centrodestra

Pd e M5S perdono terreno a vantaggio dei partiti di centrodestra. Lo rileva l’ultimo sondaggio Index Research, realizzato per In Onda, la trasmissione de La 7 condotta da Luca Telese e David Parenzo. Alla domanda: “Se ieri si fossero tenute le elezioni politiche, lei per quale partito avrebbe piu’ probabilmente votato?, il 26,1% ha indicato il Pd, lo 0,3% in meno rispetto ad una settimana fa. L’M5S scende al 27,8%, perdendo 0,2%. Forza Italia rimane stabile al 13,4% Fratelli d’Italia cresce ancora anche se di poco e si attesta arriva al 5,4%. La Lega Nord allunga il passo al 14,2%. Le coalizioni Centrodestra unito (FI, FDI, Lega, Direzione Italia, Rivoluzione Cristiana, Idea, Movimenti Nazionale, UDC, Popolari) sempre piu’ forte, guadagna quasi mezzo punto in una settimana e si posiziona al 35%. Il centrosinistra unito (Pd, MDP, SI, Possibile, Campo Progressista, Centro Democratico) perde lo 0,3% e si attesta al 33,1%. In leggero calo anche il Movimento Cinque Stelle che scende al 27,8% (-0,2). Focus M5S: per 6 su 10 non e’ pronto a governare. Il “Caso Roma” Il Movimento 5 Stelle non e’ pronto a governare per sei italiani su 10. Lo rivela l’istituto di ricerca diretto da Natascia Turato che questa settimana per la trasmissione In Onda ha dedicato un focus al Movimento. La proposta avanzata da Silvio Berlusconi di candidare il manager come laeder della coalizione non trova gli elettori d’accordo. Secondo il sondaggio Index Research oltre 7 su 10, precisamente il 71,2% degli intervistati non pensano che Marchionne potrebbe essere il candidato Premier del centrodestra. Il candidato premier piu’ gradito e’ invece Matteo Salvini, fermamente in testa alla classifica. Segue lo stesso Berlusconi a 12 punti di distanza. In terza posizione Giorgia Meloni e a seguire Giovanni Toti.

“A livello locale l’alleanza con Forza Italia funziona. Il centrodestra funziona e amministra bene in Lombardia, Veneto, Liguria e in centinaia di Comuni. Non capisco perché non farlo anche a livello nazionale”. Matteo Salvini, intervenendo a Coffee Break su La7, ha ribadito il proprio progetto di un’alleanza di centrodestra per le elezioni politiche nazionali, partendo da quello che accade già in molte amministrazioni locali. Sul tema del leader, però, il segretario della Lega ha detto che la cosa peggiore è continuare a fare dei nomi che vengono regolarmente accantonai a breve. “Prima di sapere chi sarà il centravanti – ha detto usando una metafora calcistica – credo che si voglia sapere che progetto abbiamo per i prossimi 20 anni. Chi sarà il portavoce lo decideranno poi gli elettori”. In tema di alleanze, comunque, Salvini ha lasciato una porta aperta al Movimento 5 stelle. “Non ritengo come dicono Renzi e Berlusconi – ha detto ad Andrea Pancani – che i 5 stelle siano un gruppo di pericolosi sovversivi, e in democrazia contano i voti che si prendono. A onor del vero a Roma dopo un anno di Raggi è un disastro e io non sono d’accordo sul reddito di cittadinanza, che è un reddito di immigrazione, ma dico che di certo non farò mai un’alleanza con Renzi’

Silvio Berlusconi in una cena di qualche giorno fa a palazzo Grazioli ha citato i nomi di Sergio Marchionne, Mario Draghi e Carlo Calenda ma non ha mai indicato candidature per la premiership del centrodestra. Lo hanno fatto rilevare in ambienti di Forza Italia in riferimento ad alcune voci circolate ieri. Viene sottolineato che l’ex premier avrebbe citato questi nomi per indicare quelle che dovrebbero essere, a parer suo, le caratteristiche di un candidato ma non non c’è stata alcuna investitura.

“Io uccidere il padre come Renzi? In qualsiasi professione ci si deve fare largo a spallate, ma sono convinto che l’elemento anagrafico non sia un tema politico”. Lo ha detto Giovanni Toti, governatore della Liguria, nel corso della terza serata della rassegna Garda D’Autore intervistato da Claudio Brachino e Peter Gomez. “Si ripropone solo quando si fanno le rivoluzioni alla Renzi, che sembrava aver fatto piazza pulita ma adesso sembra il film ‘A volte ritornano’. Piaci per una stagione, scardini un paese, ma poi se non dai risposte, se le tue riforme non piacciono a nessuno, il debito pubblico cresce, significa che non e’ la strada giusta”, spiega Toti, secondo il quale il centrodestra “ha bisogno di una squadra, non di un leader”. “L’uomo solo al comando e’ una decisione che la politica prende sempre nei momenti di difficolta’. Abbiamo vissuto il leaderismo di Berlusconi, poi quello di Renzi, poi di Grillo, solo se giochiamo in squadra facciamo il bene di questo Paese. Ognuno di noi deve avere il suo ruolo e giocando in squadra se hai 11 Donnarumma in campo non vinci il campionato”, sottolinea Toti, auspicando che Fi “pensasse seriamente al suo futuro”. “Vorrei che lo facesse anche Silvio Berlusconi perche’ la sua statura e’ tale che vorrei che si consegnasse come il De Gaulle italiano. Noi viviamo in una seconda Repubblica inventata e costruita da lui e siamo tutti in qualche modo suoi figli”, osserva Toti.

