Rosy Bindi

“Si ripone il tema di una qualità del personale politico e della responsabilità delle forze politiche”. Lo ha detto Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, a margine degli Stati Generali della lotta alle Mafie a Palazzo Reale, commentando il caso di Luigi Genovese, neodeputato al Parlamento regionale siciliano. “È evidente che su di lui andava esercitato un controllo da parte della politica, che invece di essere solo preoccupata di vincere le elezioni doveva essere preoccupata di vincere col voto degli onesti”, ha concluso la Bindi.

“E’ sempre piu’ richiesta una responsabilita’ della politica nella lotta alla criminalita’ organizzata. Il contrasto alle mafie, caratterizzato da un cambiamento che le rende sempre piu’ capaci di mimetizzarsi, richiede uno straordinario impegno nell’azione politica e amministrativa”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, nel corso del convegno sul contrasto alle mafie al Senato. “Se le mafie si confermano capaci di alimentare la loro forza nelle attivita’ illecite criminali, penso innanzitutto al traffico di stupefacenti, sempre piu’ trovano la loro forza nella capacita’ di usare gli strumenti dell’economia e persino della legge per riciclare il denaro. Se il nostro paese si e’ dotato di uno straordinario apparato legislativo e ha ottenuto grandi risultati, per combattere la doppia faccia delle mafie dobbiamo dotarci di strumenti ordinari, bisogna che prestiamo attenzione straordinaria all’ordinarieta’, dall’economia alla pubblica amministrazione. Credo che ovunque sia necessaria una forte attivita’ repressiva ma anche la consapevolezza che servono straordinari strumenti nell’attivita’ ordinaria, questo riguarda tutti”.

La presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi “ci dica i nomi, dica chiaramente a quale Obbedienza o a quali Obbedienze si riferisce quando parla genericamente dell’esistenza di alcuni condannati al 416 bis negli elenchi di massoni sequestrati. Noi vogliamo e pretendiamo, in questo preoccupante clima politico preelettorale di tutti contro tutti, che si faccia chiarezza nella massima trasparenza. Siamo stufi di strumentalizzazioni e di subire attacchi immotivati”. A dirlo e’ il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (Goi), Stefano Bisi, dopo la trasmissione di ieri sera “Presadiretta”. “Si faccia chiarezza, quindi, e si precisi anche quando temporalmente gli eventuali nomi di cui la presidente parla e che sarebbero negli elenchi sequestrati a tutti sono stati affiliati. Affermo questo perche’ ci possono essere dei clamorosi casi di omonimia e anche di persone che sono state espulse e che non hanno piu’ rapporti con la Massoneria ufficiale. La stessa cosa e’ avvenuta ed avviene per quanto riguarda partiti politici ed altre associazioni. Anche li’ ci sono stati condannati e indagati. Non si possono lanciare proclami generici attraverso la TV di Stato e i media al termine di un’inchiesta violenta, aggressiva e discriminatoria, quella della Commissione Antimafia, che e’ stata portata avanti, a nostro giudizio, con palese violazione di leggi”. Ieri sera, nel corso della puntata intitolata “I Mammasantissima” su Rai 3, Bindi, parlando dei primi risultati del lavoro della commissione Antimafia da lei presieduta sui rapporti tra mafia e massoneria, ha detto: “Non siamo ancora alle conclusioni definitive, ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. “Noi – ha puntualizzato Bindi – non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi e’ molto importante questa inchiesta soprattutto perche’ si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”.

