Libia

“Il presidente francese ha tempo, non ha migliaia di persone che premono ogni giorno ai suoi confini, noi non possiamo permetterci di aspettare mesi, tanto meno di tergiversare fino alle elezioni in Libia, dobbiamo agire
subito perche’ la situazione puo’ andare fuori controllo”. Lo dice il ministro dell’Interno Marco Minniti in un colloquio con Libero in cui sottolinea che “e’ indispensabile che Europa e Africa lavorino insieme, perche’ ormai il confine sud della Libia e’ diventato il confine sud dell’intera Europa”. “La politica del Viminale”, chiarisce, “non e’ tesa a favorire l’immigrazione in Italia ma ad affrontare in Africa questa straordinaria tragedia e trovare li’ una soluzione definitiva”. “Segnali positivi ci sono”, spiega Minniti che nelle scorse settimane ha incontrato i sindaci di tredici citta’ libiche tra quelle piu’ coinvolte nel traffico di esseri umani. “Ho avvertito un’aria nuova in Libia”. “Faccio mio l’insegnamento del Grande Timoniere, Mao Tse Tung: ‘Non mi importa se il gatto e’ bianco o nero, mi importa che prenda il topo’”.

“L’esclusione dell’Italia dal vertice a Parigi sulla Libia conferma che la nostra autorevolezza e credibilita’ politica in Europa e’ pari a zero. Un’umiliazione senza precedenti, una figuraccia internazionale che dovrebbe portare ad una sola logica conclusione politica: le dimissioni di un Governo che ha azzerato la stima che dell’Italia avevano gli altri partner europei”. E’ l’affondo di Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord, che insiste: “Vadano tutti a casa, Gentiloni, Alfano, Minniti, la Pinotti, la stessa Mogherini, che a sua volta conta zero, e ovviamente Renzi: sono loro che hanno voluto operazioni nel Mediterraneo come Triton o Sophia, sono loro che hanno chiesto che tutti gli immigrati raccolti nel Mediterraneo venissero condotti nei nostri porti”. “Cosi’ oggi la Francia si prende il petrolio della Libia e noi ci teniamo i 600mila immigrati arrivati dal 2014… per la serie danno e pure beffa!”, chiosa Calderoli.

“Nessun escluso” dai negoziati per la stabilizzazione e la pacificazione della Libia: alla vigilia del faccia a faccia a Parigi tra il presidente del consiglio presidenziale di Tripoli Fayez Sarraj e il comandante dell’esercito nazionale libico, Khalifa Haftar, la Francia tiene a rassicurare l’Italia smentendo di volerla scalzare dalla partita diplomatica della Libia. “I nostri amici e partner italiani sono strettamente coinvolti in questa iniziativa”, garantiscono fonti vicine al presidente Emmanuel Macron, interpellate dall’ANSA all’Eliseo. Dall’Italia, anche il premier Paolo Gentiloni e il ministro degli Esteri Angelino Alfano si vogliono costruttivi. La riunione di domani a Parigi? “Mi auguro che sia un contributo positivo”, risponde il presidente del consiglio, a chi chiede un commento sull’iniziativa francese a margine di una visita in Brianza. Per Alfano non ci sono dubbi. “Il fatto che il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian sia qui per la terza volta in un mese – dice aprendo la XII/a conferenza degli ambasciatori a Roma – e’ indicativo di quanto Italia e Francia operino in modo sinergico per la stabilita’ della Libia”. In un’intervista pubblicata su Repubblica, il sottosegretario alle Politiche Ue, Sandro Gozi – che con Macron ha rapporti di collaborazione molto stretti, iniziati ben prima che accedesse alla poltrona piu’ importante della Republique – si appellava alla Francia affinche’ non ripeta in Libia “gli errori commessi nel passato. E Macron – ha avvertito Gozi – deve essere inclusivo e prevedere un rapporto speciale con l’Italia”. La Francia “lavora” e intende continuare a “lavorare strettamente con l’Italia sull’insieme delle iniziative” riguardanti la Libia, ribattono all’Eliseo, sottolineando che l’appuntamento di domani non va considerato un'”iniziativa esclusiva” ma si iscrive nel quadro di “sforzi” intrapresi “negli ultimi mesi” da altri attori della comunita’ internazionale, a cominciare dall’Ue, l’Unione africana o, appunto, l’Italia. “Anche questa mattina – insistono a Parigi – abbiamo avuto scambi molto intensi con Roma”, oltre naturalmente a quelli con i libici “andati avanti per tutta la notte”. L’obiettivo e’ “associare tutti gli attori”, regionali e non, per giungere al massimo risultato e Parigi assicura di nutrire “molto rispetto per la forte relazione tra l’Italia e la Libia” mentre l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Giuseppe Perrone, suggerisce di non “sacralizzare” l’incontro per non creare “aspettative eccessive”. Il faccia a faccia tra il capo del governo di accordo nazionale libico e l’antagonista della Cirenaica – il primo dopo quello del 2 maggio scorso ad Abu Dhabi – e’ previsto per le ore 16 nel castello di La Celle Saint Cloud, alle porte di Parigi, in presenza di Macron e del neo-inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salame’. Il pressing diplomatico del trentanovenne presidente di Francia comincera’ alle 15 con un primo colloquio a porte chiuse con Sarraj, a cui ne seguira’, alle 15:50, un secondo con Haftar, prima della riunione a quattro e la dichiarazione stampa alle 17:30. La crisi libica contiene due problemi ritenuti “prioritari” dal governo francese: la lotta alla minaccia terroristica e quella contro il traffico di migranti. “La sfida – spiegano all’Eliseo – e’ costruire uno Stato capace di rispondere ai bisogni fondamentali dei libici, dotato di un esercito regolare unificato sotto l’autorita’ del potere civile”, un passo considerato “necessario per il controllo del territorio libico”. La speranza a Parigi e’ che dal vertice di domani possa scaturire “una dichiarazione congiunta condivisa” dai due antagonisti sui “grandi principi di una transizione politica”. Per l’Eliseo “sarebbe gia’ un buon risultato”. Secondo fonti libiche, Sarraj e’ a Parigi gia’ da questa mattina.

