Cose di Sicilia

La Tonnara di Favignana e la pesca del Tonno in uno dei mari più belli e ricchi di storia del Mediterraneo sembrano avviarsi verso un percorso di rinascita. Il disegno di legge sulla ridefinizione dei criteri di assegnazione – presentato dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina – sulle quote pesca del Tonno rosso del Mediterraneo affronta la questione sancendo, una volta e per tutte, una priorità di assegnazione alle Tonnare fisse e alla piccola pesca di prossimità.
Se ne è parlato venerdì a Favignana, nell’ex stabilimento dei Florio, al Convegno organizzato dal Dipartimento della Pesca Mediterranea  della Regione Siciliana, dal titolo “Favignana. L’isola del Tonno. La cultura del mare: una risorsa per il turismo. Nuovi scenari e prospettive”. Folto e articolato il parterre dei relatori chiamati a definire i contenuti di un percorso dove il punto focale è rappresentato da due aspetti convergenti: il ritorno della Pesca del Tonno con una congruità in grado di sostenerla economicamente – la soglia è stata stabilita in almeno 100 tonnellate – e generare nuovi flussi di turismo d’interesse non legati unicamente alla balneazione.
Luca Bianchi – Capo dipartimento del MIPAF per le Politiche Competitive, della Qualità Agroalimentare, Ippiche e della Pesca – pur avvertendo l’auditorio della complessità delle questioni amministrative che ancora devono trovare una soluzione per far ripartire la pesca a Favignana – si è impegnato a mettere insieme i diversi attori istituzionali (poteri locali, Regione Siciliana, Governo nazionale e Parlamento) allo stesso tavolo per giungere al più presto ad un risultato politico: “ripensare i criteri di ripartizione delle quote tonno sotto un’ottica che supera i limiti di una logica ripetitiva e inadeguata con i criteri che guidano oggi le politiche di sviluppo locale per la Pesca e l’economia delle comunità costiere”. In tal senso, le Tonnare fisse di Favignana e Formica potrebbero giocarsi una carta vincente. A sostenerlo nei fatti è l’Assessorato regionale all’Agricoltura che, su iniziativa del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana, ha indetto il convegno ed un educational giornalistico dedicato al ciclo del Tonno e ai prodotti pregiati di tonnara.
“Si apre una prospettiva di assoluto valore strategico per la filiera del tonno. La cattura dei tonni con le tecniche tradizionali – Tonnare fisse o piccola pesca – costituisce un modello produttivo di economia del mare, davvero sostenibile e coerente alla cultura delle nostre comunità – ha spiegato Dario Cartabellotta, dirigente generale del dipartimento della Pesca in Sicilia – . I Tonni dalle fredde acque atlantiche, superando Gibilterra, dirigevano spediti verso le nostre coste, in una sorta di viaggio di nozze collettivo per generare nuova vita e nuovi esemplari. Nelle tonnare fisse avveniva la procreazione dei tonni, con le tonnare volanti e le gabbie no. Per questa ragione il Mediterraneo si è impoverito dei tonni rossi e solo grazie alla politica delle quote a partire dal 2010 si è registrato l’aumento dei tonni certificato dalla comunità scientifica internazionale”.
A dare l’abbrivo agli interventi è stato il sindaco, Giuseppe Pagoto, che col suo benvenuto ha evidenziato l’importanza della Tonnara sotto il profilo dell’identità stessa dell’isola: “Tutti noi vorremmo vedere la Tonnara tornare invita- ha spiegato – sarebbe un risultato dai risvolti importanti per lo sviluppo sia economico  che sociale, trattandosi di un’attività di pesca che fornisce sollievo finanziario a molte famiglie e che crea economia a livello globale”. Tante le voci autorevoli che si sono alternate negli interventi: dal direttore del Polo Museale di Trapani Luigi Biondo che ha ripercorso il valore culturale rappresentato dall’antica struttura dei Florio che, diventato in parte museo, vede una crescita costante di visitatori che nel 2016 hanno superato i 60 mila ingressi. Un successo che ha ampi margini di sviluppo, dato che le visite si concentrano nel periodo estivo. A intervenire anche il Deputato al Parlamento Europeo Michela Giuffrida, che si occupa di tutela della pesca artigianale: “Dobbiamo diversificare le attività che ruotano attorno alla pesca – ha dichiarato – e sviluppare un indotto in grado di creare crescita e sviluppo nelle zone costiere. Al Parlamento Europeo stiamo lavorando proprio a misure per la pescaturismo e per l’ittiturismo, opportunità per stabilizzare il reddito dei pescatori e offrire nuove risorse alle comunità che dipendono dalla pesca”.
