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“Mai come oggi ci rendiamo conto di quanto sia stato sbagliato da parte del governo voler imporre una riforma cosi’ vasta della Costituzione con un colpo di maggioranza, perche’ questo ha lacerato il Paese, ossia lo ha indebolito in un momento molto difficile”. Lo ha detto Massimo D’Alema nel corso di una trasmissione a Radio Radicale, rispondendo ad una domanda se il voto per Trump negli Usa aiutera’ il fronte no al referendum in Italia. “Io ho un’opinione diversa da Grillo e Salvini, il mio e’ un no per evitare una lacerazione e ripartire da un processo costituente condiviso”, ha spiegato D’Alema. “Le costituzioni si decidono insieme, questa e’ la forza degli Stati Uniti, che anche con Trump hanno una base di valori comuni”, ha rilevato, sottolineando che sarebbe una “follia adottare una costituzione in cui non si riconosce meta’ del popolo italiano”. Tra l’altro, il governo ha fatto un’operazione “contraria ai principi fondamentali del nostro partito, in cui e’ stabilito di voler porre fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza da parte dei governi. Chi guida il nostro partito non ne ha tenuto conto”.

“Mi aspetto di rimanere in carica fino al 2021, quando scadrà il mio terzo mandato”. Ad affermarlo è il presidente siriano Bashar al-Assad in un’intervista a Damasco con il New York Times e altri giornalisti americani e britannici. Assad esclude cambiamenti politici fino a quando le sue forze non vinceranno la guerra e sostiene che il tessuto sociale del suo Paese – dove metà della popolazione è stata costretta a fuggire, centinaia di migliaia di cittadini sono stati uccisi e altri imprigionati – era “molto meglio prima della guerra”. Assad ha respinto ogni responsabilità per la guerra che ha devastato il suo Paese.

E’ terminata la lunga fase di stallo della politica spagnola. Dopo l’investitura concessa dal Parlamento, il leader del Partito popolare (Pp) Mariano Rajoy si appresta a giurare come presidente del governo. Giovedi’ presentera’ al Re Filippo VI la lista dei ministri e per venerdi’ e’ atteso il primo consiglio dei ministri. Il voto con cui Rajoy ha ottenuto il secondo mandato ponendo fine a una vacatio di oltre trecento giorni ha aperto diversi scenari politici nel paese. Il piu’ sensibile riguarda il destino del Partito socialista spagnolo (Psoe): l’astensione della maggioranza dei suoi parlamentari ha garantito a Rajoy la maggioranza semplice, utile a diventare capo del governo per la seconda volta – una costante da quando la Spagna e’ tornata alla democrazia – ma ha creato una frattura nelle stesse file socialiste. Il voto contrario espresso dai socialisti catalani (Partit dels Socialistes de Catalunya, Psc) sara’ oggetto di un confronto con la dirigenza centrale che potrebbe anche portare a rivedere il patto che da decenni lega le due entita’. Polemica anche la decisione dell’ex segretario Pedro Sa’nchez di non presentarsi al voto e di dimettersi da deputato. Contrario a un nuovo mandato di Rajoy, Sa’nchez ha detto di volersi ricandidare alla guida del partito disegnando una strategia piu’ vicina alle politiche del partito emergente Podemos. “E’ stato un errore definirli semplicemente populisti”, ha detto Sa’nchez in una dichiarazione rilanciata dai media locali. Per il quotidiano conservatore “El Mundo”, il nuovo esecutivo costretto a governare in minoranza, dovra’ essere molto piu’ attento alle questioni politiche rispetto al profilo economico che lo ha contraddistinto, garantendogli – unico tra i leader del Sud Europa – la conferma al potere dal dopo elezioni europee del 2014. Al tempo stesso si osserva che il partito di governo e’ tutto sommato uscito indenne dalla tempesta politica nata con l’avanzata dei nuovi partiti: Podemos a sinistra, e i riformisti di Ciudadans. Molte le segnalazioni inoltre per la decisione di Rajoy di non discutere con nessuno la formazione dell’esecutivo e tenere blindati i nomi della squadra fino a giovedi’: un impegno che sara’ mantenuto, assicurano i media locali, e che per questo agita le fila di un partito comunque alla ricerca di un cambio.

