Brexit

“Con la Brexit e’ emerso come sia stata costruita l’Europa della moneta e della finanza e non gli Stati Uniti d’Europa, l’Europa della gente, dei cittadini, del lavoro e del sociale. Non l’Europa economica che invece serve”. Cosi’, in un’intervista a La Stampa, la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, ribadendo la necessita’ di avere “accanto alla moneta unica un ministero dell’Economia europeo, dotato degli strumenti per svolgere una politica europea, una mutualizzazione del debito e la creazione di obbligazioni per garantire risorse per l’economia reale, in modo solidaristico. Il primo passo e’ quello di modificare il fiscal compact. Il debito pubblico europeo va gestito in termini solidaristici, ma non pensiamo affatto alla remissione del debito, anzi. Noi da tempo proponiamo che una parte del debito pubblico dei singoli paesi sia mutualizzato, attraverso l’emissione di eurobond sottoscritti dai cittadini e dagli investitori istituzionali. In questo modo, tra l’altro, si abbatterebbe enormemente il costo del rifinanziamento dei debiti sovrani. Quindi, “spero che il nostro governo sia determinato su questi obiettivi e determinante per realizzarle, e spero che anche gli altri paesi europei siano pronti a cogliere questa sfida. Bisogna iniziare a costruire l’Europa politica: con chi ci sta, con chi accetta la sfida e porta avanti queste idee, a partire dai paesi fondatori”. Per Furlan “soltanto se conquisteremo un’Europa economica comune riusciremo a unificare anche i sistemi di welfare, la legislazione sul lavoro, la contrattazione, i sistemi fiscali.

Il segretario di Stato Usa John Kerry si reca oggi a Bruxelles e Londra per “riaffermare la partnership irremovibile con l’Unione europea e il Regno Unito”. Lo ha confermato lo stesso Kerry in un post sulla sua pagina Twitter. Il segretario di Stato Usa ha annunciato che oggi incontrera’ a Bruxelles l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini ed a Londra il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond. Ieri Kerry ha incontrato a Roma il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni; nel colloquio odierno, riferisce su Twitter la Farnesina, il ministro Gentiloni ha evidenziato che l’attuale situazione internazionale, anche in considerazione dell’esito del referendum nel Regno Unito sulla “Brexit”, presenta un quadro difficile “ma e’ possibile rilanciare l’Unione europea”.

“E’ certamente apprezzabile lo sforzo dell’onorevole Di Maio per accreditare un volto di governo ragionevole e affidabile al M5S ed in particolare per marcare qualche distanza dagli alleati nazionalisti ed euro ostili con i quali i grillini hanno stretto sodalizio. Ma si tratta di uno sforzo per ora decisamente impari di fronte alla evidenza dei fatti”. Lo afferma Lorenzo Dellai, capogruppo di ‘Democrazia Solidale-Centro Democratico’ alla Camera. “Come si puo’ pensare infatti – prosegue – di essere credibili se si afferma contemporaneamente di voler rimanere nell’Unione Europea ma di voler uscire dall’Euro? Come si puo’ pensare che l’Italia possa sostenere una posizione di questo tipo, quando risulta evidente che l’unica risposta vera ed efficace a Brexit e alle sue potenziali devastanti ricadute a cascata e’ accelerare l’integrazione politica ed economica della zona Euro?

La Scozia è intenzionata a bloccare la Brexit non ratificando il voto che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea. Nel Paese, alla consultazione il 68% ha espresso la volontà di restare. Ha detto alla Bbc il primo ministro Nicola Sturgeon: “Chiederò ai parlamentari di negare il consenso legislativo”. Intanto la Scozia starebbe pensando di avviare colloqui con le istituzioni comunitarie per studiare soluzioni e mantenere la posizione nell’Ue. Sturgeon ha aggiunto anche che, visto l’esito del referendum, una consultazione sull’indipendenza della Scozia è “altamente probabile”.

“Rimarremo con Farage. Adesso vedremo che cosa accadra’ ai parlamentari inglesi. Con Farage abbiamo sempre spinto sul tema della democrazia diretta” ma “ci sono  tante differenze con Farage. Ricordo l’inizio dell’esperienza Ue: loro erano voltati di spalle durante l’esecuzione dell’inno europeo, i nostri lo cantavano. Non sempre sono alleanze sulle quali si condivide con tutto”. Cosi Luigi Di Maio a “In 1/2 ora” su Rai Tre. “Perche’ non l’ho incontrato nel mio viaggio a Londra? Corbyn era li’, Farage non era li’ a Londra”.

