Mario Draghi

I Paesi “che devono fare le riforme, devono avviarle a prescindere dalle incertezze politiche” che “restano molto elevate”. Lo ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, rispondendo a una domanda sul ‘vuoto’ di Governo dopo il ‘no’ al referendum sulla Costituzione nel nostro Paese ma senza citare direttamente l’Italia. C’e’ molta incertezza” sullo scenario globale e “molta di questa e’ di natura politica”, ha detto Draghi. “Basta guardare al calendario del prossimo anno” con appuntamenti molto importanti in Francia e Germania dopo quello degli Usa ma anche “ai mercati emergenti”. Gli effetti di lungo termine “ci saranno ma per ora e’ difficile capire quanto importanti saranno”. Che la Bce “riesca a fare qualcosa in merito o no e ‘ una domanda ancora aperta ma comunque quello che possiamo fare – ha concluso Draghi – e’ mantenere una mano ferma e continuare a puntare, mantenendo un adeguato livello di stimolo monetario, raggiungere il nostro obiettivo di stabilita’ dei prezzi”.

In un contesto dove “l’incertezza geopolitica e’ diventata la maggiore fonte di incertezza per i prossimi mesi”, e’ nell’interesse dell’Europa proseguire con il completamento dell’Unione economica e monetaria per “superare le vulnerabilita’”. Perche’ “una lezione importante della crisi e’ che una casa costruita a meta’ non e’ stabile, e’ fragile”. E’ il monito lanciato dal presidente della Bce Mario Draghi nel suo intervento all’Europarlamento, dove ha ricordato all’Italia che, sebbene abbia un debito “sostenibile”, non deve comunque “dormire sugli allori” in quanto “vulnerabile agli shock”, ma deve proseguire con le “riforme”. La fotografia del presente e le prospettive per il futuro sono piu’ incerte che mai. Quindi, malgrado la buona resistenza dimostrata dai mercati, non e’ questo il momento di arrestare gli sforzi per completare riforme e costruzione Ue. “Nel 2016 l’economia dell’eurozona ha dimostrato di essere resiliente nonostante le incertezze provenienti dall’ambiente politico ed economico”, ma “l’economia globale sta affrontando significative incertezze economiche e politiche” con una “crescita piu’ lenta che prima della crisi”, ha analizzato Draghi. Da sola, ha ribadito il presidente della Bce, la politica accomodante di Francoforte non puo’ e non potra’ bastare per mettere al sicuro la crescita dell’eurozona. “Lo stimolo della Bce e’ stato un ingrediente chiave della ripresa in corso”, ha sottolineato, ma “la politica monetaria non puo’ essere” l’unica carta da giocare rimandando alla prossima riunione dell’8 dicembre del board che dovra’, secondo le attese di molti, allungare la scadenza del quantitative easing da marzo a settembre. Se da un lato l’approccio fiscale positivo proposto dalla Commissione Ue va nella direzione delle “ulteriori misure” pro-crescita chieste da tempo dalla Bce, dall’altro si tratta di un provvedimento “legalmente non vincolante” perche’ il solo a fare fede resta il Patto di stabilita’. Da qui la richiesta agli stati membri “a rischio di non conformita’” (tra cui rientra l’Italia) sul bilancio e a chi ha spazio fiscale di “agire”. E proprio l’Italia e le sue banche, con il referendum costituzionale di domenica, rischiano infatti di essere nel mirino di nuove potenziali turbolenze, hanno evidenziato numerosi interventi di eurodeputati di diversi gruppi politici e Paesi, incalzando Draghi sulla questione.

“La ripresa dell’eurozona continua a procedere a un ritmo moderato ma costante” e “ha dimostrato un notevole resistenza agli sviluppi avversi e alle incertezze che derivano dall’ambiente globale”. Così il presidente della Bce Mario Draghi durante la plenaria dell’Europarlamento. Draghi ha ricordato che “la disoccupazione nell’eurozona sta stabilmente diminuendo” e che “oltre 4 milioni di posti di lavoro sono stati creati dal 2013 ad oggi, quando la situazione era al suo punto peggiore. La domanda interna si è rafforzata e la crescita reale del Pil ha registrato dati positivi per 14 trimestri consecutivi”, ha detto il numero uno della Bce. Il presidente dell’Eurotower ha anche sottolineato la necessità dell’attuazione delle riforme. “L’attuazione delle riforme strutturali deve essere accelerata in modo sostanziale”, ha detto Draghi e questo “riguarda in particolare le azioni delle politiche per aumentare la produttività e migliorare l’ambiente per le imprese”.

