Rai

“C’e’ ancora troppa burocrazia. Qui avrei voluto essere piu’ veloce”. Lo dice Antonio Campo Dall’Orto, tracciando – in un’intervista a La Stampa – il bilancio del suo primo anno da dg della Rai. “Ad esempio, occorre piu’ di un anno per acquistare delle telecamere in un mondo in cui gli standard cambiano ogni due. E’ un freno per l’efficienza complessiva”. La sfida sara’ il lancio dell’app Raiplay: “partiamo da zero e in ritardo, ma se riuscissimo ad avere due milioni e mezzo di famiglie in un anno vorrebbe dire che abbiamo cambiato il profilo del nostro mezzo e di chi lo segue”. E “la Rai parlera’ anche inglese, con le fiction internazionali sino ad un eventuale notiziario per il pubblico straniero”. “Ci saranno programmi in inglese. Gia’ dal 2017. Dobbiamo decidere se vogliamo un servizio in lingua inglese o un canale. L’importante e’ valicare i confini”. Tornando sulle critiche sulle nomine, a distanza di oltre un mese, afferma che “abbiamo scelto dei profili che hanno lunghi percorsi e professionalita’ consolidate all’interno dell’azienda”. Davvero non vi siete sentiti con Renzi? “No, no. Abbiamo avuto piena liberta’ di agire”, risponde. Se Bollore’ sbarca con Mediaset in Italia e’ un’opportunita’ o una minaccia? “Come servizio pubblico, credo che qualunque evento che porti maggiori investimenti sia positivo. La concorrenza fa bene”.

La Rai oggi, in occasione della giornata di lutto nazionale in memoria delle vittime del terremoto che ha colpito il centro Italia, non trasmetterà inserzioni pubblicitarie all’interno di tutta la propria programmazione. La Rai, si legge in una nota, esporrà per tutta la giornata in tutti suoi canali un piccolo drappo nero in segno di lutto.

E’ morto Ettore Bernabei, direttore generale della Rai per 13 anni Aveva 95 anni. Al termine di una vita dedicata al giornalismo, si è spento ieri a 95 anni Ettore Bernabei, direttore generale della Rai dal 1961 al 1974 e direttore del Il Popolo, organo di stampa della Dc. Bernabei era in vacanza con la famiglia all’Argentario, come scrive La Nazione nel dare la notizia. Era nato a Firenze nel maggio 1921 ed aveva otto figli. Bernabei ha promosso una televisione di alta qualità, con programmi che hanno contribuito alla crescita sociale e culturale del Paese

Sulla Rai si stanno concentrando negli ultimi giorni le tensioni politiche, nella convinzione che il sistema radiotelevisivo pubblico sia determinante nelle dinamiche e nelle lotte partitiche. Il tema del referendum e quello del dibattito sulla riforma prima e ora quello dei compensi e delle nomine dei direttori dei Tg dimostrano la centralità del dossier Rai. “Le nomine ai Tg non sono materia per la politica. Una buona norma che ancora oggi in molti dimenticano, ripiombando cosi’ in un antico vizio. Piu’ che ai direttori, pensiamo al tetto sugli stipendi, ai dati dell’Osservatorio di Pavia sul pluralismo, e a valorizzare per le direzioni le tante risorse interne”. Lo dichiara la senatrice Francesca Puglisi della segreteria Pd.

La questione degli stipendi di giornalisti e dirigenti Rai finisce alla Corte dei Conti. Il Codacons presenta “oggi stesso” una denuncia alla magistratura contabile per la pubblicazione degli “abnormi compensi elargiti dalla rete di Stato ai propri dipendenti”. E’ quanto si legge in una nota dell’associazione dei consumatori. “Numerosi direttori Rai guadagnano stipendi superiori ai 300mila euro annui, e molti altri hanno compensi compresi tra i 200 e i 300 mila euro. Già questo basterebbe per gridare allo scandalo, ma c’è dell’altro. Secondo quanto riportato in queste ore dai mass media, una folta schiera di giornalisti e manager della rete percepirebbe stipendi tra i 205 e i 240mila euro annui senza ricoprire alcun incarico: in buona sostanza vengono pagati per non lavorare”. “Di sicuro siamo di fronte ad una vergogna nazionale ora però il Codacons vuole andare a fondo e capire se si configuri o meno anche una forma di danno erariale, dal momento che gli stipendi Rai vengono pagati con i soldi dei cittadini raccolti attraverso il canone. Per tale motivo presentiamo oggi stesso un esposto alla Corte dei Conti, affinché acquisisca i dati sui compensi di direttori, manager e giornalisti Rai, e verifichi la congruità degli stessi con particolare riferimento ai soggetti che nell’azienda non svolgono alcuna funzione pur percependo regolare stipendio. Chiediamo inoltre alla Corte di trasmettere alla Procura della Repubblica gli atti governativi che autorizzano il superamento dei tetti massimi ai cachet previsti dalla legge”.

