Editoriale

La crisi dei partiti in Italia e’ una delle cause della sfiducia dei cittadini nei confronti della politica. La partitocrazia e’ sì il tarlo che corrode la democrazia, ma non i partiti, organismi indispensabili per il corretto funzionamento di uno Stato democratico. Serve una legge che fissi le regole dei partiti e che garantisca trasparenza, partecipazione, vera democrazia al loro interno. L’alternativa al partito e’ il comitato d’affari, il partito carismatico e/o personale, la setta religiosa (M5S), il partito-azienda, le lobbies.

Marco Minniti viene unanimemente riconosciuto – ad eccezione delle frange estreme dei partiti di destra che devono strumentalizzare la materia – un ottimo ministro dell’Interno. Minniti spicca nel panorama politico perché parla di cose che conosce da vicino. In un contesto come quello attuale, con una emergenza migranti che riusciamo a malapena a gestire per mancanza di risorse umane e finanziarie, Minniti tiene la barra dritta, ben consapevole dei problemi che deve affrontare. In lui nessun fanatismo e nessuna presunzione di infallibilità. E’ un uomo di buon senso, che sa ascoltare e decidere. Il Ministero che presiede deve fare i conti anche con le attività di prevenzione contro il terrorismo islamico e fronteggiare l’escalation di violenza sociale che da più parti emerge nel territorio. Minniti ha da sempre studiato la materia, da appassionato qual é di tutto ciò che riguarda la Difesa e la Sicurezza. In un momento come quello che viviamo, di incertezza politica e di sbandamento istituzionale, Marco Minniti all’Interno é una buona notizia.

Pisapia, Bersani e D’Alema ci riprovano: non contenti della sconfitta maturata dentro il Pd, provano, adesso che ne sono fuori in seguito al successo di Matteo Renzi, riconfermato segretario, a trovare spazio per la loro idea di sinistra con un nuovo progetto denominato ‘Insieme’. Si, certo, le anime della sinistra sono tante ed é giusto dare voce e rappresentanza ad ognuna di esse. L’unità della sinistra, del resto, é sempre stata una chimera e le divisioni, invece, una costante storica. Separazioni, diaspore, aventini e fuoriuscite appartengono storicamente alla sinistra. L’obiettivo di Pisapia & company é quello di riunificare gli scontenti del Pd – che ci sono e che sono tanti – e che negli anni di imperio di Renzi hanno preferito starsene a casa, o votare M5S o altri partiti. Renzi, é vero, ha spostato l’asse della sua politica al Centro. Rimane scoperto uno spazio a sinistra e in politica c’é sempre qualcuno pronto a occupare spazi lasciati liberi. Di queste divisioni a sinistra beneficia, al momento, Grillo e il tandem Berlusconi-Salvini che di unirsi non vogliono neanche sentire parlare, per un motivo molto semplice: ognuno di loro vuole la guida del centrodestra.

Percepirà 11,2 milioni di euro in 4 anni l’anchorman Fabio Fazio per il suo impegno in Rai nei prossimi quattro anni. Il suo passaggio a Rai1 avviene a suon di bigliettoni, contro ogni regola fissata per contenere i costi di un network che accumula debiti e contro ogni decenza, in un Paese che vive una crisi economica e occupazionale senza precedenti. Le giustificazioni su quanto Fazio e i suoi programmi facciano guadagnare alla Rai in termini di pubblicità, non reggono. In una azienda pubblica come é la Rai, pagata e sovvenzionata per due terzi dal canone pagato dai cittadini, é indecente che un presentatore percepisca una cifra cosi alta. Un ‘artista’ che artista non é, un conduttore tv che oggi in Italia guadagna così tanto, in una congiuntura in cui i ragazzi del centro-Sud lasciano i territori di origine per trovare un posto di lavoro, in cui migliaia di persone emigrano per mancanza di futuro, é assurdo che i soldi pubblici vengano utilizzati per fare arricchire una persona. Inutile ribadire che la credibilità di un uomo dello spettacolo come Fazio che pretende di fare la morale al Paese, stigmatizzando il malcostume e le contraddizioni del Paese, é pari a zero.

