108 mila euro in tre anni. Spese di viaggio. Ora, questo i suoi avversari, interni al Movimento ed esterni ad esso, lo usano contro di lui. Ma lui, Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera si difende: non solo si tratta di “spese trasparenti” ma, sottolinea, “rinuncio al doppio stipendio, alle spese di rappresentanza, all’auto blu, al telepass gratuito, alle spese di tipografia e al cellulare di servizio”. Sarà, ma tutte le volte che un uomo politico o un partito si spacciano per ultimo avamposto di onestà e di correttezza amministrativa, accade che l’immagine, cosi sapientemente costruita con anatemi e slogan, si sporca perché vengono fuori irregolarità e stranezze. Chi di scontrini ferisce, di scontrini perisce. I grillini per questo si sono imposti e su questo hanno ottenuto il consenso degli elettori: trasparenza, onestà, taglio dei costi della politica. E’ normale ed è giusto che se fai le pulci agli altri, devi essere immacolato e irreprensibile. Non basta non rubare, ma occorre anche non approfittare di un euro, altrimenti perdi la tua ragion d’essere e la tua credibilità. E al Movimento 5 Stelle sta accadendo proprio questo….



