Referendum

Non ci saranno scissioni nel Pd con la vittoria del no al referendum, ma il partito “sara’ di nuovo contendibile”. E in quel caso “dovremo arrivarci con una forza organizzata, non in ordine sparso come le attuali minoranze”. È il monito di Massimo D’Alema, impegnato a Bologna per un’iniziativa in favore del no al referendum del prossimo 4 dicembre. D’Alema precisa pero’ di non avere intenzione di tornare ad assumere ruoli dirigenziali. Dopo il referendum “tornero’ ai miei studi – assicura – non ho una poltrona da difendere, l’ho gia’ lasciata, e non aspiro ad altre poltrone. Ma nessuno potra’ impedirmi di partecipare alla lotta politica”. E in questo senso, “sono contento di aver raccolto un grido di dolore” nel partito attraverso la mobilitazione per il no al referendum.

“Non ho mai detto che il Governo se ne deve andare. E’ stato il presidente del Consiglio a porre questo problema”. Lo ha detto Massimo D’Alema a margine di una manifestazione per il No all’ObiAll a Firenze. Renzi “ha detto che aveva sbagliato”, poi il tema “lo ha riproposto, poi ha detto di nuovo che aveva sbagliato ma e’ tutta una confusione che sta facendo lui da solo, con se stesso”, ha continuato l’ex premier. “Per quanto mi riguarda io non vado a votare sul Governo. Credo che sia necessario respingere una riforma sbagliata, tutto qui”, ha aggiunto D’Alema, ricordando che le sue critiche al governo sono verso “una politica che non riesce a far decollare il Paese”.

Il giudice del tribunale di Milano Loreta Dorigo ha respinto i ricorsi presentati dall’ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e un gruppo di legali che sollevavano alcune questioni di costituzionalita’ relative al quesito del referendum del prossimo 4 dicembre. Per il giudice non si ravvisa “una manifestata lesione del diritto di liberta’ di voto degli elettori per difetto di omogeneita’ nell’oggetto del quesito referendario”.

“Mai come oggi ci rendiamo conto di quanto sia stato sbagliato da parte del governo voler imporre una riforma cosi’ vasta della Costituzione con un colpo di maggioranza, perche’ questo ha lacerato il Paese, ossia lo ha indebolito in un momento molto difficile”. Lo ha detto Massimo D’Alema nel corso di una trasmissione a Radio Radicale, rispondendo ad una domanda se il voto per Trump negli Usa aiutera’ il fronte no al referendum in Italia. “Io ho un’opinione diversa da Grillo e Salvini, il mio e’ un no per evitare una lacerazione e ripartire da un processo costituente condiviso”, ha spiegato D’Alema. “Le costituzioni si decidono insieme, questa e’ la forza degli Stati Uniti, che anche con Trump hanno una base di valori comuni”, ha rilevato, sottolineando che sarebbe una “follia adottare una costituzione in cui non si riconosce meta’ del popolo italiano”. Tra l’altro, il governo ha fatto un’operazione “contraria ai principi fondamentali del nostro partito, in cui e’ stabilito di voler porre fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza da parte dei governi. Chi guida il nostro partito non ne ha tenuto conto”.

Che succederà all’indomani del voto referendario? “Io voglio credere -ha risposto Pierluigi Bersani ai microfoni di Agorà – che anche quello che sto facendo io, che stanno facendo alcuni di noi, è per tenere agganciata al Pd una parte non irrilevante di un mondo del Pd e del centrosinistra che non è convinto”. “C’è una linea politica -ha aggiunto Bersani- C’è l’esigenza di essere un partito che assomiglia a un partito di centrosinistra”. Negli ultimi giorni Bersani ha protestato contro la presunta arroganza del segretario del Pd Matteo Renzi, accusato di gestire il partito con poca democrazia e di far valere il suo peso e i suoi numeri.