Il Movimento 5 Stelle chiede di conoscere i criteri di selezione della squadra che dovrà affiancare Diego Piacentini, neo commissario per l’attuazione dell’Agenda digitale, scelto dal premier Matteo Renzi. Sul sito dedicato al progetto è aperta una ricerca di esperti. “Dal 30 settembre scorso è online il sito del neo-istituito ‘Team per la Trasformazione Digitale’ presso la presidenza del Consiglio dei ministri – hanno detto i deputati in commissione Trasporti e telecomunicazioni – All’interno del sito scopriamo che ci sono diverse posizioni aperte per esperti che andranno a collaborare con il team”. Per i pentastellati “Stupisce che nel sito non vi sia alcuna indicazione circa le modalità che verranno seguite per la selezione di tali esperti nel rispetto minimo dei principi di imparzialità, trasparenza e buon andamento che dovrebbero guidare l’attività anche della presidenza del Consiglio”. Continuano i rappresentanti M5S: “Per alcune posizioni, in maniera alquanto singolare, viene addirittura sottolineato che di fatto si è già proceduto all’individuazione del soggetto che verrà chiamato come ‘esperto'”. I deputati hanno annunciato un’interrogazione alla Camera a prima firma Mirella Liuzzi. “Abbiamo presentato un’interrogazione – ha detto Liuzzi – per chiedere al presidente Renzi chiarimenti sul punto e su come intenda assicurare in questa selezione il rispetto dei principi basilari sopra richiamati. Nel Manifesto del Team, pubblicato nel sito, si afferma che l’attività dello stesso sarà improntata ad apertura e trasparenza. L’auspicio è che questi principi vengono attuati sin da subito nell’ambito della selezione in corso”. Diego Piacentini lavorerà per due anni pro bono (senza alcuna remunerazione) con il Team per la trasformazione digitale, istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’intesa tra il governo ed i sindacati sulla previdenza “apre una nuova fase nel rapporto tra la politica ed i corpi intermedi dopo anni di ‘disintermediazione’ e di ostracismo sulla concertazione”. Lo scrive sul Gazzettino il segretario della Cisl Annamaria Furlan. La sindacalista ricorda che “era dal lontano 2007 che non concordavamo un intervento cosi’ dettagliato e corposo sulla previdenza (con uno stanziamento di ben 6 miliardi in tre anni) per un sostegno concreto ai piu’ deboli della societa’”. E’ importante aver fatto passare il concetto, rileva, “che sulle questioni pensionistiche e del lavoro, il dialogo con il sindacato e’ un valore aggiunto”. Per Furlan, “si tratta di una svolta politica, ma soprattutto culturale, un segnale in controtendenza rispetto al clima di divisioni e di rissa persistente nel Paese”. Finalmente si torna ad utilizzare un  metodo di confronto e un linguaggio “che favoriscono la coesione sociale e la partecipazione. Si coglie, in particolare, la necessita’ di una condivisone sulle scelte sociali ed economiche, piu’ volte sollecitata dal Presidente della Repubblica, Mattarella”. Il risultato, secondo il segretario della Cisl e’ che alla fine “siamo riusciti a ripristinare un criterio di equita’ ed un patto di solidarieta’, cancellando anche alcune iniquita’ assurde della riforma Fornero: in primis il concetto che non tutti i lavori sono uguali, cosi’ come non tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori sono uguali”. Restano, comunque, delle questioni aperte. “Dobbiamo continuare sulla strada del dialogo con il governo – conclude – fronteggiando nelle prossime settimane con lo stesso spirito di co-responsabilita’ le grandi questioni aperte: come favorire la crescita con interventi fiscali che sostengano la domanda aggregata e gli investimenti produttivi; aumentare l’occupazione stabile dei giovani; rinnovare subito tutti i contratti aperti ma cambiando anche il sistema e le relazioni industriali in modo da alzare sia la produttivita’ sia i salari; far partecipare i lavoratori ai processi di trasformazione, di innovazione e di qualita’ nelle aziende e nella pubblica amministrazione”.

