Libia

“Il Governo stima per il 2017 l’arrivo di 250mila immigrati dalla Libia. È questa la previsione fatta nell’ultimo Consiglio dei Ministri. Una previsione che ritengo al ribasso, considerando il numero degli sbarchi avvenuti nei primi due mesi dell’anno con oltre 16mila arrivi, il 75% in più dello stesso periodo dell’anno precedente, fa presumere che supereremo quota 300mila. In ogni caso bene che il Governo stia prendendo atto della drammaticità di questi numeri, ma adesso cosa intende fare: resteremo a guardare mentre ci invadono? Continueremo a spedire le nostre navi in acque territoriali libiche per il consueto ‘servizio taxi’ dalla Libia alla Sicilia? Oppure, finalmente, ci decideremo a fare come Malta e la Spagna ovvero pattugliamenti in mare e respingimenti dei barconi verso i porti di partenza?”. Lo afferma Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile Organizzazione e Territorio della Lega Nord.

Il 2017 sarà per l’Italia un “anno straordinario dal punto di vista della politica estera”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali. Il 2017, ha dichiarato Alfano “ci vedra’ a marzo ospitare l’evento di anniversario dell’ideale europeo, dei trattati di Roma. Inoltre, ci vedra’ presiedere il G7 e avremo, nel secondo semestre, la presidenza del gruppo di contatto del Mediterraneo dell’Osce”. Ha continuato il titolare della Farnesina: “La politica estera ha cambiato velocita’ e abbiamo un anno da giocare come protagonisti. Il nostro lavoro sara’ proficuo e il quanto piu’ possibile svolto insieme al Parlamento”. Ed ha aggiunto che l’impegno dell’Italia nelle aree di crisi va “dall’Africa occidentale all’Afghanistan attraverso l’intero Medio Oriente. Il nostro compito e’ costruire ponti e non alzare muri”.

Si discuterà della situazione politica in Libia, delle migrazioni e dell’Ucraina nel Consiglio Affari Esteri dell’Ue, che si terrà domani a Bruxelles e verrà presieduto dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Per l’Italia sara’ presente il ministro degli Esteri, Angelino Alfano. Tra i temi sul tavolo dell’incontro, ci sarà anche il processo di pace in Medio Oriente. Intanto, secondo in un’intervista pubblicata oggi dal settimanale francese “Le Journal du dimanche”, il generale Khalifa Haftar e’ pronto ad allearsi con Mosca e Washington per sradicare i gruppi terroristici presenti in Libia.

Un peschereccio di Mazara del Vallo è stato affiancato e colpito da colpi di mitragliatrice da un’imbarcazione con a bordo miliziani libici a circa 20 miglia dalle coste di Bengasi e Derna. I fatti sono avvenuti lunedì pomeriggio, ma sono stati resi noti solo oggi. Il sangue freddo del comandante Matteo Asaro e del suo equipaggio ha scongiurato, però, il sequestro dell’imbarcazione. “E’ insopportabile che la vita dei nostri pescatori sia messa seriamente a rischio da veri e propri atti di pirateria – dice adesso il presidente del Distretto della pesca e crescita blu, Giovanni Tumbiolo – Il grave incidente avvenuto in acque internazionali al motopesca ‘Principessa Prima’ è l’ultimo in ordine temporale di una guerra che da oltre 50 anni affligge la marineria mazarese, la ‘guerra del pesce’, che ha costi sia umani che economici molto alti’.

Nel Mediterraneo a una trentina di miglia dalla costa libica ieri sera due gommoni sono colati a picco. Cinque cadaveri sono stati trovati su uno dei natanti, mentre una sesta persona e’ stata vista sparire risucchiata dalle acque. I corpi recuperati sono stati portati sulla nave Aquarius dell’Ong italo-tedesca Sos Mediterranee, che ha salvato 114 naufraghi. Un altro naufragio e’ stato segnalato da una petroliera che ha messo in salvo 15 persone prima di dare l’allarme. I superstiti sono stati trasferiti sulla nave Diciotti della Guardia costiera che ha fatto rotta su Catania. Su questo gommone, con ogni probabilita’, c’erano decine di migranti che risultano dispersi.

