bufale

Facebook continua l’impegno contro le fake news. Il social network ha annunciato che il livello di disinformazione e i suoi effetti saranno valutati da una commissione accademica. A renderlo noto è l’azienda statunitense in un comunicato ripreso dall’Ansa. Facebook ha diffuso un video di 12 minuti, dal titolo “Facing Fact”, in cui spiega attraverso i dipendenti come avviene la lotta alle bufale.
Una nuova campagna di alfabetizzazione, inoltre, offrirà agli iscritti a Facebook delle linee guida per riconoscere le false notizie.
La campagna sarà rivolta inizialmente agli utenti americani, per poi essere estesa agli iscritti degli altri Paesi entro il 2018.

“Il caso della fake news diffamatoria contro Boldrini, Boschi, Verducci e Sassoli, ritratti mentre avrebbero partecipato niente meno che al funerale (peraltro mai tenuto) di Riina, mostra come si possa smontare ed eliminare una bufala in pochi minuti”. Lo scrive Michele Anzaldi, deputato del Partito democratico e segretario della Commissione Vigilanza Rai, in una lettera indirizzata alla presidente Monica Maggioni e ai direttori delle varie testate giornalistiche dell’azienda Andrea Montanari, Ida Colucci, Luca Mazzá, Antonio Di Bella, Nicoletta Manzione, Gerardo Greco e Vincenzo Morgante. “Quando la notizia è emersa – continua – ho provveduto a segnalarla al capo della Polizia Franco Gabrielli e al capo della Polizia postale Nunzia Ciardi. Le attività di polizia hanno permesso di individuare l’autore della pubblicazione diffamatoria, che è stato segnalato a Facebook e il profilo incriminato è stato chiuso. Credo che una storia del genere mostri come non ci sia anonimato che tenga o nickname che difenda: le autorità hanno tutti i mezzi per individuare in pochi minuti gli autori di fake news diffamatorie, oscurarne i profili e segnalare gli episodi calunniosi all’autorità giudiziaria”. “I telegiornali Rai valutino se non sia opportuno dare la massima informazione agli utenti su questo: non esistono zone franche nella rete o utenze anonime, la polizia può individuare chiunque si macchi sui social di condotte vietate dalla legge”, conclude Anzaldi

Un decalogo contro le bufale, cioe’ una sorta di ‘cassetta degli attrezzi’ che consenta alle ragazze ed ai ragazzi di difendersi dalle false notizie che circolano sul Web. E’ il progetto ‘#BastaBufale’, presentato questa mattina a Roma, nella sede del liceo Visconti con la partecipazione della presidente della Camera, Laura Boldrini, e della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli.. L’iniziativa , che coinvolgera’ un totale di oltre 4,2 milioni di studenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado, prevede un decalogo di dieci punti, otto dei quali sono gia’ stati elaborati e due che dovranno essere formulati dagli stessi studenti.
Il primo punto e’ “Condividi solo notizie che hai verificato”; il secondo “Usa gli strumenti di Internet per verificare le notizie”; il terzo “Chiedi le fonti e le prove”; il quarto “Chiedi aiuto ad una persona esperta o ad un ente davvero competente”; il quinto “Ricorda che anche Internet e i social network sono manipolabili”; il sesto “Riconosci i vari tipi e gli stili delle notizie false”; il settimo “Hai un potere enorme: usalo bene”; l’ottavo “Dai il buon esempio; non lamentarti del buio, ma accendi una luce”. Il progetto fa parte di un piu’ ampio pacchetto di azioni che il Miur sta mettendo in campo per la prima volta sul tema del controllo delle fonti e per l’educazione civica digitale. L’iniziativa si svolgera’ con degli esperti che sensibilizzeranno gli studenti sul tema delle fake news e con la collaborazione di alcuni importanti partner quali Facebook e Google, la Camera dei deputati, la Rai, Confindustria e la Fieg. Le azioni del Miur sul fronte dell’educazione civica digitale e dell’educazione ad un uso corretto del Web rientrano nelle indicazioni sul potenziamento dell’offerta formativa previste dalla legge 107 del 2015, cosiddetta ‘Buona Scuola’.