Per Gianluca Sarà, professore ordinario di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo: “Con un attento monitoraggio di tutte le componenti della sostenibilità, la Tonnara di Favignana potrà divenire un modello esportabile integrato con l’Area Marina Protetta, un caso unico per il Mediterraneo che potrà fare da apripista a una riattivazione di altre tonnare siciliane”.
Antonello Cracolici, Assessore all’Agricoltura, allo Sviluppo Rurale e alla Pesca Mediterranea,  ha rimarcato l’esigenza di riconnettere il mondo della pesca siciliana ad una visione più attiva dove ritrovare una politica che smetta di incentivare gli abbandoni, soprattutto nella piccola pesca, riaffermando il valore delle nostre marinerie, più diffuse lungo la costa che nelle piccole isole della Sicilia, eccezion fatta per le Egadi, dove la pesca è sempre stata l’economia di queste isole. Su la Tonnara di Favignana , Antonello Cracolici è stato netto ed esaustivo:  “I dati scientifici raccolti dimostrano la percorribilità economica di una riapertura della Tonnara – ha spiegato – sia dal punto di vista della sostenibilità dell’attività di pesca che da quello dell’impatto economico, e anche sotto il profilo della trasformazione del pescato. Inoltre, il potenziale di attrattività turistica che la riapertura garantirebbe, potrà coinvolgere attivamente la comunità dei pescatori”. (Immagine fornita da ufficio stampa)
 

“Ribadiamo che siamo nelle condizioni di esprimere un candidato e non accettiamo i candidati di altri a scatola chiusa, anche perche’ abbiamo un programma molto chiaro e netto che riguarda la Sicilia e su questo chiederemo le convergenze. Non si capisce per quale ragione qualcuno si autocandida e vuole il nostro sostegno. Facciamo al contrario: poniamo noi una nostra candidatura”. Lo ha detto il ministro degli Esteri e presidente di Alternativa popolare, Angelino Alfano, a proposito delle elezioni regionali in Sicilia in calendario a novembre. Alfano e’ a Giardini Naxos (Messina) per la “Summer school”, scuola di formazione politica per i giovani, organizzata dalla Fondazione Costruiamo il futuro. Alla domanda su una possibile candidatura dell’eurodeputato Giovanni La Via, Alfano ha risposto: “Abbiamo almeno tre candidati e penso sia sbagliato bruciarli. Prima lavoriamo per trovare il consenso intorno al programma e al candidato e dopo lo annunciamo. Crediamo di essere la formazione politica piu’ radicata sul territorio”.

‘Il progetto del Cantiere popolare e’ piu’ vivo che mai. La prospettiva e’ quella della sezione italiana del partito popolare europeo. La grande partecipazione registrata qui a Cefalu’ all’assemblea regionale di Cantiere popolare, con 35 interventi e contributi di dirigenti e iscritti e con oltre trecento partecipanti da ogni provincia siciliana e’ la migliore risposta al populismo di alcune formazioni politiche in cui si respirano atmosfere da regime dittatoriale. Ebbene, Cantiere popolare e’ alternativo al populismo di alcuni movimenti privi di democrazia e con una fittizia maschera di partecipazione e di rappresentanza popolare. Non possiamo consentire che la nostra Sicilia venga consegnata all’improvvisazione e all’arroganza pentastellata. Cantiere popolare si struttura ulteriormente nel territorio perche’ di territorio vive, di capacita’ amministrativa e di contatto diretto con i cittadini. Ribadiamo la nostra interlocuzione diretta e leale con Forza Italia ma lavoriamo alla costruzione di un Centro moderato, organizzato, e consapevole dei propri mezzi’. Cosi Saverio Romano, leader di Cantiere popolare a chiusura dell’assemblea regionale del partito.

