“Se c’è un limite che contesto a Renzi, al quale riconosco un talento naturale nella comunicazione politica, è l’essersi circondato spesso di sostenitori che si riconoscevano nelle tre scimmiette (non vedo, non sento, non parlo) o nella politica da maggiordomi. Ma come si fa a far politica confondendola con la pratica di servire il potere. Chi fa politica dice anche no al proprio capo quando sbaglia. I silenzi sentiti nel Pd su alcune vicende fanno male. Quella tarantina è solo l’ultima, ma la lista è lunga a partire da alcune riforme sbagliate come quelle connesse al mondo finanziario. Ma possibile che nemmeno di fronte al futuro dei nostri figli non si trovi la forza di dire a un leader che prende una decisione sbagliata, no, così non va. A fare celebrazioni siamo bravi tutti, a dire non sono d’accordo ci si ritrova in pochi. Io sarò sempre leale, come lo sono stato in questi tre anni di segreteria Renzi, ma mai prono a interessi che vanno contro i principi per cui mi batto nè contro la mia terra e il mio Paese”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. Renzi “è un talento e ha impresso alcuni cambiamenti di rotta della politica italiana – ha proseguito Boccia – Ma la rottamazione è stato solo uno slogan contro le generazioni precedenti e non si è trasformato in pratica politica. La rottura giovani – vecchi è servita solo a scalare il Pd, ma nella società non si è vista per questo la maggior parte dei giovani ci vota contro. Oggi serve riordinare il Paese non rottamarlo. Renzi è arrivato al potere grazie a un Pd contendibile. Preservi questo valore unico nel panorama politico italiano. Da nessun’altra parte accade questo né nella Lega, né in Forza italia, né nel M5S. Lo dico senza polemica, è un dato oggettivo”.





