Mediaset

Nel mercato televisivo Rai e Mediaset si confermano ai primi posti negli ascolti (rispettivamente al 34,4% e al 32,2%), anche se in flessione dal 2012, a vantaggio di Sky e soprattutto dei canali Discovery. E’ quanto emerge dai dati dell’Osservatorio sulle comunicazioni 2016 pubblicati dall’Agcom. Si fa piu’ variegato e plurale, negli ascolti e nella raccolta pubblicitaria, il mercato televisivo nel nostro Paese, nonostante un sostanziale duopolio.

‘Io non riesco a immaginare una Mediaset non guidata dalla mia famiglia. Ho fatto molti lavori ma la cosa che mi ha dato piu’ soddisfazioni e’ stata la televisione”. Lo ha detto Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa. “In tutti i paesi abbiamo trovato una forte controffensiva politica: in tutti i paesi i politici al potere ci hanno impedito di continuare”, ha aggiunto. “Oggi subiamo molto la situazione economica e molta concorrenza da parte di Internet e altri gruppi che sono entrati in Italia. Soffriamo molto il dumping della Rai”. E poi ha attaccato: “I programmi della Tv pubblica non si differenziano in nulla da quella commerciale e inoltre ci hanno fatto un danno per la pubblicita’
‘Oggi subiamo tanta concorrenza da parte di Internet, c’e’ un calo della pubblicita’ e c’e’ una concorrenza molto forte di altri gruppi che sono entrati in Italia e hanno preso con facilita’ le tv, ma soffriamo anche molto del dumping pubblicitario che fa la Rai con la Sipra”. Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, alla presentazione del libro di Bruno Vespa. “La televisione pubblica non solo non fa servizio pubblico ma interviene pesantemente nella pubblicita’ – ha aggiunto Berlusconi -, e ora, con il canone in bolletta, ricevera’ piu’ di 500 milioni”.

“Il tema non e’ la difesa dell’italianita’ di Mediaset ma gli interessi strategici del paese su reti e infrastrutture di comunicazione. Il governo Renzi ha compiuto due scelte chiave sia bloccando una Opas sulle torri di Raiway e affermando in norma la necessita’ della maggioranza pubblica in un’eventuale fusione, sia avviando la realizzazione di una rete in fibra di proprieta’ pubblica in 7300 comuni italiani su 8mila. La mia opinione e’ che si debba andare addirittura oltre in questa direzione, superando l’errore compiuto dal centrosinistra vent’anni fa di privatizzare la rete Telecom”. Questa l’opinione sulle mosse di Vivendi di Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Renzi, espressa in un articolo uscito oggi sull’inserto ‘Affari e Finanza’ de la Repubblica. “Non c’e’ davvero alcun limite al trasferimento a realta’ estere di pezzi importanti del sistema industriale e finanziario italiano?- chiede Giacomelli- Non c’e’ nessun confine oltre il quale si toccano interessi vitali, l’identita’ stessa del paese, il suo essere comunita’ nazionale? Non c’e’ nessun limite, superato il quale si debba trovare una risposta, non del governo, non di singoli partiti politici, ma del cosiddetto sistema paese? Per quanto ci riguarda valgono le parole di Paolo Gentiloni nel suo discorso di insediamento (‘il nostro Paese non e’ territorio di scorribande’) che confermano la linea tenuta nei tre anni precedenti dal premier Renzi. Ma servono risposte anche da soggetti diversi da quelli politici o istituzionali. E le risposte non sono neutre da molti punti di vista”.

“Si tratta di una scalata ostile non solo dal nostro punto di vista, ma anche da quello della politica. Ci ha fatto molto piacere il sentirci appoggiati anche dalle istituzioni, perché si è capito che c’è della sostanza, qui non c’è in gioco solo l’italianità e l’inno di Mameli, ma anche l’interesse nazionale”. Così il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, parlando ai microfoni di Rainews24, a margine dell’appuntamento di Confindustria Piacenza “Conversazione con…”. “Avendo rotto questo contratto il titolo Mediaset in Borsa si è abbassato, Vivendi ha comprato azioni, e ha comprato a prezzo basso, e alla fine sono arrivati ad avere il 20% del capitale di Mediaset, ergo non mi sembra che sia cosi’ amichevole questo modo di procedere – spiega – Ci sono già delle mosse di Fininvest in Procura, è partita un’azione legale e vediamo cosa succederà: Fininvest si è difesa, raggiungendo il 38 per cento delle quote di Mediaset e vediamo poi cosa succederà”.

