Ue

“Nel mondo di oggi, abbiamo bisogno della nostra Unione: è la via dell’isolamento a rendere deboli. L’Unione Europea resta il primo mercato al mondo, la seconda economia globale, il primo donatore di aiuti umanitari e allo sviluppo, una potenza indispensabile ai nostri cittadini e al resto del mondo, che i leader europei si sono impegnati a rafforzare”. Lo ha detto l’Alto rappresentante per la politica estera della Commissione europea Federica Mogherini in un messaggio scritto, inviato al convegno sull’Europa promosso dall’Associazione Amici di Zona 2 e dal periodico ‘Noi Zona 2’ a Milano a cui partecipa anche Enrico Letta.

“Dagli incontri celebrativi non si possono aspettare grandi decisioni. Roma splendente di sole e di bellezza ha però aiutato a creare un clima di cooperazione che non si era notato nelle ultime riunioni di Bruxelles. Non ci si poteva attendere alcuna decisione immediatamente operativa ma sia il comunicato finale che gli interventi dei massimi leader hanno messo in rilievo una forte volontà di lavorare insieme, come se la memoria dei padri fondatori (rinnovata nelle aule del Campidoglio dai commoventi filmati di allora) fosse di monito ai governanti che si accingevano a firmare la dichiarazione comune”. E’ quanto scrive Romano Prodi, in un intervento pubblicato sul Messaggero, dal titolo “Passo avanti sull’unica rotta possibile”. “Un comunicato non generico, come dimostrano le infinite discussioni che hanno accompagnato la sua redazione, ma una pagina nella quale sono scritte alcune chiare linee di azione per una ripresa della futura politica europea. Due sono gli impegni di maggiore rilevanza: costruire un’Europa più socialmente responsabile e un’Europa più forte dal punto di vista della sicurezza e della difesa. Ancora più rilevante risulta l’affermazione che, in mancanza dell’unanimità, questi obiettivi possono essere perseguiti ‘con ritmi ed intensità diverse’, purché si cammini nella stessa direzione e vengano lasciate le porte aperte ai Paesi che intendano successivamente partecipare alla cooperazione rafforzata”, aggiunge l’ex presidente della Commissione Ue.

Dopo la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Ue, la cancelliera Angela Merkel esclude l’uscita di altri Paesi. In un’intervista al quotidiano ‘Passauer Neue Presse’ la cancelliera ha detto che i singoli Paesi hanno naturalmente idee diverse sul futuro, ma nel complesso la strada e’ chiara. ‘Piu’ collaborazione a livello di politica di difesa, protezione dei confini, contrasto del terrorismo islamico e soprattutto quello che ci permette di avere successo a livello economico e che garantisce i posti di lavoro ai nostri figli e ai nostri nipoti’, ha detto Merkel in vista delle celebrazioni dei 60 anni del Trattato di Roma che ha istituito la Cee. La premier britannica Theresa May vuole inviare a Bruxelles la richiesta di uscita di Londra dall’Ue il prossimo mercoledi’(29 marzo), ma Merkel non ritiene che questa mossa guastera’ l’umore dei 27 Paesi rimasti. ‘Sapevamo che la lettera sarebbe arrivata, un giorno prima o dopo non e’ importante. Gli Stati membri, che vogliono guardare assieme al futuro, possono anche celebrare assieme’ i 60 anni dell’Europa.

Si terrà venerdì 24 marzo alle 16 presso il centro Studi Americani, la seconda “Andreatta lecture” della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta e diretta da Marco Meloni. In occasione dei sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma e dei dieci anni dalla scomparsa del fondatore dell’Arel, sarà presentato “L’Europa di Andreatta”, il numero speciale della rivista curato da Enrico Letta e Mariantonietta Colimberti. Protagonista dell’evento sarà Giuliano Amato che parlerà dell’Europa di oggi partendo dalle idee, attuali più che mai, di Nino Andreatta, campione della concretezza delle “politiche” e delle “identità” locali e nazionali, ma anche del senso primario della costruzione europea. A un altro grande europeista, Romano Prodi, era stata affidata la prima Andreatta Lecture, tenutasi a Bologna il 9 maggio 2016. Perché l’Europa? Perché stare insieme e come? A queste domande “L’Europa di Andreatta” risponde con le parole stesse dello statista attraverso le quattro sezioni che compongono la rivista: Europa nostro paese, nostra ricchezza, nostra difesa, nostro futuro. “La nostra patria è l’Europa”, diceva nel 1982 Andreatta che, più tardi, dopo la caduta del Muro, ipotizzerà “un’Europa a più velocità” e individuerà nei nazionalismi e nell’attaccamento alle “piccole patrie” il germe della potenziale dissoluzione dell’Unione Europea. In un tempo in cui i muri si alzano, i nazionalismi diventano dirompenti e le libertà conquistate sembrano avere un cambiamento di rotta, è utile ricordare quei principi di umanità che contrastano le paure: “C’è una certa paura dell’Europa di non ripetere il miracolo americano, cioè la capacità di rendere cittadini gli stranieri, perché noi abbiamo la cittadinanza del sangue e della terra. Ma la nostra deve essere una cittadinanza di cultura, di civiltà, capace quindi di comunicare, di coinvolgere anche gli stranieri” (1988). E proprio nel cuore dell’Europa, a Bruxelles, si concluderà il corso 2017 dei cento studenti della Scuola di Politiche che, anche quest’anno, saranno coinvolti in visite ai “palazzi” UE, dibattiti, simulazioni e incontri informali con rappresentanti delle Istituzioni Europee.

