marzo. “Abbiamo fatto enormi sforzi perché il voto non abbia ombre”, ha continuato. Le elezioni vengono dopo la riforma costituzionale voluta da Sarkisian nel 2015 che, secondo i suoi oppositori, è stata disegnata per mantenere al potere il suo Partito repubblicano. Il referendum che l’ha poi approvata è stato occasione di proteste di piazza. Gli emendamenti prevedono che il paese passi da una forma presidenziale di governo a una parlamentare allo scadere del secondo e ultimo mandato di Sarkisian, nel 2018. Il presidente, 62 anni, è al timone del paese dal 2008. I suoi detrattori ritengono che, altro che afflato democratico, lo scopo sia quello di continuare a esercitare il potere anche dopo che si sarà dimesso. “Gli emendamenti perpetueranno il regno di Sarkisian e del suo Partito repubblicano”, ha accusato Aram Manukyan, parlamentare del Congresso nazionale armeno, formazione di opposizione. Sarkisian ha negato recisamente l’accusa e ha sostenuto che la riforma è “parte del processo di democratizzazione”, assicurando che darà potere anche all’opposizione. Comunque il presidente ha affermato che, dopo che avrà finito il suo incarico, rimarrà “attivo” e ha fatto capire che farà il leader del Partito repubblicano, che è al potere da un ventennio. Il voto odierno, secondo gli analisti, è dominato dal duro confronto tra il partito di maggioranza e quelli di opposizione guidati da Gagik Tsarukian, un ex campione di braccio di ferro divenuto uno dei più ricchi uomini d’affari del paese. Entrambi i partiti hanno promesso lavoro, salari, pensioni, in un paese nel quale il 30 per cento vive al di sotto dei livelli di povertà. Tsurukian, accusando il Partito repubblicano di corruzione endemica e di malgoverno, ha costruito la sua campagna promettendo un taglio alle tariffe del gas e dell’elettricità e sull’aumento dei salari e delle pensioni. Il voto è iniziato stamani alle 6 italiane e continuera’ fino alle 18. A monitorarlo gli osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Giornata di voto per le elezioni politiche anticipate in Bulgaria, il risultato si prevede incerto con i socialisti (Psb) guidati da Kornelia Ninova dalle spiccate simpatie pro-russe, che sfidano il Gerb del premier uscente di centrodestra, Boiko Borissov. Gli exit poll saranno diffusi subito dopo la chiusura dei seggi alle 20 (le 19 in Italia). Gli ultimi sondaggi danno un testa a testa tra le due forze politiche, entrambe stimate intorno al 30% dei consensi. Se le previsioni saranno confermate si prospetta la costituzione di un governo di coalizione. I socialisti, eredi dei comunisti che governavano il paese – oggi inserito nella Ue – ai tempi della Cortina di ferro, cercano di capitalizzare il successo ottenuto nelle recenti elezioni presidenziali del novembre scorso, che hanno visto la vittoria del loro candidato, Roumen Radev. Il sistema elettorale e’ proporzionale con sbarramento al 4%. In terza posizione viene data la coalizione nazionalista Patrioti uniti, mentre sono due le formazioni della minoranza musulmana essenzialmente turcofona: il tradizionale MDL, contrario alla linea politica di Erdogan, e il nuovo Dost, direttamente legato ad Ankara elemento che ha provocato forti polemiche, con accuse di ingerenza e tensioni bulgaro-turche. In campo anche un altro nuovo partito il Volya, guidato dal magnate Vesselin Marechki.

“Mai evocato la violenza, anzi, provo a scongiurarla anche perche’ sono molto preoccupato del fatto che troppe persone in Parlamento violino le leggi, come e’ accaduto per la Severino; cio’ ha un impatto devastante sulla societa’. Chiedo l’intervento immediato del presidente della repubblica, garante dell’applicazione delle leggi e affinche’ si vada al voto subito”. Cosi’ Luigi Di Maio, vice presidente della Camera e deputato M5S a Casal di Principe dove ha partecipato alla messa e al corteo per ricordare don Peppino Diana, sacerdote ucciso dai Casalesi. “Don Peppino Diana e’ un esempio che deve ispirare le nuove generazioni – ha detto l’esponente del Movimento 5 Stelle – soprattutto in un momento come questo, non ottimale per la legalita’ in Italia che ricorda Tangentopoli”.

