Renzi

“Migliaia di iscritti stanno votando, discutendo le singole mozioni e finendo con l’esprimere una preferenza. A me sembra affascinante: la democrazia in azione. Ci sono seimila circoli del Pd in Italia, alcuni piccolissimi, altri piu’ grandi. Si discute di tutto, dall’ambiente al lavoro, dalla sicurezza alla cultura. E poi si vota. Questa e’ la politica, non solo stare a lamentarsi o a fingersi scandalizzati”. Lo scrive Matteo Renzi nella enews. “Per il momento la partecipazione degli iscritti e’ ottima, superiore in percentuale a quella del 2013 nonostante stavolta abbiamo scelto di non consentire di iscriversi all’ultimo minuto per evitare caos come in passato. La nostra mozione sta andando molto bene anche tra gli iscritti, ma c’e’ ancora da lavorare: vorrei pero’ dire grazie a tutti perche’ i primi dati sono superiori alle piu’ rosee previsioni. Vedo che tanta gente continua a dirci ‘Dai, andiamo avanti’ e mi vengono i brividi per la responsabilita’ che cio’ comporta. E quando smettiamo di parlarci addosso, quando usciamo e apriamo porte e finestre all’ascolto, alla proposta, al voto sembra quasi di riprendere a respirare a pieni polmoni dopo una lunga apnea. Iniziate per favore a segnare la data del 30 aprile sul calendario: quello sara’ il giorno delle Primarie. Io nel frattempo continuo col mio trolley a girare l’Italia, andando nei luoghi meno conosciuti e cercando di arrivare in incognito. Guidato da Matteo Richetti e Stefano Bonaccini sono andato a incontrare alcune realta’ del sociale modenese, a cominciare da chi combatte contro la ludopatia – terribile piaga del nostro tempo – e da chi aiuta i piu’ anziani, oltre che a pranzo con il mondo della ceramica e a cena con i volontari del Pd di Campogalliano. Ieri con Maurizio Martina ho incontrato gli studenti universitari di Perugia per riflettere insieme sull’Europa”, conclude Renzi.

“La flessibilita’ non significa ‘maggiore spazio di deficit rispetto al passato’ come fa credere qualcuno, ma significa maggiore spazio di deficit rispetto alle assurde previsioni del fiscal compact'”. E’ quanto scrive Matteo Renzi, candidato alla segreteria del Pd, nella sua e-News. “In altri termini: il governo Monti e il governo Letta avevano un deficit piu’ alto del nostro, lo avevano al 3% – aggiunge Renzi – noi lo abbiamo ridotto, non aumentato. Siamo stati piu’ rigorosi, non meno rigorosi. Abbiamo usato la flessibilita’ che ci siamo conquistati per tenere il deficit al 2,3% (che diventera’ 2,1% per effetto della manovrina concordata dall’attuale governo a Bruxelles) anziche’ arrivare da subito al pareggio di bilancio voluto dalla politica di austerity del passato”. Per l’ex premier “la flessibilita’ non significa finanza allegra, ricreazione per tutti: noi abbiamo tenuto i conti in ordine piu’ degli ultimi tre governi. Ma abbiamo cercato di farlo senza uccidere le prospettive di crescita, cosa che il fiscal compact – votato da quelli di prima, non da noi – ci avrebbe costretto a fare. Piu’ rigorosi di chi ci ha preceduto – conclude Renzi – senza pero’ essere totalmente proni alla filosofia dell’austerity. E questo l’abbiamo fatto insieme al ministro Pier Carlo Padoan cui sono legato da un rapporto personale di stima e amicizia che nessun retroscena giornalistico riuscira’ a mettere in discussione”.

“Il meraviglioso mondo della ‘politica’ da retroscena. Già detto 1000 volte: nessun progetto politico. Faccio il mio lavoro e basta”. Così il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda commenta su Twitter il retroscena uscito oggi su La Repubblica secondo il quale Silvio Berlusconi starebbe pensando proprio al ministro come candidato per il centrodestra. Calenda si é distinto per le posizioni assunte e che non sono sovrapponibili a quelle di Renzi. Questo suo sostanziale smarcamento dall’ex premier e le sue critiche ad alcune ‘uscite’ di Renzi hanno fatto pensare ad un suo futuro da leader di uno schieramento opposto a quello dell’ex sindaco di Firenze.

