Editoriale

Quale significato può assumere la Santa Pasqua in una congiuntura come quella di oggi, in cui soffiano venti di guerra e si consolidano tensioni sociali ed economiche di enorme portata? Il monito di Papa Francesco contro le ingiustizie e le disuguaglianze nel mondo é sempre di più un grido nel silenzio e nella indifferenza generale. Il contesto politico globale si contraddistingue per incertezza, instabilità, scontri e minacce di guerra atomica. Le grandi agenzie internazionali segnano il passo e rivelano la propria inefficacia. L’Unione europea non é in grado di affermare con credibilità un progetto di dialogo e di interazione. Gli Usa devono fare i conti con la megalomania di un presidente, Trump, che deve rispondere ai propri istinti primordiali e agli interessi delle lobby che lo hanno sostenuto. La crisi mediorientale, con un Assad che ha fatto della Siria un palcoscenico di guerra, e la questione turca con un Erdogan che fa prove di dittatura con tanto di referendum di conferma, i venti di guerra nordcoreani e la furia imperialista della Cina, non lasciano presagire nulla di buono per il 2017. Pensare, del resto, che Putin possa rappresentare un mediatore tra le grandi potenze, o un facilitatore di intese al ribasso, fa capire come siamo messi male. Se a ciò aggiungiamo il terrorismo di matrice islamica e gli attentati ‘mordi e fuggi’ dei lupi solitari in franchising con l’Isis, il quadro diventa drammatico. La Pasqua, in questo momento, appare come un timido segnale di speranza al quale aggrapparsi nonostante la ragione e la real politik. Contro ogni logica e previsione ottimistica.

La verità? E’ la prima vittima della guerra. Lo pensava Eschilo, tanti secoli addietro. E non è cambiato nulla da allora. Se oggi il Cremlino, a seguito dell’attacco in Siria che è costato la vita ad 86 morti di cui 30 bambini, si permette di definirlo una ‘fake news’, ossia una notizia destituita di ogni fondamento, allora possiamo dire tranquillamente che nell’era della informazione in tempo reale e delle interconnessioni planetarie, i progressi che sono stati ottenuti sul fronte dell’accertamento della verità dei fatti, soprattutto in politica estera e nei teatri di guerra, non sono poi cosi efficaci. In realtà i progressi sono stati fatti e sono quelli che permettono di sbaragliare la propaganda di regime e l’oltraggio sistematico ai fatti. L’attacco con il gas Sarin che è registrato in Siria nella provincia di Idlib, è purtroppo una triste realtà. Si tratta di un vero affronto alla dignità dell’uomo, una lesione profonda della nostra coscienza che si interroga su cosa poteva e doveva essere fatto per scongiurare la morte di ben 30 bambini e 20 donne. Sorprende e indigna, in tale contesto, l’affermazione del ministro degli Esteri russo che ha bollato l’attacco come una fake news’. L’asse Siria-Russia è cosa ben nota ed era prevedibile che Mosca prendesse le difese di Assad. Tutto questo conferma come oggi più che mai la guerra che si combatte non è purtroppo solo quella delle armi, convenzionali o chimiche che siano, ma anche e soprattutto quella delle opposte verità, della propaganda di guerra, dell’informazione, degli attacchi informatici sul web, dei servizi di intelligence e tutti attentano alla verità delle cose, e cercano di manipolarla, insieme alle nostre coscienze e alla nostra sensibilità. La guerra di oggi si combatte con armi chimiche e con la propaganda di sempre. E uccide tanto i bambini quanto la verità.

‘Il terrorismo si è trasformato nell’arma sistematica di una guerra che non conosce confini o raramente ha un volto’. E’ il pensiero di Jacques Chirac, ex presidente della Repubblica Francese. Nulla di più vero. La convivenza impossibile con il regime della paura che il ‘terrore’ vuole instaurare é già una vittoria di chi, per ragioni economiche, religiose, politiche e di potere, vuole toglierci ciò che di più importante possediamo: la libertà e la sicurezza. L’attentato di San Pietroburgo, con i suoi 14 morti e con le decine di feriti, non sarà l’ultimo. Altri agguati, altro sangue, altre grida di dolore per le strade del mondo. Obiettivo: diffondere la paura nel pianeta, per cambiare le nostre abitudini, le nostre convinzioni. Un attacco alla civiltà. Siamo tutti coinvolti.

