Legge elettorale

“Tanti professionisti del giorno dopo dicono che e’ stato un errore tentare di fare la legge elettorale insieme alle altre forze politiche. Era giusto provarci, invece. Era doveroso. Serviva all’Italia. E se i Cinque Stelle si sono dimostrati ancora una volta inaffidabili noi non possiamo farci nulla. Purtroppo sono gli effetti del referendum del 4 dicembre, lo sappiamo tutti, anche quelli che hanno votato No”. Lo scrive Matteo Renzi su Facebook. Cosi commenta l’ex premier il mancato accordo tra le principali forze politiche sul modello proporzionale tedesco con soglia di sbarramento al 5% e che era stato fortemente osteggiato dai piccoli partiti

“Non ci sono più i presupposti per fare una legge elettorale: non in questo Parlamento. Toccherà al prossimo e alla futura maggioranza”. Lo dice il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio (M5S), in un’intervista al ‘Corriere della Sera’. Attualmente non esiste la possibilità di armonizzarle. “Si va a votare con l’ obiettivo del 40 per cento alla Camera e con lo sbarramento dell’8 per cento al Senato. Le due leggi sono immediatamente applicative”, aggiunge. “Siamo intorno al 30 per cento – sottolinea – Possiamo crescere convincendo chi ci guarda ma non ha deciso, con candidature credibili fino alle elezioni che, temiamo, saranno nel 2018”.

“L’articolo 56 della nostra Costituzione stabilisce che ‘la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni…si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione…distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione…’. È quindi del tutto evidente l’incostituzionalità di una legge elettorale che preveda di utilizzare il censimento dei primi anni ’90: unica giustificazione, la norma transitoria per andare a elezioni anticipate”. Lo dichiara Vannino Chiti (Pd). “Non si prendano dunque in giro i cittadini -aggiunge il senatore- facendo improbabili smentite. Voglio ricordarlo a tutti noi in quanto parlamentari: siamo per primi tenuti al rispetto della Costituzione. Nessuna ragion politica può farci venir meno a questo dovere. Voglio anche ribadire l’invito a noi del Pd a non consegnarci in modo permanente alle larghe intese. Impegniamoci con coerenza a costruire, non a parole ma nei fatti, il centrosinistra”. “Battiamoci -prosegue- per convincere altre forze politiche a introdurre ragionevoli correttivi che favoriscano la governabilità: o tornando alla proposta con il 50% di collegi maggioritari e 50% di proporzionale, introducendo il voto disgiunto su due schede, o accogliendo quella di Walter Tocci, 100% di collegi, chi supera il 40% vince il seggio, per il resto distribuzione proporzionale. Infine una precisazione anche se ovvia: le mie battaglie continuo a condurle nel Partito democratico. Tra l’altro, su leggi costituzionali ed elettorali, esiste non la disciplina di gruppo ma la libertà di coscienza”, conclude Chiti.

E’ previsto martedì 13 giugno il voto finale sulla legge elettorale. Lo ha deciso ieri la conferenza dei Capigruppo della Camera. Le dichiarazioni di voto avranno inizio alle 10.30 e saranno trasmesse in diretta televisiva. Il voto sugli emendamenti proseguira’ nelle giornate di oggi e venerdi’.

“Il patto di ferro fra Renzi, Grillo e Berlusconi sta producendo una legge elettorale che di fatto e’ un porcellum al cubo, che costruira’ ancora una volta un Parlamento di nominati e con ancora meno rappresentanza, che condannera’ il Paese ad essere governato da una larga coalizione”. Lo afferma il deputato di Art.1-Mdp Michele Piras, che guarda, invece, a un nuovo centrosinistra con una “sinistra ampia”. “E’ quanto costruendo, senza veti nei confronti di nessuno, raccogliendo l’appello di Giuliano Pisapia, che vedra’ il 1 luglio a Roma il lancio di una nuova soggettiva politica – unitaria e plurale – che sfidi la destra, i Cinquestelle e che sia alternativo rispetto alla devastante politica condotta dal Pd di Matteo Renzi”, sottolinea il parlamentare sardo ex Sel. “Un fronte ampio di forze politiche, personalita’ del centrosinistra, reti associative e culturali, si sta aggregando intorno alla candidatura a presidente del Consiglio dell’ex sindaco a Milano, per costruire una alternativa programmatica su scuola, lavoro, ambiente, cultura e diritti, per proporre una prospettiva di governo chiara al Paese”. “In Sardegna”, aggiunge Piras, “abbiamo il dovere di aggregare e organizzare tutte le forze sane dell’area democratica e progressista, costruire momenti ampi di confronto intorno alla questione sarda, ai drammatici problemi economici e sociali dell’Isola, per offrire ai sardi una proposta matura di rinascita, che ambisce a governare il Paese”.

“In un sistema di almeno quattro, e magari più, grandi partiti sono quasi sempre necessari accordi di coalizione per formare le maggioranze di governo. Attraverso patti di programma, come fanno i tedeschi. Questa logica di coalizione, insita nel proporzionale, rispecchia la realtà politica italiana di oggi, corrisponde agli orientamenti dell’elettorato. Un partito non può pretendere di governare da solo se non ha la maggioranza dei voti in un sistema così diviso”. Così l’ex presidente della Consulta, Valerio Onida, intervistato da Repubblica. Secondo il professore bene fanno i partiti a eliminare la possibilità che restino esclusi dal Parlamento i vincitori in qualche collegio uninominale “perché sarebbe incostituzionale, e comunque costituirebbe un inganno per gli elettori”. Però sarebbe bene prevedere il voto disgiunto. E i collegi andrebbero ridisegnati tenendo conto dei dati aggiornati. Parola di Valerio Onida, ex presidente della Consulta e uno dei più autorevoli avversari della riforma bocciata dal referendum. Ma non di questa legge elettorale che anzi, a suo avviso, “consente di rispecchiare la realtà politica italiana di oggi”.