“Noi non stiamo facendo un’inchiesta sulla massoneria, stiamo facendo un’inchiesta sui mafiosi massoni. Per noi e’ molto importante questa inchiesta soprattutto perche’ si parla di una sorta di nuova organizzazione delle mafie che vede insieme pezzi delle mafie, pezzi della massoneria, dello Stato, delle classi dirigenti del nostro Paese”. Rosy Bindi, presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, anticipa in esclusiva a Presadiretta i primi risultati del lavoro della commissione sui rapporti mafia e massoneria nella puntata “I Mammasantissima” in onda lunedi’ 25 settembre alle 21.15 su Rai3. “Non siamo ancora alle conclusioni definitive – aggiunge – ma i primi risultati del nostro lavoro dimostrano che tra i nominativi degli iscritti alle logge massoniche della Calabria e della Sicilia, ci sono alcuni condannati per 416 bis, quindi per associazione mafiosa, e un numero considerevole di situazioni giudiziarie in itinere, imputati, rinviati a giudizio, sia di reati di mafia che di quelli che comunemente chiamiamo i reati spia di comportamenti mafiosi o comunque di collusione con la mafia”. E sulla presenza di mafiosi-massoni all’interno di logge ufficiali, delle obbedienze ufficiali, la presidente risponde cosi’: “Assolutamente si’. Noi stiamo parlando di logge regolari”.

Lunedì 25 settembtre alle 21.15 Rai3 trasmette una nuova puntata di “Presadiretta” dal titolo I Mammasantissima, in cui si torna sul terreno della lotta alla criminalità organizzata. Una vera e propria spy story, nella quale si intrecciano la politica, la ‘ndrangheta e la massoneria. Sulla ‘ndrangheta si è detto e visto molto, sappiamo della sua pervasiva capacità di infiltrarsi nelle istituzioni e negli appalti, di lucrare sulla spesa pubblica, di gestire il traffico internazionale di droga, conosciamo la sua abilità nel cambiare pelle e il suo fiuto per gli affari. L’inchiesta di PresaDiretta prova a fare un passo avanti, entra nelle stanze segrete del potere politico criminale per raccontare chi sono quelli che le abitano, i Mammasantissima. A PresaDiretta, il racconto del livello segreto, il supervertice criminale, in cui si sono fusi ‘ndrangheta, massoneria deviata e politica, all’interno del quale si decide tutto: strategie economiche e politiche a livello nazionale. Un’inchiesta ricca di rivelazioni, intercettazioni, testimonianze di pentiti e di latitanti. In questa eccezionale puntata alcuni dei testimoni più importanti dell’impegno dello Stato nella lotta contro la criminalità organizzata come la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi e Giuseppe Lombardo, Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, che da anni indaga il livello più evoluto della criminalità e conosce i territori segreti dell’Anti Stato. In Studio, ospite di Riccardo Iacona, il Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, uno dei magistrati più noti e in prima linea nella battaglia contro la ‘ndrangheta.

“E’ stato un momento molto emozionante, non solo per me ma per tutta la Commissione. Ci siamo sentiti accolti dal Santo Padre e ci siamo sentiti anche fortemente responsabilizzati, perche’ le sue parole sono un vero programma di lotta alla mafia, non solo per la Commissione Antimafia ma per la Repubblica, per ciascun cittadino, per ciascun partito politico, per ciascuna istituzione”. Lo ha detto la presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, commentando l’udienza di stamane concessa alla Commissione da papa Francesco in Vaticano. “E ancora una volta – prosegue – abbiamo ascoltato parole chiare contro la corruzione: ci ha invitato a combatterla con le stesse armi con le quali abbiamo combattuto la mafia, che ha riconosciuto essere efficaci nel nostro Paese, e questo per noi e’ molto importanti”. “Cosi’ come credo – aggiunge Bindi – non possa non essere sottolineato il richiamo al fatto che se non combattiamo le disuguaglianze, se non combattiamo la poverta’, se non assicuriamo a tutti i diritti fondamentali, non giustifichiamo mai le mafie che sono la causa prima anche delle disuguaglianze, della cattiva economia, del cattivo lavoro e della mancanza della tutela dei diritti, ma spesso finiscono per essere la spiegazione del perche’ soprattutto in alcune parti del Paese e del mondo permane questo loro dominio sulla coscienza delle persone”. E quindi “lotta alla mafia non e’ solo repressione: e’ lotta alla corruzione e buone regole del mercato finanziario ed e’ lotta a ogni forma di poverta’ e ogni forma di disuguaglianza”. A proposito, poi, dell’accento posto dal Papa sui testimoni di giustizia e sui beni confiscati alle mafie, Rosy Bindi sottolinea che sono “due disegni di legge che sono uno all’approvazione definitiva al Senato, quello dei testimoni di giustizia, e l’altro all’approvazione definitiva alla Camera. quello sui beni confiscati. Io non usero’ le parole del Papa, tutti le hanno sentite – osserva – e credo che queste due leggi che sono il frutto del lavoro di tutto il Parlamento ma su impulso del lavoro della Commissione parlamentare Antimafia potranno vedere la luce nelle prossime settimane e sara’ un grande regalo al Paese”.