Mario Draghi difende la politica monetaria della Bce. ”Offre l’impeto necessario alla ripresa per rafforzarsi e all’inflazione per tornare gradualmente a livelli in linea con il nostro mandato”. E assicura: la Bce usera’ tutti gli strumenti a suo disposizione ”se necessario”. Nel discorso depositato all’Imfc, il braccio esecutivo del Fmi, Draghi ribadisce che il quantitative easing andra’ avanti fino alla fine di marzo 2017 e oltre se lo riterra’ opportuno. Parole che sembrano spazzare via definitivamente le indiscrezioni su un possibile avvio, all’interno del consiglio direttivo della Bce, delle discussioni sul tapering. E il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, conferma ulteriormente le dichiarazioni di Draghi. “Non ne abbiamo mai parlato”, “ne’ ufficialmente ne’ informalmente” ”La ripresa dell’area euro continua a velocita’ moderata” spiega Draghi, mettendo in evidenza come ”le informazioni” disponibili indicano che sia resistente alle incertezze politiche ed economiche”. Da qui l’esigenza di continuare a sostenere la ripresa, ma anche di spingere i governi ad approfittare della politica monetaria accomodante, che offre ”una finestra unica di opportunita”’, per portare avanti le riforme strutturali. Definisce la ripresa europea non soddisfacente il Fmi che, comunque, promuove l’operato della Bce. L’Eurotower ha ”spazio per fare di piu’ se necessario” aggiunge l’istituto di Washington, offrendo cosi’ una spalla alla Bce contro le critiche dei falchi. Il Fmi poi esorta l’area euro ad agire sui crediti deteriorati che vanno ridotti. ”La posizione delle banche si e’ rafforzata” afferma Draghi, ammettendo pero’ che resta la ”sfida della redditivita”’, sulla quale pesa il debole contesto economico, con i bassi tassi di interesse e la curva dei rendimenti piatta che si fa sentire soprattutto sulle banche che dipendono dalla trasformazione delle scadenze. ”In risposta a fattori strutturali le banche hanno bisogno di adattare il proprio modello di business” incalza Draghi, facendo eco all’esortazione giunta proprio dal Fmi nei giorni scorsi. Il Fmi, schierandosi con la Bce, ha invitato le banche a profonde riforme e a non scaricare tutte le responsabilita’ della scarsa redditivita’ sui tassi bassi. Convinto della necessita’ di un cambiamento nel settore bancario europeo anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. L’industria dovrebbe consolidarsi e cambiare il proprio modello di business”.

‘Lezione’ di Mario Draghi, presidente della Bce in audizione al Parlamento europeo ‘Concentrarsi più sulla qualità che sulla quantità della spesa, perché di flessibilità già ce n’è molta, sebbene nelle regole Ue ci sia un’asimmetria. E soprattutto “andare incontro alle aspettative dei cittadini”, concentrandosi sui loro bisogni reali, ristabilendo la fiducia tra i 28 e completando l’Unione economica e monetaria. Perché anche se la Bce è intenzionata a fare uso di “tutti gli strumenti”, la politica monetaria da sola non è sufficiente. Questo il suo messaggio lanciato all’Europarlamento, rafforzato dal monito del collega Benoit Coeuré a Roma a proseguire le riforme e a non forzare le regole. “Nelle regole esistenti c’è già molta flessibilità”, per questo “i Paesi che non hanno spazio fiscale dovrebbero pensare di più alla composizione del bilancio piuttosto che alla sua dimensione”, ha detto Draghi senza giri di parole rispondendo a all’eurodeputato Marco Valli (M5S) su investimenti e regole del Patto di stabilità. “Se guardiamo, molti di questi Paesi negli ultimi 10-15 anni prima della crisi hanno aumentato la spesa ma la crescita è rimasta stagnante o molto molto piccola”, ha ammonito ‘tranchant’. Nessun riferimento diretto, ma il messaggio va in tandem con quello di Coeuré: “servono ulteriori riforme strutturali, in Italia come in altri Paesi dell’eurozona”. E quelli “che hanno margini di bilancio dovrebbero usarli saggiamente; ma altri, che non hanno questo spazio di manovra, non devono forzare le regole”. Queste, però, ha riconosciuto lo stesso Draghi, hanno “un’asimmetria intrinseca”, in quanto i Paesi che non hanno margine non sono autorizzati a fare nuova spesa mentre “chi ce l’ha non è obbligato a usarlo se non vuole”, leggi la Germania.