Gli scandali finanziari che si abbattono sul Monte dei Paschi di Siena, dall’acquisto di Antonveneta ad altre speculazioni, fino alla morte carica di sospetti del capo della comunicazione David Rossi, sono al centro della puntata di Report Cult “Il monte dei misteri” di Paolo Mondani, in onda su Rai 3 martedi’ 19 luglio alle 23.30. La morte di David Rossi, collegata inizialmente a una caduta piu’ o meno accidentale da una finestra dell’ufficio, appare strana fin dall’inizio: dopo una prima archiviazione per suicidio, nel novembre 2015 la Procura di Firenze riapre le indagini sulla base degli approfondimenti prodotti da periti incaricati dalla famiglia, che portano alla riesumazione della salma. Va segnalato pero’ che gia’ nel novembre 2014 Report aveva anticipato i molti punti oscuri della vicenda, dalla dinamica della caduta alle forti pressioni subite da Rossi, fino ai particolari della perizia legale e alle “stranezze” accadute nei minuti seguenti la sua morte, avvenuta il 6 marzo 2013. Ma la morte di Rossi e’ solo la punta dell’iceberg del cosiddetto Sistema Siena, una rete a maglie fitte costituita da politica, finanza, istituzioni e massoneria, che per anni ha governato la citta’, e che va progressivamente sgretolandosi. Dall’inchiesta emerge inoltre che Banca d’Italia e Consob, che avrebbero dovuto controllare la regolarita’ delle operazioni sui derivati poi rivelatisi disastrosi, sapevano bene che fine stava facendo la banca. E oggi? Oggi la Bce sta imponendo al Monte dei Paschi di Siena condizioni difficilissime per il recupero dei crediti deteriorati. Alla fine del mese di luglio il gup di Milano si esprimera’ sulla richiesta della banca di patteggiare la pena nel procedimento sui derivati che hanno causato il dissesto del bilancio.

“‘Tale e quale’ ricomincera’ il 16 settembre. Passero’ un’estate un po’ di vacanza e un po’ di lavoro, perche’ tengo i file sempre accesi, soprattutto per pensare al prossimo Sanremo”. Cosi’ Carlo Conti, neo direttore artistico di Raio Rai, a margine di un evento pubblico ieri sera alla Festa dell’Unita’ di Prato. Sulla possibilita’ di staccare nel prossimo futuro dal ‘piccolo schermo’, dice: “Spero di riuscirci a smettere di fare tv, anche perche’ basta rallentare con il lavoro”. Una delle proposte che potrebbe cogliere e’ quella arrivata negli ultimi tempi da piu’ emittenti radiofoniche: “Ho un incarico in Rai per adesso, vediamo di farlo al meglio almeno nei prossimi anni – ha aggiunto – La radio per me e’ il primo amore, non si scorda mai. Mi ha insegnato la capacita’ di sintesi, i ritmi, il non dilungarmi e a parlare indipendentemente da chi hai di fronte. La radio e’ una forza incredibile, e’ ancora un mezzo meraviglioso che non morira’ mai”.

