Editoriale

Moderati sì, grigi e senza contenuti no. La convention organizzata da Stefano Parisi nel corso della quale avremmo dovuto apprendere i contenuti per il rilancio del centrodestra si e’ rivelata un flop. Almeno dal punto di vista delle idee e dei programmi. Di ‘liberale’ e di ‘popolare’ Parisi non ha detto proprio nulla. E’ del resto evidente la sua difficolta’ di ritagliarsi uno spazio politico senza inimicarsi la Lega, i maggiorenti di Forza Italia e quel Centro che sostiene Renzi e il suo governo. Stefano Parisi – uno che sinora ha il solo merito di avere perso bene contro Giuseppe Sala a Milano – per darsi una identita’ ha solo detto di voler rappresentare l’anti Renzi. Un po’ poco. Anzi nulla. Molto rumore per nulla. Speriamo che dalla automobile, la prossima volta, Stefano Parisi decida di scendere e dire qualcosa di centrodestra.

‘ I media contro di noi per coprire Renzi’. Questa l’accusa di Beppe Grillo, leader carismatico del Movimento 5 Stelle. E’ convinto che l’attenzione degli organi di stampa nei confronti del M5S sia dovuta ad una precisa regia del premier. Si parla e si scrive della inadeguatezza del sindaco di Roma Virginia Raggi per distogliere l’attenzione dei cittadini-elettori dal governo e dalle sue eventuali pecche. E’ una vecchia storia quella dell’attacco al sistema dell’informazione. Non c’é leader politico, tranne qualche rara eccezione, che non abbia rivolto accuse e immaginato oscure trame ordite dai giornali e dalle tv. Ma la domanda da fare a Grillo é la seguente: ‘ma non é forse una notizia che il sindaco donna pentastellata, alla guida della capitale italiana, abbia con ogni evidenza mentito, che abbia nascosto la vicenda giudiziaria di Paola Muraro, assessore all’Ambiente, indagata per traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e truffa da ex consulente di Ama, l’azienda che gestisce i rifiuti a Roma? Non é forse una notizia la girandola di avvicendamenti nella giunta Raggi a poche settimane dalla sua elezione? Non é forse una notizia il fatto che il direttorio del Movimento e la Casaleggio associati abbiano tentato di portare sulla retta via la ‘sindaca’, che potrebbe causare – come ha già causato per alcuni sondaggisti – un calo dei consensi per i grillini? Se tutte queste non sono notizie allora ha ragione Grillo. Sul fatto che la stampa non si interessi a Renzi e al governo, al referendum, agli scarsi successi del premier sulle politiche del lavoro e alla mancata crescita del Pil, come su altri aspetti dell’azione di governo, stenderei un velo pietoso. Il premier gode di una stampa a lui vicina, ma contro di lui vi é uno schieramento molto forte di giornali e testate che gli sono evidentemente contrari. E’ la stampa, Grillo, é la democrazia. Fattene una ragione

Caos nella giunta capitolina a guida Virginia Raggi. Si dimettono: capo di gabinetto, assessore al Bilancio, il direttore generale e amministratore unico di Atac e l’amministratore unico di Ama. In sostanza, l’ente Anticorruzione, l’Anac, avrebbe ritenuto sbagliata la procedura adottata per le nomine e l’entita’ dello stipendio assegnato ai nuovi vertici. Un caso che conferma l’inadeguatezza amministrativa e gestionale dei grillini nelle citta’ che governano. Travolti dalla ricerca di una purezza assoluta e dal confronto continuo con una base del movimento puritana che chiede l’impossibile, per distinguersi da tutte le altre amministrazioni e per ubbidire ad un elettorato che vuole non solo trasparenza ma immobilismo: perche’ solo chi sta fermo non sbaglia, perche’ solo chi tiene le mani in tasca non corre il rischio di sporcarsele. I pentastellati, nella protesta antisistema sono bravissimi. Nel governo della cosa pubblica, sinora, si sono rivelati ridicoli e grotteschi.