Ancora sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, alla luce di una crisi politica generalizzata che vede il Pd sempre piu’ spaccato al suo interno tra area Renzi e area Franceschini. Una tensione interna ad alto rischio, soprattutto dopo l’uscita dal Pd della componente che fa riferimento a Bersani e a cui guarda con particolare interesse il movimento lanciato da Pisapia. Misterioso, ma non troppo, il tentativo di Prodi di ricondurre le diverse correnti ad un’unica Sinistra, perche’ e’ sempre piu’ evidente che solo uniti si vince, mentre a sinistra si respira un clima sempre piu’ individualista e autoreferenziale. Esattamente quello che e’ successo a destra quattro anni fa, quando, uscito di scena Berlusconi, si sono moltiplicati partiti e partitini, nel vano tentativo di definire sempre meglio piccole identita’ particolari. Ma se a sinistra la divisione e’ sempre in agguato, a destra, nonostante la lezione ricevuta, la ricomposizione stenta a trovare una vita forte ed unitaria e il ritorno in scena di Berlusconi e’ salutato come una speranza e come un rischio”. Lo dice Paola Binetti, deputata dell’Udc, che aggiunge: “Risolto il problema dei delfini, perche’ come ha affermato ieri Berlusconi, non essendo una monarchia non ci sono ne’ ci saranno mai delfini, resta comunque aperto il problema della successione in un centrodestra che tutti danno in ripresa e con ampie possibilita’ di vincere, ma solo se sapra’ ritrovare la sua unita’. In definitiva il problema chiave resta sempre questo: capire come si possa rimanere uniti davanti alle provocazioni di un contesto socio-culturale in rapidissima evoluzione o come si possa ricostruire l’unita’ dopo i primi segnali di crisi”

“E’ meglio parlare di contenuti, non di chi e’ il fondatore e chi il delfino, roba da regni monarchici”. Lo ha detto Matteo Salvini in un’intervista alla Stampa, sottolineando che “in 23 anni e’ cambiato il mondo”.
Ha aggiunto il segretario della Lega Nord: “i meriti storici di Berlusconi, in campo imprenditoriale, politico, televisivo e calcistico, non li nega nessuno. Ma non posso riproporre agli italiani quello che, bene o male, funzionava 20 anni fa”. Salvini sottolinea: c’e’ una grande opportunita’ per un confronto di merito: il 16 luglio a Piacenza faremo un’assemblea sul programma”, “aperta a tutti. Invitero’ Berlusconi e Giorgia Meloni. Chi vuole venire e’ benvenuto per parlare di programmi e non di leadership”.

Nonostante una lieve flessione rilevata nelle ultime settimane, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico si confermano le principali forze politiche del Paese. Se si votasse oggi per Camera, il Movimento di Grillo otterrebbe il 28%, superando di un punto e mezzo il partito di Renzi, attestato al 26,5%. Sono i dati, rilevati nelle ultime 48 ore, dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis che ha verificato gli effetti delle Amministrative sul consenso alle Politiche. La Lega otterrebbe il 13,7%, di fatto affiancata da Forza Italia al 13,5%. Fratelli d’Italia avrebbe il 4,8, Articolo 1 di Bersani il 3,7, Area Popolare con i Centristi il 3,1; al 2,5% Sinistra Italiana. Il voto locale conferma la crescita dell’area di Centro Destra, rilevata negli ultimi mesi dall’Istituto diretto da Pietro Vento: la somma complessiva dei tre partiti guidati da Salvini, Berlusconi e Meloni, che si fermava al 27% nel novembre scorso, cresce in aprile al 30% ed al 32% oggi, nonostante alcune evidenti distanze tra i 3 leader. Sul quadro politico pesa soprattutto una crescente disaffezione al voto degli italiani, che – anche nelle recenti amministrative – ha inciso in modo significativo sui risultati di PD e M5S, inferiori alle attese. Il trend evidenzia il netto calo dell’affluenza. Secondo la stima Demopolis, si recherebbero oggi alle urne circa 6 milioni di elettori in meno rispetto alle Politiche del 2013: voterebbero meno di 30 milioni di italiani, oltre 17 milioni sceglierebbero l’astensione.  In base alla simulazione odierna effettuata da Demopolis, escludendo gli eletti all’estero e le minoranze linguistiche, il M5S otterrebbe alla Camera 183 seggi, il PD 178, la Lega 89, Forza Italia 88; supererebbero la soglia anche Fratelli d’Italia con 30 deputati, Articolo 1 con 24 e AP con 20. Con questi numeri, nessuna forza politica avrebbe una maggioranza in grado di ottenere la fiducia per un nuovo Governo. Un’alleanza post voto PD-Sinistra-Centristi otterrebbe, nel complesso, 228 seggi, il Centro Destra 207; il Movimento 5 Stelle, da solo, 183. Perfino un’alleanza più vasta, dal PD a Forza Italia – secondo la proiezione dell’Istituto Demopolis – si fermerebbe a 292: ben lontana dalla maggioranza di 316 seggi necessaria per dar vita ad un nuovo Governo. 