“A differenza di Berlusconi io non penso che i Cinque stelle siano un’accozzaglia di disoccupati, disperati, depravati, che siano il male assoluto. Sono interlocutori con i quali si puo’ discutere”. Lo afferma il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, in un’intervista al quotidiano La Repubblica in edicola oggi. Per Salvini “un dialogo su alcuni punti, su certi temi importanti e’ possibile: l’onesta’ in politica, l’immigrazione, una certa visione dell’Europa, la sicurezza, il taglio dei vitalizi e delle pensioni d’oro. E non e’ poca cosa. Cambiano idea di frequente, eh. Pero’ ci si puo’ ragionare, ecco. Vedremo. Vedremo quel che succedera’, intanto votiamo, prima possibile”. Sull’immigrazione “ha impiegato vent’anni, la sinistra, per imparare la lezione che a noi era chiara da tempo – prosegue il segretario federale della Lega -. E’ provato che se quei 4,6 miliardi spesi per mettere in albergo 180 mila migranti si fossero utilizzati per interventi in Africa, si sarebbero aiutate 10 milioni di persone. E invece i governi Letta, Renzi, Gentiloni non hanno fatto altro che ripetere gli stessi errori, gli stessi proclami, gli stessi accordi sbagliati. Risultato: seicentomila sbarchi e 15 mila morti”. “Preso atto che ormai da quattro anni l’Europa se ne frega, e’ il tempo che l’Italia torni a fare l’Italia. Che poi e’ quello che fa la Spagna: difendere i propri confini – aggiunge -. Con Salvini al governo, da domani le navi della Marina e della Capitaneria rimandano indietro i primi quattro barconi, d’intesa con la guardia costiera libica. Vedrete che da domani non risalpano. Del resto diamo un sacco di soldi alla Libia, come alla Turchia, all’Europa, per essere ugualmente invasi. Basta, difendiamoci”.

Un centro di coordinamento dei soccorsi in Libia, cosi’ come immaginato dal ministro Marco Minniti in Tunisia “e’ in effetti una possibilita’ concreta della quale il nostro Paese sta parlando con Tripoli: una cabina di regia in Libia, in grado di coordinare i soccorsi in mare”. Lo ha detto l’ambasciatore a Tripoli Giuseppe Perrone, in un’intervista al Mattino. “Negli ultimi mesi, grazie al supporto del nostro Paese, la guardia costiera libica ha in effetti salvato e riportato a Tripoli 10mila migranti, e ha registrato importanti progressi nella lotta contro gli scafisti – ha raccontato – Nel Paese e’ sempre piu’ diffusa la consapevolezza che il traffico di esseri umani e’ un crimine odioso che danneggia le persone e le economie locali. Sanzionare gli schiavisti sarebbe opportuno e doveroso”. Per l’ambasciatore: “i fenomeni migratori hanno assunto ormai una dimensione tale da imporre l’impegno di tutta l’Europa”.