Nello Battiato, imprenditore edile catanese, è il nuovo presidente regionale della Cna Sicilia (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa). Battiato è stato eletto oggi nel corso dell’Assemblea quadriennale della Cna che si è riunita a Palermo per rinnovare i gruppi dirigenti regionali. “Porterò avanti con impegno e determinazione il lavoro avviato in questi anni per la difesa delle imprese siciliane e del lavoro produttivo – ha detto Battiato, subito dopo la sua elezione – consapevole dell’importanza di mantenere un confronto costante con le istituzioni e con la classe dirigente, per far valere le nostre proposte”. I lavori sono stati aperti dal presidente regionale uscente Giuseppe Cascone e dal segretario regionale Mario Filippello. Nel corso della mattinata sono intervenuti il vicepresidente nazionale della Cna Giuseppe Montalbano, il vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Giuseppe Lupo ed il presidente della commissione Attività produttive dell’Ars Giuseppe Laccoto. Ai lavori ha partecipato anche il segretario nazionale della Cna Sergio Silvestrini: “Abbiamo imboccato la via della ripresa al Sud ed anche in Sicilia – ha detto Silvestrini – che è la terza regione italiana per numero di iscritti alla Cna. Vedo molti giovani siciliani che hanno voglia di investire con entusiasmo sul loro futuro e sulle loro capacità imprenditoriali. Dobbiamo continuare a scommettere sul rinnovamento.  Non possiamo più essere ancorati agli schemi del passato. Dobbiamo avere la capacità di essere ‘moderni’ – ha aggiunto – nel modo di rapportarci con i nostri iscritti, con le istituzioni e la classe politica, così come nella comunicazione”.

Nei primi mesi di quest’anno l’andamento positivo dell’economia siciliana si è lievemente consolidato, grazie anche alla crescita delle esportazioni, in particolare di quelle del petrolio, l’occupazione è ritornata in terreno positivo, il tasso di disoccupazione è rimasto tale e quale a quello dell’anno scorso, gli investimenti fissi delle imprese in beni strumentali hanno trovato un nuovo slancio, ma purtroppo le famiglie continuano ad avere paura e hanno mantenuto una certa prudenza nella spesa. E per il 2017 si prospetta un +0,9% del Prodotto interno lordo, un tasso di crescita che si avvicina a quello del resto del Paese. Sono i dati emersi nel corso della presentazione dell’edizione numero 47 del Report Sicilia, l’analisi previsionale sull’economia dell’Isola, dal titolo “Uscire dalla palude, riprendere il mare aperto”, realizzata da Diste Consulting per Fondazione Curella, presentata nella sede dell’associazione siciliana della Stampa, a Palermo.
“In Sicilia non si fa sviluppo senza manifatturiero – ha detto il professore Pietro Busetta dell’Università degli Studi di Palermo e presidente della Fondazione Curella, se l’industria non diventerà industria seria, se non riusciremo ad avere altri 900 mila posti di lavoro non avremo via d’uscita”.
 Nella prima parte del 2017 la fase di recupero dell’economia siciliana si è lievemente consolidata, mostrando una progressiva convergenza in prossimità delle dinamiche nazionali. Le esportazioni hanno iniziato l’anno con il vento in poppa – +38% in termini monetari nel primo trimestre – in parte per l’episodico rincaro del petrolio raffinato, di cui l’Isola è grande esportatrice, ma anche per la performance dell’export di prodotti dell’industria manifatturiera, esclusa energia (+16,3%).