A meno di un mese dal voto referendario é guerra di sondaggi. I sostenitori del SI sanno, intuiscono di essere in svantaggio e cercano di recuperare. I sondaggi danno il ‘no in vantaggio di 3,5 punti percentuali. “Questo penso porti fortuna- risponde il ministro Maria Elena Boschi- perche’ alle europee del 2014 tutti davano primo partito il Movimento cinque stelle, e il Pd spacciato, e alla fine abbiamo preso il 41 per cento, il miglior risultato degli ultimi 50 anni”. Boschi aggiunge: “I sondaggi nell’ultimo periodo non sempre hanno indovinato. Io credo che il si’ vincera’ e noi siamo piu’ che contenti di affrontare le ultime settimane di campagna elettorale nonostante il pronostico dei sondaggisti”.

“Il Pd ormai è finito, tra Renzi e la minoranza le strade si dividono. E per il centro che vogliamo costruire si aprono praterie in una coalizione con il Pd”. Così il leader di Ala, Denis Verdini, in una intervista a La Stampa in cui si dice “convinto che il Sì alla fine vincerà. Gli italiani capiranno la portata di questa riforma”. La legge elettorale cambierebbe anche in caso di vittoria del Sì, “le modifiche sono praticamente già cosa fatta: via il ballottaggio e premio alla coalizione che supera una certa soglia” sottolinea Verdini osservando che l’accordo trovato all’interno del Pd e che ha segnato la ‘pace’ con Gianni Cuperlo della minoranza dem “non conta niente. Il Pd da solo non ha i numeri al Senato per cambiare l’Italicum e dunque Renzi deve trattare con noi e con Alfano”. L’Italicum, prosegue Verdini, “cambia perché sta cambiando lo scenario politico. Il Pd si sta spaccando. E per Renzi  è necessario mettere in piedi una coalizione con una forza di centro. Noi lavoriamo per questo. Ci sono praterie per una forza moderata alleata col Pd”. Che fine farà la minoranza Pd? “In ogni caso – risponde Verdini – anche se vincesse il No, non me li immagino correre alle prossime elezioni insieme a Renzi. Finiranno come Fassina, D’Attorre e Civati, ai margini della vita politica” perchè “la gente che ce l’ha con Renzi vota i grillini, mica loro. Per Bersani non ci sono spazi da riempire”.

VERDINI: MAI RILASCIATA INTERVISTA, NON PASCOLO IN CASA ALTRI

“In merito alla pseudointervista pubblicata oggi sul quotidiano ‘La Stampa’, intendo chiarire per l’ennesima volta di non aver mai rilasciato alcuna dichiarazione, tanto meno dunque interviste o colloqui con chicchessia. Nel corso di una cena di beneficenza ho avuto modo di chiacchierare con alcuni invitati che mi chiedevano dell’attuale situazione politica. Non so se fra essi ci fosse il giornalista de ‘La Stampa’, so per certo che, oltre a non essersi presentato come tale, costui ha compreso e riportato in maniera totalmente scorretta ed errata i miei ragionamenti. Ragionamenti che poi, tra l’altro, il quotidiano ha ulteriormente distorto con un titolo che non corrisponde affatto al mio pensiero. Chi mi conosce sa che non e’ mia abitudine rilasciare interviste o dichiarazioni di sorta, e quando lo faccio cio’ avviene in modo serio e approfondito, non di straforo. E soprattutto, come ho spesso avuto modo di ripetere, non vado a pascolare in casa altrui, parlando di partiti di cui non faccio parte”. Lo dice il senatore Denis Verdini, presidente di Alleanza liberalpopolare-autonomie.

