Fbi

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto un duro attacco al Federal Bureau of Investigation statunitense (Fbi) per le fughe d’informazioni e le indiscrezioni non confermate che hanno costellato il primo mese della nuova amministrazione presidenziale Usa. La porosita’ dell’agenzia investigativa, ha denunciato Trump nella giornata di venerdi’, costituisce un grave impedimento all’azione del suo governo e un rischio per la sicurezza del paese. Il presidente, che accusa la comunita’ d’intelligence Usa di aver scatenato una battaglia politica contro la sua amministrazione, ha chiesto l’avvio di una indagine immediata per esporre i responsabili della fuga di indiscrezioni. La denuncia pubblica di Trump – scrive il “New York Times” – giunge dopo l’ennesimo attacco non sostanziato alla Casa Bianca da parte di fonti anonime dell’Fbi, subito rilanciato dai principali quotidiani Usa: stando alla Casa Bianca, l’amministrazione presidenziale avrebbe chiesto all’Fbi di rigettare un documento riguardante ipotetici contatti tra collaboratori di Trump e funzionari dell’intelligence russa.

L’Fbi ha lanciato l’allerta terrorismo su possibili attentati dell’Isis negli Stati Uniti durante le festività natalizie. L’allarme riguarda soprattutto le chiese e i luoghi di raccolta, riferiscono media Usa. L’avvertimento giunge dopo l’attacco al mercato di Natale di Berlino e dopo l’esortazione sul web, da parte di un gruppo terroristico, ad attacchi contro luoghi di culto americani. Al momento si sta indagando sul link pubblicato online e non ci sarebbero comunque minacce ‘specifiche o credibili”.

Casa Bianca sempre piu’ vicina per Hillary Clinton a 48 ore dal voto. Tutti i sondaggi di questo weekend che precede l’Election Day vedono la candidata democratica accelerare verso il traguardo e in vantaggio nello sprint finale. Con l’impetuosa rimonta di Donald Trump che sembra aver esaurito la sua spinta. Ma la vera bomba alla vigilia del voto e’ la nuova lettera del numero uno dell’Fbi, James Comey, al Congresso. Una lettera in cui certifica, senza giri di parole, che l’indagine sulle email di Hillary Clinton e’ chiusa. Tutte sono state esaminate, senza che sia stata trovata traccia di illeciti. Per questo – scrive Comey – non ci sara’ nessuna richiesta di incriminazione dell’ex segretario di Stato. “Valgono le stesse conclusioni del luglio scorso”, afferma, quando l’Fbi bacchetto’ Clinton per la disinvolta e imprudente gestione del suo account privato di posta elettronica ma non riscontro’ reati. Un colpo durissimo per Trump, forse quello del ko. Mentre la candidata democratica, dopo la ‘sorpresa d’ottobre’ che l’aveva fatta precipitare nei sondaggi, tira un enorme sospiro di sollievo. Si dice soddisfatta e ora guarda con grande ottimismo a martedi’ 8 novembre. Anche perche’ nelle ultime ore a spingere la candidata democratica ci sono soprattutto gli elettori ispanici, che hanno approfittato del fine settimana per recarsi in massa alle urne per il voto anticipato. Con i dati sull’affluenza in stati chiave come la Florida o il Nevada che fanno sorridere la campagna della Clinton. Anche se finora non si e’ registrato il boom del 2008 quando in gara c’era Barack Obama.

Non accennano a placarsi le polemiche per il mailgate. Hillary Clinton, nonostante il vantaggio accumulato, perde punti nei sondaggi su Donald Trump che loda Comey: “ha avuto coraggio”. Barack Obama esclude che stia segretamente cercando di condizionare le elezioni del prossimo otto novembre prossimo. Ma James Comey resta al centro della bufera politica esplosa venerdì scorso, quando ha scritto una lettera al Congresso annunciando a sorpresa il ritrovamento di email che potrebbero essere rilevanti nell’indagine – chiusa lo scorso luglio senza alcuna incriminazione – sull’uso di un account di posta elettronica e di server privati da parte di Hillary Clinton quando era segretario di Stato. La diretta interessata intanto tiene duro. Emana fiducia e si dice certa che l’analisi in corso di quella mole enorme di email porterà gli inquirenti “alla stessa conclusione che hanno raggiunto quando hanno analizzato le mie email nell’ultimo anno”. Nessuna incriminazione, appunto. I 650.000 messaggi di posta elettronica appartengono a Huma Abedin, l’assistente più fidata della candidata democratica e da lei definita la sua seconda figlia. Abedin però sembra non avere la minima idea di come quelle email (trovate nel corso di un’inchiesta separata, quella relativa all’invio di sms a sfondo sessuale da parte dell’ex marito Anthony Weiner a una minorenne) siano finite sul pc dell’ex coniuge; non sa nemmeno quanto il loro contenuto sia importante.

