Bce

“La crisi infinita del Monte dei Paschi e’ la punta dell’iceberg della non sostenibilita’ del sistema finanziario e bancario italiano. Sono due anni che il ministro Padoan cerca di tranquillizzare cittadini e risparmiatori, ma le sue previsioni vengono sistematicamente smentite dai fatti, mentre la lista delle banche che entrano in crisi continua ad allungarsi”. Lo dice Gianni Alemanno, di Azione nazionale, che aggiunge: “La realta’ e’ che le sofferenze bancarie, unite alla perdita di ogni margine di profitto creata dalla depressione, sta mettendo in una condizione di default quasi tutte le banche italiane, nella totale mancanza di controlli e di prevenzione da parte della Banca d’Italia e del governo. Se l’Italia non si riappropria della sovranita’ monetaria e della possibilita’ di nazionalizzare tutte le banche in crisi, rischiamo di avere la Troika in casa come e’ gia’ successo alla Grecia. Senza una svolta di vera sovranita’ nazionale, ogni intervento con fondi dello Stato italiano rischia di essere sanzionato in qualsiasi momento dalla Bce e dalla Commissione europea, aprendo appunto la strada alla troika. Padoan e Visco devono immediatamente riferire al Parlamento, perche’ non e’ possibile che tutto questo avvenga senza che la politica e la stampa, salvo poche eccezioni, si confrontino con la realta’”.

E’ di 8,8 miliardi l’aumento di capitale richiesto a Mps dalla Banca centrale europea. L’Istituto di Siena ha comunicato di aver ricevuto la richiesta attraverso due lettere da parte del Ministero delle Finanze redatte dalla Bce. La cifra segna una grossa differenza rispetto al fabbisogno di 5 miliardi indicato da Francoforte a novembre. L’ammontare sarebbe stato rivisto per le grandi dimensioni della banca, (la terza d’Italia) e dei crediti deteriorati che avrebbero determinato la  decisione di riservare a Mps un trattamento analogo a quello adottato per le banche greche ricapitalizzate con risorse pubbliche. Mps nei giorni scorsi è stata salvata con un decreto del governo che istituisce un fondo da 20 miliardi, il cosiddetto decreto salvarisparmio per le banche e i correntisti. Misure concordate con le autorità europee, come hanno spiegato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan.

I Paesi “che devono fare le riforme, devono avviarle a prescindere dalle incertezze politiche” che “restano molto elevate”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo a una domanda sul ‘vuoto’ di Governo dopo il ‘no’ al referendum sulla Costituzione nel nostro Paese ma senza citare direttamente l’Italia. C’e’ molta incertezza” sullo scenario globale e “molta di questa e’ di natura politica”, ha detto Draghi. “Basta guardare al calendario del prossimo anno” con appuntamenti molto importanti in Francia e Germania dopo quello degli Usa ma anche “ai mercati emergenti”. Gli effetti di lungo termine “ci saranno ma per ora e’ difficile capire quanto importanti saranno”. Che la Bce “riesca a fare qualcosa in merito o no e ‘ una domanda ancora aperta ma comunque quello che possiamo fare – ha concluso Draghi – e’ mantenere una mano ferma e continuare a puntare, mantenendo un adeguato livello di stimolo monetario, raggiungere il nostro obiettivo di stabilita’ dei prezzi”.

In un contesto dove “l’incertezza geopolitica e’ diventata la maggiore fonte di incertezza per i prossimi mesi”, e’ nell’interesse dell’Europa proseguire con il completamento dell’Unione economica e monetaria per “superare le vulnerabilita’”. Perche’ “una lezione importante della crisi e’ che una casa costruita a meta’ non e’ stabile, e’ fragile”. E’ il monito lanciato dal presidente della Bce Mario Draghi nel suo intervento all’Europarlamento, dove ha ricordato all’Italia che, sebbene abbia un debito “sostenibile”, non deve comunque “dormire sugli allori” in quanto “vulnerabile agli shock”, ma deve proseguire con le “riforme”. La fotografia del presente e le prospettive per il futuro sono piu’ incerte che mai. Quindi, malgrado la buona resistenza dimostrata dai mercati, non e’ questo il momento di arrestare gli sforzi per completare riforme e costruzione Ue. “Nel 2016 l’economia dell’eurozona ha dimostrato di essere resiliente nonostante le incertezze provenienti dall’ambiente politico ed economico”, ma “l’economia globale sta affrontando significative incertezze economiche e politiche” con una “crescita piu’ lenta che prima della crisi”, ha analizzato Draghi. Da sola, ha ribadito il presidente della Bce, la politica accomodante di Francoforte non puo’ e non potra’ bastare per mettere al sicuro la crescita dell’eurozona. “Lo stimolo della Bce e’ stato un ingrediente chiave della ripresa in corso”, ha sottolineato, ma “la politica monetaria non puo’ essere” l’unica carta da giocare rimandando alla prossima riunione dell’8 dicembre del board che dovra’, secondo le attese di molti, allungare la scadenza del quantitative easing da marzo a settembre. Se da un lato l’approccio fiscale positivo proposto dalla Commissione Ue va nella direzione delle “ulteriori misure” pro-crescita chieste da tempo dalla Bce, dall’altro si tratta di un provvedimento “legalmente non vincolante” perche’ il solo a fare fede resta il Patto di stabilita’. Da qui la richiesta agli stati membri “a rischio di non conformita’” (tra cui rientra l’Italia) sul bilancio e a chi ha spazio fiscale di “agire”. E proprio l’Italia e le sue banche, con il referendum costituzionale di domenica, rischiano infatti di essere nel mirino di nuove potenziali turbolenze, hanno evidenziato numerosi interventi di eurodeputati di diversi gruppi politici e Paesi, incalzando Draghi sulla questione.