“Per quale motivo il governo e’ intervenuto subito in difesa di Mediaset quale azienda strategica mentre ha taciuto sulla svendita delle antenne di Raiway? Perche’ non c’e’ stata la stessa attenzione quando Vivendi ha scalato Telecom? Perche’ questo e’ consociativismo”. Lo dice Alessandro Di Battista, M5s, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “Il governo- spiega- non e’ interessato che l’azienda resti italiana o a salvagurdare i posti di lavoro, questo e’ solo l’ennesimo esempio di consociativismo, di interessi legati ai partiti”.

“Su Mediaset si realizza un’unità nazionale a difesa dell’italianità di una azienda di comunicazione strategica. È un segnale importante; la politica non può essere così faziosa da perdere di vista gli interessi del Paese. Non è un caso che gli unici a cantare fuori dal coro siano ancora una volta i 5 Stelle”. Lo afferma in una nota Pier Ferdinando Casini, presidente della Commissione Affari esteri del Senato.

Vivendi ha formalizzato a Consob il rafforzamento al 12,317% nel capitale di Mediaset dal precedente 3,01%. E’ quanto si evince dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti. La quota e’ detenuta in diretta proprieta’. La data e’ 13 dicembre 2016. Mediaset anche oggi regina di Piazza Affari mentre si infiamma lo scontro con Vivendi. Le azioni del Biscione, dopo la seduta record di ieri, proseguono la corsa, salendo del 5% a 3,764 euro. Forti anche oggi i volumi: a meta seduta sono già stati scambiati 53 milioni di titoli, pari al 4,5% del capitale. I francesi hanno annunciato ieri di aver raggiunto il 12,32% del Biscione ed è molto probabile che proseguiranno a salire ancora oggi per arrivare intorno alla soglia del 20%, come prospettato. Pronta la replica di Fininvest che ha incrementato la propria partecipazione del 3,5%, portandosi al 38,266% (il 39,775% del capitale avente diritto di voto) e ha presentato una denuncia per manipolazione del mercato nei confronti di Vivendi. Intanto Silvio Berlusconi è pronto a serrare le fila per difendere le sue tv dall’attacco francese. L’ex premier – che era atteso a Roma alla presentazione del libro di Bruno Vespa poi annullata – sarebbe oggi ad Arcore per seguire di persona la vicenda con i figli e i vertici aziendali. Acquisti in Borsa anche su Telecom (+1,2%) che, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere il vero target delle mosse di Bollorè in Italia.

I politici continuano a dividersi e a protestare sul ruolo dell’informazione televisiva in relazione al referendum. I detrattori del governo e del premier insistono sulla presenza preponderante delle ragioni del Sì sul quesito referendario. Adesso il leader della Lega auspica un ruolo piu’ attivo di Mediaset in senso inverso, non fosse altro che per il fatto che Berlusconi sostiene le ragioni del No. In realtà dovrebbe essere garantito spazio eguale a tutti su ogni network. Ma Salvini non la pensa così ‘Sul voto del 4 dicembre “spero ci sia l’impegno del partito Forza Italia e anche dei canali Mediaset. Alcune trasmissioni Mediaset sembrano la Rai, onore a La7 che mantiene un’aura di imparzialita’”. Lo dice Matteo Salvini, segretario della lega nord, a ‘Omnibus’ su La7.

