migranti

Non si placano le polemiche e i botta e risposta tra Salvini e il governo sulla gestione del fenomeno dei migranti. I casi di questi giorni – i migranti respinti a Goro – e il tira e molla con Bruxelles sui fondi per l’accoglienza, offrono il destro al leader della Lega che di certo non si tira indietro. “Poletti, ministro del lavoro (lavoro delle cooperative rosse, forse) ripete ancora oggi che “i migranti pagano all’Italia il doppio rispetto a quello che ricevono indietro”, e che pagano le pensioni degli italiani. Solita barzelletta di un governo razzista che sta pagando, coi soldi degli italiani, l’albergo a 163.000 immigrati, di cui oltre il 60% e’ clandestino e dovrebbe essere espulso (ma non lo sara’). Poletti, Renzi e Alfano, fatevi pagare lo stipendio dai ‘migranti’ e magari emigrate pure voi, l’Italia ve ne sara’ grata”. Lo scrive su facebook Matteo Salvini, segretario della Lega Nord.

Tensioni e tafferugli nei territori a seguito dell’arrivo di migranti. Un fenomeno che fa registrare livelli preoccupanti e contro il quale non appaiono tangibili soluzioni adeguate. “Mi vergogno molto di quello che è successo a Ferrara, credo si debbano vergognare quelle persone che hanno impedito la sistemazione di donne e bambini” Lo ha detto il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Immigrazione del ministero degli Interni ai microfoni Gr 1 Rai, intervenedo sul caso di Gorino, paese dove i residenti hanno innalzato barricate per impedire il passaggio del pullman che portava 11 donne migranti, che la prefettura aveva deciso di ospitare in un ostello. “E’un amaro ricordo che quei cittadini si portaranno appresso a lungo” ha concluso Morcone.

“I dati sono equivocabili: il nostro Paese rischia di imboccare la strada di una insostenibile e deleteria ‘guerra tra poveri’. Come possiamo permetterci di spendere 35 euro al giorno per accogliere decine di migliaia di immigrati, quando agli sportelli e alle mense della Caritas del sud, ma spesso anche del centro-nord, due utenti su tre sono italiani?”. Il presidente del Veneto Luca Zaia commenta cosi’ i dati del rapporto annuale Caritas diffusi oggi, in concomitanza con la Giornata mondiale contro le poverta’. “Voglio evitare pregiudizi o condizionamentI ideologici di presunto razzismo – premette – ma porre una questione politica fondamentale per la sopravvivenza non solo del nostro welfare, ma delle basi della convivenza civile. Ci sono 4,6 milioni di italiani che non raggiungono nemmeno il reddito minimo di sostentamento, il numero di poveri in Italia e’ raddoppiato negli ultimi 8 anni, e tra questi – ci dice la Caritas – cresce il numero dei giovani rispetto agli anziani; la crisi economica ha falciato milioni di posti di lavoro, infoltendo la schiera dei disoccupati. Solo il ‘ricco’ Veneto ne conta 170 mila”. Per Zaia, se questo e’ lo scenario, “come puo’ un Paese civile dimenticarsi dei propri poveri e investire 4 miliardi del proprio bilancio per accogliere i migranti e ‘solo’ un miliardo per contrastare poverta’ ed emarginazione tra i propri cittadini? Forse che i disoccupati e i poveri del Sud dell’Italia valgono meno, agli occhi del governo, di chi proviene dall’altra sponda del Mediterraneo?”. “Da amministratore ritengo impegno prioritario e di responsabilita’ il sostegno alle persone piu’ fragili delle nostre comunita’ – prosegue Zaia – e mi aspetto che il governo italiano ponga, con maggior forza e coraggio, analogo principio nei confronti dell’Unione Europea. A un Paese dove un cittadino su sette e’ sotto la soglia delle poverta’, non puo’ essere scaricato l’onere di accogliere e gestire la pressione dei flussi migratori dell’intero continente. O l’Europa ci da’ la risorse per accogliere quanti scappano da Africa, Asia e Medio Oriente in cerca di un destino migliore – conclude – o l’Italia deve avviare con serieta’ e rigore un piano di rimpatrio dei migranti che non hanno i requisiti di rifugiato”.

“La folle legge sulla cittadinanza facile che la sinistra vorrebbe approvare non passera’ mai al Senato. Mentre il nostro Paese e’ invaso da una massa crescente di stranieri, il partito di Renzi organizza manifestazioni per invocare una legge sulla cittadinanza che diventa una sorta di manifesto per incoraggiare altri clandestini a raggiungere l’Italia”. Lo dichiara il sen. Maurizio Gasparri (FI). “Non basta – aggiunge – favorire con operazioni scellerate come EuNavFor Med i trafficanti. Adesso aggiungiamo anche l’incentivo della cittadinanza. Renzi, poi, spende quattro miliardi per gli stranieri mentre nega un contratto alle forze di polizia. Si finanzia l’illegalita’ e si levano i mezzi alle forze della legalita’. Questa e’ la politica del Pd di Renzi. Al Senato la legge sulla cittadinanza istantanea non passera’ e morira’ come quella per la legalizzazione della droga”.

Gli oltre 140mila immigrati in eta’ lavorativa presenti in Sicilia, pari al 4,3% della popolazione attiva dell’Isola – la piu’ bassa percentuale d’Italia, anche se il loro numero e’ cresciuto del 2,5% – incontrano un mercato del lavoro “sicuramente piu’ favorevole degli italiani”. Emerge dall’analisi sul mercato del lavoro in Sicilia riferita al primo trimestre 2016 e compiuta dall’Osservatorio statistico nazionale dei consulenti del lavoro, presentato oggi a Palermo in vista del congresso regionale del 14 e 15 ottobre a Taormina. I migranti presentano un tasso di occupazione del 50,3% (in aumento rispetto al 48% del primo trimestre 2015), contro il 39,9% degli isolani, indice che pure e’ in lieve rialzo rispetto al 38,7% del primo trimestre dell’anno scorso. Cosi’ come il tasso di disoccupazione degli stranieri, 20,8%, risulta piu’ basso di quello dei siciliani (22,2%) analogamente a quello di inattivita’: 36,5% contro 48,7%. E’ pero’ assai probabile che la parte di popolazione straniera ufficialmente non occupata o inattiva in realta’ lavori in nero, altrimenti si trasferirebbe altrove.