E’ sempre piu’ evidente anche per l’influenza dell’area di Forza Italia del Nord, che la soluzione cosiddetta Grande Coalizione e’ difficilissima non solo sul piano numerico (un modello falso tedesco senza premio di maggioranza ma solo con premio di spartizione dei voti delle liste che non raggiungono il 5%) ma anche sul piano politico. Allora Renzi ha insieme pulsioni omicide nei confronti dei suoi alleati, ma inconsce pulsioni suicide nei confronti di se stesso”. Lo afferma Fabrizio Cicchitto, esponente di Alternativa Popolare e presidente della commissione Esteri della Camera spiegando che “la bella pensata di provocare in tutti i modi una scissione a sinistra e di mettere una soglia di sbarramento al 5% – prosegue – sta portando il Pd di Renzi ad uno splendido isolamento, senza possibilita’ di alleati politici”. “Per il solo sperare nel buon cuore di Berlusconi per fare una alleanza che pero’ provocherebbe altre fratture nel Pd, lo spostamento di Prodi su Pisapia nell’assenza totale di una alleanza centrista perche’ se non gli riuscira’ l’omicidio nei confronti dei centristi questi ritorneranno in Parlamento non certo per appoggiare un governo Renzi. In sostanza ci troviamo di fronte al capolavoro politico di un personaggio che preso da una irrefrenabile sete di potere rischia di diventare un caso di psicoanalisi, essendo buoni diciamo di psicoanalisi politica”, conclude.

La legge elettorale fa un passo in avanti. “L’intesa è stata raggiunta grazie al lavoro serio che quattro forze politiche stanno facendo insieme e io credo che sia ingeneroso non sottolineare come sia un caso unico che le regole della democrazia siano scritte da quattro forze politiche – le più grandi – senza far prevalere gli interessi di parte di uno sull’altro ma cercando punti di mediazione”. Lo ha detto il capogruppo del Pd Ettore Rosato a margine della commissione Affari costituzionali in merito all’accordo con Fi-M5S-Lega sul testo. Via libera anche dalla minoranza dem di Andrea Orlando e Gianni Cuperlo al nuovo accordo. Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega, hanno trovato l’intesa sui punti principali del modello tedesco, adattato alle esigenze italiane. Addio ai capilista bloccati, alle candidature plurime e obbligo di parita’ di genere con il 60-40% a favore del proporzionale. Con questo accorgimento diventano 28 le circoscrizioni proporzionali, mentre il numero dei collegi uninominali si riduce a 225, a cui devono essere aggiunto gli 8 del Trentino e l’unico della Valle d’Aosta, che saranno assegnati con il sistema maggioritario, come al Senato con il ‘Mattarellum’. Le critiche non sono mancate: Per Arturo Scotto (MdP): “Il nuovo testo presenta incongruenze clamorose. Chiamarlo tedesco come fanno i Cinque stelle serve solo a lavarsi la coscienza. I capilista sono bloccati, checche’ ne dicano loro. Le persone non potranno esprimere alcuna preferenza. I nominati restano, la propaganda pure”. Per Dore Misuraca, capogruppo di AP:”Sulla definizione dei collegi uninominali si rischia l’imbroglio”, poiché “la proposta del relatore prende come modello quanto previsto dal Mattarellum del 1993, i cui collegi furono definiti sulla base del censimento del 1991. Ovvero ventisei anni fa. Nel frattempo si sono svolti due nuovi censimenti, nel 2001 e nel 2011, che hanno determinato forti cambiamenti demografici, soprattutto in alcuni territori”. Per Misuraca “rischia di essere falsata tutta la competizione elettorale”

“Siamo l’unica forza politica a non aver mai cambiato idea in materia di legge elettorale. In un quadro politico frammentato, siamo convinti che un sistema a base proporzionale sia l’unico in grado di rappresentare correttamente il voto dei cittadini nelle istituzioni”. Così Silvio Berlusconi in una intervista al Giornale. Sulla legge elettorale, continua l’ex premier e leader di Forza Italia: “Se si rimane al sistema tedesco applicato nel modo più simile possibile all’originale da parte nostra non vi saranno ostacoli, anzi faremo la nostra parte perché la legge elettorale vada in porto il più presto possibile”. E aggiunge: “non saremo mai con Renzi”.

“Piu’ passano i giorni ed emergono gli errori contenuti nella legge elettorale voluta da Pd, Fi e M5S. Dei veri e propri bug che rischiano di far saltare il sistema democratico, come l’ipotesi che il vincitore del collegio uninominale possa rimanere fuori dal Parlamento a beneficio dei capilista inseriti nella quota proporzionale. Questi bug si spiegano con la fretta imposta dai vertici renziani del Pd che, colti da ictus referendario, puntano a confezionare subito una legge per trascinare il Paese alle urne, sperando cosi di riprendersi la rivincita del 4 dicembre”. Lo afferma Laura Bianconi, capogruppo di Ap-Centristi per l’Europa al Senato. “Ma – prosegue – come si sa la fretta e’ cattiva consigliera. A questo punto la saggezza indurrebbe a consigliare maggiore prudenza ai renziani, ma sarebbe come ammonire Dracula sul non bere sangue. Ma un avvertimento voglio ugualmente lanciarlo e cioe’: attenzione al controllo di costituzionalita del presidente Mattarella a legge ultimata. La figuraccia di un rinvio alle Camere sarebbe in questo caso molto piu’ grave della sconfitta referendaria. E l’abbandono della politica, stavolta si, sarebbe una scelta obbligata”.