Siria

I ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo non hanno l’intenzione di decidere sanzioni contro la Russia in seguito ai massacri ad Aleppo (Siria). Lo ha indicato ai giornalisti l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza della Ue, Federica Mogherini. Potrebbero essere pero’ decise ulteriori sanzioni contro il regime siriano di Assad. Secondo il ministro degli esteri lussemburghese Jean Asselborn non ci sarebbe consenso a nuove sanzioni contro Mosca relative al conflitto in Siria: “Non sarebbe il momento giusto, sarebbe contro produttivo”.

“Occorre fermare la strage ad Aleppo” e il tempo perche’ la Russia eserciti la sua azione “moderatrice” sul regime di Damasco si sta esaurendo: cosi’ il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, intervenuto stamane alla trasmissione Rai, Radio Anch’io. Il responsabile della Farnesina ha escluso la possibilita’ di nuove sanzioni a Mosca e indicato la diplomazia come la strada per arrivare a una tregua dei bombardamenti. E in questo senso ha lanciato un allerta a Mosca: “Non si puo’ ignorare che c’e’ un responsabile principale della strage di Aleppo, ed e’ il regime siriano. Oggi Damasco ha l’idea di poter conquistare Aleppo est, distruggendola e bombardandola. E’ inaccettabile che la Russia gli dia copertura”. “Il messaggio al governo di Mosca -ha sottolineato- deve essere chiaro: proprio noi italiani che abbiamo sempre sottolineato la possibilita’ di un ruolo moderatore della Russia siamo alle ultime verifiche: o la strage finisce, subito, ni questo momento oppure, se continuano i bombardamenti, sara’ molto difficile ricostruire un clima adeguato”.

Restano molto tesi i rapporti tra Usa e Urss sul dossier Siria. Continua da diverse settimane lo scambio di accuse, da una parte e dall’altra su chi fomenta la guerra. Oggi qualcosa inizia a smuoversi tra Russia e Usa dopo che ieri e’ Washington ha rotto ogni contatto sulla Siria. Il Cremlino ha auspicato che “la saggezza politica” prevarra’ a Washington sulla collaborazione con la Russia. “Ci piacerebbe poter contare sulla saggezza politica e sulla continuazione di scambi (di punti di vista, ndr) su problemi particolarmente sensibili, necessari per mantenere la pace e la sicurezza”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. In queste ore l’Onu e la diplomazia mondiale hanno cercato di far avvicinare le due superpotenze, nella consapevolezza che in questa congiuntura, un acuirsi dello scontro può essere micidiale per la situazione geopolitica nel Medioriente. Dal Cremlino la domanda di un dialogo che alcuni però considerano una velata minaccia nei confronti della Casa Bianca

“II bombardamento di un convoglio umanitario delle Nazioni Unite, la denuncia unilaterale da parte del regime di Damasco della tregua e la barbara offensiva militare in corso sulla parte orientale di Aleppo sembrano aver soffocato ogni speranza. Le riunioni sulla Siria cui ho preso parte a New York la settimana scorsa hanno registrato questo senso di impotenza. Ma non possiamo arrenderci alla guerra. Aleppo ci interpella tutti”. Lo afferma Paolo Gentiloni in un intervento pubblicato dall’Unità nel quale sottolinea che “l’Italia lavora per due obiettivi. Anzi tutto ribadire che non esiste una soluzione militare alla crisi. L’accordo raggiunto a Ginevra il 9 settembre scorso da Kerry e Lavrov aveva rappresentato il culmine degli sforzi russo-americani per ricomporre gli interessi in gioco: una transizione politica credibile e irreversibile, da un lato; il coordinamento della lotta ai gruppi terroristici, dall’altro. Il tutto nel quadro di un piano d’azione condiviso volto a rilanciare la transizione politica sotto la guida Onu di De Mistura. Per quanto difficile oggi possa apparire, dobbiamo impegnarci per riannodare quel filo”. La seconda linea d’azione – prosegue Gentiloni – riguarda il rapporto con la Russia. L’Italia è stata tra i Paesi che hanno valutato come potenzialmente positiva la presenza di Mosca in Siria, per l’influenza moderatrice che avrebbe potuto esercitare sul regime di Assad. Le cose sono andate diversamente. Mosca non ha indotto il regime e le varie milizie sciite che lo sostengono (libanesi, afghane, irachene) a mutare indirizzo: i bombardamenti indiscriminati sui civili sono continuati, gli assedi si sono irrigiditi, gli impegni internazionali assunti e le varie risoluzioni del Consiglio di sicurezza sono stati costantemente ignorati. Ecco perché è l’ora di rivolgere un messaggio fermo a Mosca. E’ l’ora che la Russia dimostri di volere usare la sua influenza nei confronti del regime. Non farlo, significherebbe avallare il massacro, ma anche rinunciare al ruolo di grande potenza cui Putin aspira, per legarsi al destino fallimentare di Assad. La strategia attuale del regime di Damasco e dei suoi sostenitori rischia di rafforzare l’estremismo e di renderlo endemico per decenni. Non sarà possibile sradicare il jihadismo in Siria fino a quando Assad sarà libero di continuare a bombardare la sua stessa popolazione.