“Toto’ Riina e’ ancora il capo di Cosa Nostra e il figlio e’ pronto a raccoglierne l’eredita’. Per questo non puo’ uscire dal carcere e ancor meno tornare nella casa di famiglia, che si trasformerebbe in un santuario della mafia. I boss mafiosi, lo sappiamo, comandano anche solo con uno sguardo. In carcere, del resto, la sua salute e il suo diritto alle cure sono garantiti al meglio”. Lo ha detto la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ai microfoni della trasmissione di Rai Radio3 “Tutta la citta’ ne parla”.

I segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, hanno aperto le celebrazioni del Primo Maggio con un corteo e con la deposizione di una corona al cimitero di Piana degli Albanesi (Palermo) dove sono sepolte le vittime dell’eccidio di Portella della Ginestra avvenuto 70 anni fa. Alle celebrazioni partecipa anche Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia. “Tutto quello che abbiamo in nostro possesso l’abbiamo reso pubblico. Se sono necessari ulteriori approfondimenti li faremo in direzione di questo processo per fare verita’ – ha detto Bindi – Siamo la prima istituzione ad avere reso pubblici gli atti di Portella della Ginestra e sono sicura che molte delle cose che i familiari delle vittime chiedono sono a disposizione dopo l’ultima desecretazione. Anche tutti gli altri facciano lo stesso e aprano gli archivi”.

“Quello che fece la Bindi e’ stata una cosa infame, da ucciderla. Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti. Atti di delinquenza politica. E non c’entra niente la moralita’, era tutto un attacco al governo Renzi”. Cosi’ Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, in un un’intervista a Matrix, andata in onda ieri sera, riferendosi alla presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi. Bindi aveva inserito De Luca nella lista dei ‘candidati impresentabili’ poco prima delle elezioni amministrative. Il governatore ha parlato di ‘delinquenza giornalistica ai suoi danni’.

“Occorre affiancare al collaudato ‘sistema repressivo’ un più avvertito e diffuso ‘sistema di prevenzione’, in grado di realizzare un’effettiva governance della lotta alla corruzione e all’illegalità, attraverso una maggiore collaborazione tra tutte le Istituzioni e tra le diverse articolazioni dello Stato. Ma occorre anche rilanciare e ripensare il ruolo della cosiddetta antimafia sociale e culturale, che va messo al riparo da strumentalizzazioni improprie e ambiguità”. Così Rosy Bindi, presidente della commissione nazionale Antimafia, in un messaggio rivolto ai partecipanti al seminario su “Evoluzione delle mafie, adeguamento della legislazione e delle politiche antimafia” in corso allo Steri e promosso dal Centro Pio La Torre in occasione dei trent’anni della propria attività. “La lotta alle mafie ci riguarda tutti – aggiunge Bindi -. Non può essere delegata alle forze dell’ordine e alla magistratura, né alle tante associazioni che con il loro generoso lavoro in territori difficili e di frontiera hanno svolto anche un ruolo di supplenza alla mancanza di senso di cittadinanza di troppi italiani. C’è bisogno come ha affermato il presidente della Repubblica Mattarella, il giorno del suo insediamento, di ‘una moltitudine di persone oneste, competenti, tenaci e di una dirigenza politica e amministrativa capace di compiere il proprio dovere'”.