“Nel Tribunale d’appello c’era un giudice che era stato in politica per 20 anni, Giannicola Sinisi, parlamentare dello schieramento opposto al mio, che e’ stato anche sottosegretario nel governo Prodi e quando al governo c’era Napolitano, dico Napolitano, come ministro dell’Interno. Ed e’ stato proprio lui il giudice che mi ha di fatto condannato, capovolgendo la sentenza di primo grado e aumentando la pena per farmi incorrere nella legge Severino” che prevede la decadenza dal mandato di parlamentare in caso di condanna a piu’ di due anni per reati contro la Pubblica Amministrazione.  A sottolinearlo e’ il senatore di Fi Augusto Minzolini durante l’udienza pubblica della Giunta per le Immunità del Senato che a breve dovrà pronunciarsi sulla revoca del suo mandato di senatore perché condannato a due anni e sei mesi per peculato. “Come si puo’ accettare che un magistrato che e’ stato in politica torni a giudicare un suo avversario? – chiede Minzolini quando gli viene data la parola per difendersi – Violante non si e’ mai sognato di tornare in magistratura. La questione e’ anche quella di preservare il potere politico da quello giudiziario”. Minzolini poco prima aveva ricordato come tra il primo grado in cui venne assolto dall’accusa di peculato per aver usato la carta aziendale della Rai per “fini personali” e il secondo in cui venne condannato avvennero vari fatti tra cui quello di essere stato “eletto in Parlamento”; che “il giudice del lavoro aveva obbligato la Rai a restituirmi i soldi”; aveva “polemizzato con Napolitano teorizzando il suo impeachment”; “avevo votato contro le riforme Renzi in contrasto con il mio gruppo”.

“Un grande successo. Per ascolti, qualita’, nuova offerta digital, presenza sui social network, nuova tecnologia in ultra Hd”. La Rai – sottolinea una nota di Viale Mazzini – “ha coperto Euro 2016 con uno sforzo senza precedenti che oltre al prodotto televisivo ha per la prima volta coinvolto in maniera organica tutti i device e le piattaforme multimediali. I numeri finali testimoniano in maniera inequivocabile una scommessa vinta sotto tutti i punti di vista”. “L’obiettivo che ci proponevamo di raccontare questi europei come un grande romanzo popolare usando anche una tecnologia web di grande qualita’ e in grado di arrivare ad un pubblico piu’ ampio possibile e’ stato raggiunto – commenta il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto – Lo sport e’ un elemento fondamentale di aggregazione e Rai ha saputo svolgere il suo dovere di servizio pubblico proponendo contenuti di assoluto livello sia qualitativo che in termini di innovazione e pervasivita’, come dimostrano i risultati dell’area digital, il cui straordinario debutto ci rende orgogliosi anche in vista delle prossime Olimpiadi, altro evento che seguiremo a 360 gradi. Complimenti a tutti quelli che hanno lavorato su questo progetto, rendendolo un deciso e tangibile passo avanti nella direzione giusta, un percorso in cui lavoro di squadra, contenuti, cura, qualita’, tecnologia devono correre compatti verso l’obiettivo di un’azienda che sia al tempo stesso sempre piu’ popolare e contemporanea”.

”Servizio pubblico vuol dire essere in grado di raccontare un presente cosi’ complesso senza abbandonarsi a titoli facili. Non autocondannarsi agli slogan o al racconto sincopato. Ma mantenere uno sguardo sulle cose, un progetto di cittadinanza. Fornire gli strumenti per comprendere, ad esempio, il prossimo referendum. Lo fanno anche altri, e’ vero. La differenza sostanziale e’ essere in quella direzione sempre, per sistema”. Così il presidente della Rai, Monica Maggioni. ”Anche all’interno di Ebu (unione europea di radiodiffusione, che associa operatori pubblici e privati nel settore del servizio pubblico) – dice la Maggioni – stiamo discutendo molto di servizio pubblico, perche’ la minaccia alla democrazia in alcuni paesi passa anche attraverso la debolezza dei loro servizi pubblici”. Quanto al futuro della Rai, ricorda, ”secondo una recente indagine, la percentuale di persone che formano la propria idea in tv e’ pari alla somma di quelle che lo fanno tra Google e Facebook. O mettiamo al centro questo o abbiamo perso in partenza”. Ecco dunque una Rai che dovra’ essere sempre piu’ digitale ma anche Premium, ”perche’ non vi sia differenziazione nell’accesso ai contenuti di qualita’, su Rai fruibili da tutti i cittadini grazie al canone”. Per riuscirci, ”la Rai sta cercando di fare grandi balzi in avanti nel digitale” puntando anche sulla ”ri-formazione e ri-professionalizzazione delle sue risorse interne”.