Editoriale

E’ piaciuto a pochissimi il discorso del re Filippo VI, Felipe figlio di Juan Carlos, trasmesso in tv. Nessun riferimento agli scontri e alle violenze che si sono avute a Barcellona tra la Guardia Civil e i manifestanti pro indipendenza della Catalogna. Felipe ha parlato di ‘slealta’ inaccettabile dalle autorita’ catalane’ e non ha ammesso alcuna possibilita’ per la concessione dell’indipendenza che verra’ comunque proclamata dagli ideatori e sostenitori del referendum. Lo stesso primo ministro spagnolo Rajoy si e’ dimostrato inflessibile. Il re ha insistito sui concetti di Costituzione, unita’ dello Stato e democrazia. Un vero e proprio muro contro muro quello tra Madrid e Barcellona, che non lascia presagire nulla di buono e che puo’ portare ad altre violenze, a scontri e sangue per le strade. Difficile se non impossibile una mediazione. La stessa Unione Europea, che parteggia per Madrid e per il governo centrale, se ne e’ lavata le mani, con un generico richiamo all’autodeterminazione dei popoli. In questo clima infuocato si sono succeduti gli inviti al dialogo e alla pace, ma questo match non prevede un pareggio bensi’ solo la vittoria dell’una parte o dell’altra. Non si doveva arrivare a questo punto. La vera sconfitta e’ quella della politica e della diplomazia e la vittoria dell’oltranzismo e della violenza. Alfonso Lo Sardo

Sembra quasi una barzelletta, una fake news. E invece no. E’ tutto vero. Leoluca Orlando Cascio dice di essere uno statista e che la Sicilia non e’ ancora pronta per un governatore del suo calibro. Sembra quasi di sentirle le pernacchie provenienti da ogni angolo della citta’ ricoperto di montagne di immondizia, dalle strade sventrate da lavori di cui non si ricorda la posa della prima pietra e dei quali nessuno osa chiedere la chiusura, dalle periferie-repubbliche autonome del degrado, dell’incuria e dell’abbandono. Palermo e’ una citta’ senza presente. Il futuro e’ stato offuscato dal fumo degli slogan vuoti e insignificanti di Leoluca, uno che non ha saputo neanche fare il sindaco, figuriamoci lo statista. Ma Palermo e’ disperata: chi non l’ha gia’ lasciata alla ricerca di un lavoro, si barcamena in lavori precari per ritardare la partenza e per questo non fa piu’ caso a chi la spara piu’ grossa. Una citta’ sostanzialmente indaffarata a sfamarsi non puo’ fare caso all’ennesima boutade di uno che ha costruito la propria carriera politica sul nulla, sull’effetto annuncio, sul culto di se stesso e sulla legittimazione di una corte dei miracoli e di un cerchio magico a dir poco raccapricciante.. Del resto, Leoluca Orlando e’ uno abituato a parlare a vanvera: non fu lui, professionista antimafia ante litteram, ad accusare Giovanni Falcone di non contrastare in modo adeguato la mafia? Perche’ Palermo e’ cosi: non ha memoria. Dimentica e continua a votare Leoluca Orlando. Continua a votare Leoluca Orlando e dimentica, senza piu’ neanche la forza e la verve per seppellire cotanto statista con una lunghissima, ispirata, meritata, melodiosa e liberatoria pernacchia. Alfonso Lo Sardo

Ha ben poco da festeggiare Angela Merkel. Si, ha vinto ma con una percentuale minore rispetto all’ultima tornata (-8%). Il dato politico tedesco che emerge e’ la vittoria dell’estrema destra di Alternativa per la Germania che porta dentro il Bundestag ben 87 membri. Crolla l’Spd di Schulz. Ora Merkel potra’ formare un governo con i Verdi e i liberali. Ma l’opposizione si preannuncia incandescente. Brutta batosta per l’europeismo: tra gli slogan di Afd il no all’euro e il no a Bruxelles. 

Non é la prima volta che il M5S si distingue per approssimazione e superficialità. Le beghe interne, i litigi e le scaramucce tra i vari leader e la presenza ingombrante della Casaleggio associati che dovrebbe regolamentare la vita interna di questa formazione politica e le sue dinamiche ci hanno insegnato che l’incapacità, la superficialità, l’improvvisazione, il dilettantismo, la fanno da padrone. La politica, le cose della politica, richiedono competenza, formazione, esperienza. Il M5S sino ad ora ha dimostrato di esserne sostanzialmente privo. Non si possono preparare delle elezioni e delle ‘primarie’ in modo cosi semplicistico, senza alcuna tutela e in assenza di una reale partecipazione. Alla incapacità amministrativa di cui hanno fatto sfoggio i sindaci grillini sino ad ora, si aggiunge il pressapochismo nelle procedure e nel rispetto delle regole. Delle loro regole e di quelle dello Stato. Senza alcuna distinzione