L’occupazione, dopo il crollo nella parte finale dell’anno scorso, è ritornata nel primo quarto 2017 in territorio positivo (+1,1% l’incremento rispetto a dodici mesi prima) con la creazione netta di 14.200 nuovi posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione ha mantenuto il livello di gennaio/marzo 2016 (22%), bloccando la tendenza crescente dei due trimestri precedenti.
Gli investimenti fissi delle imprese in beni strumentali hanno preso slancio, anche in virtù degli stimoli fiscali previsti dalle leggi di bilancio dell’ultimo biennio.
 Per i consumi delle famiglie e gli investimenti in costruzioni l’uscita dalla più grave crisi del Dopoguerra si sta rivelando invece più lenta e faticosa, quindi, con cadenze meno apprezzabili ma pur sempre positive.
Sulla base della diagnosi congiunturale della prima parte dell’anno, corroborata dall’inchiesta Diste/Fondazione Curella, è stato condotto un esercizio previsionale per l’intero 2017, non prima di aver revisionato le stime preliminari 2016 presentate nel precedente Report Sicilia. 
 Le nuove stime di consuntivo 2016 dell’economia siciliana danno conto di una dinamica meno lusinghiera di quella tratteggiata in precedenza, conseguente alla forte flessione autunnale della produzione agricola e alla temporanea perdita di tono oltre che delle attese della congiuntura sul finire dell’anno.
 Il 2016 si è chiuso per l’economia regionale con una crescita del prodotto interno lordo dello 0,6%, un tasso quindi non lontano dalla media nazionale (+0,9%). Rispetto all’anno ante/crisi (il 2007) il PIL registra un calo del 12,2%.
L’occupazione – aumentata nei primi nove mesi dell’1% è poi nel quarto trimestre inaspettatamente crollata del 3,2% – ha conservato un livello pressoché uguale a gennaio/marzo 2016 (-0,1%).
Dal 2007 sono stati eliminati 223.600 posti di lavoro occupati da personale di età inferiore a 44 anni, e ne sono stati creati 94.200, coperti da ultra 44enni. La perdita totale di occupazione nei nove anni è quindi di 129.400 unità.
Si tratta di un fenomeno di “senilizzazione” del mercato del lavoro abbastanza diffuso, sia pure con differenti intensità, in tutte le aree del Paese, dovuto per la maggior parte alle riforme che hanno innalzato l’età pensionabile.
Nella realtà locale non sarebbero i vecchi a “rubare” il lavoro ai giovani, semmai qui il problema è che mancano le opportunità lavorative per tutti. In modo particolare per chi possiede capacità professionali di medio/alto livello, mentre s’impoveriscono le competenze dei giovani.
 Il tasso di disoccupazione totale è salito al 22,1%, quello giovanile ha toccato il massimo storico del 57,2%. Tra disoccupati veri e propri (383.000) e residenti che vorrebbero lavorare, ma non hanno svolto azioni di ricerca, l’area della disoccupazione coinvolge ormai poco meno di un milione di persone, quasi 300.000 in più del 2007.
L’andamento della spesa di consumo delle famiglie sul territorio economico – compresa la spesa dei turisti che hanno soggiornato nella regione e al netto di quella dei residenti momentaneamente fuori dall’Isola – ha mantenuto una cadenza prudente (+0,9%); la spesa per investimenti è aumentata del 2,0%. Per le due componenti il differenziale rispetto al 2007 è negativo: del 12% per i consumi, del 35% per gli investimenti.
Sul versante della produzione, il valore aggiunto è aumentato del 2,2% nell’industria e dello 0,4% nei servizi, mentre è diminuito dello 0,3% nelle costruzioni e del 4,8% in agricoltura, silvicoltura e pesca. I volumi di produzione dell’industria e delle costruzioni restano lontanissimi dai livelli toccati appena nove anni prima: -41% in entrambi i casi. Per i servizi il divario negativo è limitato al 5%.