“Se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse cosi’ accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realta’”. Cosi’ il sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti replica a Massimo D’Alema che ha invitato il premier a governare invece che a occuparsi di referendum. Lotti spiega che “ieri il presidente del consiglio ha inaugurato i lavori contro il dissesto idrogeologico sul Bisagno che nessun governo aveva voluto prima di noi. Neanche i due governi D’Alema. Il presidente del consiglio- aggiunge Lotti- ieri e’ stato a Treviso a incontrare aziende, lavoratori, uomini dello sport, lavoratori della scuola, artigiani per rilanciare la crescita del Nord-est attraverso investimenti mirati e il coinvolgimento di tutti. Il presidente del consiglio ieri ha incontrato oltre cento sindaci tra Treviso e Genova per parlare di legge di stabilita’ in particolar modo discutendo di come liberare gli avanzi d’amministrazione per l’edilizia scolastica. Il presidente del consiglio- dice ancora Lotti- ha ascoltato le vittime della mala gestione delle banche venete frutto di una mancata riforma delle popolari che nel 1998 fu preparata da Ciampi e Draghi ma non realizzata dal governo D’Alema. E che e’ stata realizzata diciassette anni dopo dal  governo Renzi. E stamani il presidente del consiglio parlera’ di industria 4.0, visitera’ il Cottolengo, si occupera’ di aziende dell’aereospazio. Se pero’ D’Alema vuole parlare di risultati del governo potremmo discutere della riforma del mercato del lavoro che lui teorizzo’ e non realizzo’, della riforma delle unioni civili, che lui teorizzo’ e non realizzo’ e di molte altre scelte legislative che sicuramente D’Alema avrebbe ben accettato se solo avesse ottenuto una modesta poltrona di consolazione”. Lotti conclude: “Spiace che un autorevole ex leader della sinistra sia cosi’ roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall’invidia”.

Governo e sindacati hanno raggiunto la prima intesa sulle pensioni. Il testo firmato dalle parti indica misure che saranno messe in campo nei prossimi tre anni. Il Governo mette in campo complessivamente circa 6 miliardi. Tra gli interventi, l’Ape, anticipo pensionistico su base volontaria; uscita a 41 anni per precoci in difficoltà; estensione e aumento della quattordicesima per i pensionati con i redditi più bassi. La quattordicesima, particolare, sarà estesa a 3,3 milioni di persone, pensionati che hanno redditi complessivi personali fino 1.000 euro al mese. Si tratta quindi di quasi 1,2 milioni in più rispetto alla platea attuale di beneficiari. Sulle pensioni “si è fatto un buon lavoro, ma non è ancora concluso”, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Così come per il segretario generale della Cisl, Annamaria Forlan “restano ancora tante cose da fare”. E anche per Carmelo Barbagallo, segretario Uil, il lavoro “continua”. Sulle pensioni “le misure ci saranno” e “con la logica dei piccoli passi”, ha detto ieri ai microfoni di Rtl 102.5.il premier Matteo Renzi.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi illustra in 30 slide i risultati di due anni e mezzo di governo. Gli argomenti sono diversi e mostrano i dati al febbraio del 2014 e quelli 30 mesi dopo. Le slide sono sul sito web del Governo. La prima illustrazione è sugli occupati e riporta i dati Istat. Oggi gli occupati sono 22 milioni 765 mila, in passato erano “22 milioni 180mila”. La disoccupazione scende dal 13,1%% all’11,4%; quella giovanile dal 43,6% al 39,2%. Il rapporto deficit/Pil dal 3% al 2,4%. Tra gli altri dati, sono 10,4 milioni gli italiani che ricevono gli 80 euro, e 19 milioni di famiglie che non pagano la tassa sulla prima casa. Sul fronte del recupero dell’evasione, da 13,1 miliardi si è arrivati a 14,5 miliardi. L’ultima illustrazione riguarda le riforme approvate.

