mafia

“Non c’è una sola mafia, la lotta alla mafia non riguarda solo il Sud o solo l’Italia”, ha detto in un videomessaggio agli Stati Generali della lotta alle Mafie, Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea. “Non può esserci lotta senza guardare fuori dai nostri confini, anche per questo è importante il lavoro fatto di unire le forze: quando aiutiamo i Paesi del Sahel a unire le forze contro ogni tipo di traffico o addestriamo la polizia dei Balcani lavoriamo alla nostra sicurezza come alla loro”, ha continuato Mogherini spiegando che “dobbiamo essere orgogliosi degli europei che lavorano in luoghi lontani e difficili, anche questa è lotta alla mafia”. Mogherini ha quindi ricordato l’importanza di “lavorare insieme come Unione europea, mettendo la nostra politica estera in comune, e ponendo attenzione alla cooperazione internazionale’

“La lotta alla mafia è una battaglia che devono combattere tutti, non può essere delegata a nessuno. La mafia si nutre di cattiva politica, di cattiva amministrazione, di cattiva società, di cattiva economia”. Così il ministro della Giustizia Andrea Orlando arrivando agli Stati generali della lotta alle mafie a Palazzo Reale. A chi gli chiede quale sia il senso della giornata di oggi anche alla luce della morte di Totó Riina risponde: “L’avevamo prevista prima. La morte di Riina ha richiamato l’attenzione su un fenomeno che esiste a prescindere da fatti seguiti dai media. La presenza della criminalità nel nostro Paese è un fatto che dobbiamo sorvegliare e vigilare quotidianamente e rispetto al quale avevamo iniziato questo percorso un anno fa, che oggi si conclude”.

“Più che implementare la normativa antimafia bisogna vedere come rafforzare gli anticorpi di istituzioni, imprese e ordini professionali. Se c’è la capacità di far suonare un campanello davanti a forme di contaminazione si limita l’infiltrazione della mafia”. Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando parlando a Radio anch’io su Rai Radio 1, In questo senso, ha aggiunto, “sarebbe utile una nuova legge sulle lobby e una nuova legge sui partiti, renderli più forti, trasparenti e più funzionanti serve ad arginare la mafia”.

La morte del boss Toto’ Riina “non ci induca ad abbassare la guardia”. Lo ha detto a Bologna il ministro della Giustizia Andrea Orlando, a margine di un convegno sul tema delle migrazioni. Toto’ Riina è morto stanotte nel reparto detenuti del carcere di Parma.

“Puntualmente e come sempre da oltre 20 anni, a ridosso di una competizione elettorale a pochi mesi dalle elezioni nazionali e proprio nel giorno in cui il Presidente Berlusconi sarà in Sicilia, a mezzo stampa senza che in alcun modo siano stati previamente avvisati il diretto interessato o i suoi legali, è stata pubblicata, con grande risalto, la notizia di una nuova indagine nei suoi confronti”. Lo dichiara l’avvocato Niccolò Ghedini.”E, come di consueto, mai si potrà sapere chi ha propalato la notizia, ovviamente coperta da segreto, ai giornalisti – prosegue – E questa sì che è un’indagine che non dovrebbe comportare particolari complessità per individuare il o i responsabili. Sarà interessante verificare se il ministro Orlando vorrà contribuire, mediante i mezzi ispettivi di cui dispone, a far luce sul grave episodio, anche tenuto conto che, a tenore delle stesse fonti giornalistiche il nome del Presidente Berlusconi nel registro degli indagati sarebbe stato addirittura segretato dalla Procura di Firenze”.

“Dobbiamo mettere la Sicilia e l’Italia in mano a persone che sappiano realizzare quello che promettono: una profonda e scientifica riorganizzazione nello Stato e in tutte le sue articolazioni, a cominciare dalla Sicilia”.Lo dichiara Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, in un’intervista pubblicata sul quotidiano La Sicilia.
“Non è credibile – osserva l’ex premier – che questa riorganizzazione possano realizzarla i Cinque Stelle, che parlano di cambiamento senza contenuti e senza esperienza e che d’altronde in questi cinque anni hanno votato l’80% delle delibere della disastrosa giunta Crocetta”.
Aggiunge Berlusconi: “Il mio governo completò la rete autostradale siciliana” e prosegue: “Aggiungo che abbiamo investito per il Mezzogiorno in proporzione più di ogni altro governo precedente, e inoltre – non è un dato economico ma fa bene anche all’economia – che abbiamo arrestato la gran parte dei più pericolosi latitanti affiliati alla Mafia e alla Camorra”.

“La mafia è un atteggiamento che risiede in tante forze politiche, in tanti rapporti tra una parte di imprenditoria deviata e la politica e nella corruzione della pubblica amministrazione”. Lo ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5S), intervenuto a Palermo per sostenere la candidatura di Giancarlo Cancelleri a presidente della Regione siciliana. In Sicilia si volta domenica 5 novembre.
“Di mafia si può parlare in tanti casi – ha aggiunto Di Maio – e con tanti argomenti ma la morale è una sola: se ci affidiamo a chi ha governato questa regione e l’ha data in mano alla mafia per troppi anni, allora questa regione continuerà solo a parlare di mafia per tanti anni ancora”.

