Renzi

Al momento il post di Renzi su Grillo ha raggiunto 4.014.982 persone con numeri che stanno crescendo rapidamente. E’ fra i post piu’ visti di sempre. Ad eccezione di quello sugli scatoloni che ha superato i 9 milioni. Ancora: su Facebook 156.909 ‘mi piace’ di cui 95.765 sul post, 61.144 sulle condivisioni. Su Twitter 5.464 ‘love’ di cui 3.935 sul post, 15.129 sulle condivisioni.

La bufera legata alle indagini sulla Consip continua a scuotere il Partito Democratico e di conseguenza anche il governo. A sostenerlo è l’Ansa. “Nonostante il premier Paolo Gentiloni continui a tenere ben separate le strade dell’esecutivo dalle vicende legate al suo partito (“sono concentrato sul governo, abbiamo una maggioranza solida e riforme da fare”, ha detto oggi a Catania) ed il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sfidante di Renzi alla primarie, abbia difeso Luca Lotti (“deve restare al suo posto”), proprio tra i Dem qualche ‘crepa’ inizia ad intravedersi. Nessun distinguo, ma la richiesta di un “maggiore coinvolgimento della comunita’”. A chiederlo e’ Francesco Boccia, fedelissimo di Michele Emiliano che in un messaggio ad Ettore Rosato, capogruppo Dem alla Camera, propone che ci sia una riunione tra i deputati ed il ministro dello Sport Luca Lotti: “Una scelta di questo tipo sono convinto che potra’ aiutare tutti a capire meglio quello che e’ successo e a far percepire all’esterno che ogni nostra decisione e’ figlia di un confronto vero”. Ma, l’inchiesta Consip e l’interrogatorio ieri di Tiziano Renzi, aprono un altro fronte, che va oltre la politica e tocca in realta’ il piano personale dell’ex presidente del Consiglio. In un lungo post sul suo blog, Renzi intima a Beppe Grillo di “non permettersi di parlare” del suo papa’. Poche ore prima infatti il leader del Movimento Cinque Stelle aveva duramente criticato l’ex segretario del Pd per una frase detta proprio su suo padre nel corso della trasmissione Otto e Mezzo. Il riferimento e’ a quella “doppia pena” di cui aveva parlato l’ex segretario Dem nel caso di un’eventuale colpevolezza di suo papa’ Tiziano: “L’unica notizia vera – attacca il leader pentastellato – e’ la frase piu’ infelice e stupida della storia, quella del rottamatore che riusci’ a rottamare solo il padre”. Dura la replica dell’ex capo del governo: “Buttati come sciacallo sulle indagini, se vuoi, caro Grillo. Ma non ti permettere di parlare della relazione umana tra me e mio padre”. A fare quadrato intorno a Renzi e agli esponenti Dem ci pensano i ministri dell’Esecutivo. E oltre Orlando anche Maurizio Martina e’ pronto a fare muro: “Dobbiamo avere piena fiducia in Lotti”, mette in chiaro il ministro dell’Agricoltura. Sul piede di guerra invece i partiti di opposizione. Al di la’ di Forza Italia che si chiama fuori dalla conta per la sfiducia ricordando di non aver mai votato sfiducie individuali, il resto dell’opposizione e’ pronta a valutare diversi scenari. Il Movimento Cinque Stelle ha gia’ fatto sapere di voler depositare una mozione di sfiducia sia alla Camera che a palazzo Madama e Alessandro di Battista ribattezza il Giglio Magico “crisantemo morente”. Arturo Scotto di Democrazia e Progresso chiede che vengano “ritirate le deleghe a Lotti” e parla di “grave allarme” e di “preoccupazione molto forte per l’irresponsabilita’ di un Pd che non vede la grave frattura morale che rischia di aprirsi in relazione alle dichiarazioni sulla vicenda Consip”. E un invito a valutare il passo indietro del ministro dello Sport arriva anche da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana” (fonte Ansa).

“Il TG1, dopo settimane e settimane in cui e’ riuscito nell’impresa di ignorare la notizia dell’inchiesta Consip prima, e poi di non citare mai ne’ Lotti ne’ Tiziano Renzi nei titoli, pur essendo entrambi indagati, oggi addirittura apre con un intero servizio dedicato alla tenace difesa che Renzi ha fatto ieri di suo padre e del suo fedele Luca Lotti. Un intero servizio in cui pero’ non viene mai spiegato nulla della vicenda, un intero servizio usato solo per fare da megafono della difesa di Renzi”. Lo afferma il senatore M5S, membro della vigilanza Rai, Alberto Airola. “Il renzismo di Orfeo e’ irrefrenabile – continua Airola – ormai abbiamo perso la speranza di vedergli fare servizio pubblico”.

“Le elezioni sono previste nel 2018. Se Gentiloni vorrà votare prima lo deciderà lui”. Lo ha detto Matteo Renzi ieri a Fabio Fazio nella trasmissione “Che Tempo che fa”. Sulla scissione nel partito democratico l’ex segretario si è detto dispiaciuto “perché abbiamo fatto di tutto per evitare che chiunque se ne andasse ma abbiamo avuto l’impressione che fosse un disegno già scritto”. Per l’ex premier, un disegno “scritto, ideato e prodotto da Massimo D’Alema”. Ha aggiunto Renzi: “A D’Alema dico, non scappare, vieni, corri e vediamo chi ha più consenso e più voti”. E sulla legge elettorale: “Spero che il Parlamento faccia almeno una legge come il Mattarellum. Però io sono fuori. Ai parlamentari dico ‘tocca a voi per consentire ai cittadini di scegliere'”.