Il premier ungherese ha vinto sulla carta ma ha perso nella sostanza. Manca il quorum al referendum nel quale ha stravinto. Alla quasi unanimità ma senza raggiungere il quorum del 50%, infatti, l’Ungheria ha detto di no per referendum all’obbligo di accogliere profughi per alleggerire il carico di altri paesi dell’Ue, come Italia e Grecia. Non lo ha fatto pero’ con il minimo di consistenza plebiscitaria che aveva chiesto il premier nazionalista conservatore ed euroscettico Victor Orban, vincitore, ma in una certa misura anche sconfitto, del referendum. In tarda serata il risultato praticamente definitivo, al 95% delle schede scrutinate, è di una vittoria a valanfa del “no” con una quota del 98% e solo un 2% andato al “sì”. L’affluenza però, come annunciato dall’Ufficio elettorale nazionale, e’ stata soltanto del 43%: il quorum del 50% degli 8,27 milioni di elettori chiamati alle urne non è stato raggiunto e dunque la consultazione non è valida secondo la legge in vigore, a dimostrazione che gli appelli al boicottaggio dell’esile opposizione ungherese, assieme alla tradizionale disaffezione per lo strumento referendario, si sono fatti sentire. Secondo Orban, comunque, cambia poco: ribadendo quanto affermato in mattinata dopo aver votato in una scuola elementare del suo quartiere a Buda, il premier ha sottolineato che “l’Ungheria, per primo fra i paesi dell’Ue” e “sfortunatamente” anche l’unico, “ha consultato il proprio popolo” sulle migrazioni. “Oltre 3 milioni di elettori” hanno “rifiutato un sistema di ricollocamento obbligatorio dei migranti”: “Bruxelles dovrà tenerne conto”,

“Lanceremo un messaggio a Bruxelles: non si può fare politica contro la volontà della gente”. Così il portavoce del governo, il premier Viktor Orban alla vigilia del referendum che si tiene oggi in Ungheria sulla redistribuzione dei profughi in Europa. Secondo i sondaggi, l’80% dirà ‘no’ alle quote decise dall’Unione europea per i ricollocamenti, ma al tempo stesso si mette in dubbio la validità della consultazione in fatto di affluenza, perché il quorum dei voti validi non potrebbe superare il 50%. L’Ungheria l’anno scorso ha concesso asilo solo a 508 persone. Alcuni partiti dell’opposizione lanciano un appello al voto nullo. Sono 8,27 milioni i votanti chiamati alle urne. “Volete che l’Unione europea possa prescrivere l’insediamento obbligatorio di cittadini non ungheresi anche senza il consenso del Parlamento ungherese?”. Questo il quesito a cui gli sono chiamati a rispondere gli elettori ungheresi.

Antonio Albanese ha appena cominciato a girare il suo nuovo film ‘A casa’ , un ritorno alla regia a 13 anni da ‘Il nostro matrimonio è in crisi’. ‘A casa’ è scritto, interpretato e diretto da Albanese: “Abbiamo lavorato alla nostra storia – spiega – cercando di raccontare questioni complesse in modo paradossale. La folle idea di partenza, se tutti riportassero un migrante a casa il problema sarebbe risolto, fa da perfetto innesco per una vicenda che porterà il nostro racconto ironico da Milano al Senegal in un continuo equilibrio tra lucida realtà e lucida follia”. Il film scritto con Andrea Salerno e Stefano Bises con la collaborazione di Marco D’Ambrosio in arte Makkox, ‘matita’ e coautore di ‘Gazebo’, è prodotto da Domenico Procacci; è una produzione Fandango con Rai Cinema e sarà distribuito da 01Distribution. Le riprese si concluderanno a metà novembre.

In occasione della Settimana europea dello sport, nei 10 stadi del massimo campionato italiano di calcio saranno promossi, nel weekend, il messaggio e i principi del manifesto ‘Sport e Integrazione’, promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e dal Coni nell’ambito dell’accordo di programma per la promozione delle politiche di integrazione attraverso lo sport. Attraverso il claim ‘L’integrazione: la vittoria più bella’ e l’hashtag #fratellidisport, la giornata ha l’obiettivo di favorire la diffusione di principi come quelli del rispetto e della valorizzazione delle diversità, e di sensibilizzare la società e il pubblico sportivo rispetto ai temi dell’integrazione e dell’inclusione degli immigrati.

“Nei confronti degli immigrati bisogna aiutare la gente a superare una legittima paura, mettendo in atto esperienze virtuose come si sta facendo in Diocesi con il piano di accoglienza diffusa che ha avuto già un’ottima risposta e come ha fatto ad esempio la parrocchia di Bruzzano dove 100 profughi sono stati accolti per due mesi da 150 volontari, molti dei quali hanno rinunciato alle ferie, esprimendo in particolare verso le donne e i bambini rifugiati una delicatezza e sensibilità encomiabili”. Lo ha detto il cardinale di Milano, arcivescovo Angelo Scola, a margine delle celebrazioni per l’inizio dell’anno pastorale. Quando la politica si mette di traverso bisogna insistere nei progetti di accoglienza nel rispetto delle regole della democrazia e della buona educazione”.