L’annuncio a sorpresa sulla riapertura delle indagini del Federal Bureau of Investigation (Fbi) a carico della candidata democratica alla presidenza Usa, Hillary Clinton, si e’ abbattuto venerdi’ sulla campagna elettorale a pochi dal voto, spingendo la diretta interessata e il suo partito a rivolgere durissime critiche all’agenzia investigativa e al suo direttore, James B. Comey. Questi ha reso noto che gli investigatori hanno rinvenuto 650 mila email in un portatile appartenuto all’ex repubblicano Anthony Weiner, ex marito di Huma Abedin, braccio destro della Clinton. Una prima analisi delle email dimostrerebbe che migliaia di queste sono state inviate dal server di posta privata su cui la Clinton dirotto’ l’intera corrispondenza del dipartimento di Stato Usa quando ne era a capo, tra il 2009 e il 2012, per poi cancellarla al termine del suo mandato. La decisione di Comey di annunciare la riapertura delle indagini al Congresso e poi al pubblico, pero’, ha sollevato critiche durissime da parte del dipartimento di Giustizia, secondo cui l’Fbi non era autorizzata ad avviare le indagini sulle e-mail senza l’ordinanza di una corte, dal momento che il materiale probatorio e’ stato rinvenuto nell’ambito di un altro processo a carico di Weiner. Prima ancora dell’annuncio – sottolinea il “Wall Street Journal” – l’apparato della giustizia statunitense, e persino i ranghi dell’Fbi, apparivano gia’ minati da profonde divisioni in merito alla gestione delle gravissime accuse alla Clinton, specie dopo le rivelazioni di Wikileaks che hanno ampliato le dimensioni dello scandalo e svelato possibili tentativi di insabbiamento da parte di diverse anime del governo federale. La scoperta delle 650 mila e-mail nel portatile di Weiner risalirebbe ai primi di ottobre: l’Fbi stava ispezionando il portatile alla ricerca di materiale pedopornografico, quando si e’ resa conto che migliaia di e-mail provenivano dal server privato che Clinton ha cancellato, sottraendone cosi’ il contenuto agli investigatori. A quel punto l’agenzia ha condotto una analisi preliminare delle e-mail su ordine del vice direttore dell’Fbi, Andrew McCabe, a sua volta al centro dello scandalo dopo le rivelazioni di WikiLeaks secondo cui la moglie avrebbe ricevuto 800 mila dollari di donazioni dal Partito democratico, proprio mentre questi supervisionava le indagini a carico di Clinton. Dettagli e indiscrezioni raccolte dal “Wall Street Journal” confermerebbero che diversi alti funzionari dell’agenzia hanno tentato di impedire la riapertura delle indagini, contestando la rilevanza del materiale probatorio rinvenuto sul portatile di Weiner. L’annuncio della riapertura delle indagini a carico della candidata democratica alla presidenza Usa, Hillary Clinton, e’ stato accolto da un’ondata di critiche e accuse al direttore dell’Fbi James Comey. Il leader dei Democratici al Senato, Harry Reid, ha rivolto a Comey l’accusa piu’ grave, sostenendo che annunciando pubblicamente la riapertura delle indagini a soli dieci giorni dal voto il funzionario potrebbe aver abusato del suo potere e violato l’Hatch Act, che proibisce all’agenzia di influenzare le elezioni. L’accusa e’ stata rilanciata dal “Washington Post” attraverso un editoriale di Richard W. Painter, a capo della commissione etica della Casa Bianca tra il 2005 e il 2007. Lo stesso quotidiano ospita un secondo editoriale durissimo nei confronti di Comey, firmato dall’ex procuratore generale Usa Eric Holder (2009-2015), che definisce la condotta dell’Fbi “un errore gravissimo”.