“Abbiamo indetto il congresso, secondo le regole dello Statuto. Si terra’ nei tempi previsti dallo Statuto. Chi ha idee si candidi. E vinca il migliore. Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità, questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia e’ bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. E’ tempo di rimettersi in cammino. Tutti insieme, spero, ma in cammino. Non immobili. Il destino del PD e del Paese e’ piu’ importante del destino dei singoli leader.” Matteo Renzi – nella enews – lancia dunque la sfida per la leadership del partito. L’ormai ex segretario del Pd e’ determinato ad uscire dal girone delle polemiche e delle divisioni interne. E mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, annuncia di essere “in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realta’ molto interessanti. Soprattutto nel campo del fotovoltaico, un settore dove si incrociano innovazione, sviluppo e ambiente. Priorita’: imparare da chi e’ più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell’innovazione”. Imparare all’estero in vista di un ritorno sulla scena politica e mediatica italiana. “Nei prossimi giorni – la chiosa di Renzi – con calma e minore intensita’ rispetto al passato, tornero’ anche a partecipare a trasmissioni televisive”.

 

“Ho comunicato formalmente le dimissioni. Il congresso ha dei tempi statutari”. Lo ha detto oggi Matteo Renzi all’assemblea del Pd. E rivolgendosi alla minoranza dem ha aggiunto: “Non potete chiedere a chi si dimette di non candidarsi perche’ cosi’ si evita la scissione. Perche’ questa non e’ una regola del gioco democratico”. Ha continuato Renzi: “Ho pensato che poteva valere la pena di fare un passo indietro, per sistemare questa assurda situazione. Ci ho pensato sul serio. Perche’ mai come in questi due mesi e mezzo abbiamo ascoltato tutti. Ma accettare oggi che si possa dire di ‘no’ a una candidatura e eliminare un problema eliminando una persona, significa fare passare il messaggio che siamo tornati al partito da cui ci eravamo allontanati. Che si sta insieme contro qualcuno, e non per qualcosa. Non accetteremo mai e poi mai di consentire a qualcuno di dire: ‘Tu no, tu non sei della nostra comunita’. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci. E’ un concetto che vale l’idea stessa di comunita’ democratica”.

“Al netto delle belle parole usate nell’intervista odierna al Corriere della Sera dal segretario Renzi i suoi comportamenti, la sua sprezzante indifferenza nei confronti di ogni pensiero altro, remano contro la possibilita’ di sostenere l’impegno di chi si sta battendo per una ricucitura delle relazioni e per la celebrazione di un congresso che sancisca l’unita’ e con essa la sopravvivenza del Pd”. Cosi’ il deputato dem Dario Ginefra, che aggiunge: “l’unita’ deve essere terreno di pratica politica e non di mera declamazione di maniera. Chi sostiene oggi Renzi lo determini a un cambio di passo senza il quale magari si conservera’ il simbolo ma si sancira’ la morte del Pd per come lo avevamo sognato e costruito”.

“A Emiliano che pone la questione di un congresso svolto con la legge elettorale ancora in itinere rispondo che la legge elettorale non è un elemento ostativo al congresso per nessun articolo dello statuto né per il buonsenso della politica”. Così il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, chiudendo la direzione nazionale.

“Se non passa il referendum la mia carriera politica finisce qui. Renzi 25/1/2017: ‘Il futuro, prima o poi, torna’. Fate voi?”. Lo ha scritto su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Continua, stavolta per bocca di Brunetta, la polemica sulla promessa che l’ex premier fece in caso di sconfitta al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Per alcuni, Renzi promise che si sarebbe dimesso da premier, in questa eventualità poi verificatasi, altri invece capirono che avrebbe smesso di fare politica.

Niente bufale, qualche imprecisione e una ‘sparata’ (sugli 80 euro) nell’intervista di Matteo Renzi apparsa domenica 15 gennaio su ‘Repubblica’. Il segretario del Pd ed ex presidente del Consiglio ha fatto diverse affermazioni che vale la pena andare a controllare da vicino. “In realta’ – ha detto – mi sono dimesso tre volte. La prima appena usciti i risultati, domenica sera. La seconda davanti a Mattarella, lunedi’. Poi il Presidente mi ha chiesto di portare a casa la legge di bilancio, l’abbiamo fatta in 48 ore. E con 173 voti a favore presi al Senato mi sono dimesso per la terza volta”. E’ una dichiarazione sostanzialmente corretta, anche se formalmente impropria. Renzi ha infatti annunciato le dimissioni la prima volta nel discorso seguito all’esito del referendum costituzionale del 4 dicembre. Le ha presentate il giorno dopo a Mattarella, che pero’ ha chiesto si sospenderle fino all’approvazione della legge di bilancio, cosa avvenuta nelle 48 ore successive con, effettivamente, 173 voti favorevoli al Senato. Renzi si e’ dimesso in via definitiva “la terza volta”, cioe’ il 7 dicembre. In quell’occasione il Quirinale ha accettato le dimissioni “con riserva”, sciolta al termine delle consultazioni al Colle, quando e’ stato incaricato il nuovo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Renzi ha poi detto: “L’Italia che abbiamo trovato nel 2014, con il pil al meno due per cento, aveva bisogno di una scossa”. Il dato e’ quasi corretto. In base all’ultimo bollettino Istat sui conti nazionali, pubblicato a settembre 2016, nel 2013 il Pil italiano aveva subito una contrazione dell’1,7%.