Le indagini svolte dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dal Gico di Roma, nell’ambito della maxi operazione antimafia, hanno chiarito l’esistenza di un vero e proprio accordo di spartizione territoriale per il commercio di prodotti ittici in tutta la Sicilia, con mire espansionistiche anche sui mercati romano, milanese e tedesco, nonché hanno dimostrato come il clan abbia utilizzato le società ittiche per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminali del sodalizio mafioso. Il ”patto mafioso” sul commercio di pesce, peraltro, consentiva al Salvatore Rinzivillo di ”infiltrarsi” nel mercato di settore per mezzo di imprese mafiose da lui controllate, riferibili ai gelesi Carmelo e Angelo Giannone, padre e figlio. Ancora, Salvatore Rinzivillo, prendeva contatti con esponenti mafiosi di Mazara del Vallo (costringendo taluni imprenditori locali a fornire il pesce a credito piuttosto che a fronte di pagamento in contante all’atto della consegna), con importanti pregiudicati messinesi e perfino con un boss italo-americano del calibro di Lorenzo De Vardo, di stanza a New York, anche per l’avvio di importanti iniziative economico-commerciali, soggetto noto sin dai tempi del maxi processo di Palermo, quale appartenente alla ”famiglia mafiosa Bonanno – fazione Catalano di Cosa Nostra”. Le indagini della Dda di Caltanissetta hanno riscontrato significativi rapporti di Rinzivillo con clan mafiosi catanesi: appartenenti alla famiglia calatina di Francesco La Rocca, storico capomafia di San Michele di Ganzaria; appartenenti al clan dei “Carcagnusi” (Mazzei), sodalizio criminale catanese con interessi anche nella Capitale e, per esso, indirettamente, con Sergio Giovanni Gandolfo detenuto all’estero. A tale ultimo proposito, l’atteggiamento di Rinzivillo nei confronti dei “Carcagnusi”, dapprima conflittuale, e’ cambiato al punto che, nel febbraio del 2016, si e’ attivava per affidare la tutela legale di Galdolfo all’avvocato del foro di Roma (arrestato oggi) Giandomenico D’Ambra facendo da tramite tra quest’ultimo ed i familiari del primo.

Il pm della dda di Caltanissetta Stefano Luciani ha chiesto la condanna a 5 anni e 9 mesi di Massimo Ciancimino, accusato di calunnia. Secondo l’accusa, Ciancimino avrebbe incolpato falsamente l’ex funzionario del Sisde Lorenzo Narracci di avere avuto un ruolo di intermediario tra il padre Vito, ex sindaco mafioso di Palermo, il boss Bernardo Provenzano e il fantomatico “signor Franco”, ovvero il personaggio dei servizi segreti che sarebbe coinvolto nella presunta trattativa Stato-mafia. Ciancimino, sempre secondo l’accusa, avrebbe anche incolpato l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro di avere avuto rapporti con il conte Romolo Vaselli fornendogli informazioni riservate da fare arrivare al padre Vito Ciancimino. E per l’imputato c’e’ anche l’accusa di violazione del segreto istruttorio per avere rivelato notizie riservate ad alcuni giornalisti. Ciancimino, superteste del processo sulla trattativa, e’ al momento detenuto.

“Gli arresti tra Lombardia e Calabria disegnano perfettamente la penetrazione delle mafie nella politica. Oggi è finito agli arresti domiciliari il sindaco di Seregno Edoardo Mazza di Forza Italia. Voti ed eleggi la mafia. Secondo la procura e le indagini svolte, il sindaco avrebbe dato le chiavi del comune alla ‘Ndrangheta, attraverso un imprenditore edile interessato a costruire un centro commerciale. L’imprenditore procacciava i voti determinanti per far eleggere il sindaco, il sindaco concedeva i necessari permessi e favori, ma l’imprenditore era legato alle cosche calabresi che così, de facto, hanno avuto le chiavi del comune nelle loro mani. Gli esponenti criminali erano dediti al traffico internazionale di droga, i proventi sarebbero stati riciclati anche nel nuovo centro commerciale. Un filo continuo tra Monza e San Luca in Calabria. Questa operazione dimostra chiaramente come le mafie sono saldamente presenti nel Nord, come le mafie ormai hanno come target primario la corruzione dei pubblici amministratori”. E’ quanto si legge in una nota dei deputati del M5S. I membri del Movimento 5 Stelle della commissione Antimafia sottolineano “la gravità di quanto sta succedendo nel silenzio delle Istituzioni”. “La settimana scorsa un ex sindaco legato al PD è stato arrestato a Vittoria in Sicilia, oggi un sindaco di Forza Italia arrestato in Lombardia: si presenta un quadro da vera e propria emergenza, perché le Istituzioni dello Stato vengono continuatamente corrotte e dovrebbe essere la prima priorità del Parlamento spezzare questo legame infame. Il 416 ter è la legge che va rafforzata, questa deve essere la priorità di chi ha cuore la tenuta democratica del Paese, altrimenti se non si fa questo significa che si è complici. Nella discussione del Codice Antimafia è necessaria l’estensione delle misure di prevenzione patrimoniali agli indiziati di corruzione, mentre il PD in questa riforma annacqua tutto e rende inefficace la norma. Invece di poterla applicare ai singoli indiziati ci sarà bisogno dell’associazione a delinquere finalizzata ai reati contro la Pubblica Amministrazione, quasi impossibile da provare. Ormai è una moria di arresti tra PD e Forza Italia che vogliono ancora proporsi alla guida del Governo e non è più accettabile consegnare nelle mani di queste persone le nostre Istituzioni”.