“Le proiezioni per tutto il 2017 – ha spiegato il professore Pietro Busetta – rispecchiano il profilo congiunturale di misurata tonificazione della prima parte dell’anno, con il Prodotto interno lordo che potrebbe aumentare dello 0,9%, in graduale avvicinamento alla dinamica media nazionale che è dell’1,1% avremo un saldo netto di circa 15.000 nuovi posti di lavoro, ma al contempo il mantenimento del tasso di disoccupazione su un livello del 22,3%, lievemente superiore al 2016”.
Sul fronte della produzione, il valore aggiunto dell’agricoltura – in conseguenza delle condizioni climatiche – conserverà all’incirca il modesto volume dell’anno precedente (+0,4%), uno dei più bassi dell’ultimo decennio; il valore aggiunto dell’industria dovrebbe aumentare del 2,0%, quindi con un ritmo simile a quello del 2016; per le costruzioni si stima una crescita dell’1,2% dopo il contenuto cedimento dell’anno precedente; l’attività nel ramo dei servizi continuerà a progredire moderatamente (+0,5%) nel solco della fiacca ripresa della spesa di consumo.     
“Il clima di fiducia delle famiglie e delle imprese – ha dichiarato Alessandro La Monica, presidente del Diste Consulting – rimarrà impregnato dall’incertezza sul futuro, che indurrà a non eccedere nella spesa. La percezione d’insicurezza, più insistente nell’ambito famigliare, determinerà un aumento dei consumi ancora debole (+0,7%). D’altra parte – ha continuato La Monica – la riluttanza delle imprese a intensificare la spesa in conto capitale sarà mitigata dalle agevolazioni fiscali, dal basso costo del credito e dalla necessità di rimpiazzo delle attrezzature obsolete, inducendo una crescita degli investimenti in accelerazione sia per i macchinari e mezzi di trasporto con un +4% sia per le costruzioni con un +1,7%”.
La quota degli investimenti fissi lordi sul PIL è stata in costante regresso dal 2007 al 2014 (-7,8 punti rispetto al valore massimo del 2006), mentre avrebbe recuperato appena 0,7 punti percentuali nel triennio successivo.
Per ritornare al valore medio del decennio 1998/2007 (quindi alla quota del 20,1%), con la dinamica dell’ultimo triennio occorrerebbero non meno di vent’anni.
Per quanto riguarda l’intera Nazione, la tendenza regressiva del rapporto investimenti/PIL è iniziata nel 2008 e conclusa nel 2014 (-5,0 punti percentuali rispetto al 2007), mentre il recupero del 2015/2017 sarebbe di 0,9 punti. Proseguendo di questo passo, per riconquistare il livello medio del decennio 1998/2007 (20,9%) ci vorrebbero dieci anni circa.
“Il Sud non cresce – ha sottolineato Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo – né in termini di ricchezza prodotta, né quanto a  domanda e consumi. Dal 1995 ad oggi le variazioni delle grandezze economiche sono state pressoché nulle: una lenta performance che ha trascinato verso il basso le medie nazionali ed aumentato il gap con le regioni del Nord che hanno reagito meglio alla crisi. Ecco perché parlare oggi di crescita del Pil senza mettere al centro la spaccatura che divide il Paese è poco più di uno sterile esercizio. Non possiamo più perdere tempo – ha sottolineato Di Dio – e non possono esserci altre strade  se non quella di portare avanti un sistema partecipativo e di condivisione di progetti e di capacità professionali, occorre accorciare le distanze tra l’Europa e i territori e ridare fiducia al sistema Europa, occorre un’attività di sensibilizzazione delle politiche europee che spesso hanno tenuto a torto i nostri settori ai margini; a torto, a maggior ragione, se in Sicilia  il valore aggiunto  prodotto dai nostri settori, quelli dei servizi, del terziario di mercato su €78.334 milioni  è di  € 64.000 milioni”.
