mozione

“Qualche anno fa il Pd pensava al merito delle persone. Dove e’ andato a finire l’articolo 3 della Costituzione? Nei cerchi magici e nella selezione delle persone per appartenenza geografica”. Lo ha detto Michele Emiliano alla presentazione delle sede romana della mozione.

“Non e’ facile trovare la via d’uscita dalla falsa alternativa tra elitaria presunzione di superiorita’ e rincorsa demagogica dei populisti sul loro stesso terreno. Quasi un secolo fa, Antonio Gramsci parlava della differenza tra sentire, sapere e comprendere. I due estremi da evitare erano pertanto ‘la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra’. Oggi diremmo, semplicemente, elitarismo e populismo. Ecco che cosa deve intendere il Pd quando parla di primato della politica: il primato della comprensione, che e’ insieme un sentire e un sapere, intellettuale e popolare”. E’ quanto sostiene la mozione Renzi per il congresso del Pd. “Per contrastare i populismi – sostiene la mozione – e’ indispensabile l’azione di forze politiche popolari, capaci di elevare la qualita’, la trasparenza e la responsabilita’ delle scelte democratiche. Di fronte a un problema, i populisti cercano subito un colpevole, mentre i riformisti, testardi, cercano soluzioni. Soluzioni che devono essere concrete e realizzabili, semplici ma non semplicistiche. Il Pd deve rivendicare la fatica della costruzione di scelte democratiche, la costruzione del compromesso possibile, inteso non al ribasso ma come aspirazione alla concreta costruzione di soluzioni stabili in quanto condivise”. “La politica – conclude – deve mirare al tempo stesso piu’ in alto e piu’in basso: deve puntare a incidere sulle dinamiche sovranazionali, sui processi economici globali, sulle grandi questioni internazionali, ma anche sulla vita quotidiana delle nostre comunita’. E deve farlo perche?la crescente diseguaglianza delle societa’ occidentali non e’ solo un problema economico”.

“Proporro’ l’uscita dall’Aula al momento del voto sulla mozione di sfiducia al ministro Lotti presentata dal M5S”, “e’ un atto in piena coerenza con quello che Fi e’ stata dalla sua nascita: una forza garantista non a corrente alternata come molti altri, che non crede a mozioni di sfiducia individuali e che non le ha mai votate. Dai tempi del voto di sfiducia al senatore Mancuso abbiamo sempre agito allo stesso modo: per noi la responsabilita’ di un governo e’ collettiva, non individuale”. Lo afferma in una intervista a ‘Il Corriere della Sera’, il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani. Quanto alla richiesta di dimissioni “Vedano loro come comportarsi”. Nel passato? Per i casi Lupi, De Girolamo,Guidi? anche di fronte ad indiscrezioni o fatti che sembravano meno gravi si e’ scelta la strada delle dimissioni. Ma riguardando quelle vicende mesi dopo, forse non c’erano i motivi per decisioni tanto gravi. Pero’ lo ripeto – precisa Romani – non entriamo in queste dinamiche, non facciamo ne’ i garantisti ne’ i giustizialisti secondo convenienza”. “A Fi oggi interessano tre cose piu’ di tutte. La prima, che purtroppo temo slittera’ visto che anche il Pd spaccato e dilaniato ora sembra mirare ad elezioni a fine legislatura, e’ che si faccia una seria legge elettorale, armonizzando i sistemi di Camera e Senato come chiede il presidente Mattarella. La seconda, cruciale, e’ che venga restituita piena agibilita’ politica al nostro leader Berlusconi. Perche’ sia chiaro, si parla tanto di leadership dei moderati, ma un leader che ha inventato il centrodestra, lo ha unito, lo ha fatto vincere? C’e’, solo che non ha agibilita’ politica” perche’ “e’ fondamentale che al voto si arrivi con tutti i protagonisti in campo. E insieme, e questo e’ il nostro terzo obiettivo, e’ importantissimo che a fronte di un Pd diviso e una sinistra frammentata e secessionista si presenti un centrodestra unito: a questo stiamo lavorando, a partire dalle Amministrative dove stiamo siglando alleanze pressoche’ ovunque”.

Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che domani presenta la mozione per le primarie Pd, in una lettera a Repubblica, commenta l’appello di Sergio Chiamparino e Giuseppe Sala a Matteo Renzi a cui chiedono di “cambiar mare per restare capitano” e li invita a “riflettere sulle capacità dell’ex capitano a cui avete inviato il vostro ultimo Sos. Una serie clamorosa di errori: la riforma della pubblica amministrazione viene bocciata dalla Consulta; la riforma della Scuola ha prodotto uno dei più grandi pasticci degli ultimi vent’anni tra gli insegnanti nonostante le risorse stanziate. La riforma delle banche popolari è stata bloccata dal Consiglio di Stato e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: le banche sotto la soglia dell’attivo di 8 miliardi, definita inadeguata da numerosi esponenti del Governo, non si aggregano più e sul diritto di recesso piovono ricorsi da tutta Italia. Sul Jobs act sono state spese energie incredibili e il risultato è deludente: le assunzioni del 2015 erano il frutto della decontribuzione fiscale piena di oltre 8mila euro l’anno a lavoratore. Terminato lo sconto fiscale pieno si è arrestato il processo virtuoso. Sul campo resta semplicemente l’abolizione dell’art. 18. E poi bonus su bonus. Oltre alla decontribuzione sul lavoro diversa tra 2015, 2016 e 2017 (a proposito nella mia mozione ci sarà la decontribuzione strutturale perché le imprese vogliono certezze per sempre e non bonus), il precedente governo ha proceduto con bonus estemporanei e non strutturali ai diciottenni, bonus per i neonati, bonus con gli 80 euro. Che politica economica è quella dei bonus? Noi siamo il partito dei diritti, noi siamo il partito che mette al centro la persona e Sala e Chiamparino come le migliaia di amministratori italiani lo sanno perché vivono in trincea e devono rispondere in tempo reale ad ogni bisogno. Carissimi Sergio e Giuseppe, avete chiesto l’impossibile, cioè di cambiare il mare a chi ha già dimostrato di non conoscerlo neppure provocando persino una dolorosissima scissione da tanti nostri compagni”.

Durante i “mille giorni” di governo Renzi sono stati commessi anche “errori”, ma “la direzione e’ giusta”. E’ quanto si legge nel testo della mozione congressuale presentata a sostegno di Matteo Renzi alla guida del Pd. Nel documento, dopo il consuntivo sugli obiettivi raggiunti in campo economico e sociale, è sottolineato: “Non sono mancati errori e incidenti di percorso, che dovranno essere sottoposti a un giudizio critico rigoroso, innanzitutto da parte nostra. Ma la direzione e’ quella giusta e l’errore piu’ grande sarebbe ora quello di provare a invertire la marcia per tornare indietro”. Il leader del Pd “deve anche essere il candidato del partito a guidare il governo, in caso di vittoria alle elezioni”, si legge nella mozione. Inoltre, “analogamente a quanto accade in tutte le democrazie parlamentari anche basate su sistemi proporzionali, crediamo che la leadership che si propone per il governo del paese debba essere la stessa che guida il partito”.E “il Pd deve essere “un partito che sia realmente democratico perché sottratto una volta per sempre alle decisioni di piccoli gruppi che si autoproclamano depositari della volontà generale”, è questo un altro dei passaggi del documento.

Un secco no all’aumento delle tasse. La richiesta che impegna il governo è arrivata sotto forma di mozione da parte di un gruppo di deputati del Pd, primo firmatario il renziano Eduardo Fanucci. Il documento pare abbia colto di sorpresa il ministero dell’Economia, tanto da alimentare voci di tensioni tra i dem e l’esecutivo.
Il governo dovrebbe prevedere una revisione delle accise su tabacchi e carburanti e determinati tagli di spesa. I firmatari della mozione chiedono invece che le risorse siano reperite dal “taglio della spesa pubblica improduttiva e dalla lotta all’evasione fiscale”. A sottoscrivere la mozione, tra gli altri, Marco Di Maio, David Ermini, Luigi Famiglietti, Goram Gutgeld, Alessia Morani, Dario Parrini e altri renziani. Da Palazzo Chigi ieri hanno definito “infondata e fantasiosa qualsiasi reazione alla mozione Pd”.