Ultimi giorni d’estate e primi giorni di una tragedia che porta via con se’ piu’ di 200 morti, feriti, dispersi e ingenti danni. Lazio, Marche e Umbria colpite da scosse di terremoto micidiali sebbene non fortissime. Un bilancio drammatico con cui il governo dovra’ fare i conti, che non sono solo quelli delle risorse da stanziare, ma anche e soprattutto quelle della ricostruzione, della logistica degli aiuti, degli interventi d’urgenza e del coordinamento delle forze. Il nostro Paese non e’ nuovo a tragedie simili e tutte le volte ha mostrato il suo migliore volto. I volontari, gli aiuti, la generosita’, la rete di solidarieta’ del mondo laico e di quello cattolico. L’Italia in questo non e’ seconda a nessuno nel mondo. Per un giorno siamo fieri di un cuore che, dinnanzi a simili tragedie umane, e’ uno solo e batte forte.

In politica ha preso il sopravvento il mezzo sul messaggio, la forma sulla sostanza, l’apparire sull’essere. Era importante che i tre leader Renzi, Hollande e Merkel si facessero vedere insieme, in un luogo simbolo per la Ue, intenti a trovare soluzioni per scongiurare la crisi irriversibile dell’Europa. Contenuti? Gli stessi, sia sulla crescita, sia sul fenomeno migratorio, sia sulla Brexit. Cosa cambia? Nulla. Il teatrino della politica registra una nuova messinscena, per prendere ossigeno e per prenderci in giro. I problemi sono tutti li, irrisolti. Serviva prendere tempo. Solo questo.

E’ giunta l’ora di isolare politicamente Matteo Salvini e di abbandonarlo alla sua deriva estremistica. Le oltraggiose parole pronunciate dal leader leghista contro il Capo dello Stato Mattarella ‘amico degli scafisti’, lo qualificano per quello che e’: un populista da taverna che fomenta l’odio razziale e le divisioni. Il presidente della Repubblica si era reso colpevole, al Meeting di Rimini, delle seguenti parole ‘non dobbiamo costruire muri, ci vuole umanita’ verso chi e’ perseguitato, accoglienza verso chi ha bisogno e insieme sicurezza e rispetto delle leggi da parte di chi arriva’. Parole di umanita’, che non concedono certo deroghe alla vergognosa tratta degli umani e che spingono invece all’integrazione e al rispetto della persona. Ma Salvini non puo’ accettarle, teso com’e’ a difendere il suo bacino di voti racimolato sull’odio e sulla intolleranza. Ora ha toccato il fondo. Conventio ad excludendum contro Salvini, da parte di tutte le altre forze politiche. E’ ormai una necessita’ politica e una priorita’ della decenza.

E’ davvero curioso oltre che poco edificante, osservare la furia iconoclasta di cui si fanno interpreti dirigenti della cosiddetta ‘vecchia politica’, ossia quella dei partiti come li abbiamo conosciuti e frequentati, simpatizzanti e addetti ai lavori, habitués di segreterie e membri di apparato, fornitori sistematici di curricula, incluso il proprio, uomini degli enti locali, Comuni, Province…- terze e quarte file sia chiaro, ma che aspirano a quel po’ di ribalta che il M5S promette in teoria a tutti i cittadini – e che ora sono stati folgorati sulla via di Damasco dagli slogan dei grillini per una palingenesi dell’umanita’. Tutti schierati a gridare allo scandalo contro il malaffare e il malcostume, soprattutto in Sicilia, con l’indice puntato sugli ex sodali, e mai che incontrino uno specchio o che si facciano un selfie, per ricordare le proprie biografie, i loro incarichi, la loro questua. E pensare che, per ricordare loro chi sono stati, basterebbe un semplice clic su google. Chissa’ che questa semplice ricerca sul web non la faccia prima o poi anche qualche giovanotto grillino, sempre che i suoi capi non gli dicano di soprassedere, perche’ le elezioni incombono….