“In uno stato di diritto internet non puo’ essere al di fuori e al di sopra della legge. I reati sono tali sia off line che on line. Le leggi ci sono, si mettano in atto. Il cittadino puo’ non sentirsi solo”. Lo afferma in un’intervista al Giornale di Sicilia, la presidente della Camera Laura Boldrini per rilanciare la propria battaglia “contro l’odio in rete e fake news”, in occasione della presentazione del suo libro sull’Europa alla Festa di Avvenire, che si terra’ stasera alle 19,30 a Terrasini nel Palermitano. “Fin dal mio insediamento ho voluto dare un segnale di contemporaneita’. Tra le 14 commissioni parlamentari non ce n’era una che si occupasse del digitale. – prosegue – L’abbiamo istituita noi, composta da deputati ed esperti. Questo tema ci riguarda tutti, e riguarda soprattutto i nostri figli. Per questo e’ importante la formazione. La commissione, che ha prodotto una dichiarazione dei diritti e doveri di internet, grazie a un accordo col ministero dell’Istruzione, sta andando nelle scuole per insegnare la consapevolezza digitale”. Per Boldrini “il messaggio da diffondere e’ che non bisogna prendere per buono tutto cio’ che circola sul web. Serve diffondere la cultura della verifica di fronte a fake news create per far soldi, per rovinare la reputazione e per seminare odio. Per questo, con la ministra Fedeli, insieme a Facebook, Google, la Rai, la Fieg e Confindustria stiamo per lanciare il primo progetto di educazione civica digitale nelle scuole. Spesso nel web regna l’impunita’”. 

Mafia capitale? Una fake news. Esisteva un sistema corrotto a Roma, diffuso, capillare, organizzato e redditizio ma non era un sistema mafioso, con le caratteristiche proprie di Cosa Nostra. Molto spesso si usano alcune parole in modo inappropriato, per produrre un effetto clamoroso e per attribuirgli importanza. Lo fanno alcuni giornalisti, ma anche certi politici e magistrati. Se tutto e’ mafia, niente è mafia. E cosi si fa il gioco della mafia. Le parole sono importanti.

Il direttore di Repubblica Calabresi davanti alla richiesta di fact checking pubblico si è dileguato con le sue fonti, non mi rimane (come lui ha richiesto) che denunciarlo civilmente, per tutelare la mia onorabilità e fare un esposto all’ordine dei giornalisti che spero prenda le distanze da un giornalismo che pubblica falsi in prima pagina e diffama chi chiede una rettifica”. Lo scrive sul blog di Beppe Grillo, Davide Casaleggio, che torna così a parlare della notizia pubblicata da Repubblica di un suo incontro con Salvini, nelle scorse settimane. “La querela l’ha già fatta Luigi Di Maio​, io procederò a fare l’esposto all’ordine dei giornalisti e la denuncia civile come suggeritomi dall’avvocato”, aggiunge Casaleggio.
“E’ passata quasi una settimana e Calabresi si è ammutolito – scrive Casaleggio -, le fonti certe sono scomparse rendendo chiaro a tutti il ‘Metodo Repubblica’: pubblicare notizie false in prima pagina, citare presunte fonti certe, tirarsi indietro davanti a un fact checking pubblico e lasciare il dubbio nelle persone che un fatto possa essere vero anche se non lo è”. Per Casaleggio “non è accettabile questo modo di fare informazione. Fonti inesistenti o inconsistenti non possono essere usate come clave mediatiche per indirizzare il pensiero degli italiani. L’operazione politica è bieca quanto evidente: far credere alle persone che esista un’alleanza del MoVimento 5 Stelle con la Lega Nord. Questo è falso. Quello che mi conforta è che i primi ad aver capito che il Metodo Repubblica non è finalizzato a un’informazione libera sono i lettori, che Repubblica perde al ritmo di 15-20.000 all’anno”.

Contro le Fake news e i tentativi della politica di screditare i media bisognerebbe “introdurre delle regole che non possono mai portare a forme di censura o di controllo pubblico che certamente nessuno auspica”. E’ quanto ha affermato, a margine di un convegno organizzato da Confindustria Lombardia nella sede di Assolombarda a Milano, il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella.

“Il problema delle fake news ha radici strutturali, non e’ un fenomeno passeggero e non va sottovalutato”. Lo sottolinea la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, intervenendo al convegno sul tema ‘#Bastabufale. Impegni concreti’. Un tema, osserva, che “riguarda la capacita’ del nostro sistema istituzionale, culturale, formativo e informativo di produrre anticorpi rispetto alle dinamiche che contribuiscono sistematicamente ad abbassare la qualita’ dei processi di informazione. E la capacita’ di quel sistema, invece, di promuovere e realizzare un dibattito pubblico serio, libero, fatto di opinioni autorevoli e partecipazione consapevole e attiva da parte di cittadine e cittadini. Perche’ la qualita’ del dibattito pubblico e’ parte della qualita’ della democrazia”. Fedeli conclude che “la diffusione incontrollata di notizie false e’ capace di danneggiare gravemente privati e aziende, influenzare l’opinione pubblica su temi importanti come la salute e la sicurezza, condizionare la politica, distruggere la reputazione di figure pubbliche, annientare la complessiva capacita’ della societa’ di attribuire fiducia e credibilita’, che sono fattori decisivi per la coesione di una comunita’”.