Nell’economia globale “e’ probabile un aumento della volatilita’ nell’immediato futuro e il rischio di una brusca inversione resta significativo per l’aumentata incertezza politica nel mondo e per la vulnerabilita’ dei mercati emergenti”. E’ quanto si legge nell’ultimo Financial Stability Report della Bce, secondo il quale “restano molto incerte” le ricadute sulla stabilita’ finanziaria delle nuove politiche Usa, dopo la vittoria di Donald Trump. “Rispetto alle precedenti valutazioni – si legge nel rapporto – la ‘review’ prevede la possibilita’ di ulteriori cambiamenti nel prezzo degli asset, legate agli eventi politici nelle economie avanzate e alle persistenti vulnerabilita’ nei paesi emergenti”. Piu’ nel dettaglio il rapporto mette in guardia le banche europee dal rischio di “significative vulnerabilita’”. Inoltre definisce “contenuti” gli “stress sovrani” nell’area euro, grazie “alla ripresa economica in corso, alla favorevoli condizioni dei finanziamenti e allo stabile miglioramento dei bilanci”. Tuttavia, avverte, “le decisioni politiche a livello nazionale ed europeo potrebbero portare ad un indebolimento dei bilanci e degli sforzi sulle riforme strutturali. Tutto cio’, a turno, potrebbe pesare sia sulle finanze pubbliche e sulla crescita economica”.

“La ripresa dell’eurozona continua a procedere a un ritmo moderato ma costante” e “ha dimostrato un notevole resistenza agli sviluppi avversi e alle incertezze che derivano dall’ambiente globale”. Così il presidente della Bce Mario Draghi durante la plenaria dell’Europarlamento. Draghi ha ricordato che “la disoccupazione nell’eurozona sta stabilmente diminuendo” e che “oltre 4 milioni di posti di lavoro sono stati creati dal 2013 ad oggi, quando la situazione era al suo punto peggiore. La domanda interna si è rafforzata e la crescita reale del Pil ha registrato dati positivi per 14 trimestri consecutivi”, ha detto il numero uno della Bce. Il presidente dell’Eurotower ha anche sottolineato la necessità dell’attuazione delle riforme. “L’attuazione delle riforme strutturali deve essere accelerata in modo sostanziale”, ha detto Draghi e questo “riguarda in particolare le azioni delle politiche per aumentare la produttività e migliorare l’ambiente per le imprese”.

Il premio Nobel 2001 per l’Economia, Joseph Stiglitz non é uno che le manda a dire. Viene apprezzato proprio per la semplicità del suo pensiero. Le sue critiche all’Unione europea e in particolare all’euro come moneta unica non sono nuove ma lo scenario che si é venuto a creare negli ultimi mesi, dalla Brexit in poi, e la sfiducia crescente nei confronti di Bruxelles, sembrano alimentare le sue motivazioni. ‘L’austerità – spiega l’economista – ha ucciso la crescita nella Ue. Se Renzi dovesse perdere il referendum, partirebbe il processo irreversibile della fuga dall’euro da parte dell’Italia e non solo. Oggi la realtà é che i governi sono troppo deboli e che il vero potere é concentrato nelle mani della Germania e della Bce. Non si possono fare riforme con la pistola alla testa di popoli indeboliti dalla crisi. Non é una sorpresa per me vedere che Hollande é debole, che Renzi perde consensi e che in Spagna non si fa nemmeno un governo. E’ stato un errore lanciare la moneta unica senza avere le infrastrutture politiche ed economiche adeguate e capaci di gestirla’