Ironicamente, Winston Churchill affermava ‘ho dato le mie dimissioni, ma le ho rifiutate’. Ha 29 anni ed é il ministro svedese della Scuola e della Formazione, la piu’ giovane della storia del paese scandinavo. Era. Perche’ l’esponente del partito socialdemocratico, musulmana, arrivata come profuga dalla Bosnia Erzegovina per sfuggire alla pulizia etnica, e fermata dalla polizia nella città di Malmoe, risultata positiva all’etilometro con 0,2 grammi di alcol per litro di sangue, ha deciso di lasciare l’incarico. ‘E’ stato il piu’ grosso sbaglio della mia vita’, cosi ha dichiarato in conferenza stampa – e me ne assumero’ la responsabilità’. Perché suscita scalpore questa notizia? Semplice: i criteri di comportamento dei politici di fronte ad infrazioni, negligenze o reati, sono i piu’ vari e rispondono ad un etica della responsabilità e ad una coscienza che spesso latitano se non in rari casi come questo. Ricoprire un incarico pubblico, gestire il denaro dei contribuenti, assumere decisioni da cui dipendono i destini e la vita di milioni di persone, richiedono non solo ‘lucidita’ – sarebbe proprio il caso di dire – ma anche e soprattutto consapevolezza del proprio ruolo, della necessità di dare l’esempio. La fiducia nella classe dirigente dipende dalla loro credibilità, dal loro comportamento e dal sapere essere consequenziali, assumendosi la responsabilità delle parole che pronunciano, delle azioni che pongono in essere, e delle omissioni di cui dovessero essere colpevoli. In Italia non funziona così: molto spesso non é sufficiente neanche la flagranza, e lo sappiamo bene. Purtroppo.

“Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”, questo il titolo de Il Resto del Carlino, che si riferiva alle tre ragazze della nazionale italiana del tiro con l’arco – Guendalina Sartori, Lucilla Boari e Claudia Mandia – sconfitte alle Olimpiadi. Si é molto parlato di questa caduta di stile e della opportunità della rimozione del direttore della testata. Il giornalismo é fatto di parole e le parole, per gli addetti ai lavori quali noi siamo, presuppongono responsabilità, attenzione e coscienza professionale. Definire ‘cicciottelle’ tre ragazze, sottolineandone solo in apparenza l’aspetto pacioso e rotondo, con la scusa dell’affettuosità, é inopportuno e offensivo. Giuseppe Tassi, direttore di «Qs», rimosso giustamente dall’incarico per il titolo sulle tre arciere azzurre, si é giustificato così «Non c’era intenzione discriminatoria o sessista. Il termine aveva una connotazione affettiva. Ripulire il nostro linguaggio è un traguardo, ma senza ipocrisie». Ma di quale ipocrisia parla il giornalista? Ipocrita, a mio parere, sarebbe stato sorvolare, far finta di nulla. Offendere una donna per il suo aspetto é oltremodo grave, e nessuna attinenza ha con l’evento sportivo e con il tema trattato. Siamo responsabili, tutti, delle azioni che compiamo e delle parole che pronunciamo. Noi giornalisti ancora di più. E non abbiamo alcuna attenuante. Solidarietà alle tre atlete da un cicciottello cronico quale io sono sempre stato. Alfonso Lo Sardo

 

E’ solo un segnale la cessione del Milan ai cinesi da parte del Cavaliere? E’ il momento della ritirata strategica, di una exit strategy? Puo’ darsi. Di sicuro c’e’ che Silvio Berlusconi non si sente piu’ le forze per seguire i suoi interessi e i suoi affari. L’uomo e’ di quelli che non delegano volentieri. Vendere il Milan – che tanti successi gli ha regalato e che e’ servito, fra le altre cose, a spianargli la via della politica – non e’ stata una cosa sentimentalmente facile. E l’offerta con gli occhi a mandorla non era cosa da poter rifiutare. La politica, oggi, rimane per Berlusconi un asset in perdita: Forza Italia e’ un partito senza identita’ e strategia. E’ una forza politica rimasta fuori dai giochi di potere e dal consenso degli italiani. La carta ‘Stefano Parisi’ sembra solo un escamotage, un tentativo disperato di rialzarsi in piedi. In questo caso e’ stata la politica a lasciare Berlusconi, artefice di scelte ingenue e disastrose. Discorso diverso per le televisioni che mantengono un ruolo centrale e che sono la chiave di tutto. Berlusconi ‘nasce’ con i palazzi e soprattutto con le tv. Il calcio e la politica sono state due ‘conseguenze’, due affari per consolidare l’impero. Cosa rimane? Di Berlusconi sentiremo ancora parlare: piaccia o meno. E’ l’uomo che ha ‘occupato’ la vita di tre generazioni di italiani, che lo hanno amato e odiato, e che ora potrebbero manifestargli disinteresse e indifferenza. La vita continua.