“Che piaccia o non piaccia a Bruxelles, i soldi per le scuole resteranno fuori dal patto di stabilita’. I nostri figli valgono di piu’. Diciamolo con forza ai sindaci: tornate a progettare”. Così Matteo Renzi nell’intervento di chiusura della tre giorni di dibattito alla stazione Leopolda di Firenze. Sul referendum del 4 dicembre, il presidente del Consiglio e segretario Pd osserva: “Quelli che dicono di no, voi pensate che lo facciano perche’ ce l’hanno con l’articolo 70 della Costituzione? – chiede Renzi, riferendosi tra gli altri a Ciriaco De Mita, Massimo D’Alema e Silvio Berlusconi, che cita nel suo intervento – Loro hanno un’occasione: quella di rimettersi in gioco”. Aggiunge il premier: “Il referendum del 4 dicembre non e’ tra due Italie, perche’ l’Italia e’ una e indivisibile, e il popolo italiano puo’ votare e non e’ un popolo diviso. Ci sono due gruppi dirigenti diversi: quelli del si’ hanno un progetto. Quelli del no se li chiudi in una stanza e dici ‘uscite con un’idea in comune’, non escono piu’”. Nel suo intervento Renzi parla anche di una Italia che “e’ a un bivio” e che “deve scegliere se essere la patria del Gattopardo o dell’innovazione. Dell’ennesima occasione perduta o laboratorio del futuro”, dice dal palco della Leopolda. E sugli scontri di ieri a Firenze, tra polizia e manifestanti del No al referendum, che hanno prodotto un bilancio di 12 agenti feriti, afferma: “Noi stiamo dalla parte di quei poliziotti, di quei carabinieri, di quelle forze dell’ordine che non meritavano ieri di essere insultate. E non c’e’ da scomodare Pier Paolo Pasolini quando parlava dei figli di papa’”. Aggiunge il Presidente del consiglio idealmente rivolto ai contestatori: “Vi sveliamo un segreto. Per venire alla Leopolda basta inviare una mail, non picchiare un cartello stradale su una camionetta della polizia. Vi diamo le date: il prossimo anno sara’ tra il 21 e il 22 ottobre, scrivetevi le date”.

“In caso di vittoria del si’ al referendum costituzionale, se Renzi vince le prossime elezioni politiche, il nuovo Senato sara’ un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, in caso contrario sara’ il cane da guardia perfetto per non far cambiare mai piu’ l’Italia”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Se vince il si’ il 4 dicembre si salva una classe politica spacciata, che ha rovinato il Paese, perche’ il 70% delle Regioni oggi sono in mano al Pd, quindi il nuovo Senato diventerebbe un affare del Pd, anche se noi riuscissimo a vincere la Camera con l’Italicum”, ha sottolineato. “Se il M5S nel 2017 o nel 2018 volesse tornare indietro a prima della vittoria del si’, – ha detto Di Maio – a chi dovremmo chiedere il permesso di modificare la Costituzione? Ai nuovi senatori che, eletti da nessuno, nel frattempo hanno ottenuto i piu’ grandi privilegi della loro carriera politica: il titolo di senatore, l’immunita’, la possibilita’ di andare a Roma con rimborsi e collaboratori ad atteggiarsi a grandi statisti”. “Se vince il si’ della gente che ha rovinato il paese non ci libereremo mai piu’, mai piu’. Se vince il no bocciamo una volta per tutte il vecchio modo di fare politica”, ha precisato.

“Il Paese è diviso in due. Se vince il ‘sì’, ci sarà una resa dei conti nei confronti di chi ha osteggiato questa politica, se vince il ‘no’, c’è il rischio di destabilizzazione costituzionale in una materia dove viceversa la concordia costituzionale dovrebbe essere il primo obiettivo a cui mirare”. Così il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario del comitato per il ‘No’ al referendum costituzionale. Zagrebelsky è intervenuto al congresso di Magistratura democratica a Bologna, in una sala gremita da oltre 200 persone che, alla fine del suo discorso, gli hanno tributato un lunghissimo applauso. “Si è agito irresponsabilmente per spaccare il Paese e le associazioni, come l’Anm o quella dei costituzionalisti – accusa l’ex presidente della Corte costituzionale – C’è stata una forte personalizzazione del referendum e io vedo tutti i giorni in televisione la stessa persona, non vedo alcun passo indietro. C’è un clima di divisione che non ho mai visto in nessun referendum. Io, che sono anziano, non ricordo un referendum in un clima come questo, nemmeno il referendum del 2 giugno 1946 aveva spaccato così il paese, perché la Dc aveva lasciato liberi i suoi elettori di votare e questo aveva abbassato il tono del conflitto. Anche per la riforma Berlusconi del 2006 il clima era tutto diverso, perché si era detto che un conto era la riforma, un conto il governo”.