Editoriale

Tra i tanti dilemmi che ci affliggono la vita, speravamo di non dover subire anche questo, se Bruno Vespa faccia informazione o spettacolo, se sia e faccia il giornalista o l’artista. La questione non é di poco conto perché a seconda dell’una o dell’altra interpretazione, il risultato cambia, soprattutto sotto il profilo economico e i soldi della Rai, come sappiamo, sono nostri. Da giornalista percepirebbe un compenso più basso, da artista invece ben altre cifre. Questo il parametro fissato. Infotainment é la formula che coniuga giornalismo e spettacolo ma in questo caso le due cose non possono che essere separate: questione di soldi e basta. E al bravo e immarcescibile Bruno Vespa conviene sembrare, essere e definirsi un artista. Per la gioia di chi lo ha sempre sostenuto, che facesse solo show e cabaret, ma per fargli uno sgarbo e screditarlo. Ora i due fronti, per motivi diversi, la pensano allo stesso modo. All’incirca.

E’ solo un modo per attirare il consenso dei poveri e degli emarginati? Cosa c’é dietro questa battuta inopportuna se non blasfema? Il comico genovese lancia un’Opa sulla povertà che in Italia aumenta. ‘siamo noi i veri francescani’. No, non é una bella operazione. Appare invece per quello che é: un tentativo sgradevole di accreditarsi presso le mense dei clochard e nei confronti di un certo mondo che ogni giorno assiste, con coraggio e abnegazione, i più sfortunati. Lo stile di vita di Beppe Grillo non somiglia neanche un pò a quello del Santo di Assisi. Basterebbe solo questo per zittirlo. Al M5S si chiede un pò di rispetto per la sofferenza e per la povertà vera. Almeno quella, nessuno la strumentalizzi a fini politici

Un anno fa morì Marco Pannella, leader del partito Radicale e uomo appassionato di politica e di diritti civili. Una vita di impegno sociale, culturale e politico. In un contesto come quello attuale, di delegittimazione della politica e di populismi vari, una personalità come quella di Pannella fa sentire ancora di più il suo peso e la sua mancanza. Perché Pannella amava la politica e la faceva proprio per questo e solo per questo. Un gigante al confronto del quale molti suoi colleghi sembrano ciò che sono: nani

Ferruccio De Bortoli o Maria Elena Boschi. Chi, dei due, mente? Il giornalista, nel suo libro ‘Poteri forti o quasi’ scrive che l’allora ministra delle Riforme chiese a Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, di acquisire Banca Etruria, istituto in gravi difficolta’ alla cui vicepresidenza sedeva il padre, Pierluigi Boschi. La Boschi nega questa ricostruzione fatta da De Bortoli. Il Paese, gli italiani, la politica vogliono sapere la verita’. E’ un diritto dei cittadini. La cattiva usanza italica delle verita’ parallele e dei misteri insoluti, deve finire.

Trovate tracce di cocaina nei bagni della Camera. Scandalo. Perche’? Certo, non e’ edificante sapere che stupefacenti varchino l’ingresso di Montecitorio e che vi siano – presumibilmente – parlamentari che ne facciano uso. Ma il Parlamento non era lo specchio del Paese? E allora nessuno stupore, perche’ ci sono milioni di persone in Italia che comprano e usano quotidianamente cocaina e ogni altra sostanza stupefacente. E’ per questo che le mafie ne fanno arrivare a tonnellate. Solo per questo.

Oggi e’ la giornata mondiale per la liberta’ di stampa, promossa dalle Nazioni Unite nel 1993. Nella classifica apposita di Reporters sans frontieres l’Italia e’ passata dal 77mo posto al 52mo ma c’e’ ancora molto da fare. Lo stato di salute dell’informazione e’ strettamente legato al livello della democrazia – di cui e’ conditio sine qua non – e sappiamo bene come, nel mondo, non siano tempi felici per la migliore delle forme di governo possibili. In Italia la stampa non gode buona salute: e’ presa di mira dalla politica e vive una crisi legata alle sue trasformazioni. Ricordiamoci solo che laddove non esiste liberta’ di stampa c’e’ dittatura, oppressione, morte. Inevitabilmente.

Matteo Renzi si riprende il partito Democratico e la ribalta nella politica nazionale. Chi scrive lo considera un talento e una risorsa del Paese. I suoi errori? Ci sono stati e per quelli e’ stato punito. Ma tutti coloro che, al di la’ della loro appartenenza politica, lo criticano, guardino alle possibili alternative, al livello bassissimo dei suoi competitori.

Le primarie del Partito Democratico in dirittura d’arrivo. L’esito appare scontato e non é solo un fatto di sondaggi e di analisi del voto. Ciò che appare chiaro a tutti gli elettori del Pd é l’assurdità di una contesa che fa registrare una legittimazione dell’ex Matteo Renzi e la timida apparizione, in controluce, di Andrea Orlando come possibile antagonista. Michele Emiliano, altro sfidante, gli elettori devono ancora capire cosa sia rimasto a fare nel Pd, dopo essersi accertato che gli altri – D’Alema, Speranza, Bersani, Rossi ecc… se ne fossero andati altrove. Voleva rimanere da solo a rimproverare Matteo e cosi é stato. Si prevede una scarsa affluenza ed é comprensibile che sia cosi: questo dibattito interno per la leadership non ha entusiasmato e Renzi appare non avere avversari di rango. Onore al merito: il Pd rimane l’unica formazione che celebra i suoi riti e le sue liturgie e in questo contesto non é roba da poco. Se vincerà Renzi, il percorso sarà quello conosciuto. Se dovesse vincere uno degli altri due, non é difficile immaginare un’altra scissione o qualcosa che vi assomiglia.

Con la vittoria, al primo round, di Emmanuel Macron su Marine Le Pen, le elezioni presidenziali francesi riportano il Centro alla ribalta. E’ la vittoria del buon senso sul populismo – che comunque e’ in auge -, la vittoria della responsabilita’ e della costruzione sul disfattismo e sul disimpegno. Macron apre un’epoca e restituisce speranza alla speranza e alle ragioni della buona politica, ad una Europa diversa e alla razionalita’ del fare.

Lunga vita a Report e al giornalismo d’inchiesta che incarna. Innegabili negli anni i successi della trasmissione, prima sotto la guida di Milena Gabanelli e oggi con la conduzione di Sigfrido Ranucci. Ma l’eguale spazio e dignità offerta, nell’ultima puntata, alle due tesi, l’una a favore e l’altra contro le vaccinazioni per il papilloma virus, é un autogol, non fosse altro che per il fatto che la scienza e le sue argomentazioni dimostrabili e dimostrate, sta da una parte e non dall’altra. Il giornalismo d’inchiesta é un bene primario e irrinunciabile della democrazia, ma le tesi precostituite e l’autorefenzialità sono suoi nemici che stanno dietro l’angolo.