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“Forza Italia non frena sulle elezioni, ma non possiamo accettare di andare a competere con una legge uscita dalla Consulta. Sarebbe una umiliazione per il Parlamento, perche’ si parla di regole del gioco. Ci sono le condizioni e i tempi per fare una legge elettorale e garantire la governabilita’ del Paese. Dopodiche’ si vada al voto. Noi siamo pronti”. Cosi’ Renata Polverini di Forza Italia, vicepresidente della commissione Lavoro alla Camera ed ex segretaria generale dell’Ugl, a margine di un convegno sulla parita’ di genere a Sala delle Lapidi, a Palazzo delle Aquile, a Palermo. “Pensiamo che ci sia bisogno di armonizzare i sistemi elettorali di Camera e Senato – aggiunge -. Le leggi elettorali non solo sono diverse per i collegi e per la selezione dei candidati, ma addirittura al Senato si prevede la possibilita’ delle coalizioni, mentre alla Camera no. Ci sono dei punti importanti che devono essere affrontati dal Parlamento. Non possiamo delegare tutto alla Consulta”, sottolinea Polverini.

“Il messaggio che arriva dal voto al referendum e’ chiaro: gli italiani rivendicano il diritto a scegliersi i propri governi. Per questo Fratelli d’Italia non sosterra’ in alcun caso il quarto esecutivo di fila nato da giochi di palazzo e non eletto dal popolo. Lo abbiamo detto ieri al presidente Mattarella e lo ribadiamo oggi: se queste Consultazioni non termineranno con una data certa per elezioni immediate, massimo nel mese di marzo, il 22 gennaio chiameremo gli italiani a scendere in piazza con noi e con le altre forze sovraniste che sono gia’ al nostro fianco. Vogliamo dare vita a una grande mobilitazione e lo faremo a poche ore dalla sentenza della Consulta sulla legge elettorale, per dire che e’ una vergogna che si perdano mesi e mesi a occuparsi di legge elettorale mentre l’Italia affronta emergenze di ogni tipo”. Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

“Andiamo a votare il prima possibile con qualsiasi legge elettorale”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini nella trasmissione Porta a porta su Raiuno. Salvini oggi riunirà i gruppi parlamentari di Camera e Senato della Lega per fare il punto dopo la vittoria del No al referendum costituzionale.

Una “vittoria della democrazia” che apre la strada a elezioni al piu’ presto. Beppe Grillo esulta con un post sul suo blog per il netto successo del No al referendum costituzionale. “La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranita’ appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione”, scrive Grillo, per il quale il voto ha due “conseguenze rilevanti: 1) Addio Renzi 2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al piu’ presto”. Al piu’ presto per il leader del M5S vuol dire anche con una legge che il movimento ha osteggiato: “La cosa piu’ veloce, realistica e concreta per andare subito al voto e’ andarci con una legge che c’e’ gia’: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti – spiega Grillo -. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilita’ alla legge che c’e’ gia’: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti e’ di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana”.

“Questa riforma non è la riforma del governo Renzi o di Renzi”. Lo ha detto alla trasmissione ‘Agorà’ su Rai3 il ministro della Difesa Roberta Pinotti. La riforma, ha continuato il ministro, “tiene presente il lavoro fatto dai saggi di Letta o punti del programma dell’Ulivo”. E sulla idea di andare al voto, lanciata dai sostenitori del No al referendum costituzionale in caso di vittoria, Pinotti dichiara: “Se vince il No si va ed elezioni? Si va dal presidente Mattarella e decide lui”.

Tre milioni e mezzo di georgiani votano oggi per eleggere i 150 deputati del Parlamento dopo una campagna elettorale serena – a differenza delle precedenti tornate – fino alla settimana scorsa, quando un candidato del Movimento Nazione Unita (Unm) dell’ex presidente Mikheil Saakashvili, è sopravvissuto a un attentato. Ma archiviato l’attacco, definito un “sabotaggio dello stato” dall’attuale premier Giorgi Kvirikashvili, la Georgia va al voto al voto sulla scia di un quadriennio di insperata stabilità politica dopo 25 anni di crisi istituzionali. Le elezioni sono, per molti analisti, un test per la democrazia georgiana e una possibile ripresa dello slancio verso Nato e Ue. La Nato in particolare non vuole abbandonare la Georgia per dimostrare alla Russia di non avere il veto sul suo allargamento a Est. Nello stesso tempo Mosca continua la sua “guerra ibrida” sostenendo in maniera meno evidente del passato le repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia. Secondo i sondaggi sui 25 partiti che hanno presentato le liste elettorali, i due principali contendenti saranno i due gruppi centristi, rappresentanti dall’Unm e dal partito di governo, “Sogno georgiano” (Sg). Le due formazioni sono date testa a testa nei sondaggi, in cui il 49% degli elettori si dichiara indeciso, e hanno identiche chance di formare un esecutivo, scrive il Washington Post. Il sistema elettorale in Georgia prevede che 73 deputati vengano eletti con sistema maggioritario (con il 50% dei voti del collegio) e i restanti 77 seggi con sistema proporzionale tra le liste che hanno superato la soglia del 5%.