Marine Le Pen, candidata del Front National francese alle presidenziali, ha accusato l’Unione europea di “deriva autoritaria” perché lavora a un “progetto oscuro” di un esercito europeo che ha l’obiettivo di “tenere a bada il popolo con le armi”. “Oggi il ‘sistema’ cerca di venderci l’idea assurda, stupida di un esercito europeo – ha dichiarato Le Pen parlando a 1.500 persone durante un comizio in una sala mezza vuota – L’Europa dal punto di vista della realtà politica e umana sarà sempre una moltitudine di popoli, di stati e di interessi. Quindi mi chiedo ancora, a che serve un esercito europeo?”. E la risposta della candidata del Fn è: “Forse per mettere a tacere tutte le velleità di indipendenza degli stati e finalmente tenere a bada il popolo con le armi?”. E ancora: “Questo costituirebbe una minaccia intollerabile per le libertà fondamentali dei popoli europei”.

“Abbiamo avuto una relazione del presidente della Banca centrale europea in cui sostanzialmente Draghi ha ripreso alcuni dati sull’andamento dell’economia”. Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni parlando dei lavori del Consiglio europeo in corso a Bruxelles. Draghi ha parlato di “tassi di crescita, inflazione, che giustificano a suo avviso delle valutazioni positive ma contemporaneamente la necessità di proseguire nelle politiche monetarie seguite fin qui dalla Bce – ha riferito il presidente del Consiglio – Su questo c’è stata una discussione perché, e questo vale anche per l’Italia, il fatto che ci siano dati macroeconomici positivi, non si traduce immediatamente in conseguenze sul piano sociale e nella percezione dei nostri cittadini”. Per Gentiloni: “Bisogna sempre fare attenzione a non accontentarsi dei dati macroeconomici anche quando sono, come avviene in questo momento, piuttosto incoraggianti: oggi l’Europa ha una crescita leggermente superiore a quella degli Stati Uniti.

“Area popolare, Centristi per l’Europa, le danno solidarieta’ e mandato in modo convinto”. Lo dice Pier Ferdinando Casini, intervenendo in Aula al Senato, dopo le comunicazioni del premier Gentiloni in vista del Consiglio europeo del 9 e 10 marzo. Casini dice si’ alle “cooperazioni rafforzate. Non sono nuove – spiega – ma oggi queste rappresentano una sfida perche’ l’Ue cosi’ non puo’ rimanere cosi'”. Il presidente della commissione Esteri del Senato sottolinea ancora una volta come sia “inaccettabile quel doppio binario per cui l’Europa e’ distratta sull’immigrazione e rigorosa in aritmetica contabile. Non ci possiamo stare – afferma Casini – e noi dobbiamo sollecitare una politica maggiore presenza nel mediterraneo”. Infine, il rapporto con la Russia: “Io sono – conclude Casini – per trovare un’intesa possibile con la Russia perche’ e’ un partner fondamentale e oggi sta occupando posizioni perche’ qualcuno le ha lasciato spazio”.

“A sessanta anni dai Trattati di Roma, l’Europa e’ a un bivio: cedere alla tentazione di tornare indietro assecondando le spinte nazionaliste e populiste oppure andare avanti con coraggio e determinazione sulla strada di una maggiore integrazione”, ha detto il senatore Federico Fornaro, vice capogruppo di Articolo 1 – Mdp, intervenendo nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente Gentiloni sul Consiglio Europeo del 9-10 marzo 2017. “Per rispondere agli attacchi dei nazional-populisti, l’Europa – osserva Fornaro – non puo’ pensare di continuare ad usare le stesse armi grette del neo liberismo, che hanno contribuito a dare linfa e consenso agli euroscettici. L’Europa e la democrazia si difendono con maggiori e rinnovati investimenti pubblici infrastrutturali; con politiche fiscali di contrasto a evasione e elusione a livello continentale e internazionale; con un piano straordinario per il lavoro, con una difesa comune e con una politica europea di governo dell’immigrazione”.

“Apprezziamo molto l’impegno del presidente Jean-Claude Juncker che con il Libro Bianco presentato oggi vuole promuovere un dibattito vero e concreto sul futuro dell’Unione. L’Italia sarà senza dubbio tra i sostenitori di una Unione europea sempre più forte e incisiva”. Così il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per gli Affari e le Politiche europee, Sandro Gozi, commentando il Libro Bianco presentato oggi dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. “A Roma, il 25 marzo, vogliamo avviare nuova fase politica. Proprio per questo, – scandisce Gozi – apprezziamo l’impegno e la tempistica scelta dal Presidente Juncker che ha presentato il Libro Bianco prima della Dichiarazione di Roma. Ancora più importante perché le celebrazioni per i sessant’anni della firma dei Trattati di Roma non dovranno essere solo un momento celebrativo”. “Noi vogliamo impegnarci con forza per una Unione europea che lotti contro l’Europa delle paure e che sia protagonista in un mondo che cambia. E l’Italia – assicura il Sottosegretario – sarà sempre in prima fila assieme a tutti coloro che vogliono avanzare più rapidamente verso questi obiettivi”.

“L’Europa ha la possibilita’ di utilizzare la Brexit come un’opportunita’, ma il rischio, se non ci sara’ “un drastico cambiamento della sua strategia” e’ che “non rimanga un caso isolato ma che ci siano altre uscite dall’Unione”. Lo ha detto a Parigi il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan durante una conferenza. “E’ importante costruire e rafforzare la fiducia reciproca – ha continuato – altrimenti si rischiano altre Brexit. Se l’Europa non sfrutta l’opportunita’ di rispondere alle domande dei cittadini con soluzioni europee, cioe’ piu’ posti di lavoro, piu’ sicurezza, piu’ welfare, la Brexit e’ piu’ un rischio che un’opportunita’”.