“Quella contro le fake news è una battaglia difficilissima. E’ la battaglia di David, la qualità delle notizie, contro non uno ma due Golia: la quantità e la velocità dell’enorme massa di notizie circolate attraverso i social network. A Viale Mazzini si sono posti questo problema?” E’ quanto scrive il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, in un intervento pubblicato su Affaritaliani.it. “Come intendono sfruttare big data e algoritmi nell’informazione? – chiede Anzaldi – Su questo il Consiglio di amministrazione deve dare delle risposte”.
“Il fenomeno, di cui si è parlato oggi (ieri ndr) su Radio 24 – scrive ancora Anzaldi – per un utile momento di confronto alla trasmissione di Giovanni Minoli ‘Mix 24’, è reso evidente dai numeri. A fronte dei circa 60-65mila lanci giornalieri delle agenzie di stampa, Twitter produce – solo in lingua italiana – circa due milioni e 200mia tweet al giorno. In quelle stesse 24 ore, su Facebook vengono postate almeno 6 milioni di notizie. In più, lo spontaneismo e la diffusione della Rete fanno sì che la notizia sia contemporanea, e non più successiva, al fatto. Questo rappresenta un ostacolo quasi insormontabile per chi si occupa del fact-checking, la fase di controllo e verifica della notizia”.
Per Anzaldi : “Il più grande editore italiano, la Rai”, sconta “un pesantissimo ritardo su questi temi”, e come servizio pubblico invece avrebbe “il dovere di guidare l’avanguardia della lotta contro un virus, come le fake news, che rischiano di far ammalare l’intero sistema democratico”.
Aggiunge il deputato: “Quello delle fake news, è un oceano che può essere, almeno in parte, arginato. E la strada da percorrere potrebbe essere quella francese. Questo l’esempio: “In vista della delicatissima campagna presidenziale di maggio, otto testate francesi (Le Monde, L’Express, Libération, France Press, Bfm, France Télévisions, France Medias e 20 Minutes) hanno annunciato un accordo con Facebook per ridurre la diffusione delle bufale. L’arma di cui si serviranno è un dispositivo che permette di avvertire gli utenti dell’affidabilità della notizia che stanno per leggere. I contenuti che gli utenti giudicano ‘sospetti’ verranno segnalati e convogliati in un sito. Qui, grazie al lavoro dei giornalisti delle otto testate che partecipano all’iniziativa, saranno sottoposti a un’attività di fact-checking. Se almeno due media stabiliranno che la notizia esaminata è falsa, allegando un link che lo dimostra, allora, dal quel momento in poi, quel contenuto apparirà marchiato come ‘fake news’. Ancora più efficace può essere il sistema basato sugli algoritmi. Usare cioè le macchine, l’intelligenza artificiale. Opportunamente istruiti e controllati dai giornalisti, gli algoritmi potrebbero fare il lavoro sporco. Ma bisogna lavorarci perché, pur essendo possibile, un sistema del genere ancora non esiste”.