Brexit

Il leader laburista Jeremy Corbyn getta acqua sul fuoco delle polemiche, divampate dopo la Brexit. Dalla sua la mozione di sfiducia approvata a larga maggioranza dal gruppo parlamentare, respinta. Ora ribadisce di non avere alcuna intenzione di dimettersi per rispetto della base che lo ha eletto e lo sostiene. Se lo si vuole sostituire, insiste, e’ disponibile ad accettare la sfida, ma con un nuovo voto degli iscritti e dei simpatizzanti, come prevede lo statuto, di fronte ai quali egli si ripresentera’. “Sono pronto ad allargare le braccia ai deputati del Labour che non hanno mai accettato le mia elezione e si oppongono alla mia leadership – scrive Corbyn sul Sunday Mirror – al fine di lavorare insieme per garantire al Paese l’alternativa (ai Tory) di cui esso ha bisogno. Ma loro devono rispettare la democrazia interna al nostro partito e il punto di vista della base del Labour”. Altrimenti, si puo’ tornare al voto. I contestatori, in maggioranza nella nomenklatura di partito, continuano a chiedergli invece di farsi da parte.

La Commissione europea ha autorizzato il Governo italiano ad intervenire con la garanzia pubblica per sostenere le banche da eventuali turbolenze dei mercati che si potrebbero determinare nel dopo Brexit, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue. Si tratta di una misura cautelativa. La garanzia pubblica che può arrivare fino a 150 miliardi, consentirebbe alle banche di far fronte ad eventuali crisi di liquidità, mettendo al riparo i risparmiatori dalle conseguenze che potrebbero derivarne. Potrà essere utilizzata fino al 31 dicembre 2016. Soltanto le banche solvibili potranno usufruire di questo sostegno finanziario. Anche altri Paesi stanno utilizzando questa via per affrontare eventuali crisi.

Non nasconde la sua preoccupazione per il nostro Paese e per le sorti dell’Unione Europea l’ex premier Enrico Letta, europeista convinto. “La Brexit avra’ per l’economia italiana delle conseguenze molto pesanti. L’Italia esporta in Gran Bretagna ma non e’ solo questo. In ballo c’e’ il futuro dell’Europa”. Lo ha detto Enrico Letta ad Agora’ Estate, condotto da Serena Bortone, su Rai Tre. “Qualcuno potrebbe dire che la crisi dell’Europa e’ meritata perche’ l’Europa in questi anni non ha fatto molto per farsi volere bene. Ma i danni dell’uscita della Gran Bretagna sono pesanti e i danni anche per l’unita’ della Gran Bretagna sono pesanti. L’effetto domino continuera’ su altri paesi”.

“Viviamo certamente una stagione in cui la minaccia terroristica e’ permanente, alla quale servono risposte in termini di intelligence, sicurezza e anche militari, ma certamente questo fenomeno e’ anche figlio del fallimento delle politiche di integrazione”. Così il presidente della Fondazione Italianieuropei, Massimo D’Alema, oggi a Pisa a margine di un convegno promosso dalla rivista omonima su “Migrazione e minaccia terroristica, l’Europa della paura”. “Penso a situazioni come Belgio e Francia dove non si e’ riusciti a evitare la radicalizzazione di immigrati di seconda o terza generazione. E’ dunque indispensabile lavorare anche su questo terreno, come su quello del dialogo interreligioso, per garantire sicurezza ai cittadini delle nostre citta’. Alimentare, in modo populistico la paura, anche contro l’Europa, e’ uno sbaglio e non la soluzione del problema”. Infine, secondo D’Alema, anche la Brexit “e’ figlia di questo clima: ma non mi pare che si possa dire che il fenomeno migratorio li’ sia colpa dell’Unione europea, piuttosto dipende dall’impero britannico, e’ da allora che pakistani e indiani popolano il Regno unito”.

Non ci sarà nessuna modifica dei Trattati o nuova Convenzione”. Per dare una svolta all’Unione, “puntiamo sull’accelerazione del processo di riforme già avviato”, ha detto il presidente della commissione Jean Claude Juncker. L’Ue a 27 è unita nel sostenere che “non ci potrà essere un mercato unico su misura” per la Gran Bretagna, ha aggiunto insieme al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. I leader dei 27 Paesi dell’Unione – senza quindi David Cameron – hanno approvato la dichiarazione finale che li impegna a fare tutto il necessario per salvaguardare l’Ue e voltare pagina rispondendo ai bisogni dei cittadini. Il Parlamento europeo assume quindi una posizione favorevole ad una risoluzione veloce per la formalizzazione della uscita della Gran Bretagna dall’Unione

