Cnel

Il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina di Tiziano Treu a Presidente del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). Lo ha comunicato il governo in una nota. Ex ministro del Lavoro e dei Trasporti, Treu è stato consigliere del Cnel fino al luglio 2015. E’ stato anche uno dei quasi 200 giuristi che firmò il Manifesto per il sì al Referendum costituzionale di dicembre che, tra l’altro, prevedeva l’abolizione del Cnel. Il suo nome è anche legato alla legge del 1997, ‘Pacchetto Treu’, che introdusse in Italia il lavoro interinale e altri contratti di lavoro atipico.

“Il Paese non ha bisogno di uomini soli al comando. O l’Italia si muove tutta insieme o non va da nessuna parte”: per questo e’ necessario “che il Governo dialoghi, non strumentalmente, con le parti sociali”. E’ quanto sostenuto dal Consiglio nazionale dell’Economia e del lavoro (Cnel) in audizione sul Def davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato. Per quanto riguarda il tema delle famiglie in poverta’ – circa 13 milioni di persone versano in condizioni gravemente disagiate – “nel Def mancano adeguate proposte – si osserva in una nota – la poverta’ crescente, +155% dal 2007, implicherebbe un ripensamento completo del sistema di protezione sociale. Il Cnel registra, con rammarico, la mancata previsione nel Def e nei suoi allegati di un nuovo sistema degli assegni familiari che venga in aiuto alle famiglie con figli”. E continua: “Non si parla di cifre e non sono previste politiche per incoraggiare la natalita’ e manca una riduzione dell’Irpef per le famiglie numerose. Le proposte di politica sociale contenute nel Def non sono assolutamente sufficienti per riavviare il cosiddetto ascensore sociale, cioe’ l’aspettativa di miglioramento per se’, per la propria famiglia e per la comunita’”. Sulle questioni europee, poi, “serve una svolta culturale e politica. A fronte di un consenso sempre piu’ decrescente verso l’Europa, sono necessarie iniziative coraggiose quali la predisposizione di un bilancio comune, un ministro dell’Economia e un ministro dell’Interno comuni”. Da ultimo il presidente del Cnel ha fatto presente che “a tutt’oggi, il Cnel non e’ posto, nonostante l’esito del referendum costituzionale, nelle condizioni minime per poter operare: da gennaio 2015 i consiglieri del Cnel lavorano gratuitamente finanziando di tasca propria le varie attivita’”.

“Credo che l’elettorato moderato oggi sta guardando al SI’ perche’ ha paura che dopo il NO ci sia il vuoto”. Cosi’ Stefano Parisi, leader di Energie per l’Italia, Stefano Parisi, parlando del referendum costituzionale dai microfoni di Mix24 su Radio 24. “Io penso che innanzitutto – ha spiegato – dobbiamo dimostrare che se vince il NO in Italia c’e’ comunque una continuita’ e c’e’ soprattutto una forza di governo che e’ il centro destra che si candida a governare con serieta’ e fa le riforme vere”. Secondo Parisi “Sempre i fronti del NO sono variegati. Non e’ certo un’alleanza politica strategica. Anche con Zagrebelsky credo che io sia una delle persone piu’ lontane al mondo da Zagrebelsky eppure siamo nel fronte del no” Quello di Parisi e’ un No alla riforma “Complessivo, perche’ mantiene una grande confusione nel rapporto tra regioni e stato. Azzera definitivamente qualsiasi forma di federalismo fiscale in Italia. Il che vuol dire che, se passa il SI’, le tasse a tutti i livelli, anche a livello locale le decidera’ il Presidente del Consiglio. Poi il nuovo Senato e’ una grande confusione. Guardi di cosa buona c’e’ l’abolizione del CNEL”.

Le riforme costituzionali consentiranno di risparmiare 490 mln l’anno. Lo spiega il ministro Maria Elena Boschi, al question time della Camera. I risparmi immediati resi possibili dalle riforme costituzionali prevedono la “riduzione del 33 per cento delle indennita’ parlamentari, perche’ avremo una riduzione sostanziosa del numero dei senatori, per un risparmio di circa 80 mln l’anno che derivano dalle indennita’ e dai rimborsi dei senatori”, spiega Boschi, rispondendo a una interrogazione di Stefano Quaranta di Sinistra Italiana. A questi “si aggiungono 70 mln l’anno” di risparmi “per il funzionamento delle commissioni, per la riduzione dei rimborsi ai gruppi al Senato, a cui possiamo aggiungere la progressiva riduzione nel tempo dei funzionari che saranno necessari, grazie al ruolo unico e all’unificazione” nella gestione del personale “di Camera e Senato”. Dal superamento delle province arriveranno “solo in termini di risparmio di personale politico 320 mln l’anno. Per quanto attiene l’abolizione del Cnel, si avrà un risparmio annuo di 20 mln”.