Stati Uniti e Russia al culmine della tensione dopo l’aumento degli attacchi aerei effettuati dalle aviazioni russa e siriana sulla citta’ di Aleppo, controllata in parte da ribelli e militanti islamici. Lo scontro tra i due Paesi, dopo il fallimento del cessate il fuoco in Siria, è stato al massimo durante una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza Onu convocata ieri. “Anziche’ perseguire la pace – ha detto l’ambasciatrice statunitense all’Onu, Samantha Power – la Russia e il presidente siriano Bashar al Assad proseguono la guerra. Cio’ che la Russia sta sponsorizzando e facendo non e’ antiterrorismo, ma barbarie”. Commentando la situazione in Siria, il portavoce del Cremlino Dmitrj Peskov ha riferito che la situazione nel paese è “molto impegnativa”. Ieri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e’ emersa una netta distanza di vedute fra Mosca, da una parte, e Washington, Parigi e Londra, dall’altra. “Il Cremlino valuta la situazione come estremamente difficile”, ha detto Peskov, aggiungendo che sinora gli Stati Uniti non sono riusciti a separare l’opposizione moderata e i gruppi terroristici attivi in Siria. “Riteniamo che il tono della retorica da parte di alcuni funzionari britannici e statunitensi sia decisamente inaccettabile. Noi crediamo che tale retorica possa causare gravi danni al processo di risoluzione (del conflitto siriano) e alle nostre relazioni bilaterali”, ha detto Peskov. Intanto al Corriere della Sera, Staffan de Mistura, inviato speciale dell’Onu per la crisi siriana, ha detto che “Senza un accordo tra russi e americani non si puo’ risolvere la crisi siriana”. E questo “lo sanno bene sia a Washington sia a Mosca e l’ho detto con chiarezza nella riunione del Consiglio di Sicurezza – ha affermato – Dobbiamo andare avanti a negoziare, perche’ non ci sono alternative”.

New York da oggi al centro del mondo con il vertice Onu che durerà sette giorni. Si inizia con una riunione sui migranti. Domani si terrà l’inaugurazione dell’Assemblea generale al Palazzo di Vetro. In primo piano, tra i temi di cui si discuteranno i 193 Paesi che compongono le Nazioni Unite, ci sono la Siria, il terrorismo e la povertà assoluta, con ‘Goals 20030’, le iniziative firmate lo scorso anno per combattere l’indigenza e la fame. Si voterà anche il nuovo Segretario generale dell’Onu, che succederà all’uscente Ban Kimoon. Il nuovo presidente è Peter Thomson delle Isole Fiji. New York accoglie i grandi del potere in una città blindata, con 38mila poliziotti, strade chiuse, posti di blocco anche alla luce dell’esplosione avvenuta a Manhattan a poche ore di distanza dal vertice. Per la prima volta la discussione sul terrorismo avviene in un’assemblea Onu alla presenza di così tanti Paesi. Il summit è stato voluto da Ban Kimoon per trovare soluzioni ad una realtà che ad oggi nel mondo conta la fuga di oltre 65 milioni che sono state costrette ad abbandonare la casa per guerre, violenza, terrorismo, catastrofi naturali. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a New York sul summit dedicato ai migranti oggi interverrà sulla condivisione di responsabilità per i profughi e i migranti. In mattinata alla Clinton Global Iniziative il premier italiano parlerà di economia, in particolare delle politiche di rigore europee che stanno frenando la crescita.

