Brexit

La ripresa economica nell’area euro prosegue, sorretta dalla domanda interna, mentre la crescita delle esportazioni rimane modesta.In prospettiva, il recupero dell’economia dovrebbe procedere a un ritmo moderato. E’ quanto si legge nel Bollettino economico Bce che spiega come “la domanda interna continua a essere sostenuta dalla trasmissione delle misure di politica monetaria della Bce all’economia reale” ma i rischi per le prospettive di crescita “restano orientati verso il basso”: pesano Brexit, altre incertezze geopolitiche, le prospettive di crescita contenuta nei mercati emergenti. “E’ probabile che i tassi di inflazione restino molto bassi nei prossimi mesi e che poi risalgano nel prosieguo del 2016 per motivi in larga parte riconducibili agli effetti base del tasso di variazione sui dodici mesi dei corsi dell’energia”. Nel bollettino si sottolinea che con il sostegno delle “misure di politica monetaria e dell’atteso recupero dell’economia, i tassi di inflazione dovrebbero aumentare ulteriormente nel 2017 e nel 2018”.

La premier del Regno Unito, Theresa May, ha incontrato a Roma il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, per parlare della Brexit e di altri temi di politica internazionale. La stampa britannica evidenzia alcuni elementi delle dichiarazioni della leader di Downing Street, nel tentativo di comprendere in che direzione stia andando il governo di Londra. May ha detto che i preparativi per i negoziati sono in corso e di essere “aperta” a varie soluzioni; di preferire un accordo su misura con l’Unione Europea rispetto all’adozione di un modello preesistente; di volere strette relazioni commerciali rispondendo al tempo stesso alle preoccupazioni della popolazione sull’immigrazione; di poter, infine, garantire i diritti dei cittadini comunitari residenti in Gran Bretagna a patto che gli altri paesi membri facciano lo stesso nei confronti dei cittadini britannici.

L’indipendenza dalla Gran Bretagna puo’ essere la via migliore per la Scozia dopo la Brexit per garantire il suo posto in Europa. Lo ha detto la leader scozzese Nicola Sturgeon intervenendo ad una conferenza in corso a Edimburgo. Si e’ detta ”determinata” a mantenere la ‘nazione’ nell’Ue e difendere il principio di libera circolazione dei lavoratori e l’accesso al mercato unico, oltre alle tutele sociali garantite dalla normativa di Bruxelles. Sturgeon sta comunque esplorando una serie di opzioni, fra cui anche un nuovo referendum sulla secessione, come e’ emerso dall’incontro del 15 luglio con la premier britannica Theresa May, che oggi si trova in visita in Irlanda del Nord, altra ‘nazione’ del Regno in cui la maggioranza dei cittadini come in Scozia ha votato per restare in Europa.

La Bce “e’ pronta, determinata e in grado di agire se lo ritiene necessario”. Lo ha affermato il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa, dopo aver sottolineato che il Consiglio direttivo della Bce, anche alla luce del voto sulla Brexit e visto “il prevalere di uno scenario di incertezza, continuera’ a seguire l’andamento congiunturale e dei mercati finanziari con grande attenzione, garantendo il passaggio delle proprie politiche monetarie accomodanti all’economia reale”. Nei prossimi mesi, ha detto Draghi, “quando avremo piu’ informazioni, ivi comprese le nuove stime dello staff della Bce, saremo in una posizione migliore per poter rivalutare le condizioni macroeconomiche di base, il percorso prevedibile di crescita e inflazione e la distribuzione dei rischi intorno a questo percorso”. Se necessario, ha ribadito Draghi, “il Consiglio direttivo agirà usando tutti gli strumenti disponibili entro il suo mandato”.

La premier britannica, Theresa May, è arrivata a Berlino per il primo incontro ufficiale con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ad accoglierla nella sede della cancelleria la guardia d’onore. È atteso che May dica a Merkel che il Regno Unito intende mantenere relazioni strette con la Germania anche dopo che uscirà dall’Unione europea, ma che chiarirà che non ha fretta di avviare il processo di due anni per la Brexit previsto dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona. È in programma una cena di lavoro. Per May si tratta della prima visita da quando si è insediata al numero 10 di Downing Street.