“Quella contro le fake news è una battaglia difficilissima. E’ la battaglia di David, la qualità delle notizie, contro non uno ma due Golia: la quantità e la velocità dell’enorme massa di notizie circolate attraverso i social network. A Viale Mazzini si sono posti questo problema?” E’ quanto scrive il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un intervento pubblicato su Affaritaliani.it. “Come intendono sfruttare big data e algoritmi nell’informazione? – chiede Anzaldi – Su questo il Consiglio di amministrazione deve dare delle risposte”.
“Il fenomeno, di cui si è parlato oggi (ieri ndr) su Radio 24 – scrive ancora Anzaldi – per un utile momento di confronto alla trasmissione di Giovanni Minoli ‘Mix 24’, è reso evidente dai numeri. A fronte dei circa 60-65mila lanci giornalieri delle agenzie di stampa, Twitter produce – solo in lingua italiana – circa due milioni e 200mia tweet al giorno. In quelle stesse 24 ore, su Facebook vengono postate almeno 6 milioni di notizie. In più, lo spontaneismo e la diffusione della Rete fanno sì che la notizia sia contemporanea, e non più successiva, al fatto. Questo rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per chi si occupa del fact-checking, la fase di controllo e verifica della notizia”.
Per Anzaldi : “Il più grande editore italiano, la Rai”, sconta “un pesantissimo ritardo su questi temi”, e come servizio pubblico invece avrebbe “il dovere di guidare l’avanguardia della lotta contro un virus, come le fake news, che rischiano di far ammalare l’intero sistema democratico”.
Aggiunge il deputato: “Quello delle fake news, è un oceano che può essere, almeno in parte, arginato. E la strada da percorrere potrebbe essere quella francese. Questo l’esempio: “In vista della delicatissima campagna presidenziale di maggio, otto testate francesi (Le Monde, L’Express, Libération, France Press, Bfm, France Télévisions, France Medias e 20 Minutes) hanno annunciato un accordo con Facebook per ridurre la diffusione delle bufale. L’arma di cui si serviranno è un dispositivo che permette di avvertire gli utenti dell’affidabilità della notizia che stanno per leggere. I contenuti che gli utenti giudicano ‘sospetti’ verranno segnalati e convogliati in un sito. Qui, grazie al lavoro dei giornalisti delle otto testate che partecipano all’iniziativa, saranno sottoposti a un’attività di fact-checking. Se almeno due media stabiliranno che la notizia esaminata è falsa, allegando un link che lo dimostra, allora, dal quel momento in poi, quel contenuto apparirà marchiato come ‘fake news’. Ancora più efficace può essere il sistema basato sugli algoritmi. Usare cioè le macchine, l’intelligenza artificiale. Opportunamente istruiti e controllati dai giornalisti, gli algoritmi potrebbero fare il lavoro sporco. Ma bisogna lavorarci perché, pur essendo possibile, un sistema del genere ancora non esiste”.

“Se la rete unifica, la ridda di informazioni false, non verificate o soltanto verosimili, divide. Tuttavia, la post-verita’ puo’ anche essere una provocazione a cercare la verita’, che san Tommaso definiva come corrispondenza tra realta’ e intelletto”. Cosi’ l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola. “Noi abbiamo tutte le forze, se viviamo insieme, per attraversare in modo costruttivo questa epoca senza giudicare in maniera irrimediabile questa fase che stiamo vivendo. Non dobbiamo avere paura, se rimettiamo in piedi il soggetto”, ha aggiunto il cardinale, intervenendo all’annuale incontro coi giornalisti, organizzato dall’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Milano e l’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) in occasione del patrono San Francesco di Sales. Scola – si legge in una nota – ha dialogato sul tema ‘Vero, verosimile, post-verita” con Daria Bignardi (direttore RaiTre), Carlo Verdelli (direttore dimissionario dell’informazione Rai) e Massimo Bernardini (autore e conduttore di ‘TvTalk’ su RaiTre) davanti a 400 giornalisti presenti all’incontro.