Questo le parole di Federica Mogherini: “La Brexit puo’ servire da scossa per chi non avesse compreso o voluto comprendere i segnali che pure si vedevano. Per rendersi conto che l’Europa e’ necessaria e che dobbiamo farla funzionare e cambiarla”. L’alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e Politica di sicurezza, Federica commenta lo choc Brexit rilanciando una nuova strategia “per rafforzare l’Ue in un settore chiave, quello della politica estera, di difesa e di sicurezza. Occorrono visione condivisa e azione comune”. Perche’, sottolinea Mogherini, “dopo lo choc del voto britannico, penso sia utile mettere sul tavolo qualcosa che inietti fiducia in se stessi. Abbiamo i mezzi, la forza e la responsabilità per farlo. Anche se molto deve cambiare”. E’ pero’ necessario, secondo l’alto rappresentante europeo, che “lasciamo alle spalle l’illusione del gendarme planetario che puo’ esportare democrazia. Individuiamo terreni comuni con i nostri partner, a cominciare dai vicini nel Mediterraneo e in Africa, per cercare soluzioni comuni di reciproco vantaggio. Mettiamo a frutto il modello europeo. L’Europa e’ diventata un continente di pace quando ha capito che condividere interessi era un potentissimo strumento di pace e crescita economica. Ripartiamo da qui”.

Renzo Piano, senatore a vita italiano, é tra i più noti architetti a livello internazionale, vincitore del Premio Pritzker consegnatogli dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. In una intervista rilasciata oggi a La Nazione-Il Resto del Carlino, dà la sua spiegazione sui recenti avvenimenti politici e globali e commenta la Brexit. ‘La protesta nasce in periferia ed é un voto di protesta. Oggi, contro i populismi e gli egoismi, la risposta deve essere quella della bellezza, che é anche contenuto. E’ la cultura che crea speranza. Siamo tutti sconvolti da quello che é successo a Londra con la Brexit, ma quando c’é la cultura, quella con C maiuscola, si crea la speranza e la forza di andare avanti’

Oggi gli spagnoli tornano alle urne e il risultato potrebbe essere condizionato dal terremoto Brexit che ha colpito fortemente non solo i mercati, ma anche l’opinione pubblica. E nelle ultime giornate infatti la scena è stata conquistata dal dibattito politico tra antieuropeisti e sostenitori dell’Ue. La Spagna torna al voto a se mesi dalle politiche del 20 dicembre che hanno eletto un parlamento in cui è stato impossibile trovare una maggioranza e da qui la necessità di una seconda consultazione. Gli elettori sono 36.518.100. Le urne saranno aperte soltanto oggi dalle 9 alle 20.

Sono passate solo poche ore dal referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla Unione Europea ed è un risultato che in molti ancora non hanno digerito, per le conseguenze più o meno prevedibili che scatenerà. Ma, in modo parallelo, si è sviluppato un dibattito sulla legittimità di un giudizio espresso direttamente dal popolo piuttosto che dai suoi legittimi rappresentanti. Democrazia diretta o democrazia rappresentativa? Quando è utile la prima e quando la seconda? In quali contesti e su quali decisioni coinvolgere la base elettorale, facendovi ricorso, e scavalcando di fatto la classe politica? Alla base di questa riflessione la circostanza per la quale sembrerebbe che a decidere in favore della Brexit sarebbero stati i cittadini meno istruiti e consapevoli. Ma i voti non dovrebbero essere tutti uguali e avere tutti lo stesso valore, quello del contadino e quello del professore universitario, quello della sarta e quello della donna manager? O vogliamo far votare solo chi ha soldi e istruzione? La democrazia rappresentativa – piaccia o no – è o dovrebbe essere una emanazione di quella diretta. Più fedele sarà alla volontà popolare, più sarà democratica. A meno che non si diffidi del popolo, e allora il discorso cambia. Non sarà, infatti, che dietro questa querelle si nasconde una insofferenza nei confronti della democrazia tout court? Perché se cosi fosse non sarebbe inutile ricordare il pensiero di un signore di quelle parti, Winston Churchill ‘è stato detto che la democrazia è la peggiore forma di governo, eccezione fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora’. Chi la critica, si presenti, cortesemente, con un modello migliore.

Il dopo Brexit è al centro degli appuntamenti economico finanziari della prossima settimana. Lunedì Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea partecipera’ al forum Bce “The future of the international monetary and financial architecture” che si svolge a Sintra, in Portogallo. La Bce intanto “è pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute” per far fronte al post-Brexit. Lo comunica l’Istituto centrale europeo in una nota cui si afferma, tra l’altro, che la Bce è in contatto con le banche e gli organi di controllo e che sta “monitorando con molta attenzione” i mercati. La Banca d’Inghilterra è pronta ad iniettare altri 250 miliardi di sterline di liquidità per affrontare le turbolenze dei mercati. E c’è massima attenzione anche dal Fondo monetario internazionale. “Ho accolto positivamente le misure annunciate dalla Banca d’Inghilterra e dalla Bce per sostenere il sistema bancario – ha detto la presidente Christine Lagarde – Il Fondo monetario, dal canto suo, monitorerà gli sviluppi da vicino. Lavoreremo per assicurare la tenuta dell’economia globale nel futuro prossimo”. Nel giorno della Brexit panico sulle Borse europee: a Milano Piazza Affari chiude con l’indice Ftse Mib in caduta del 12,48%, Londra con l’indice Ftse 100 in calo del 3,15%, Parigi con l’indice Cac in calo dell’8,04%, a Francoforte l’indice Dax cala del 6,82 per cento, a Madrid (indice Ibex) la perdita della seduta è del 12,35%.