L’annuncio di un accordo di pace finale a L’Avana tra le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc-Ep) e il governo del paese e’ “un’opportunita’ storica e unica per la pace in Colombia, che segue una lunga trattativa la quale ha richiesto grande volonta’ politica e perseveranza”. E’ quanto si legge in una nota di stamattina dell’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. “Ho avuto una conversazione telefonica oggi con il presidente (Juan Manuel) Santos, che mi ha informato di questi sviluppi storici”, si legge nella nota nella quale il capo della diplomazia Ue rende omaggio alla “leadership e visione politica” di Santos, oltre che alle squadre di negoziazione, a Cuba e alla Norvegia in quanto paesi garanti, oltre che al Venezuela e al Cile in quanto paesi che hanno facilitato. “Adesso sta al popolo colombiano – continua la nota – decidere il proprio futuro attraverso il plebiscito. Molte sfide ci attendono per l’attuazione dell’accordo, che dovrebbe aprire la strada a una pace duratura nel paese, basata su una vera riconciliazione nazionale e sulla giustizia. Si dovrebbe anche portare verita’ e risarcimento alle vittime, che hanno sopportato molte perdite e dolore durante gli anni del conflitto’.

”Con la ripresa dei lavori parlamentari si profilano tre situazioni paradossali che vale la pena sottolineare, per porsi alla fine l’unica domanda che conta: sono veri problemi o sono solo grandi distruttori per tenere lontani gli italiani dalla grande questioni del momento?”. A sottolinearlo è Paola Binetti, deputata di Ap. “Per esempio, ridurre il problema della sicurezza legata ai rischi presunti e reali dell’immigrazione ad una questione di burquini prima e di burqua subito dopo. Ridurre il grave problema delle dipendenze, tutte, compresa quella da gioco d’azzardo, ad una questione di spinelli occasionali e quindi ad un proibizionismo sterile e fallimentare. Enfatizzare la possibile riduzione delle tasse esaltando operazioni come quella alla Ryanair, per evitare l’impatto rude con la ridotta capacità d’acquisto con cui si misureranno le famiglie al loro ritorno dalla vacanze, davanti ai costi della scuola che ricomincia. ‘Eppure saranno problemi seri, a tutto campo: la manovra economica in funzione della legge di stabilità, la cui cifra oscilla in una insopportabile finestra che va da 20 a 40 miliardi, sarà un problema vero capire che tipo di Piano per le famiglie si riuscirà a mettere in atto per sopperire allo shock con cui a breve impatteranno le stesse famiglie. E cosa faremo – chiede Binetti – delle decine, centinaia, migliaia di immigrati, rifugiati e non rifugiati, quando tra poche settimane arriverà non il freddo dell’inverno, ma le piogge dell’autunno e non sarà più tollerabile vederli accampati lungo le strade, ai confini, nelle stazioni ferroviarie”. “E non per una sorta di snobismo estetico ma per un vero e proprio problema di sicurezza: la loro salute e le conseguenze drammatiche che si potrebbero verificare se si ammalassero, dal momento che siamo già a quota meno 11 milioni di italiani che non si curano per mancanza di risorse. Di tutto questo vorremmo intravvedere soluzioni e dibattiti scevri da pregiudizi, sanamente pragmatici e orientati alla concretezza di problemi che non si possono liquidare con una manciata di parole in libertà. Su tutto questo vorremmo sentire i relativi ministri, il governo e gli aventi responsabilità specifiche. Altrimenti questo stato confusionale annegato nelle chiacchiere produrrà un ulteriore disaffezione alla politica con gli ovvi rischi per il prossimo referendum”.