I due tecnici italiani rapiti in Libia, Danilo Calonego e Bruno Cacace, sono stati liberati. Alcuni media libici hanno riportato la notizia che è stata confermata all’Ansa da autorevoli fonti italiane e successivamente dalla Farnesina. Con i due italiani è stato liberato anche il cittadino canadese Frank Boccia, rapito nella stessa circostanza il 19 settembre scorso nel sud della Libia. Bruno Cacace, 56 anni, residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo) e Danilo Calonego, 66 anni, della provincia di Belluno, erano stati rapiti tra le 7 e le 8 del mattino  a Ghat, nel sud della Libia al confine con l’Algeria, da sconosciuti armati e mascherati. Con loro era stato rapito anche l’italo-canadese Frank Boccia. Tutti e tre sono tecnici della Con.I.Cos. e al momento del rapimento lavoravano all’aeroporto della cittadina libica. (immagine: @lastampa.it)

I paesi occidentali, alcuni stati del Medio Oriente e le Nazioni Unite hanno ribadito il loro sostegno al governo di accordo nazionale libico e al premier Fayez al Sarraj negli sforzi per ristabilire l’ordine nel paese e rilanciare la sua economia, invitando “tutte le istituzioni economiche” a lavorare per collaborare a questo percorso che avviene in assenza di un ministro delle Finanze. Lo riferisce un comunicato stampa del Dipartimento di Stato Usa a conclusione della riunione ministeriale sulla situazione nel paese avvenuta a Londra e co-presieduta dal ministro degli italiano, Paolo Gentiloni, e dagli omologhi statunitense e britannico, John Kerry e Boris Johnson. All’incontro hanno preso parte tra gli altri: il premier libico al Sarraj, l’inviato speciale Onu per la Libia, Martin Kobler, il governatore della Banca centrale libica, Saddek Elkaber, il presidente della Compagnia petrolifera nazionale (Noc), Mustafa Sanallah.

“L’Italia deve essere necessariamente presente in Libia”. Cosi’ Stefano Dambruoso, deputato di Scelta Civica, su Radio 24, risponde alla possibilita’ ventilata dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni di un maggiore impegno dell’Italia in Libia. Per Dambruoso – intervenuto a “Ma cos’e’ questa estate” di Elisabetta Fiorito – lo richiede il ruolo del nostro paese. “L’Italia e’ tra le prime dieci potenze al mondo e fa parte di quei paesi che gestiscono gli equilibri della politica internazionale, con un ruolo attivo sia nel G7, G8 e G9. La nostra presenza in Libia deve avvenire non perche’ ci piaccia fare la guerra ma perche’ il contesto storico che la Libia sta vivendo sta minacciando la sicurezza dell’Europa, prima ancora dell’Italia”, spiega il deputato. “Dobbiamo, insieme agli altri paesi presenti negli organismi internazionali che gestiscono la sicurezza del mondo, essere presenti sia per la nostra storia di vicinanza politica alla Libia nel periodo pre-Gheddafi sia per gli importanti interessi energetici nei territori libici”.

Nell’eventualita’ che militanti di Daesh possano fuggire dalla Libia sui barconi utilizzati dai migranti, “Servono piu’ controlli, uomini e mezzi”. Lo afferma il senatore Giacomo Stucchi, presidente del Copasir. Ipotesi finora considerata improbabile, ma che con il nuovo scenario creato dalla liberazione di Sirte dall’Isis, non si puo’ piu’ escludere. Si tratta di un “allarme che bisogna recepire e per questo sono necessarie attenzioni ulteriori per controllare la situazione”, ha detto Stucchi.

‘Stiamo facendo in Libia quello che e’ indispensabile per rispondere all’appello di Serraj e alle richieste dell’Onu. Tutto quello che finora l’Italia ha fatto e’ previsto da un preciso articolo di legge ed e’ stato anche comunicato al Parlamento. Al di la’ di cio’ va detto che l’azione degli Usa avviene anch’essa in questo ambito. Alcune forze politiche che fanno analisi assai angosciate sul terrorismo islamico di Daesh poi pretendono che non si faccia alcun intervento militare ne’ direttamente ne’ indirettamente. Da questo punto di vista il M5S che sostiene anche l’uscita dell’Italia dalla Nato non esprime una cultura di governo  all’altezza della situazione drammatica che non solo l’Italia ma tutto il mondo stanno vivendo. Purtroppo dobbiamo fare i conti con la Terza guerra mondiale a pezzetti di cui ha parlato il Papa”. Lo dice Fabrizio Cicchitto, Ncd.cd.