Perché stupirsi del fatto che una poesia sia traccia di un tema per l’esame di Maturità? Ci si stupisca invece non solo della sostanziale e diffusa ignoranza di Giorgio Caproni – uno dei massimi poeti contemporanei – e di tanti altri poeti, ma anche della assenza della grande poesia dai programmi scolastici. E’ questa la colpa del sistema scolastico, in questa vicenda. A cosa serve la poesia? A migliorare, a crescere, ad ascoltare, a capire, a sentire. Non ci farà trovare un lavoro, probabilmente, ma ci renderà più consapevoli di noi, degli altri e del mondo che ci circonda. La scuola italiana le restituisca il posto che merita

C’era una volta un limite a tutto. A quanto pare il candidato del centrodestra minoritario di Palermo e dintorni, Ismaele La Vardera, un ragazzotto figlio delle telecamere e di qualche minuto di notorietà televisiva, sostenuto dalla Lega di Salvini e da Fratelli d’Italia, avrebbe usato la sua candidatura a sindaco di Palermo solo per girare un documentario e non per motivazioni politiche. Se, questa che sembra molto più di una ipotesi. verrà confermata, sarebbe inevitabile che tutti coloro che hanno candidato questo giovincello, dal primo dirigente all’ultimo, chiedessero scusa per la scelta fatta: in fila. Ismaele La Vardera dovrebbe invece soltanto non mettere più piede a Palermo. Soltanto questo. E il suo documentario non trovare mai alcun canale televisivo disposto a mandarlo in onda. Per rispetto dei palermitani che hanno votato per questo galantuomo e che non possono essere considerati comparse ma protagonisti.

Il M5S é il vero sconfitto di questa tornata elettorale. Si dirà che si trattava di elezioni amministrative e che non possono assumere significato politico. E’ vero il contrario: le elezioni amministrative hanno sempre e comunque un valore e un significato politico. Questo voto che viene dai territori di tutta Italia ci dice che gli italiani ritengono inadatti i dirigenti grillini ad amministrare i Comuni. Probabile che gli scandali legati al sindaco Virginia Raggi, sindaco di Roma, abbiano giocato un ruolo. Di certo, Grillo e Casaleggio prendono una batosta: la strada verso il governo del Paese e le responsabilità ad esso legate si fa impervia.

Quella sulla eventuale scarcerazione di Toto’ Riina é stata una bufala, una fake news, utile a dibattiti sterili sui social media, con elucubrazioni fondate sul nulla. Nessuna ipotesi di scarcerazione per il capo dei capi di Corleone, nessun regalo al boss, nessun cedimento alla mafia. In tanti si sono scagliati contro lo Stato, augurando al criminale Riina di essere sciolto nell’acido o versato in una colata di cemento. Inutile ribadire che lo Stato non può abbassarsi al livello dei delinquenti, anche nel caso di esseri umani – come Riina – che di umano hanno ben poco. E’ questo che distingue uno Stato da una cosca o da un clan mafioso. Questo. Null’altro: la civiltà.

E anche questa volta la Juventus perde una finale di Champions, il piu’ prestigioso trofeo europeo. Ed e’ la settima volta che cio’ accade. Che spiegazione dare? Paura del traguardo, scarsa attitudine a vincere una coppa importante? Destino cinico e baro? Sfortuna? Mentalita’ sbagliata? In una competizione sportiva concorrono diversi fattori ma una cosa e’ certa: i veri campioni sono quelli che decidono la sorte di una gara in pochi, decisivi, istanti; aggiudicandosela. Tutti gli altri sono giocatori ‘normali’. Onore e merito al Real Madrid. Ps: nessuna menzione per quegli italiani che hanno tifato contro una squadra italiana. Si sono qualificati per quello che sono: persone piccole.

‘La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi’. Lo diceva Karl von Clausewitz che di guerra (‘Della guerra’ – Vom Kriege’ è un suo saggio fondamentale) e di politica se ne intendeva. Non deve quindi stupire il fatto che i grandi partiti italiani (Pd,M5S, Forza Italia, Lega) abbiamo trovato una intesa sulla riforma elettorale in favore del modello proporzionale tedesco, che prevede, fra le altre cose, una clausola di sbarramento al 5%. Ciò significa che i piccoli partiti che non dovessero superare questa soglia, resteranno fuori dal Parlamento. Una conventio ad excludendum delle piccole formazioni. Pesce grande mangia pesce piccolo. E’ la politica, bellezza. E’ la guerra.