Mario Draghi difende la politica monetaria della Bce. ”Offre l’impeto necessario alla ripresa per rafforzarsi e all’inflazione per tornare gradualmente a livelli in linea con il nostro mandato”. E assicura: la Bce usera’ tutti gli strumenti a suo disposizione ”se necessario”. Nel discorso depositato all’Imfc, il braccio esecutivo del Fmi, Draghi ribadisce che il quantitative easing andra’ avanti fino alla fine di marzo 2017 e oltre se lo riterra’ opportuno. Parole che sembrano spazzare via definitivamente le indiscrezioni su un possibile avvio, all’interno del consiglio direttivo della Bce, delle discussioni sul tapering. E il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, conferma ulteriormente le dichiarazioni di Draghi. “Non ne abbiamo mai parlato”, “ne’ ufficialmente ne’ informalmente” ”La ripresa dell’area euro continua a velocita’ moderata” spiega Draghi, mettendo in evidenza come ”le informazioni” disponibili indicano che sia resistente alle incertezze politiche ed economiche”. Da qui l’esigenza di continuare a sostenere la ripresa, ma anche di spingere i governi ad approfittare della politica monetaria accomodante, che offre ”una finestra unica di opportunita”’, per portare avanti le riforme strutturali. Definisce la ripresa europea non soddisfacente il Fmi che, comunque, promuove l’operato della Bce. L’Eurotower ha ”spazio per fare di piu’ se necessario” aggiunge l’istituto di Washington, offrendo cosi’ una spalla alla Bce contro le critiche dei falchi. Il Fmi poi esorta l’area euro ad agire sui crediti deteriorati che vanno ridotti. ”La posizione delle banche si e’ rafforzata” afferma Draghi, ammettendo pero’ che resta la ”sfida della redditivita”’, sulla quale pesa il debole contesto economico, con i bassi tassi di interesse e la curva dei rendimenti piatta che si fa sentire soprattutto sulle banche che dipendono dalla trasformazione delle scadenze. ”In risposta a fattori strutturali le banche hanno bisogno di adattare il proprio modello di business” incalza Draghi, facendo eco all’esortazione giunta proprio dal Fmi nei giorni scorsi. Il Fmi, schierandosi con la Bce, ha invitato le banche a profonde riforme e a non scaricare tutte le responsabilita’ della scarsa redditivita’ sui tassi bassi. Convinto della necessita’ di un cambiamento nel settore bancario europeo anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. L’industria dovrebbe consolidarsi e cambiare il proprio modello di business”.

“La politica monetaria della Bce non e’ il fattore principale per la bassa redditivita’ delle banche”, che piuttosto e’ associata a “una bassa efficienza operativa”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando al Bundestag in Germania, dove e’ forte la critica per la compressione dei margini d’interesse e il suo impatto sui bilanci bancari, incluso quello di Deutsche Bank. “In Germania il rapporto fra costi e fatturato e’ mediamente piu’ alto rispetto ad altre giurisdizioni”, ha aggiunto Draghi.

‘Lezione’ di Mario Draghi, presidente della Bce in audizione al Parlamento europeo ‘Concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità della spesa, perché di flessibilità già ce n’è molta, sebbene nelle regole Ue ci sia un’asimmetria. E soprattutto “andare incontro alle aspettative dei cittadini”, concentrandosi sui loro bisogni reali, ristabilendo la fiducia tra i 28 e completando l’Unione economica e monetaria. Perché anche se la Bce è intenzionata a fare uso di “tutti gli strumenti”, la politica monetaria da sola non è sufficiente. Questo il suo messaggio lanciato all’Europarlamento, rafforzato dal monito del collega Benoit Coeuré a Roma a proseguire le riforme e a non forzare le regole. “Nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità”, per questo “i Paesi che non hanno spazio fiscale dovrebbero pensare di più alla composizione del bilancio piuttosto che alla sua dimensione”, ha detto Draghi senza giri di parole rispondendo a all’eurodeputato Marco Valli (M5S) su investimenti e regole del Patto di stabilità. “Se guardiamo, molti di questi Paesi negli ultimi 10-15 anni prima della crisi hanno aumentato la spesa ma la crescita è rimasta stagnante o molto molto piccola”, ha ammonito ‘tranchant’. Nessun riferimento diretto, ma il messaggio va in tandem con quello di Coeuré: “servono ulteriori riforme strutturali, in Italia come in altri Paesi dell’eurozona”. E quelli “che hanno margini di bilancio dovrebbero usarli saggiamente; ma altri, che non hanno questo spazio di manovra, non devono forzare le regole”. Queste, però, ha riconosciuto lo stesso Draghi, hanno “un’asimmetria intrinseca”, in quanto i Paesi che non hanno margine non sono autorizzati a fare nuova spesa mentre “chi ce l’ha non è obbligato a usarlo se non vuole”, leggi la Germania.