Dopo due settimane ad alta tensione tra Vivendi e Mediaset, con il titolo sotto pressione in Borsa, ad agosto tutto appare fermo e forse solo le ‘diplomazie’ sono al lavoro per tentare di evitare di arrivare allo scontro in Tribunale e condurre a buon fine l’alleanza. Il mandato che ha Pier Silvio Berlusconi però, secondo quanto si apprende, non è quello di trattare ma di far rispettare il contratto, per sua natura vincolante. Non risultano dunque in agenda incontri e il primo appuntamento istituzionale è quello che attende il board di Vivendi con i conti della semestrale, il prossimo 25 agosto. E anche vero che Vincent Bollorè, presidente e primo azionista con il 14,35% di Vivendi, non resta con le mani in mano nemmeno in estate (tutti ricordano l’agosto 2014 e il summit sul Paloma, lo yacht al largo della Costa Smeralda per parlare dell’ingresso in Telecom). Il gruppo francese ha chiesto a maggio di rivedere il contratto firmato ad aprile sul passaggio di proprietà di Mediaset Premium, dopo l’analisi fatta da Deloitte che metteva in evidenza come il business plan (che prevede il raggiungimento dell’equilibrio operativo di Mediaset Premium fin dal 2018) si basa su ipotesi definite dal consulente “irrealistiche”, e andrebbe “rivisto seriamente al ribasso”. Questo è il fulcro del braccio di ferro tra i due gruppi. Secondo indiscrezioni di stampa gli adivsor e i legali avrebbero proposto un compromesso, invece del passaggio del 100% di Mediaset Premium un co-controllo al 44,5% (e l’11% di Telefonica che rimarrebbe ancora agli spagnoli). Questo eviterebbe il consolidamento dei conti Premium e nella capogruppo Vivendi verrebbe a detenere un pacchetto più cospicuo, pari al 7% del capitale (invece dello scambio azionario paritetico al 3,5% pattuito). C’è anche chi ipotizza, anche se fino ad oggi non sono state superate soglie rilevanti, che Fininvest potrebbe aver fatto acquisti sul mercato. Quando la domanda era stata posta all’ad di Vivendi de Puyfontaine, come possibile ‘extrema ratio’, il manager non aveva risposto ma aveva solo rimarcato di essere fiducioso di riuscire ad arrivare a una soluzione. “Il contratto è vincolante – ha recentemente dichiarato Pier Silvio Berlusconi al Financial Times -. La loro nuova proposta, inviata il 25 luglio, ha completamente cambiato i termini. Dobbiamo proteggere noi stessi” lasciando intendere di essere pronti a procedere per vie legali senza compromessi. Quale sia la via che il Biscione seguirà ora, mette in luce la stampa, con la vendita del Milan, Fininvest ha nuove frecce al suo arco, concretamente 520 milioni di euro che si sommano alla preesistente liquidità pari a 330,6 milioni, portando così la cassa a disposizione a circa 850 milioni di euro.

L’Handelsblatt dedica un lungo articolo dal titolo “Al lavoro per l’eredita’” all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. L’eredita’ imprenditoriale, innanzitutto, ma anche quella politica legata ai destini di Forza Italia. Il quotidiano economico tedesco prende spunto dalla delicata operazione al cuore subita dall’ex premier, “una svolta nella vita dell’imprenditore e del quattro volte presidente del Consiglio”. In ballo il futuro della holding di famiglia Mediaset, del Milan e di Forza Italia. “Berlusconi non pensa a ritirarsi, al contrario, cerca di tenere assieme il suo impero”, scrive il giornale, e “lavora all’eredita’ consultandosi con un ristretto gruppo di confidenti”. Handelsblatt ricostruisce la discendenza del leader di Forza Italia, sottolineando che le sue speranze sono riposte soprattutto nella figlia Marina, “che Berlusconi stima molto” e ricorda il ruolo del figlio Pier Silvio alla guida di Mediaset e le trattative con investitori cinesi per la vendita del Milan. Solo in politica l’eredita’ e’ difficile, conclude l’Handelsblatt, perche’ in famiglia non si trova nessuno che voglia ripercorrere le tracce paterne: a lungo in Italia si e’ speculato sulla figlia Marina, che ha pero’ sempre smentito con decisione.