Brexit

Il presidente del consiglio Matteo Renzi vedrà oggi a Parigi il presidente francese Francoise Hollande. L’incontro precede quello di Berlino che si svolgerà lunedì tra il premier italiano, Hollande e la cancelliera Merkel. Il tema del giorno sarà il futuro dell’Europa dopo la vittoria al referendum di Brexit e dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.

“Ora è il momento per tornare a chiedere un referendum anche in Francia. I francesi devono poter scegliere”. Lo ha dichiarato il presidente del Front National, Marine Le Pen, in una conferenza stampa nella sede del partito, a Nanterre commentando il voto in Gran Bretagna a favore di Brexit, per l’uscita dall’Ue. Ha affermato: “Restiamo tutti attenti, vigili, nei prossimi giorni vedrete il vero volto dei difensori dell’Unione europea”. Questo il suo l’avvertimento: “Restiamo molto attenti al comportamento di questi giorni delle istituzioni Ue: non hanno scelta, devono rispettare la decisione del popolo britannico. Sarebbe inammissibile che se ne infischiassero come fece Sarkozy dopo il referendum sulla Costituzione Ue del 2005″.

Salvini esulta sulla vittoria del fronte Brexit. Un grazie grande come il mondo agli inglesi, che contro tutto e tutti rispondendo a ogni tipo terrorismo finanziario e mediatico hanno liberamente votato con orgoglio. Hanno dato l’ultima chance all’Europa di cambiare”. Cosi Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, in conferenza stampa a Milano dopo l’esito del referendum sulla Brexit. ”Ho invidia per il fatto che gli inglesi possano votare, una cosa che l’Italia ha proibito. Ho qui l’emendamento che noi abbiamo portato in Parlamento, bocciato più volte da Renzi e dal Pd”. Salvini ha detto che la sinistra ”ha gettato la maschera. Pensa che sia meglio che gli italiani non decidano sulle cose europee”. Il risultato è ”uno schiaffone a Napolitano, Prodi e Renzi”.

In mattinata vertice con Visco e Padoan. Rinviata direzione Pd. Dopo l’esito del voto in Gran Bretagna che ha visto la vittoria della Brexit ci si interroga sulle conseguenze per il nostro Paese. Il premier matteo Renzi ha fatto il punto in un vertice con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Marco Minniti e il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. Renzi si è sentito sempre in mattinata prima con il presidente francese, Francois Hollande, e poi con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per fare il punto su come l’Unione europea debba muoversi. “Dobbiamo cambiarla per renderla più umana e più giusta. Ma l’Europa è la nostra casa, è il nostro futuro”, ha scritto su twitter il premier Matteo Renzi.

Il premier britannico David Cameron ha annunciato che si dimetterà dopo il voto di ieri sull’uscita di Londra dalla Ue, perchè serve una “nuova leadership al Paese”. Parlando a Downing Street dopo la sconfitta della sua campagna referendaria, Cameron ha detto di sperare che il Paese abbia un nuovo premier “entro ottobre”.

In Italia un referendum come quello inglese sulla Brexit non e’ ammesso dalla Costituzione. Ma, se fosse indetto, il 68% voterebbe a favore della permanenza dell’Italia nell’Unione Europea. Per l’uscita si esprimerebbe, secondo un sondaggio Ixe’ per Agora’ (Raitre), solo il 27%. Alla domanda: Brexit, se fosse possibile un Referendum in Italia, voterebbe per uscire dall’Unione europea? Il 27% ha dichiara sì; no il 68% mentre il 5% non sa.

Quando non ci sono più circoscrizioni da scrutinare, il ‘Leave’ ha ottenuto il 51,9% dei voti e il ‘Remain’ il 48,1%. Per la Brexit – riferisce il sito della Bbc – hanno votato 17.410.742 elettori mentre per restare nell’Ue i voti sono stati 16.141.241. L’affluenza al referendum viene fissata al 72,2%.