“E’ molto strano annunciare una cosa del genere con così poche informazioni proprio alla vigilia delle elezioni: infatti non è solo strano, è senza precedenti e profondamente preoccupante”. Così Hillary Clinton ha attaccato duramente, in un comizio, la notte scorsa in Florida, la scelta del direttore dell’Fbi, James Comey, di annunciare venerdì scorso la decisione di riaprire l’inchiesta sul Mailgate dopo il ritrovamento di nuove mail, senza però fornire ulteriori dettagli. Rientra cosi in gioco, nonostante il gap maturato, il magnate Trump, ma non sembra che la sua rincorsa sulla Clinton possa avere esito positivo, a meno che non si scoprano altri scandali, piu’ o meno pilotati.

Ancora incubo ‘Emailgate’ per Hillary Clinton, candidata democratica alla Casa Bianca alle presidenziali 2016. Il direttore dell’Fbi, James Coley, ha comunicato in una lettera ai membri del Congresso che verranno riaperte le indagini per controllare nuove mail dell’allora segretario di Stato con l’obiettivo di verificare se contenevano materiale classificato. Comey ha precisato che l’Fbi non può ancora dire se le email “possono essere significative”. Lo scambio di comunicazioni è stato scoperto in una vicenda non collegata alla precedente. A luglio, dopo un’indagine su oltre 30.000 e-mail, l’Fbi aveva deciso di non chiedere l’incriminazione della Clinton per l’utilizzo dell’account privato di posta elettronica al posto di quello governativo, mentre era segretario di Stato, a scopo professionale. L’Fbi riscontrò solo “gravi leggerezze” e il dipartimento di Giustizia archiviò il caso. La decisione di riaprire l’indagine è stata annunciata a 11 giorni dalle elezioni statunitensi.

Il colosso del web Yahoo è al centro di una nuova bufera dopo il furto di milioni di informazioni private da parte di un gruppo di hacker. Yahoo avrebbe scannerizzato in segreto centinaia di milioni di indirizzi di posta elettronica dei propri utenti per metterli a disposizione degli 007 Usa, dall’Fbi alla National Security Agency. Lo rivela l’agenzia Reuters, citando fonti vicine al dossier. Sarebbe il primo caso che vedrebbe una societa’ fornitrice di servizi internet acconsentire alle agenzie di intelligence Usa il  controllo di tutte le email in arrivo, compresi gli allegati. L’amministratore delegato Merissa Mayer avrebbe obbedito alla richiesta di informazioni da parte degli 007 in contrasto con alcuni dei vertici di Yahoo. Non si conoscono i motivi che hanno indotto le agenzie di intelligence a cercare le informazioni e quali, in particolare, sono al centro delle loro analisi. Questo è il secondo episodio che agita le acque della società in un momento delicato, in cui è in corso l’acquisto da parte del motore di ricerca di Verizon, per 4,8 miliardi di dollari.

Hillary Clinton è ancora alle prese con la vicenda “emailgate”. Un giudice federale statunitense ha ordinato al Dipartimento di Stato americano di pubblicare altre 15 mila email che l’Fbi ha raccolto nel corso della sua indagine sull’ex segretario di Stato. La vicenda è nota come “emailgate”, ovvero il fatto che un segretario di Stato, in questo caso la candidata alla presidenza della Casa Bianca per i democratici, ha usato un server privato per inviare posta elettronica anche per la corrispondenza professionale. Il Dipartimento sta esaminando le email per verificare che non contengano informazioni sensibili o private. Secondo il New York Times, le email di lavoro dovranno essere pubblicate da ottobre, poche settimane prima del voto previsto per il prossimo 8 novembre.

L’Fbi sta esaminando segnalazioni di possibili intrusioni da parte di hacker di sistemi informatici legati alla campagna della candidata democratica per la presidenza Hillary Clinton. Lo riferiscono media americani, tra cui la Cnn e il New York Times, sottolineando che la cyber-intrusione in dati della campagna di Hillary potrebbe essere opera di hacker russi. Dallo staff della candidata democratica si conferma che l’intrusione ha interessato un sistema informatico collegato alla campagna della aspirante presidente, ma nell’ambito di una più vasto attacco alla rete dei computer del comitato nazionale democratico. La portavoce della campagna elettorale di Clinton ha affermato inoltre che da verifiche condotte finora non sono emerse indicazioni che il sistema interno della campagna stessa sia stato compromesso. L’Fbi ha confermato in una nota che sta esaminando segnalazioni di “cyber-intrusioni riguardanti diverse entità politiche” senza tuttavia identificare i 9 destinatari dell’attacco.