‘Il lavoro? Piu’ facile trovarlo giocando a calcetto che mandando un curriculum”. Sara’ vero? Probabilmente, ma sentire questa frase dalla bocca del ministro della Repubblica, dicastero Lavoro, Giuliano Poletti, fa un certo effetto. Il ministro con tanta barba bianca e poca saggezza non e’ nuovo a questo genere di affermazioni. Anzi. Appartiene infatti a quella schiera di politici che parlano senza pensare. Una disgrazia per il nostro Paese. Come quella della disoccupazione.

La logica delle appartenenze e lo schema amicus-inimicus, sempre attuale in politica, impongono che l’avversario politico – che in Italia é anche e soprattutto un nemico acerrimo – non abbia mai ragione. L’onestà intellettuale vorrebbe che venisse riconosciuta dalla controparte politica la bontà di una iniziativa, di un provvedimento, di una legge. E invece no. Il partito avversario, il politico dell’altro schieramento sbaglia sempre e su tutto. Il mio partito, la classe dirigente della mia formazione politica, invece, non sbagliano mai un colpo. Sanno sempre cosa é giusto fare e hanno una ricetta per tutto, dalla sicurezza all’economia, dalla giustizia alla politica estera. Non sarà anche per questa mancanza di onestà che i cittadini confidano sempre meno nella politica, allontanandosene sempre di più?

Quella del magistrato e’ una funzione sacerdotale. Molto piu’ di un mestiere, molto piu’ di una professione. Richiede, oltre alla competenza, doti umane e caratteriali precise: equilibrio, distacco, imparzialita’, terzieta’, riservatezza, buonsenso, moderazione, assenza di narcisismo, di protagonismo, di vittimismo, di complottismo. Proprio per questo figure come quella di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino sono da apprezzare ancora di piu’. E chi cerca di sembrare come loro, senza averne nulla in comune, fa solo sorridere.

Beppe Grillo é il blog a sua insaputa. E’ una bufala? O é vero il contrario, ossia che dei contenuti, della gestione e della proprietà del blog – vero e proprio strumento di comunicazione politica e partitica – ne risponde l’ex comico? Non é una questione di poco conto. Tutt’altro. Ne va della trasparenza dei messaggi politici del Movimento 5 Stelle. E serve anche a capire quale sia la testa pensante del Movimento, a chi attribuire gli slogan, i programmi, le invettive, i desiderata, gli insulti e tanto altro ancora.

Marcello Cimino, 45 anni, senza una casa, senza un tetto ma con tutta l’indifferenza possibile che gli gira attorno. E’ stato bruciato vivo, nel sonno: suo, del cuore e della ragione dell’uomo. La banalità cieca del male trionfa per mano di un suo simile, geloso, che gli ha dato fuoco. ‘Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo’ (Salvatore Quasimodo)

Tutti alla corte del deputato del Pd, Giacomo Portas, detentore del simbolo e del nome ‘Moderati, registrato anni fa. L’ultimo in ordine di tempo ad evocarlo é stato Angelino Alfano, e prima di lui Silvio Berlusconi. Ma il parlamentare dice no. In una intervista a Il Tempo e a Il Fatto Quotidiano, ribadisce che il suo movimento ‘I Moderati’ registrato nel 2005, può gravitare solo nell’area di centrosinistra. ‘Alfano abbandoni  Salvini e il centrodestra anche nei Comuni e nelle regioni -spiega Portas -, e si dimostri un vero moderato di centrosinistra: solo a queste condizioni potremmo varare un progetto comune’. Tutto questo per dire che i vari gruppi che si muovono al Centro e che usano la parola ‘moderati’ in ogni frase o dichiarazione politica, non potranno dare vita ad un partito con questo logo e con questo nome. E i simboli, i nomi, nonché i brand in politica contano eccome.

‘Se mio padre e’ colpevole, per lui una pena doppia’. E’ una frase ad effetto, sicuramente, quella di Matteo Renzi. Il senso e’ chiaro: la responsabilita’ di un politico e’ maggiore rispetto a quella di un cittadino semplice, ma cio’ che in questo Paese manca e’ l’effettivita’ della pena: vieni condannato, dopo tre gradi di giudizio a 6 anni di reclusione? Uscirai dal carcere esattamente dopo sei anni. La tua rieducazione avverra’ li’ dentro. Perche’ esistono anche le vittime del reato. Non solo i suoi autori.