Editoriale

Non potrà piu’ guidare una motocicletta, la sua passione. E chissà quante altre cose non si possono piu’ fare con una sola mano e con un occhio solo. Proviamoci noi, normodotati, a chiudere per un attimo un occhio e a usare una sola mano. Una tragedia, vero? Mario é uno che non si arrende. E’ l’artificiere a cui é scoppiato in faccia l’ordigno piazzato a Firenze davanti ad una libreria. Aveva, ha vinto un concorso per diventare ispettore e stava, sta per salire di grado: da sovrintendente a sostituto commissario. Una moglie, Stefania, e due figlie di 12 e 14 anni, e poi all’improvviso la vita che ti cambia e ti trovi costretto a fare i conti con cambiamenti tragici e a dover rivedere tutto, i tuoi programmi, i tuoi sogni, la tua vita di ogni giorno. Mario non potrà piu’ portare la sua Harley Davidson, la sua passione, il suo divertimento, la sua gioia. Ma dovrà abituarsi a tantissime cose, a rinunciare alla sua indipendenza e a dover chiedere aiuto e sostegno. E’ questa la vita di un disabile. Pensiamoci e cerchiamo di apprezzare ciò che abbiamo e che diamo per scontato. Intanto le indagini continuano. Il procuratore di Firenze, Giuseppe Creazzo, ha aperto un fascicolo per tentato omicidio. Perché quella bomba poteva e voleva uccidere. Chissà cosa sta facendo in questo momento l’attentatore. Magari sta guidando una motocicletta. Chissà se ci pensa a Mario. (Auguri di buon anno a tutti i componenti delle forze dell’Ordine che ci difendono e che ci proteggono. Grazie)

Discorso molto scarno ed essenziale quello di fine anno del presidente Sergio Mattarella. Nessuna enfasi, nessun gioco retorico. Contenuti e semplicita’. Ha ricordato che siamo una comunita’ e che le insidie contro di essa sono tante: terrorismo, disuguaglianze, poverta’ delle famiglie, divisioni tra Nord e Sud, tra Centro e periferie. Il Capo dello Stato ha toccato il tema della crescita economica, ancora debole e della necessita’ di un circuito positivo di fiducia. Si e’ poi scagliato contro la corruzione, l’evasione fiscale e l’illegalita’, ricordando l’etica dei doveri. Attualissimo accenno infine ad un ‘nemico insidioso della convivenza’: l’odio e la violenza verbale che allignano sul web, luogo di libera espressione e grande rivoluzione democratica. Riferimenti di Mattarella al terrorismo, alla disoccupazione giovanile, alla violenza contro le donne, ad una Europa unita, alla necessita’ di una legge elettorale e alla inopportunita’ di un voto anticipato. Augurio finale a papa Francesco ‘promotore della pace nel mondo’.

Che cosa ci aspetta nel 2017? Quanti altri attentati vi saranno per mano dell’Isis e del suo franchising sparso per il mondo? Il lavoro esistera’ ancora o sara’ appannaggio di pochi privilegiati? E la democrazia? Sara’ considerata ancora la migliore forma di governo? La globalizzazione verra’ ancora ritenuta una risorsa o ci rifugieremo nel glocale del ‘piccolo e bello’ delle frontiere chiuse e del protezionismo? La guerra fredda tra Usa e Russia conoscera’ nuovi episodi? Quanti conflitti, focolai di guerra e incidenti diplomatici causera’ Donald Trump? L’Europa unita avra’ ancora un senso o verra’ ancor di piu’ delegittimata dal voto in favore dei partiti antisistema e populisti che la contestano? La violenza sulle donne e gli abusi sui bambini conosceranno una sosta? Lo scontro di civilta’ piu’ o meno presunto cui assistiamo nelle sue varie forme, subira’ un arretramento o verra’ alimentato dalle disuguaglianze tra chi ha tutto e chi non ha nulla? Quanti altri migranti moriranno in mare aperto? Il capitalismo finanziario accettera’ regole condivise? La stagione dei diritti umani, il rispetto delle persone e della loro dignita’ vedra’ sorgere una nuova primavera? Il razzismo tornera’ a percorrere e a insanguinare le strade del mondo? Ci sara’ acqua per tutti? Riusciremo a risolvere il problema dei rifiuti senza avvelenare le falde acquifere e inquinare l’aria e il suolo? La salute delle persone tornera’ ad essere il bene supremo? Le mafie del mondo continueranno a produrre e smerciare droghe e armi, a corrompere politici, imprenditori, a uccidere chi si ribella al ‘sistema’? L’informazione riuscira’ a svolgere il proprio ruolo in autonomia e liberta’? I cittadini torneranno ad avere fiducia nella politica? Ci saranno ancora quegli uomini e quelle donne, pazzi gli uni e le altre, che metteranno al mondo dei figli in assenza di un futuro degno di questo nome?