Non e’ nuovo il medico Gino Strada a esternazioni di cattivo gusto e a dissertazioni sulla politica, sulla globalizzazione, sulle armi, sulla pace, sulla guerra e sul sesso degli angeli. Definire il ministro degli Interni Minniti, Marco Minniti, ‘uno sbirro’ non solo la dice tutta sulla concezione che ha delle forze dell’Ordine, delle istituzioni e della politica, ma lo connota ancora una volta come uno che parla a vanvera, accusando e attaccando in modo pregiudiziale e ideologico, in assenza di argomentazioni. Non meno responsabili di lui sono tutti quelli che in tv (Fabio Fazio e company) hanno contribuito alla santificazione di Gino Strada e di Emergency, la sua associazione umanitaria fondata nel 1994. Marco Minniti e’ un ministro che si trova ad affrontare, con pochi mezzi e in sostanziale solitudine, un fenomeno epocale qual e’ quello dei migranti. Una vera e propria Emergency.

Come siamo potuti giungere a questa deriva qualunquistica? Come ha potuto l’aria del nostro Paese farsi contaminare dal veleno di una demagogia spicciola e profondamente ignorante? Perche’ e’ su queste basi che poggia il programma di pancia del M5S. Un ‘partito da bar’. ‘Rubano tutti questi politici, mandiamoli via e con noi al potere tornera’ l’onesta’ e una sana amministrazione’. Questo il loro refrain. Al di la’ di questo i grillini non hanno nulla da dire e da proporre. Perche’ non capiscono la complessita’ di una societa’, i suoi meccanismi, i suoi pesi e contrappesi, i suoi equilibri per la tenuta democratica. Incitano all’odio e si esaltano, come una setta di fanatici. Certa politica – non tutta- ha le sue brave colpe, con la sua autoreferenzialita’ e distanza dalla realta’, ma anche la cosiddetta societa’ civile ha le proprie. Ci sono due questioni urgenti da affrontare nel nostro Paese: la questione meridionale e quella morale. Il Movimento 5 Stelle non ha la cultura e la sensibilita’ politica ne’ le competenze ne’ il desiderio di occuparsene. Vive di rancori, di emergenze e di nemici immaginari da cui distinguersi. 

Sia messo a verbale. La prima freccia é partita dall’arco della Lega di Matteo Salvini e ha colpito al fianco la rispettabilissima persona di Nello Musumeci, candidato alla presidenza della Regione Siciliana. E’ stato infatti il segretario nazionale di Noi con Salvini, Angelo Attaguile, senza mezzi termini, a invitare l’ex presidente della Provincia di Catania a ‘fare un passo indietro per il bene del centrodestra in quanto non ci sono più le condizioni per una sua candidatura unitaria. In ogni caso rimetteremo ogni decisione al nostro leader Matteo Salvini, che ci darà le indicazioni a cui attenerci’. Comincia cosi a sgretolarsi il fronte che ha sostenuto sin dal primo momento la corsa di Musumeci a palazzo d’Orleans. Ma sicuramente, a stretto giro di posta, seguiranno altre defezioni. Cosi accade in politica, solitamente.

Diciamolo subito e finiamola con le frasi di circostanza: queste stragi di matrice islamica finiranno solo se e quando decideranno loro, gli uomini dell’Isis e quelli che ad esso si richiamano. Non esistono attività di prevenzione in grado di annullare il rischio di altri eccidi. Dobbiamo rimetterci alla loro pietà e alla loro volontà. Trattiamo la resa: chiediamogli cosa vogliono esattamente, oppure costringiamoci ad un ritorno allo Stato di Polizia, senza garanzie, senza libertà, senza civiltà. E attacchiamoli, senza alcuna logica, nei loro Paesi forse incolpevoli, nelle loro alleanze finanziarie, nei loro Stati-canaglia. Non vedo alternative.

E’ una congiura contro i grillini quella ordita dal centrodestra e dal centrosinistra in Sicilia con i rispettivi schieramenti in ordine sparso e anarchicamente scomposti. Ma se nel caso di Roma furono gli stessi seguaci di Grillo e Casaleggio a temere una congiura contro di loro, dinnanzi allo sfacelo della Capitale difficilmente amministrabile, nel caso dell’Isola i due schieramenti non riescono rispettivamente a individuare un candidato che unisca, laddove invece occorrerebbe una conventio ad excludendum contro il M5S. Veti incrociati e rancori personali imperano sia a destra sia a sinistra. Cosi facendo, il prossimo governatore sara’ Giancarlo Cancelleri, rappresentante dell’improvvisazione ignorante e populista pentastellata. 

Mafia capitale? Una fake news. Esisteva un sistema corrotto a Roma, diffuso, capillare, organizzato e redditizio ma non era un sistema mafioso, con le caratteristiche proprie di Cosa Nostra. Molto spesso si usano alcune parole in modo inappropriato, per produrre un effetto clamoroso e per attribuirgli importanza. Lo fanno alcuni giornalisti, ma anche certi politici e magistrati. Se tutto e’ mafia, niente è mafia. E cosi si fa il gioco della mafia. Le parole sono importanti.