In caso di uscita del Regno Unito dall’Unione europea “potrebbero esserci conseguenze anche di carattere politico” e “altri Paesi, penso all’Olanda in particolare, potrebbero maturare la stessa idea, potrebbero pensare di fare un referendum. Insomma, si potrebbe creare un effetto domino”. A lanciare l’allarme e’ il direttore esecutivo del Fmi, Carlo Cottarelli, intervistato a Voci del Mattino, su Radio1 Rai. “Il fatto che la Gran Bretagna non faccia parte della zona euro – prosegue Cottarelli secondo quanto riferisce una nota della trasmissione -, a rigore di logica dovrebbe limitare l’impatto, la ricaduta di un eventuale abbandono dell’Europa. Ma abbiamo visto, anche nel passato, che i mercati finanziari non sempre usano la razionalita’ nel registrare e interpretare gli accadimenti e talvolta fenomeni e situazioni apparentemente di portata limitata hanno determinato reazioni a catena e danni piuttosto gravi. Secondo le stime del Fmi, in caso di uscita dall’Ue il Regno Unito potrebbe perdere nel lungo periodo dall’1,5 al 5,5 % del proprio Pil, con ricadute anche sul resto d’Europa e sull’Italia. Il nostro Paese perderebbe, sempre nel lungo periodo, dallo 0,2 allo 0,5% del proprio prodotto interno lordo”. Inoltre, ha aggiunto, “anche gli Usa sono preoccupati del clima di incertezza che si verrebbe a creare sui mercati finanziari, visto che l’Europa rappresenta comunque un’area economica importante per l’intero mondo, Usa compresi. E non dimentichiamo che Paesi come l’Italia, particolarmente gravata da un debito pubblico che sperabilmente andra’ a calare ma che e’ sempre molto elevato, sono indubbiamente molto piu’ esposti di altri a questa incertezza. Io, comunque, credo che la Gran Bretagna alla fine restera’ in Europa e spero davvero di non sbagliare la valutazione”

Era questa l’Europa che sognavano Altiero Spinelli, Jean Monnet, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Alcide De Gasperi?
Oggi la Gran Bretagna si pronuncia sulla Brexit, la sua uscita dalla Unione Europea.
E già questo è il segnale di un fallimento politico. Cosa e’ diventata oggi l’Unione? Forse una unità politica, riconosciuta e condivisa? O piuttosto una entità fredda e distante in cui le esigenze della moneta prevalgono su tutto il resto? E ancora, noi cittadini italiani, francesi, tedeschi, spagnoli… ci sentiamo parte di qualcosa, abbiamo una forte e riconoscibile identità europea? Da questo punto di vista il progetto europeo così come lo abbiamo vissuto in questi anni si è rivelato un flop. Serviva una visione culturale, una rappresentanza più diretta, politiche comuni, una uniformita’ di indirizzo e di azione? Sicuramente si. Anche perché se le ragioni di una alleanza sono quelle del calcolo e della convenienza, una volta venute meno condizioni favorevoli, sarà la stessa legge della convenienza a far sì che chi vi era entrato decida di uscire. Tira una brutta aria in Europa: quella dell’egoismo e del populismo. Se l’Unione non ripensa se stessa sara’ inevitabile il suo sgretolamento, con ripercussioni fatali su ognuno di noi. Cosa occorrerebbe? Una vera unione politica, una strategia unica in politica estera, provvedimenti lungimiranti sulla emergenza dei migranti e lotta vera alla povertà e alla esclusione sociale. Buona fortuna cara, vecchia Europa.

Non ci saranno nuovi negoziati con Londra dopo la conclusione del referendum di Brexit. “Fuori significa fuori”. E’ questo l’ennesimo avvertimento del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker al Regno Unito espresso in un incontro rapido con la stampa dopo un colloquio con il cancelliere austriaco Christian Kern. C’e’ un massimo che il Regno Unico ha potuto ottenere e noi abbiamo dato il massimo, per cui non ci sara’ alcuna nuova trattativa ne’ sull’accordo concluso a febbraio ne’ su una modifica del Trattato”, ha aggiunto Juncker. A febbraio i 27 capi di stato e di governo avevano concordato con David Cameron una serie di concessioni che limitano gli aiuti sociali ai cittadini Ue che risiedono nel Regno Unito.