mafia

Lunedì 25 settembtre alle 21.15 Rai3 trasmette una nuova puntata di “Presadiretta” dal titolo I Mammasantissima, in cui si torna sul terreno della lotta alla criminalità organizzata. Una vera e propria spy story, nella quale si intrecciano la politica, la ‘ndrangheta e la massoneria. Sulla ‘ndrangheta si è detto e visto molto, sappiamo della sua pervasiva capacità di infiltrarsi nelle istituzioni e negli appalti, di lucrare sulla spesa pubblica, di gestire il traffico internazionale di droga, conosciamo la sua abilità nel cambiare pelle e il suo fiuto per gli affari. L’inchiesta di PresaDiretta prova a fare un passo avanti, entra nelle stanze segrete del potere politico criminale per raccontare chi sono quelli che le abitano, i Mammasantissima. A PresaDiretta, il racconto del livello segreto, il supervertice criminale, in cui si sono fusi ‘ndrangheta, massoneria deviata e politica, all’interno del quale si decide tutto: strategie economiche e politiche a livello nazionale. Un’inchiesta ricca di rivelazioni, intercettazioni, testimonianze di pentiti e di latitanti. In questa eccezionale puntata alcuni dei testimoni più importanti dell’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata come la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi e Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che da anni indaga il livello più evoluto della criminalità e conosce i territori segreti dell’Anti Stato. In Studio, ospite di Riccardo Iacona, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, uno dei magistrati più noti e in prima linea nella battaglia contro la ‘ndrangheta.

“Ci sono ancora delle verita’ che dobbiamo trovare. Non smettero’ mai di cercarle”. Questo uno dei passaggi dell’intervento del presidente del Senato Pietro Grasso, aprendo i lavori della Summer School della Scuola di Politiche di Enrico Letta, a Cesenatico. Il ricordo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il riferimento ai giovani, sono stati i primi pensieri dell’ex magistrato. “Una valida formazione politica non puo’ prescindere dal senso della storia. La chiave per cambiare il futuro e’ ricostruire il passato e la memoria collettiva. In questo senso rivolgersi ai giovani e’ importantissimo”. Anche la testimonianza e’ strumento di cambiamento. “Falcone e Borsellino sono stati in grado di smascherare l’indifferenza, la rassegnazione o l’alibi di non voler vedere la realta’. Siamo molto in debito nei confronti di questi uomini, che hanno dato la vita per i loro valori: sui cumuli di terra che li ricoprono dobbiamo inginocchiarci”. La mafia ha il suo welfare, ha proseguito il presidente. “Si preoccupa dei cittadini, soddisfa le loro necessita’, li protegge. Questa frase puo’ sembrare un paradosso o uno scherzo macabro, invece racchiude una grande verita’ sul modo di agire della mafia, che e’ intimidazione e violenza ma ha anche bisogno del consenso, che le garantisce una forza piu’ grande di quanto farebbe la paura”. Di qui l’importanza della presenza dello Stato. “Solo il lavoro offerto dalla societa’ civile, dalle istituzioni, puo’ far si’ che i giovani possano essere liberi, indipendenti e sottrarsi dalla mafia. Oggi purtroppo si assiste a un sensibile arretramento del welfare. Bisogna allora stare attenti che le mafie e la criminalita’ non sfruttino questo spazio lasciato vuoto dallo Stato. Il lavoro dei giovani al Sud e’ la priorita’ assoluta per la politica. Noi abbiamo una politica emergenziale e invece serve un programma lungimirante, che dovrebbe cominciare dal progettare infrastrutture per il Sud”. 
 Poi, i giovani. “E’ dei giovani la voglia di cambiare il mondo, di combattere le ingiustizie ed e’ dei giovani credere che le loro idee e i loro sogni siano realizzabili. E quindi sono solo i giovani coloro nei quali si puo’ riporre fiducia e speranza che riescano a realizzare quelle cose che per il resto dell’umanita’ sono impossibili. Credo che ci sia un enorme bisogno di scuole di politica come queste”. Per Grasso “abbiamo estrema necessita’ di formare una classe dirigente che sappia istruirsi, informarsi, andare oltre le polemiche su Twitter e offrire risposte efficaci. La vera sfida futura e’ nella ricerca di una funzione etica della politica. Un mandato che e’ libero solo se si e’ capaci di svicolare dal consenso a basso costo. Serve formazione soprattutto etica dei giovani per poter far si’ che ci sia una politica diversa”. (foto ANSA)

“Investire sulle giovani generazioni significa debellare per sempre la mafia dal nostro Paese, creando le condizioni affinche’ questo fenomeno non riesca piu’ ad attecchire, non solo in Sicilia. La cultura da sola non basta: servono anche alternative praticabili in termini economici e sociali. Dobbiamo allora occuparci seriamente della meta’ dei giovani siciliani senza occasioni concrete di lavoro, dando loro una prospettiva di vita che si svolga nella legalita’ e nel rispetto della dignita’ di un lavoro decente, come ci indicano le migliori pratiche e le parole d’ordine elaborate dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro”. Lo ha detto Renata Polverini di Forza Italia, in occasione della prima giornata di incontri organizzata a Monreale, nel palermitano, dal Parlamento della Legalita’ Internazionale. “Dobbiamo inoltre sforzarci di contrastare con ogni mezzo – ha aggiunto – i facili populismi che nascono attorno al disagio di chi, gia’ privo dei mezzi necessari al proprio sostentamento o spavento dalla mancanza di legalita’ che diffusamente si percepisce in Italia e nella nostra isola, si scaglia contro gli immigrati, scaricando su quella umanita’ dolente la frustrazione di una condizione di vita altrettanto insopportabile”.