Il ministro degli Interni del Regno Unito Theresa May lancia la sua campagna per candidarsi a capo del partito Conservatore e diventare il nuovo primo ministro britannico. Afferma: “Oggi lancio la mia campagna: il paese ha bisogno di una leadership forte per attraversare il periodo di incertezza economica e politica e negoziare le migliori condizioni possibili di uscita dalla Ue”.  La stessa May in una lettera al Times scrive: “Lancio la mia campagna per diventare leader del partito conservatore e primo ministro del Regno Unito”, aggiungendo che il paese ha bisogno di una leadership forte per attraversare il periodo di incertezza economica e politica e negoziare “le migliori condizioni possibili” per la Brexit. Secondo il ministro, inoltre, il prossimo leader dei Tory dovra’ anche riunire il partito e il paese: “Con il partito laburista a pezzi e i nazionalisti di Scozia e Galles, e’ dovere patriottico del partito Conservatore unire e governare, nell’interesse di tutto il paese”, ha detto la May. Dal suo punto di vista, infatti, la Gran Bretagna ha bisogno di una visione positiva per il futuro “la visione di un paese che non funziona per pochi privilegiati, ma per tutti, a prescindere da chi siano e indipendentemente da dove vengono”. Nella sua corsa al numero 10 di Downing Street, la May ha aggiunto che avrebbe sostenuto un nuovo e radicale programma di riforme sociali per affrontare i problemi di disuguaglianza sociale e di genere.

“No a trattative anche informali senza la notifica dell’articolo 50” ma “la Gran Bretagna deve rimanere un Paese amico e partner anche nelle relazioni bilaterali”. E’ il messaggio che la cancelliera Angela Merkel ha ribadito al suo arrivo del vertice Ue. Questa a Bruxelles “e’ la prima possibilita’ che Cameron ha per presentare la sua valutazione del referendum” ai 27, “ma la trattativa sara’ possibile solo quando ci sara’ la notifica”, ha detto Merkel, aggiungendo che si dovra’ parlare anche di economia.(ANSA).

Cosi in una intervista a Italia Oggi Chicco Testa, fondatore di Legambiente nonché deputato Pci e Pds e poi manager in Enel, Acea e oggi presidente di Sorgenia. ‘Brexit può essere una opportunità per il nostro Paese. Renzi in qualche modo l’allarme lo aveva lanciato da tempo, chiedendo un colpo di reni. Ora la palla passa a Germania, Italia e Francia, paesi fondatori. Soluzioni? tre anni di flat tax al 20% a tutte le imprese britanniche che venissero a stabilirsi da noi,, cittadinanza italiana agli studenti inglesi. Ma i due corni della questione rimangono welfare e investimenti. Renzi, comunque, é l’unico leader europeo di sinistra in piedi, perchè i francesi sono in difficolta’ seria. Certo, la vittoria del NO al referendum costituzionale sarebbe un’altra Brexit’

“Il voto dell’elettorato, nazionale o di un altro Paese, va sempre rispettato, anche quando provoca rammarico e lo si ritiene un errore. Non si puo’ tacere che quel voto cancella quasi mezzo secolo di storia britannica, quello della partecipazione alla Ue e ferisce la completezza dell’Unione. Sorprende che uno dei Paesi piu’ aperti al futuro in tanti aspetti, finanziari, scientifici, culturali, abbia fatto una scelta che sembra proporsi di ripristinare condizioni del passato; un passato che non c’e’ piu’. Il mondo e’ cambiato”. Cosi’ il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un’intervista a La Stampa, in merito al referendum in Gran Bretagna. Poi, aggiunge: “Si apre una stagione molto difficile: vengono meno alibi e abitudini consolidate nella vita dell’Unione. Dal punto di vista italiano dovra’ essere l’occasione per superare ritardi e resistenze ormai inaccettabili, recuperando appieno il senso storico dell’integrazione d’Europa e la coesione dell’Unione. L’Europa e’ un progetto ambizioso e coraggioso, sorretto dall’aspirazione alla pace e al progresso. Costituisce la maggior garanzia di liberta’ per i popoli che vi appartengono. Cio’ che e’ necessario, quindi, e’ una efficace iniziativa politica che rilanci l’Unione in conformita’ alle sue ragioni fondanti”.

Il Giappone continuera’ a lavorare a stretto contatto con gli Stati del G7 per minimizzare l’impatto della Brexit sui mercati finanziari globali. Lo ha detto il primo ministro giapponese Shinzo Abe. “E’ importante per il G7 unire le forze e continuare a inviare messaggi che faremo il massimo sforzo per stabilizzare il mercato finanziario”, ha detto Abe in una riunione del Consiglio sulla politica economica e fiscale come citato dall’agenzia di stampa Kyodo. Secondo i media, Abe ha invitato il ministro delle finanze giapponese e la Banca del Giappone a seguire da vicino le tendenze attuali dei mercati finanziari.