“Dalla Sicilia ormai non emigrano soltanto braccia, ma anche cervelli – ha detto il professore Giovanni Ferri, pro rettore Università Lumsa, – e se non riusciremo ad attrarre investimenti per questa terra sarà poi difficile trattenere le intelligenze. Se vogliamo trattenere questi giovani che vanno via dobbiamo dare loro prospettive. Bisogna avere una vision del futuro e dobbiamo essere capaci di attrarre investimenti pensando ai punti di forza della Sicilia come i prodotti tipici che esistono in abbondanza, come la tradizione del vino siciliano. Bisogna mettere assieme tutte le forze per lanciare su scala internazionale i prodotti di qualità che questa terra offre”. 

“Rifiuti, siamo alla carnevalata. Impianti bluff, Regione-pantano, Comuni che mescolano differenziata-indifferenziata. Sicilia fuori legge”. Scrive così stamattina su Twitter la Cisl Sicilia, puntando l’indice sulla vergognosa situazione del settore nell’Isola. “La Sicilia è alla deriva”, si legge in un altro tweet. Che aggiunge: “Mancano visione e strategia politica. È danno grave all’ambiente mettere insieme differenziata-indifferenziata”. Insomma, la Sicilia dei rifiuti “affonda”, insiste un altro tweet lanciato dal sindacato guidato da Mimmo Milazzo. Che constata: affonda e “non sa e non vuole uscirne”. Per la Cisl, mischiare i rifiuti vanificando gli sforzi dei cittadini, com’è pratica in parte dei Comuni siciliani a causa della asfittica situazione degli impianti di settore, è un fatto deplorevole e sconsiderato insieme. “Una truffa” ai danni della Sicilia e dei siciliani, rimarca ancora un tweet. Così, l’unica chance per sperare di venirne fuori, si legge nel social del cinguettio, per la Cisl resta la nomina di un “supercommissario nazionale”. “Che ci auguriamo arrivi presto”, si augurano al sindacato.

“Una scuola di scrittura e lettura a Racalmuto? Perche’ no?”. A conclusione del master promosso dal Distretto Turistico Valle dei Templi, in collaborazione con l’Associazione Strada degli Scrittori, Massimo Bray, direttore dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani, ente che ha curato il coordinamento scientifico dell’iniziativa, ha lanciato la sua proposta per la creazione di una struttura permanente che trovi casa nel paese natale di Leonardo Sciascia. “Piu’ che un semplice corso – ha detto Bray – immagino che qui potrebbe nascere la nostra scuola di scrittura. Una scuola da far vivere durante l’anno con incontri, seminari e iniziative. Un evento da inserire tra quelli che oggi rappresentano la resistenza culturale del nostro Paese”. Progetti per il prossimo anno che sono forse il miglior coronamento di una settimana che ha portato nel “Paese della Ragione”, dall’uno al sette luglio, giornalisti, linguisti, esperti in comunicazione e i vertici della Treccani e dalla Fondazione Sicilia. All’iniziativa hanno preso parte 43 corsisti, ai quali adesso e’ stata offerta anche un’ulteriore possibilita’ di crescita personale e professionale. La generosita’ dei relatori della Treccani, tra i quali lo stesso Bray, consentira’ infatti di creare tre borse di studio: entro il 15 settembre i partecipanti al master dovranno inviare un elaborato sull’esperienza vissuta; i tre migliori saranno premiati. I fondi, appunto, proverranno dal rimborso inizialmente previsto per i relatori, che hanno rinunciato al fine di sostenere la meritoria iniziativa. La Fondazione, a conclusione del master di Scrittura, ha ospitato inoltre anche il seminario/dibattito “Il futuro dell’editoria”. Con Felice Cavallaro, giornalista e presidente dell’associazione “Strada degli Scrittori” hanno conversato i giornalisti Matteo Collura e Dino Amenduni, Massimo Bray e altri esponenti del mondo dell’editoria.