Il Movimento 5 Stelle si conferma primo partito italiano, nelle intenzioni di voto dell’Istituto Ixe’ fatte per Agora’ (RaiTre). Il partito fondato da Beppe Grillo e’ al 27,5%, pressoche’ stabile rispetto alla scorsa settimana (-0,1%). In calo il Pd, che scende dal 27% al 26,5%. La Lega Nord si attesta al 12,7%, Forza Italia al 12,4%. In crescita il Movimento Democratico e Progressista, che raggiunge il 4,2%, staccando di oltre 1 punto Sinistra Italiana (2,9%).

L’Europa sarà teatro di una “guerra santa”. Così il ministro degli Esteri turco Mevlut Çavusoglu, ha commentato l’esito delle elezioni in Olanda. “Quando si guarda ai partiti, si vede che non c’e’ differenza tra i socialdemocratici e il fascista Wilders. Hanno tutti la stessa mentalita’. Avete dato inizio al collasso dell’Europa. State trascinando l’Europa nell’abisso. Presto in Europa inizieranno le guerre sante”, ha dichiarato. L’ultima settimana di campagna elettorale in Olanda si è svolta in forte tensione con Ankara, dopo il divieto da parte della autorità olandesi di consentire comizi a due ministri turchi in vista del referendum costituzionale del 16 aprile in Turchia. Nei Paesi Bassi vivono circa mezzo milioni di turchi su una popolazione complessiva di 17 milioni di abitanti.

Il 47% degli italiani, se potesse scegliere, vorrebbe le elezioni prima dell’estate. Lo sostiene un sondaggio Ixe’ per Agora’ (Raitre). Il 18%, invece, vorrebbe andare al voto dopo l’estate mentre il 28% a fine legislatura, nel 2018. Il sondaggio è stato realizzato il primo marzo. Per le intenzioni di voto, il Pd perde consensi e in una settimana passa dal 28,1% al 26,9%. Il Movimento 5 Stelle sale al 27,1%, la Lega Nord scende al 12,8%, mentre Forza Italia si attesta al 12,7%. Democratici e Progressisti, la nuova formazione di Speranza, Rossi e Bersani, registra il 2,9% alla sua prima rilevazione.

“I numeri dicono che le carte le dà Renzi che ha la maggioranza in Senato e alla Camera. Tutti gli altri assistono”. Lo ha detto il segretario federale della Lega Matteo Salvini parlando dell’ipotesi di voto anticipato a margine di un incontro per la presentazione di un libro a Milano. “Secondo me si vota a giugno – ha continuato il leader del Carroccio – Renzi ha in mano il partito e stacca la spina perché questo Governo è ridicolo”. Salvini ha detto che seguirà con interesse la direzione del Pd in programma lunedì perché “Spero che esca la data delle elezioni”. Quanto al centrodestra: “Non mi sembra che Berlusconi abbia fretta di andare a votare – ha aggiunto Salvini – ma anche se fosse i numeri di Forza Italia, della Lega sono marginali” per tornare al voto quindi “le carte le dà Renzi”.

“Di solito le legislature durano 5 anni, iniziano e finiscono. Qualcuno deve spiegarmi perché bisogna votare prima, con tutto quello che sta succedendo in Italia e nel mondo. Qualcuno mi deve giustificare i vantaggi di una fine anticipata della legislatura”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.
“L’Italia – ha aggiunto – sarà più forte con un Parlamento sciolto e senza governo per 3-4 mesi? L’Italia sarà protagonista in Europa e nel mondo senza governo e senza Parlamento per 3-4 mesi? L’Italia sarà più forte senza una legge elettorale che garantisca una maggioranza chiara e netta a giugno? Io credo di no”. Ha continuato il capogruppo di FI a Montecitorio: “Credo che questo anno di legislatura vada utilizzato per fare una buona legge elettorale e per riparare a qualche guaio causato dai mille giorni di Renzi . Chi vuole le elezioni anticipate deve dimostrare che queste convengono agli italiani e non a lui. Se Renzi vuole le elezioni anticipate vada in televisione e spieghi perché. Spieghi perché si deve sciogliere il Parlamento a marzo, spieghi perché a maggio quando ci sarà il G7 l’Italia sarà in piena campagna elettorale”.