Ue

“Il referendum e’ stato un colpo tra i piu’ duri che l’Unione europea abbia subito, ma paradossalmente proprio per questo c’e’ stata una reazione”. Lo dice il presidente del consiglio Paolo Gentiloni , a Bruxelles, a margine del vertice dei leader del Pse. Gentiloni aggiunge: “Credo che ci sia oggi la possibilita’ di utilizzare il negoziato del Regno Unito come un elemento che contribuisce all’unita’ e al rilancio dell’Unione europea”.

“Credere nell’Europa non significa accettare passivamente tutto quello che ci chiede Bruxelles. Non significa lasciare a una tecnocrazia senza politica la direzione di marcia della piu’ grande scommessa istituzionale mai fatta al mondo: l’Unione Europea”, dice Matteo Renzi nella enews. “Gli europeisti convinti- aggiunge- non sono quelli che dicono “Ce lo chiede l’Europa”, ma sono quelli che provano a cambiare le cose che in Europa non vanno. In questi anni si sono sbagliate le politiche economiche centrate sull’austerity: aveva ragione Obama, non Barroso. In questi anni si e’ data molta centralita’ ai veti di alcuni paesi dell’Est senza rilanciare sui contenuti forti del messaggio europeo. In questi anni nei palazzi europei si e’ parlato molto di banche e deficit e poco di famiglie e lavoro”. Renzi aggiunge: “Nei mille giorni abbiamo iniziato a cambiare le cose a cominciare dalla flessibilita’. E abbiamo detto che non saremo piu’ il salvadanaio per chi con i soldi italiani costruisce muri: l’Europa e’ nata per abbattere i muri, non per costruirli. Ma ancora molto e’ da fare. E la sfida per tutti, anche per il nuovo segretario del PD iniziera’ soprattutto da li’. Quello che io vi propongo e’ di dire ‘Europa si’, ma non cosi”. Ne discuteremo insieme venerdi’ da Bruxelles. Forse sembrera’ strano che si vada a chiudere una campagna elettorale in trasferta. Ma dobbiamo far capire che quella ormai non e’ piu’ una trasferta e che per i nostri figli ci vorra’ un’Italia sempre piu’ forte e piu’ presente a Bruxelles. Serve a noi, al nostro interesse nazionale. E secondo me serve anche all’Europa”.

“Siamo ancora 28 e non 27, e cosi’ sara’ per altri due anni” e le elezioni in Gran Bretagna sono “un affare interno” che “non hanno alcun effetto sui negoziati”: lo ha affermato l’Alto rappresentante Ue per le politica estera Federica Mogherini, in merito alla Brexit il cui completamento richiedera’ un periodo di due anni. “Le regole sono gia’ state definite e tutti i negoziati devono concludersi in due anni”, ha aggiunto da pechino, dove si trova in visita, ricordando che s’e’ parlato di Brexit come di un fenomeno rapido, ma “ci sono voluti nove mesi, il tempo di fare un bambino”, solo per notificare l’uscita dall’Ue.”Perdiamo un importante membro, ma temo che i britannici perderanno molto di piu’. Continuiamo a essere il primo mercato al mondo e la seconda area economica anche senza di loro”, ha poi osservato Mogherini nella sessione delle domande e risposte dopo un intervento sui rapporti Ue-Asia alla Tsinghua University.”L’Ue continuera’ a essere la potenza che e’ stata finora e un partner indispensabile nel mondo. C’e’ determinazione a continuare il processo di integrazione” e i cittadini “cominciano a capire che cosa c’e’ in ballo”.