Gabetti Agency in qualita’ di advisor gestira’ la vendita dell’Astoria Palace Hotel di Palermo. L’albergo si trova in via Montepellegrino ed e’ tra i piu’ grandi della citta’, con le sue 326 camere. La struttura prima di essere messa in vendita sara’ ristrutturata. Previsto il ridisegno dell’ingresso principale, la riconfigurazione della caffetteria (che verra’ prolungata all’esterno), il ridisegno della hall e della reception. E ancora, il restyling di tutte le camere di categoria standard dal secondo al decimo piano; la progettazione di nuove camere di categoria Executive per i piani 11°, 12° e 13° e una nuova reception al dodicesimo piano; la riconfigurazione della sala ristorante sulla terrazza del quattordicesimo piano e l’inserimento di una cucina.

Sulle partecipate della Regione Siciliana “occorre uno strumento di controllo in posizione di terzieta’”. Lo scrive il Pg d’Appello della Corte dei conti per la Sicilia, Pino Zingale, nella relazione requisitoria sul giudizio di parificazione del Bilancio della Regione Siciliana, sottolineando anche “l’urgenza della sua attivazione” anche “tenuto conto di taluni episodi”. Tra questi il magistrato cita “quello che ha riguardato Sicilia E-Servizi s.p.a. (ora Sicilia Digitale s.p.a.)” il cui amministratore unico e’ l’ex Pm Antonino Ingroia. “La Ragioneria, a seguito di talune presunte irregolarita’ gestionali – ha ricostruito il Pg – aveva disposto un’ispezione che non ha avuto esito, poiche’ l’amministratore unico ha vietato agli uffici della societa’ di consentire l’accesso ai funzionari regionali, circostanza che e’ stata comunicata al Presidente della Regione il quale – ha sottolineato Zingale – non ha assunto alcuna consequenziale iniziativa”.

Stamani a Roma, presso il ministero dei Trasporti, si sono riuniti il direttore generale Enrico Pujia, il C.V. Giovanni Greco – Capitanerie di Porto, il presidente di Agripesca Sicilia, Toni Scilla, alla presenza dell’On. Saverio Romano già ministro della Pesca, per affrontare la tematica del doppio Marinaio Autorizzato alla Pesca nella tabella minima d’armamento per le unità abilitate alla pesca Mediterranea. Dopo un’attenta analisi della situazione reale della marineria siciliana in generale e di quella d’altura mazarese in particolare, rispetto al numero assolutamente deficitario ed alla qualifica degli equipaggi, si è convenuto di autorizzare per un periodo di sei mesi – come da proposta di Agripesca – la composizione della tabella minima d’armamento con un solo marinaio autorizzato, oltre ad un membro dell’equipaggio che consenta il riposo al comandante, così come previsto dalle norme in materia di sicurezza del lavoro.
Nell’incontro si è anche discusso della questione dei limiti geografici, tra il sesto ed il ventesimo meridiano entro cui le unità adibite alla pesca mediterranea possono navigare qualora condotte da un Marinaio Autorizzato alla Pesca. Si è convenuto sulla assurdità della norma rispetto ad un quadro di rapporti economici tra Stati facenti parte dell’Unione Europea, sul libero scambio di merci e di trasporti e quindi si è concordato di intervenire con apposita norma in tempi brevi. Entro il 30 Giugno 2017 il comando generale delle capitanerie emanerà specifico provvedimento per accogliere le opportune istanze di Agripesca nel rispetto delle norme ed a tutela degli interessi del comparto pesca.”Esprimo soddisfazione per l’esito positivo dell’incontro – ha commentato Toni Scilla – e questo a riprova del fatto che la collaborazione sinergica tra i vari livelli istituzionale, é garanzia di importanti risultati’. Saverio Romano ha garantito ‘la prosecuzione del massimo impegno in favore del comparto, con la presentazione di apposita interrogazione parlamentare sulle problematiche oggi trattate, per seguire anche sul piano normativo l’iter che deve portare alla soluzione definitiva delle questioni a tutela di un settore come quello della pesca, che ritengo di interesse strategico per il rilancio socio economico del Paese e per il riscatto della Sicilia.