Il presidente della compagnia petrolifera libica National Oil Company (Noc), Mustafa Sanallah, ha annunciato che “la produzione di petrolio e’ arrivata in Libia a superare gli 808 mila barili al giorno”. Il funzionario libico, citato dal sito web informativo “Al Wasat”, ha auspicato che “la produzione possa ancora aumentare e ci aspettiamo che entro la fine dell’anno si possa arrivare a produrre un milione e 250 mila barili di petrolio al giorno”. Questo grazie al fatto che “la situazione nella zona della Mezzaluna petrolifera e’ ora tranquilla e sicura”. Lo scorso mese di maggio la produzione di petrolio in Libia ha superato gli 800 mila barili al giorno per la prima volta dal 2014, ma secondo Sanallah per oltrepassare la soglia di 1 milione di barili e’ necessario sbloccare una disputa commerciale con la societa’ tedesca Wintershall, innescata con un decreto emesso dal Consiglio di presidenziale di Tripoli, che consente all’organo esecutivo sostenuto dall’Onu di negoziare accordi di investimento con la societa’ straniera.

Aiuti alle tribu’ in Libia, se serve anche con l’invio di un piccolo contingente militare con il compito di controllare che i patti tra tribu’ vengano rispettati. Questo l’impegno del ministro dell’Interno, Marco Minniti, come spiegato in un colloquio con Eugenio Scalfari su Repubblica. Minniti racconta dei suoi incontri con i capitribu’: “Persone degne della massima considerazione”, ma con “uno scarso potere rappresentativo”, per questo “ho suggerito a ciascuno di loro e a tutti insieme di mettersi d’accordo, costituire una vera e propria confraternita politico-sociale” per parlare “con le autorita’ politiche dello Stato in cui vivono e in quelli limitrofi perche’ queste tribu’ sono piuttosto estese. Hanno molto gradito questo suggerimento e dovrebbero ora effettuarlo”. “La contropartita da parte nostra, cioe’ dell’Italia e dell’Europa, – spiega il ministro – sara’ quella di aiutarli con capitali adeguati e imprese adeguate ad avviare uno sviluppo notevole dell’economia di quei territori. Abbiamo anche fatto delle cifre e abbiamo anche previsto, se necessario, che l’Italia mandi un contingente militare di qualche centinaio di giovani i quali abbiano il solo compito di controllare che i patti tra le tribu’ e i governi vengano rispettati e le persone piu’ disagiate, quelle pronte a trasformarsi in fuggitivi con tutti i malanni che questa situazione comporta, si siano adeguatamente forniti di lavoro e del relativo benessere che da quel lavoro puo’ scaturire”. “Vedremo – conclude – il seguito e l’applicazione concreta, ma le basi fondamentali ormai ci sono”.

L’aviazione militare egiziana ha compiuto raid contro “campi di addestramento dei terroristi in Libia” come risposta all’attentato al bus dei cristiani copto ortodossi nel governatorato di Minya, nell’Alto Egitto, dove sono morte 28 persone. Lo ha reso noto la tv di stato. I raid sono stati diretti contro la città di Derna, nella parte orientale della Libia. Il presidente egiziano, Abdel-Fattah al-Sisi, in un discorso televisivo si è impegnato ad attaccare qualsiasi campo di addestramento, in qualsiasi parte del mondo, dove ci siano prove di militanti pronti ad attaccare l’Egitto.

“L’Ue dovrebbe destinare più soldi alla Libia per pattugliare le coste”. Lo dice il ministro della Difesa, Roberta Pinotti in una intervista a ‘la Stampa’ ed aggiunge, riguardo all’Italia e all’intervento nel Mediterraneo: “Noi siamo “già operativi con la formazione della Guardia costiera libica nell’ambito della missione Sofia. Ma anche con i carabinieri che formano le forze di polizia locali, come in Somalia. Nel caso ci siano altre necessità, le nostre forze armate potranno essere coinvolte in missioni di addestramento nei Paesi dove originano i fenomeni migratori. Ma tutto questo non basta”. La titolare della Difesa dichiara che per fermare gli scafisti “serve uno sforzo a trecentosessanta gradi: bisogna puntare sul sostegno allo sviluppo e all’economia di quei Paesi. È centrale il rafforzamento delle capacità di controllo e stabilità di quegli Stati”.

L’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Federica Mogherini, ha incontrato a Bruxelles una delegazione di avvocati e attivisti della societa’ civile libica. Secondo quanto riferisce il sito web libico “Al Wasat”, Mogherini, ha espresso il sostegno dell’Ue al raggiungimento di una soluzione globale alla crisi libica, attraverso il dialogo politico e il consolidamento delle istituzioni statali. La delegazione libica ha espresso un giudizio critico nei confronti della politica dell’Unione europea riguardo alla Libia, soprattutto in tema di intese sull’immigrazione.