“Perché mi sono fatto da parte? Sono stato mandato via. E’ stato il mio partito su proposta di Renzi”. Lo ha detto l’ex premier Enrico Letta in diretta ad Agorà su Rai 3 lasciando intendere che non pensa a un ritorno in politica. “Ho preso atto che il mio partito mi ha mandato via e mi sono dedicato al mio lavoro. Un lavoro importante con i giovani sia nella scuola di politica intitolata ad Andreatta che all’università, un’occasione per dare il mio contributo”, ha aggiunto Letta. Infine ha ribadito il suo appoggio ad Andrea Orlando per la segreteria del Pd: “Ho deciso di dare un ultima chance al Pd e in questo bivio sosterrò la candidatura di Orlando”. Vep 20170327T093514Z

“Non e’ facile trovare la via d’uscita dalla falsa alternativa tra elitaria presunzione di superiorita’ e rincorsa demagogica dei populisti sul loro stesso terreno. Quasi un secolo fa, Antonio Gramsci parlava della differenza tra sentire, sapere e comprendere. I due estremi da evitare erano pertanto ‘la pedanteria e il filisteismo da una parte e la passione cieca e il settarismo dall’altra’. Oggi diremmo, semplicemente, elitarismo e populismo. Ecco che cosa deve intendere il Pd quando parla di primato della politica: il primato della comprensione, che e’ insieme un sentire e un sapere, intellettuale e popolare”. E’ quanto sostiene la mozione Renzi per il congresso del Pd. “Per contrastare i populismi – sostiene la mozione – e’ indispensabile l’azione di forze politiche popolari, capaci di elevare la qualita’, la trasparenza e la responsabilita’ delle scelte democratiche. Di fronte a un problema, i populisti cercano subito un colpevole, mentre i riformisti, testardi, cercano soluzioni. Soluzioni che devono essere concrete e realizzabili, semplici ma non semplicistiche. Il Pd deve rivendicare la fatica della costruzione di scelte democratiche, la costruzione del compromesso possibile, inteso non al ribasso ma come aspirazione alla concreta costruzione di soluzioni stabili in quanto condivise”. “La politica – conclude – deve mirare al tempo stesso piu’ in alto e piu’in basso: deve puntare a incidere sulle dinamiche sovranazionali, sui processi economici globali, sulle grandi questioni internazionali, ma anche sulla vita quotidiana delle nostre comunita’. E deve farlo perche?la crescente diseguaglianza delle societa’ occidentali non e’ solo un problema economico”.

“Proponiamo che, nelle prossime elezioni europee, la scelta del candidato del Pse alla Presidenza avvenga attraverso primarie aperte tra i cittadini dell’Unione, sulla base di una rosa di candidati selezionati a livello di Partito”. Cosi’ la mozione Renzi nel capitolo dedicato all’Europa. “Per molti cittadini – si legge nel testo – oggi l’Unione Europea e’ diventata un problema piu’ che una soluzione. Per ribaltare questa percezione, serve una convergenza che faccia perno sulle tre piu’ grandi democrazie dell’Eurozona, su un modello originale che concili integrazione e democrazia. Un modello che distingua nettamente una zona di integrazione politica da un’area di semplice cooperazione economica, che rafforzi la legittimazione democratica del Presidente della Commissione, fino a giungere alla sua elezione diretta da parte di tutti i cittadini europei. E’ necessario intervenire per ridurre l’area delle decisioni intergovernative e costruire un modello con due livelli di governo distinti, uno federale e uno rinviato alla responsabilita’ degli Stati, singoli o in forma associata nel Consiglio europeo”. Il capitolo dedicato all’Europa contiene altre proposte, tra cui “una nuova politica europea in campo sociale, nella gestione dei flussi migratori, rispetto alla difesa comune e in materia fiscale”. “Occorre – prosegue la mozione – dare risposte immediate agli obiettivi di crescita e inclusione sociale, togliendo gli investimenti in sicurezza, ricerca e cultura dalle regole di bilancio. Dobbiamo dare vita a una Schengen della difesa, partendo dal nucleo dei grandi paesi fondatori e individuando alcuni obiettivi concreti, tra cui rafforzare la collaborazione e la cooperazione, investire in una dimensione europea di integrazione dell’industria della difesa europea. Occorre una politica estera europea che investa su due aree d’importanza strategica: gestione dei processi migratori e Mediterraneo. Il Governo Italiano, sotto la guida del PD, ha fatto del tema del Mediterraneo una priorita’. Dobbiamo continuare su questa strada, rafforzando e allargando le azioni politiche europee. Dobbiamo valorizzare il Mediterraneo come spazio politico e luogo di scambio, di incontro, di opportunita’”.