“Sono d’accordo con Macron sul rilancio per l’Europa. Alcune cose le ha prese lui da noi. La card per i giovani, tanto criticata in Italia, sta nel suo programma, ci sono degli elementi di assonanza. ‘In cammino’ è copiato da ‘En marche’. Se Macron va o no al ballottaggio cambia molto per l’Europa, ma non per la nostra piattaforma politica. È chiaro che c’è una rilevanza per l’Europa ma non per l’Italia. Lo ha detto Matteo Renzi nel corso della registrazione della puntata di ‘Night tabloid’ che andrà in onda questa sera su Rai2. “In Francia si gioca una partita strategica per l’Europa – ha aggiunto – se arriva al ballottaggio ha chance per giocarsela”

“Un’interrogazione parlamentare, della quale sono prima firmataria, sull’ammontare delle sanzioni Ue inflitte all’Italia, ha finalmente ottenuto risposta, rendendo così pubbliche le multe salatissime pagate in seguito alle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione Europea”. Lo scrive in una nota la deputata M5S Claudia Mannino. “Il sottosegretario per le Politiche e gli Affari Europei, Sandro Gozi, rispondendo a un nostro atto di sindacato ispettivo – si legge nel comunicato – ha così certificato pubblicamente che, al 21 marzo 2017, il nostro Paese ha pagato ben 329.22 milioni di euro alla Commissione europea”. Osserva Mannino: “Le somme pagate dall’Italia sono così suddivise: 141 milioni di euro per la sentenza ‘discariche abusive’; 86,12 milioni di euro per la sentenza ‘rifiuti in Campania’; 42 milioni di euro per la sentenza ‘Venezia e Chioggia’ e 60,1 milioni di euro per la sentenza ‘contratti formazione lavoro’. Aggiungiamo come per le prime tre sentenze l’Italia non abbia ancora ottemperato a quanto disposto dalla Corte, quindi la somma totale di circa 330 milioni è destinata a crescere dal momento che le multe prevedono non solo una somma forfettaria ma anche una ulteriore penalità semestrale o giornaliera”. Il sottosegretario Gozi, nella risposta all’interrogazione, “sottolinea come la lotta del Governo alla riduzione delle infrazioni abbia portato buoni risultati, dimentica però che a fronte di una apprezzabile diminuzione dei contenziosi, vi è un aumento delle multe pagate dall’Italia, che sono raddoppiate dal 2015 ad oggi”, scrive Mannino, che aggiunge: “Il danno insomma aumenta mese dopo mese, e per questo continuiamo a chiederci: come è possibile che non esista una sentenza della Corte dei Conti per far pagare queste ingenti multe ai veri responsabili, e non ai cittadini. In quest’ottica ho personalmente presentato un esposto alla corte dei conti della Regione Lazio affinché si individuino su scala nazionale i responsabili dello stallo sulle bonifiche, e conseguentemente il danno erariale sia a loro intestato. Su questa strada si sta muovendo, a mio avviso molto bene, la Corte dei Conti della Campania, che ha già quantificato un danno erariale di 27 milioni e ha individuato i soggetti responsabili di tale danno economico”. E conclude: “Continuo a portare avanti, insieme ai miei colleghi, questa battaglia in difesa dei cittadini, convinta di aver intrapreso la strada giusta. Troppo spesso, in questo paese, a pagare non sono i responsabili di scelte politiche e amministrative inadeguate e scellerate, ma i contribuenti, e ci attendiamo da questa vicenda un segnale di cambiamento”.

“Serve il pilastro del risanamento dei conti pubblici ma serve un pilastro forte orientato alla crescita, serve una politica industriale moderna e competitiva”. Lo sottolinea il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani,in collegamento con Rai News. Una politica, sottolinea, che “non puo’ essere quella delle ciminiere inquinanti. Serve un’azione forte a sostegno delle piccole e medie imprese. Serve una strategia europea: se funziona l’economia reale arrivano piu’ soldi nelle casse dello Stato e cosi’ si riduce il debito pubblico e la pressione fiscale nei confronti dei cittadini”, conclude.