Lasciare l’Ue “non significa lasciare l’Europa”. Lo ha dichiarato il neoministro degli Esteri britannico Boris Johnson parlando con i giornalisti fuori dal ministero. “Per quanto riguarda l’Europa dobbiamo chiaramente dare effetto alla volontà del popolo nel referendum, ma questo non significa in alcun modo lasciare l’Europa – ha dichiarato uno dei leader della campagna per il Leave – C’è un enorme differenza tra lasciare l’Ue e le nostre relazioni con l’Europa che senza dubbio saranno intensificate”.

“Lascio un Paese più forte e con un’ economia prospera e che ha più opportunità per andare avanti”. Questo il saluto di David Cameron, che oggi lascia il posto di primo ministro della Gran Bretagna. L’ex leader Tory ha preso la decisione dopo il referendum sulla Brexit che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Ue. “E’ stato un privilegio servire il Paese”, ha dichiarato al Telegraph. A Downing Street prenderà il suo posto Theresa May.

L’Irlanda partecipera’ ai negoziati sulla Brexit come membro dell’Ue, per “assicurare la coesione dell’Ue e riaffermare i valori e i benefici di cui i nostri cittadini hanno goduto in questi anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri irlandese Charles Flanagan dopo un incontro a Dublino con il collega italiano Paolo Gentiloni. Con Londra, ha aggiunto, c’e’ “un rapporto speciale” sul fronte dei rapporti commerciali, culturali ed ha sottolineato che la priorita’ di Dublino resta la libera circolazione. Flanagan ha poi definito il nuovo premier britannico molto qualificata e sara’ un bene per il negoziato con l’Ue.

La campagna per la leadership del Partito conservatore e per la premiership del Regno Unito si e’ trasformata in un’incoronazione, riferisce il “Financial Times”: Theresa May, segretaria all’Interno, e’ diventata leader dei Tory dopo il ritiro della candidatura di Andrea Leadsom, sottosegretaria all’Energia, e si avvia verso Downing Street. L’outsider ha spiegato di aver rinunciato a competere perche’ non dispone di un consenso sufficientemente ampio tra i parlamentari e perche’ c’e’ bisogno al piu’ presto di un governo solido; sulla decisione, tuttavia, hanno inciso forse in modo determinante le polemiche del fine settimana sulla maternita’. May, 59 anni, diventera’ premier domani, la seconda donna dopo Margaret Thatcher. Schierata sul fronte Remain durante la campagna referendaria, ha promesso di fare della Brexit un successo; ha anche detto che non invochera’ l’articolo 50 del Trattato di Lisbona prima della fine dell’anno. L’attuale primo ministro, David Cameron, presiedera’ oggi il suo ultimo consiglio dei ministri e domani sara’ alla Camera dei Comuni per le interrogazioni parlamentari, per poi recarsi a Buckingham Palace per rassegnare le dimissioni.

‘Oggi ho deciso di farmi da parte come leader dell’Ukip. Ho riavuto indietro il mio Paese, ora rivoglio la mia vita”. E’ il tweet di Nigel Farage dopo l’annuncio delle dimissioni. La vittoria del Leave è il coronamento della mia ambizione politica. Mi sono lanciato in questa battaglia perché volevo che diventassimo una nazione che si governa da sola, non per diventare un politico di carriera”. “L’Ukip si trova in una buona posizione e continuerà, con il mio sostegno, ad attrarre voti. Mentre stiamo per lasciare l’Unione Europea, i termini della nostra uscita non sono chiari”, ha proseguito Farage, affermando che sia conservatori che laburisti rischiano di perdere sempre più contatto con i loro elettori a profitto dell’Ukip. E’ la terza volta che Farage si dimette da leader dell’Ukip. Aveva guidato il partito fra il 2006 e il 2009, poi è tornato al vertice dopo le elezioni del 2010. Si era poi dimesso successivamente alle elezioni del maggio 2015, dopo che non era stato eletto deputato. Ci aveva però presto ripensato, tornando a guidare il partito. Questa volta, ha però assicurato, non sarà così. Anche se, nota il Guardian, Farage ha lasciato intendere di voler esercitare un ruolo nei negoziati per la Brexit, dicendo di “avere forse qualcosa da dare”.