“Era in vacanza a Ficuzza e stava passeggiando con un amico, godendosi il fresco della serata. Il tenente colonnello Giuseppe Russo era il Comandante del Nucleo Investigativo di Palermo dei Carabinieri, uno degli uomini più fidati di Carlo Alberto Dalla Chiesa, e indagando sulla Diga Garcia aveva intuito la pericolosità dei Corleonesi e di Totò Riina in particolare. Per questo Riina e Provenzano ne decretarono la condanna a morte, e nell’agguato venne ucciso anche il suo amico, l’insegnante Filippo Costa. Era il 20 agosto del 1977, esattamente 40 anni fa. Io lo conobbi, e lo ricordo come un uomo determinato e coraggioso”. Così il presidente del Senato, Pietro Grasso, su Facebook.
Si e’ svolta nella borgata corleonese di Ficuzza la commemorazione per il 40simo anniversario dell’uccisione del ten. col. dell’Arma dei Carabinieri Giuseppe Russo e del Prof. Filippo Costa, avvenuta il 20 agosto ’77 nei pressi della real casina di caccia del re borbonico Ferdinando IV a Ficuzza. Sono intervenuti anche il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette e la figlia del colonnello Russo.

“Il 9 agosto del 1991 veniva ucciso Antonino Scopelliti, giudice e grande servitore dello Stato. Commemorare le vittime della criminalità organizzata è un dovere da parte di tutti, dalla classe politica alla società civile”. Lo ha detto ieri Gianni Sammarco di Alternativa Popolare, che ha aggiunto: “Un esempio di rigore e di coraggio che non può lasciare indifferenti e che deve essere ricordato e insegnato alle giovani generazioni. Purtroppo ci sono ancora troppe ombre che avvolgono la morte del magistrato ma bisogna continuare a cercare la verità con la stessa tenacia con cui il giudice Scopelliti combatteva la criminalità organizzata”.

Con la raccolta firme ieri sera a Castellammare del Golfo (Trapani) e’ partita ufficialmente la Carovana per la Giustizia del Partito Radicale e dell’Unione delle Camere Penali che rimarra’ in Sicilia fino al 13 agosto. Nel comune del trapanese sono state raccolte 70 sottoscrizioni alla proposta di legge per la separazione delle carriere tra pm e giudici: tra i firmatari, il sindaco Nicolo’ Coppola e – a titolo personale come cittadino – il vicesindaco Salvo Bologna. Oggi si riparte con due visite in carcere: il primo gruppo si reca nella casa circondariale di Termini Imerese (Palermo), il secondo gruppo nel carcere dell’Ucciardone di Palermo. “La pena non puo’ essere una tortura, come sancito dai trattati internazionali. Se ad una persona detenuta mancano pochi mesi o giorni di vita e non e’ in grado di intendere e comunicare perche’ deve addirittura subire l’isolamento in carcere?”, ha detto Rita Bernardini. E Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino: “La Sicilia e’ una terra che viene descritta come il luogo dove prevale la criminalita’ organizzata. Come si combatte la mafia? Leonardo Sciascia ha detto: non con la terribilita’ di una vendetta ma con il diritto”.

Parlare di Procura sconfitta e’ vergognoso. I veri sconfitti sono i cittadini romani che hanno visto imprenditori, politici di destra e di sinistra, dipendenti pubblici corrotti e personaggi della criminalita’ uccidere Roma. Una classe politica compiacente, a volte addirittura asservita a questi criminali. Il tempo e’ galantuomo e queste condanne sono la rivincita dei cittadini onesti sul malaffare e su quella politica che giornalmente combattiamo. Noi non abbassiamo la guardia e continuiamo a lottare per una citta’ migliore”. Lo ha scritto il capogruppo del M5S di Roma, Paolo Ferrara, su Facebook.

Mafia capitale? Una fake news. Esisteva un sistema corrotto a Roma, diffuso, capillare, organizzato e redditizio ma non era un sistema mafioso, con le caratteristiche proprie di Cosa Nostra. Molto spesso si usano alcune parole in modo inappropriato, per produrre un effetto clamoroso e per attribuirgli importanza. Lo fanno alcuni giornalisti, ma anche certi politici e magistrati. Se tutto e’ mafia, niente è mafia. E cosi si fa il gioco della mafia. Le parole sono importanti.

“Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verita’ sulla strage di Via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aprendo il Plenum del Csm, in ricordo di Paolo Borsellino. ievocare le loro figure (Borsellino e Falcone, ndr) non puo’ e non deve essere un rituale fine a se stesso, originato dalle spinte emotive suscitate dall’occasione, e questo ci viene ricordato, ancora una volta, dall’ignobile oltraggio recato al busto di Giovanni Falcone, nella scuola di Palermo a lui dedicata, e ancora ieri a quello contro la stele che ricorda Rosario Livatino”. A 25 anni dalla strage di via D’Amelio il Consiglio Superiore della Magistratura ricorda la figura di Paolo Borsellino autorizzando la pubblicazione di tutti gli atti e i documenti relativi al percorso professionale del giudice Borsellino, dal suo ingresso in magistratura, nel 1963, fino alla tragica morte del 19 luglio 1992, quando vennero uccisi anche 5 agenti della sua scorta. Per il presidente della Repubblica “la tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia.

“Onore alla memoria oltraggiata del giudice Livatino. Italia unita alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio”. Cosi’ il premier Paolo Gentiloni su twitter. Il premier ha voluto ricordare le vittime di mafia proprio alla vigilia della strage di via D’Amelio.