“La terra trema ancora, e inevitabilmente la discussione politica torna sulle possibili risposte. Non si tratta, a mio parere, di imporre obblighi, e meno che mai di massacrare proprietari di immobili che sono gia’ ipertassati, ma – al contrario – di usare la leva fiscale per incentivare la messa in sicurezza degli edifici. Fa dunque benissimo Confedilizia a insistere su questo”. Lo dichiara Daniele Capezzone, deputato Direzione Italia, che aggiunge: “Guai se invece una pur nobile spinta emotiva si traducesse in una sorta di nuova Imu, variamente presentata o mascherata, di un’ulteriore tassazione a carico dell’80% di famiglie italiane proprietarie di una casa, accompagnata da altri oneri e appesantimenti burocratici. Stesso discorso- aggiunge- per il mitologico ‘fascicolo del fabbricato’, del quale ciclicamente si riparla. Ma a cosa serve un altro pezzo di carta, l’ennesimo? Il problema italiano non e’ quello di chiedere un certificato in piu’ e fatalmente tutta l’attenzione si sposterebbe sul mero possesso del certificato, indipendentemente dal reale stato dell’edificio. Anziche’ puntare sul formalismo, occorre incidere sulla sostanza: e cioe’ rendere economicamente conveniente per i proprietari fare davvero i lavori di ammodernamento. Ecco perche’,- aggiunge Capezzone- in una logica liberale, non si tratta di varare piani quinquennali o forsennati progetti di spesa pubblica. Ma, attraverso la leva fiscale, di determinare un favor/incentivo al rinvigorimento degli immobili non in regola dal punto di vista antisismico e della sicurezza. Sarebbe una gigantesca operazione di messa in sicurezza- conclude- , di creazione di lavoro, di rimessa in moto dell’economia. Ma non va fatta ne’ con mostruosi piani di spesa pubblica, ne’ tartassando in modo indiscriminato chi ha il ‘grave torto’, per il fisco italiano, di possedere una casa”.