Puo’ il Natale assumere, al di la’ del suo valore religioso, un alto significato politico e sociale? E’ il mio augurio. Ne abbiamo tanto bisogno: le lacerazioni sociali ed economiche hanno eroso quel senso di comunita’ e di appartenenza che in passato riconoscevamo. Ebbene, pur nel rispetto delle credenze religiose e della laicita’, sarebbe auspicabile ‘utilizzare’ il momento del Natale per riscoprire e valorizzare l’altruismo, la solidarieta’ e la partecipazione. Ne va della nostra umanita’. Buon Natale

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha rivelato tutta la propria pochezza nell’attacco gratuito ai giovani costretti a lasciare il nostro Paese alla ricerca di un lavoro (‘Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata. Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei pistola). Ebbene, in tempi di disoccupazione a due cifre, Poletti ha avuto la stessa delicatezza di un elefante in un negozio di porcellane. Fuoco incrociato su di lui, attacchi, sberleffi, richiesta di dimissioni e mozione di sfiducia. Senza considerare che, con questo pretesto, sono state fatte ricerche sull’attivita’ professionale del di lui figlio, Manuel, direttore di una testata giornalistica locale che ha beneficiato di 500 mila euro di contributi pubblici in tre anni. Chissa’, magari Manuel, senza questi contributi avrebbe lasciato l’Italia per trovare un lavoro all’estero. Forse li ha avuti perche’ figlio di un potente o forse no. Chissa’. Certo, le colpe e le gaffes dei padri non possono ricadere sui figli, ma anche i padri, suvvia, facciano un po’ di attenzione e rispettino i figli degli altri, se vogliono rispetto per i propri.

I candidati grillini sono soltanto figurine, utili a catturare il consenso o a sfruttare sul territorio la rabbia e la furia iconoclasta degli elettori, incazzati neri contro la politica tradizionale. La struttura di vertice muove i fili. La vicenda del sindaco di Roma, Virginia Raggi, ne e’ l’ennesima dimostrazione. Chi si oppone a questo schema viene sconfessato ed espulso perche’ il movimento-setta non puo’ accettare il dissenso e la liberta’ di pensiero del singolo. L’unica legge e’ l’ortodossia del pensiero unico. Cio’ che e’ piu’ intollerabile del M5S – fra le tante cose – e’ il suo doppiopesismo: giustizialismo nei confronti degli avversari politici, garantismo nei confronti dei propri adepti.

Questa vince questa perde. Il gioco delle tre carte e’ servito. Renzi continua a dare le carte e impone al nuovo Premier e al Capo dello Stato nomi e incarichi. Abbiamo gia’ detto su questo giornale che Renzi e’ un fuoriclasse. Un po’ come il destino: cinico e baro. Molto cinico, molto baro. Ma la realta’ e’ che non ha avversari e che alla sua leadership non vi sono alternative, e lui questo lo sa bene, a meno che non prenda il sopravvento il M5S. Ps: chi diceva che Angelino Alfano non ha il quid, si guardi un po’ allo specchio.

Renzi o lo ami o lo odi. Non ci sono alternative. Un vero leader politico non puo’ che essere un decisionista ed e’ normale che per i suoi detrattori sia soltanto un arrogante, un ‘uomo solo al comando’, indifferente alle piu’ elementari dinamiche della democrazia. Ma e’ davvero e solo questo Matteo Renzi? Per chi lo apprezza e ne ha colto le capacita’ di sintesi e la lungimiranza, Renzi ha saputo accorciare i tempi delle decisioni politiche, adeguandoli a quelli della societa’ che produce e lavora. Un uomo intelligente dei nostri tempi, che sa progettare, realizzare e comunicare. Gli altri leader politici, a confronto con lui, sembrano preistorici.

In democrazia vince la maggioranza. Numeri che decidono la bonta’ di un’idea e di un programma quando non anche di un candidato. E’ innegabile: il premier Matteo Renzi ha perso ma gli si riconosce il coraggio o forse l’incoscienza: ha puntato tutte le sue fiches su questa mano. Avra’ una rivincita? Forse. Intanto Renzi preannuncia le dimissioni in un discorso che ne conferma le capacita’ di politico di spessore. Cosa accadra’ adesso? L’alternativa a lui e al suo governo sono i famelici populismi di Grillo da una parte e di Salvini dall’altra. Il centrodestra sta cercando ancora se stesso nei pressi dell’ombelico di Berlusconi, il Pd presentera’ il conto al suo segretario-premier. Un panorama inquietante che non lascia presagire nulla di buono. La speculazione finanziaria e’ dietro l’angolo. Positiva la partecipazione al voto, da dimenticare la tracotanza di una campagna referendaria violenta e volgare. La Costituzione rimane invariata. Anche il Cnel e il Senato: gli italiani hanno voluto cosi. Evviva l’Italia, evviva gli italiani.

‘Tutti i nodi vengono al pettine. Quando c’e’ il pettine’. Cosi Leonardo Sciascia. E per il M5S quella dello scandalo delle firme false al Comune di Palermo e i primi interrogatori dei Pm sono di certo una bella pettinata. Sono giovani i seguaci di Grillo e i capelli li hanno tutti. Certo, trincerarsi nel silenzio e avvalersi della facolta’ di non rispondere e’ un loro diritto. Ma per chi si impegna in politica e ha fatto della diversita’ e del binomio trasparenza-onesta’ la propria ragione sociale, il silenzio appare come una ammissione di colpevolezza. La peggiore. Chissa’ che questa vicenda non possa agevolare per il M5S il percorso verso il garantismo e il rispetto nei confronti degli altri. Ce lo auguriamo.