La tre giorni di Matteo Renzi al Lingotto di Torino “ha visto la presenza di un botto di gente, gente straordinaria, dopo tre mesi di polemiche e discussioni”. Lo ha detto l’ex premier alla convention organizzata per la sua candidatura alla segreteria del Pd. “In queste sale c’era gente chiusa a discutere sul fatto che la politica e’ una cosa bella, l’elemento chiave e’ che qui c’e’ un popolo, non insieme di dirigenti, c’e’ un popolo che ci crede”, ha detto Renzi. “C’è chi pensa che essere di sinistra sia stare sul palco, fare il pugno chiuso e cantare Bandiera rossa. E’ un’immagine da macchietta, non è il modo di aiutare i cittadini”, ha continuato l’ex presidente del Consiglio. Per l’ex segretario del Pd e oggi di nuovo in corsa: “Un certo amarcord per la sinistra del passato e’ comprensibile ma a volte fa a cozzi dalla realta’. Sento parlare dell’Ulivo da persone che lo hanno segato dall’interno, passaggi di apoteosi sull’Ulivo da chi ha contribuito a concludere anticipatamente l’esperienza di governo di Prodi, cosa che non sarebbe accaduta se fosse stato segretario del partito”. “Nel curriculum possono dire di essere esperti di xylella non di Ulivo”, ha detto Renzi.

Questo è il compito del Pd: dare un’anima democratica all’Europa, prendersi cura dell’Italia, con identità di un ‘patriottismo dolce’, che restituisce dignità alla politica e bellezza all’Italia”. Matteo Renzi ha chiuso così ieri il suo intervento al Lingotto di Torino che ha aperto la sua corsa alla segreteria del Partito democratico. Oggi alla kermesse di Matteo Renzi interverranno la leader dei radicali Emma Bonino; Sergio Chiamparino; il filosofo Biagio de Giovanni; Debora Serracchiani; Giovanni Recalcati; Pier Carlo Padoan; Maurizio Martina; Dario Franceschini e il politologo Beppe Vacca.

Uno sguardo a quello che sarà il ‘Lingotto 2017′, la kermesse politica voluta da Matteo Renzi come prima tappa della sua campagna per le primarie del partito democratico. Massimo Gramigni, organizzatore dell’evento, che partirà venerdì a Torino, lo ha spiegato ieri durante il programma di Rai Radio1 “Un Giorno da Pecora”. “Il Lingotto 2017 – ha detto – sarà organizzato in questa maniera: all’interno di un padiglione, ci sarà un rettangolo di 140 metri per 50, alto 10 metri, al cui interno ci sarà la platea ovale e 12 grande stanze dove si discuterà il programma della candidatura e quello del futuro governo”. I colori predominanti “saranno il blu ed il rosso”. Renzi dovrebbe intervenire venerdì e domenica. Che musica ci sarà? “E’ più facile che ci siano i Muse o gli U2, le canzoni le sceglie Veronique, un’amica di Matteo Renzi, che è in sintonia con lui dal punto di vista musicale”, ha continuato l’organizzatore. La kermesse sarà simile alla Leopolda? “No – ha dichiarato Gramigni – La Leopolda ha un palco dove ciascuno parla, mentre qui le 12 stanze di lavoro contano quanto la plenaria”.

Durante i “mille giorni” di governo Renzi sono stati commessi anche “errori”, ma “la direzione e’ giusta”. E’ quanto si legge nel testo della mozione congressuale presentata a sostegno di Matteo Renzi alla guida del Pd. Nel documento, dopo il consuntivo sugli obiettivi raggiunti in campo economico e sociale, è sottolineato: “Non sono mancati errori e incidenti di percorso, che dovranno essere sottoposti a un giudizio critico rigoroso, innanzitutto da parte nostra. Ma la direzione e’ quella giusta e l’errore piu’ grande sarebbe ora quello di provare a invertire la marcia per tornare indietro”. Il leader del Pd “deve anche essere il candidato del partito a guidare il governo, in caso di vittoria alle elezioni”, si legge nella mozione. Inoltre, “analogamente a quanto accade in tutte le democrazie parlamentari anche basate su sistemi proporzionali, crediamo che la leadership che si propone per il governo del paese debba essere la stessa che guida il partito”.E “il Pd deve essere “un partito che sia realmente democratico perché sottratto una volta per sempre alle decisioni di piccoli gruppi che si autoproclamano depositari della volontà generale”, è questo un altro dei passaggi del documento.