“Grillo dice un giorno Europa è un giorno no. Un giorno usciamo dall’euro, un altro non usciamo dall’euro. Noi diciamo Europa sì, ma non così. Sì perché è l’unica patria dei nostri figli, ma non può essere quella che ci manda le letterine mentre piangiamo i morti del terremoto” o che “appalta a Putin e Trump la politica estera”. Lo ha detto Matteo Renzi, candidato alla segreteria Pd, nel corso della convenzione nazionale dem.

“Dobbiamo ritornare a un dialogo molto forte con la Russia che e’ strategico su tutti i fronti. Ma c’e’ bisogno dell’Europa”. Lo ha detto Matteo Renzi, nel corso della trasmissione Linea Notte. Renzi aggiunge che questo “e’ il punto davvero qualificante. Nei prossimi mesi l’Europa fa il bilancio, deve decidere dopo le elezioni francesi che cosa fa da grande. Non puo’ continuare con questa politica economica sbagliata, il fiscal compact e’ un errore. Ma deve prima di tutto decidere qual e’ il proprio ruolo nel mondo”.

“L’Europa non e’ particolarmente spaventata” rispetto alla politica di protezionismo annunciato da Trump per alcune produzione europee, “anzi credo che questo vada vista come una opportunita’. Se negli Stati Uniti il presidente Trump decide di scegliere la strada del protezionismo questo non fermera’ certo tutta la produzione agroalimentare che e’ molto richiesta nel mondo”. Lo ha detto il commissario europeo all’agricoltura Philip Hogan, parlando con i giornalisti, oggi a margine di un incontro con il governatore della Toscana Enrico Rossi. “Gli Stati Uniti faranno quello che vogliono e quello che credono – ha aggiunto -, cio’ non toglie che in giro per il mondo ci sono moltissimi mercati, specialmente quello del Medio Oriente, dove c’e’ un ceto medio con buona disponibilita’ finanziaria, in costante aumento che ovviamente sara’ piu’ disponibile ad acquistare i prodotti di alta gamma, proveniente dall’Europa”. Quindi, ha concluso il commissario europeo, “io vedo un’opportunita’ per l’Europa sia in termini di vendite, di esportazioni del settore”.

“Non ho mai usato l’espressione ‘ministro tecnico’”, perchè “quando si è eletti in Parlamento o si giura come membri del governo, quale che sia la nostra professione di origine, da quel momento si diventa personalità politiche”. Lo dice in un’intervista al Corriere della Sera Luigi Zanda, capogruppo del Partito democratico a Palazzo Madama. Padoan, aggiunge Zanda, “indica obiettivi generali che credo nessuno possa disconoscere. La prima necessità è di evitare sanzioni europee, senza dimenticare che abbiamo spazi di manovra estremamente ridotti e certe necessità di spesa pubblica senza dimenticare che abbiamo spazi di manovra estremamente ridotti e certe necessità di spesa pubblica. Tutti condividiamo l’obiettivo di sostenere una ripresa che non si sarebbe avuta, senza l’azione del governo di Matteo Renzi”. Continua Zanda: “Le misure concrete che proporranno Padoan e il governo le discuteremo quando ci saranno. Ora abbiamo davanti a noi la manovra correttiva, il Def e la prossima legge di Stabilità”. Sulla continuità della legislatura, Zanda afferma: “C’è stata una fase in cui alcuni, anche con argomenti seri, volevano votare presto. Ora mi pare sia passata, vedo una vasta condivisione dell’ipotesi di elezioni a scadenza naturale. Ma per arrivarci ci vogliono le condizioni politiche, dobbiamo evitare incidenti parlamentari. Fatti come il voto di oggi (ieri, ndr) in commissione Affari costituzionali non aiutano”. “Invece di essere un voto di coscienza, il voto segreto diventa sempre più un voto di manovra politica. In questo caso i senatori di gruppi avversari come M5S e Forza Italia, che in Aula e a voto palese litigano e si insultano, a voto segreto vanno nella stessa direzione. E’ una degenerazione del voto segreto”.