In Siria la Russia ha assunto una posizione importante: questa volta ci sono grandi differenze rispetto ai precedenti accordi fra Usa e Russia sulla Siria perche’, ad esempio, ambedue i paesi si occupano di fermare gli aerei e gli elicotteri dell’esercito governativo, se non altro in tutte le zone in cui non c’e’ Al Qaida o Al Nusra. Anche se c’e’ sempre il rischio che i dettagli operativi possano in qualche maniera intralciare l’accordo”. Lo ha detto intervenendo a Voci del Mattino, Radio1 Rai, l’inviato Onu per la Siria Staffan de Mistura. Per quanto riguarda gli oppositori al governo di Assad, De Mistura li definisce “l’incognita piu’ grande nella realizzazione della tregua”. “Chi era vicino ad Al Qaida per motivi geografici, militari o politici dovra’ fare una scelta. Dovranno rendersi conto che c’e’ un coordinamento militare russo-americano e questa e’ l’occasione per distaccarsi da Al Qaida”.

Buone notizie per la pace in Siria: Russia e Stati Uniti hanno trovato un accordo per un cessate il fuoco che aiuti a portare Paese verso una fase di transizione politica, anche attraverso una collaborazione militare sul campo: un accordo che, se applicato, entrerà in vigore già da lunedì 12 settembre. L’accordo segnerà un ‘punto di svolta’ in direzione della fine della sanguinosa guerra civile, secondo il segretario di Stato Usa, John Kerry, che ha fatto l’annuncio alla stampa a notte fonda insieme al suo omologo russo, Serghiei Lavrov, a Ginevra, al termine di una lunga maratona negoziale di oltre 13 ore. Secondo Lavrov, il regime dell’alleato Bashar al Assad, a questo punto è “pronto” a collaborare. L’obiettivo finale dell’accordo è creare le condizioni per la ripresa dei negoziati di pace, hanno detto i due ministri degli esteri. Una svolta possibile, ha fatto capire Kerry, se verrà messa in pratica anche dal regime di Bashar al Assad, alleato di Mosca, e anche dai gruppi ribelli sostenuti dagli Usa.

Le consultazioni tra Usa e Russia su un cessate il fuoco in Siria “potrebbero portare a un accordo già entro 24 ore”. E’ quanto ha dichiarato il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, che oggi si trova a Londra per partecipare ai colloqui del nucleo ristretto dei Paesi del gruppo degli ‘Amici della Siria’. “Ci auguriamo di riuscire a raggiungere un’intesa e un accordo che porti all’applicazione della dichiarazione di Ginevra 1 e della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu 2254 per dare il via a una fase di transizione che conduca la Siria verso un nuovo futuro in cui (il presidente siriano, ndr) Bashar al-Assad non abbia posto”, ha aggiunto Jubeir, sottolineando che l’unica opzione del regime di Damasco è quella di andarsene, che sia con una soluzione politica o militare, come si legge sul sito della tv araba ‘Al-Arabiya’. Ai colloqui di oggi a Londra parteciperà anche l’Alto comitato per i negoziati che rappresenta l’opposizione siriana a Ginevra, il quale presenterà la sua visione sulla fase di transizione in Siria.

“Daesh (Isis) non e’ piu’ presente a Jarablus e la popolazione locale e’ potuta tornare alle proprie case ed essere protetta”, cosi’ il presidente Recep Tayyip Erdogan, in una conferenza stampa al termine della partecipazione al G20 cinese, trasmessa in diretta dalle tv di Ankara. “Lo stesso – ha detto – e’ avvenuto ad al Rai, che noi chiamiamo Cobanbey, liberata da Daesh con le forze dell’opposizione siriana moderata. Adesso i siriani potranno vivere nella loro terra in condizioni migliori”. Erdogan ha confermato la cacciata dell’Isis dalla frontiera turco-siriana a seguito dell’azione militare della Turchia nel nord della Siria.