L’economia dell’area euro è “solida ma lo scenario base rimane soggetto a rischi al ribasso”. Lo afferma il presidente della Bce Mario Draghi nella conferenza dopo il consiglio direttivo, che ha lasciato fermi i tassi. “Non abbiamo discusso” dell’estensione del programma di acquisti (Qe), dice Draghi, ricordando come il consiglio dei governatori della Bce abbia dato incarico ai comitati “di valutare le opzioni per assicurare una corretta attuazione del nostro programma di acquisto”. Le indagini mostrano come “il credito stia raggiungendo le imprese non finanziarie e la nostra politica è stata molto effettiva”. Per il consiglio direttivo “il credito sta crescendo costantemente dal 2014” e “la trasmissione della politica monetaria non ha mai funzionato meglio di oggi”.

La Bce “e’ pronta, determinata e in grado di agire se lo ritiene necessario”. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa, dopo aver sottolineato che il Consiglio direttivo della Bce, anche alla luce del voto sulla Brexit e visto “il prevalere di uno scenario di incertezza, continuera’ a seguire l’andamento congiunturale e dei mercati finanziari con grande attenzione, garantendo il passaggio delle proprie politiche monetarie accomodanti all’economia reale”. Nei prossimi mesi, ha detto Draghi, “quando avremo piu’ informazioni, ivi comprese le nuove stime dello staff della Bce, saremo in una posizione migliore per poter rivalutare le condizioni macroeconomiche di base, il percorso prevedibile di crescita e inflazione e la distribuzione dei rischi intorno a questo percorso”. Se necessario, ha ribadito Draghi, “il Consiglio direttivo agirà usando tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato”.

Il presidente della Bce Mario Draghi ha detto al vertice Ue di Bruxelles con i capi di Stato e di governo che l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue avrà un impatto sulla crescita attesa del Pil dell’Eurozona nell’ordine di 0,3-0,5 punti percentuali in meno rispetto alla crescita ipotizzata nei prossimi tre anni. Draghi ha anche chiesto la massima collaborazione tra i leader dell’Unione europea per affrontare la fibrillazione delle banche. Questo il suo pensiero, per evitare che l’opinione pubblica consideri l’Unione “ingovernabile” soprattutto dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Ha aggiunto che la Bce e’ pronta a cooperare con le altre banche centrali per assicurare la stabilita’ dei prezzi, ma occorre anche affrontare le “vulnerabilità” del settore bancario.

Il dopo Brexit è al centro degli appuntamenti economico finanziari della prossima settimana. Lunedì Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea partecipera’ al forum Bce “The future of the international monetary and financial architecture” che si svolge a Sintra, in Portogallo. La Bce intanto “è pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute” per far fronte al post-Brexit. Lo comunica l’Istituto centrale europeo in una nota cui si afferma, tra l’altro, che la Bce è in contatto con le banche e gli organi di controllo e che sta “monitorando con molta attenzione” i mercati. La Banca d’Inghilterra è pronta ad iniettare altri 250 miliardi di sterline di liquidità per affrontare le turbolenze dei mercati. E c’è massima attenzione anche dal Fondo monetario internazionale. “Ho accolto positivamente le misure annunciate dalla Banca d’Inghilterra e dalla Bce per sostenere il sistema bancario – ha detto la presidente Christine Lagarde – Il Fondo monetario, dal canto suo, monitorerà gli sviluppi da vicino. Lavoreremo per assicurare la tenuta dell’economia globale nel futuro prossimo”. Nel giorno della Brexit panico sulle Borse europee: a Milano Piazza Affari chiude con l’indice Ftse Mib in caduta del 12,48%, Londra con l’indice Ftse 100 in calo del 3,15%, Parigi con l’indice Cac in calo dell’8,04%, a Francoforte l’indice Dax cala del 6,82 per cento, a Madrid (indice Ibex) la perdita della seduta è del 12,35%.

Una posizione che rassicura i mercati e i gabinetti di governo quella espressa dal presidente della Bce sulla eventualità della Brexit ‘siamo pronti a tutte le urgenze che dovessero derivare dal pronunciamento dei britannici sul referendum, ma non c’é nessun piano o impegno concordato con la Bank of England’. E poi ancora sull’andamento dell’economia nell’eurozona ‘la ripresa é moderata ma costante, inflazione bassa: l’economia dell’eurozona ha guadagnato slancio all’inizio dell’anno, ci si attende che proceda a passo moderato ma costante, sostenuta da solida domanda interna e dal’efficace trasmissione della nostra politica all’economia reale: le dinamiche dell’inflazione restano piuttosto sommesse e il livello resterà basso nei prossimi mesi.