Brexit

Cresce il numero di britannici favorevoli alla Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. In un nuovo sondaggio pubblicato oggi dalla versione domenicale dell’Observer, i sostenitori della Brexit sarebbero circa il 43%, in aumento di tre punti percentuali dall’ultima rilevazione due settimane fa. L’inchiesta si basa su 2.007 persone intervistate negli ultimi dieci giorni in coincidenza con il dibattito sull’immigrazione che ha caratterizzata la campagna politica dell’ultima settimana.

La Gran Bretagna “non deve lasciare l’Unione Europea, perché sarebbe un passo con conseguenze disastrose per tutti”. L’euro, però, “va riformato o smantellato, perché è chiaramente un’istituzione fallita”. Lo dice in un’intervista a ‘La Stampa’ il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz. “Il vero problema è quello politico, non economico. Nella gestione della Ue sono stati commessi molti errori. È un’istituzione verticistica, che non ha fatto abbastanza per democratizzarsi, e per creare una cultura e una identità politica comune fra i suoi cittadini. Questi però sono problemi che possono essere corretti, e l’arco della storia pende verso l’integrazione”. La ‘Brexit’, conclude Stiglitz, “non sarebbe utile sul piano economico, e lancerebbe un segnale molto pericoloso su quello politico, soprattutto verso altri Paesi che potrebbero decidere di seguire l’esempio della Gran Bretagna. Diverso sarebbe il discorso, se invece Londra facesse parte dell’euro e dovesse decidere se abbandonarlo”.

I leader europei starebbero preparando un contropiano per fronteggiare l’operazione Brexit, ovvero l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea che potrebbe verificarsi con il referendum del 23 giugno. “La Banca centrale europea è pronta a qualsiasi risultato”, ha annunciato il presidente, Mario Draghi, che ha confermato nuovi aiuti all’economia. Emergenza finanziaria, integrazione dei popoli, politica, sarebbero i punti cardine della discussione, per dare una risposta alle conseguenze dell’addio dei sudditi di sua Maestà e per evitare che altri Paesi, preoccupati dalla crisi in più settori, siano tentati di abbandonare il Vecchio Continente. Guardando ai sondaggi, sembra che nel Regno Unito ci sia una voglia di uscita. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse): “l’Italia perderebbe l’1% del Pil”.