“Siamo stati imprescindibili per il centrodestra”. Giorgia Meloni, dal Corriere della Sera, manda un messaggio preciso a Silvio Berlusconi: “E’ finita la ricreazione”. “Hanno avuto ragione quelli, come me e Toti, che invece di fare polemiche hanno lavorato per l’unione del centrodestra”, rivendica la leader di Fratelli d’Italia. “Con candidati credibili e idee chiare non c’e’ partita”, assicura. “Non si fanno piu’ inciuci. Ora basta ammiccare a Renzi o a Grillo, che sono due facce della stessa sinistra. Gli italiani hanno punito chi ha inciuciato con Renzi – avverte ancora Meloni – anche Tosi, che pure da sindaco di Verona era molto amato”.

“Piuttosto che dibattere su formule politiche, il centrodestra deve ritrovare sui programmi e sulle proposte concrete le ragioni dell’unità”. Lo dichiarano i senatori Altero Matteoli e Gaetano Quagliariello, annunciando per il prossimo mercoledì 28 giugno, alle ore 17:30 presso l’Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato, il terzo appuntamento promosso dalla fondazione ‘Libertà per il Bene comune’ e dalla fondazione ‘Magna Carta’ per ”un confronto tra le forze di centrodestra sui principali temi dell’agenda politica”. Il dibattito, al quale parteciperanno Guido Crosetto, Raffaele Fitto, Giancarlo Giorgetti, Altero Matteoli, Gaetano Quagliariello e Giovanni Toti, moderati da Francesco Verderami e introdotti dall’economista Emanuele Canegrati e dal presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, sarà dedicato alla Flat Tax, ”una riforma fiscale -spiegano i due promotori- che le nostre fondazioni sono state fra le prime a introdurre nel dibattito pubblico italiano” e che ”correttamente declinata può rappresentare un tema unificante per il centrodestra e una ricetta rivoluzionaria e sostenibile per proporre agli italiani un nuovo patto fiscale a fronte di un fisco oggi farraginoso e rapace”.

“Nessuna divisione all’interno del centrodestra. Certo, ci sono differenze ed è giusto che ci siano, dato che rappresentiamo tradizioni, storie e culture politiche diverse”. È quanto afferma il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in un’intervista al settimanale ‘Tempi’ in edicola domani, realizzata da Fabrizio Ratiglia e dal direttore Alessandro Giuli. “Noi siamo liberali con una profonda radice cristiana – aggiunge Berlusconi – ci identifichiamo con convinzione nel Partito Popolare Europeo, di cui siamo espressione in Italia, rappresentiamo il centro alternativo alla sinistra, quello che vince in tutta Europa. Con queste caratteristiche Forza Italia svolge un ruolo trainante, confermato dai risultati elettorali. I nostri alleati svolgono una funzione diversa, complementare a questa, di grande dignità, perfettamente compatibile”. “Non c’è nessuna incomunicabilità da superare. C’è la normale dialettica fra forze politiche alleate ma distinte. Non siamo un partito unico e non lo diventeremo. Il patto va benissimo, ma vorrei che riguardasse le cose che vogliamo fare insieme: per noi sono essenziali meno tasse sulle persone, sul lavoro e sulle imprese, la flat-tax più bassa possibile e uguale per tutti, con una esenzione fino a 12.000 euro, un “reddito di dignità” che affronti da subito il vero scandalo italiano, 15 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta o relativa. E poi meno burocrazia, più sicurezza, blocco dell’immigrazione clandestina, un diverso rapporto con l’Europa, ricupero della sovranità monetaria attraverso la doppia moneta”, conclude. “Il centrodestra – prosegue – non è tornato, è sempre stato la maggioranza naturale degli italiani”. “Senza dubbio – annuncia Berlusconi -il Movimento Cinque Stelle ha dimostrato di non saper governare le città, ma anche il Pd non può certo essere fiero dei risultati dei suoi sindaci. Noi vinciamo per la qualità delle nostre idee e delle persone che le rappresentano, donne e uomini che non sono professionisti della politica, ma che nella società civile, nel lavoro, nelle professioni, nell’impresa, nell’impegno sociale, nella cultura, hanno dimostrato quello che sanno fare ed hanno voglia di mettere le loro capacità al servizio della collettività”.