Confindustria

“Vengo messo in mezzo a una vicenda che non mi riguarda, la verità è che c’è stato uno scontro interno a Confindustria in Sicilia, ma sono fatti che attengono all’associazione non a me”. Lo dice l’ex governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. Crocetta si riferisce allo scontro tra Antonello Montante e Marco Venturi, uno dei testi chiave dell’indagine e grande accusatore dell’ex presidente di Sicindustria, dopo essergli stato per otto anni a fianco durante la “svolta” dell’associazione nella lotta alla mafia, che per i pm sarebbe stato un grande bluff messo in piedi da un ‘sistema di potere’.

Migliorare i sistemi produttivi per rafforzare la fiducia nella ‘casa europea’. Questa la visione che la Confindustria italiana e quella tedesca Bdi hanno portato al Parlamento di Bruxelles in un dibattito sul futuro della politica di coesione dopo la Brexit.
Per le associazioni degli imprenditori dei due Paesi la fiducia nel progetto europeo potra’ essere rafforzato attraverso azioni di rilancio della competitivita’ dei sistemi produttivi, con un migliore impiego dei fondi della Politica di Coesione, con l’incremento tra l’altro degli investimenti e il maggior sostegno alle imprese. Ai colloqui con Confindustria e Bdi si e’ aggiunta la scorsa settimana anche la Confindustria francese.

“Una Piccola Industria che deve crescere, che condivide le nostre proposte di politica economica e ha dimostrato anche questa volta di fare sistema, di essere un elemento di identita’ forte per Confindustria, una fucina di ceto dirigente”. Lo ha detto il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia dopo l’elezione di Carlo Robiglio alla presidenza di Piccola Industria, sottolineando “con orgoglio il ritorno alla spirito della riforma Pirelli che prevedeva gia’ la Piccola Industria in un’ottica di inclusione e poneva al centro dell’attenzione la questione industriale”.

Sui conti pubblici, per il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, “i dati sono oggettivi e danno ragione al ministro dell’Economia”. Lo ha detto a margine dell’evento per la celebrazione dei 40 anni del Fasi, il Fondo assistenza sanitaria integrativa costituito da Confindustria e Federmanager. Boccia ha ricordato “un export aumentato del 7%, un Pil che cresce piu’ delle aspettative, l’occupazione che riprende” e “questo significa che la tendenza, la direzione di crescita e’ quella giusta. Per il leader degli industrialo occorre “continuare sulla strada della crescita, come dice l’Europa, e non attivare meccanismi che elevano il deficit e quindi il debito, il che significa la non sostenibilita’ dei conti pubblici italiani”.

“Forse occorre riprendere una logica politica cara al Presidente Theodore Roosevelt, la politica del bastone. Roosevelt diceva: ‘Parla dolcemente e portati sempre un bastone’. Se vogliamo vincere la sfida” della globalizzazione “e esserne protagonisti il bastone per noi e’ l’Europa. A fronte della maggiore competitivita’ di altri Paesi, se vogliamo competere, non possiamo agire come singoli Paesi”. Cosi’ il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, parlando a un convegno sulla Brexit organizzato dal Messaggero dell’economia.

“Il sequestro preventivo dei beni avvia il Paese verso una direttrice del sospetto”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, concludendo a Caserta l’assemblea territoriale dell’associazione. “E un imprenditore, e’ bene chiarirlo alla politica e al Parlamento, vive di reputazione: se fai un errore sul sequestro preventivo lo rovini, non e’ che quando gli ridai l’azienda non e’ successo nulla. Noi – ha lamentato Boccia – abbiamo posto solo questa questione di merito” sul Codice antimafia, “non su tutto, e le risposte sono state, non sul merito ma sulle persone, sul fatto che ‘non abbiamo letto bene’, per essere generosi, ma noi vogliamo ritornare al merito del confronto e non ai titoli. Abbiamo imparato che delegittimare l’altro significa delegittimare se stessi. Saper distinguere i concetti dai preconcetti, superare i pregiudizi e non seguire le mode del momento: tutto questo siamo noi”, ha concluso Boccia.

Sulla proposta del governo che entrerà nella manovra per combattere la disoccupazione giovanile “abbiamo letto alcune cose, non abbiamo elementi informativi per potervi dire qual è il nostro pensiero. L’idea nostra era una proposta shock di inclusione dei giovani, però adesso vediamo il governo cosa indica, al di là delle risorse, dal punto di vista quantitativo, perché ci sono anche possibilità non convenzionali per aiutare i giovani a entrare nel mondo del lavoro”. Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del convegno della 49esima Giornata del Credito. In merito alla prossima legge di bilancio, “non possiamo fare errori”, spiega Boccia, “in funzione della prossima campagna elettorale siamo preoccupati per una deriva verso una politica solo di domanda e non di potenziamento della competitività delle imprese. Noi ne abbiamo viste molte dal dato numerico, ora cerchiamo di capire qual è la proposta del governo”.

“Dobbiamo avere l’orgoglio di sapere di essere il secondo paese industriale d’Europa, la capacità di reagire tra politica economica e componenti industriali e la necessità di non fare errori. Abbiamo dei deficit infrastrutturali, di costo dell’energia e di tassazione. Se rimuovessimo parte di questi deficit di competitività potremmo diventare il primo Paese industriale”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, durante l’inaugurazione del 57° Salone Nautico di Genova. “Quando parliamo di questione industriale -ha sottolineato Boccia- non parliamo di una questione degli industriali ma di attivare un circolo virtuoso dell’economia. Siamo partiti -ha concluso il presidente di Confindustria- dal condividere il fatto di potenziare la competitività delle imprese, le imprese hanno determinato più investimenti, più export e più occupazione e ora assistiamo all’attivazione della domanda”.

Serve “un’operazione un po’ più choc, far assumere giovani in tempi brevi”. A ribadirlo il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, arrivando al 43esimo Forum Ambrosetti. “E’ condivisibile – ha detto Boccia – loro hanno una idea di rendere la situazione un po’ più strutturale per i giovani. Noi esprimiamo un’altra idea, una operazione un po’ più choc, far assumere giovani in tempi brevi data la situazione anche della disoccupazione giovanile nel Paese e in alcune zone in particolare. Sono due punti di vista, rispettiamo il primato della politica ma la nostra idea è un po’ diversa”.

Credo che la Commissione Europea abbia avuto tutto il tempo per fare convegni, riflettere ed elaborare una proposta che metta finalmente sullo stesso piano, dal punto di vista fiscale, il mondo online e quello offline. Dalla Commissione e dall’Ecofin del 15 settembre servono risposte e proposte concrete, non l’elenco di buone intenzioni corredato dall’immancabile documento finale in cui si rinvia tutto per la consueta gioia dei vertici delle Over the Top”.Cosi’ Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera che dal 2013 si batte per una webtax globale e per il superamento del concetto di non stabile organizzazione che le multinazionali del web continuano a difendere. ” Rinviando come sempre ogni decisione e nascondendosi dietro la regola dell’unanimita’ degli stati, anche oggi richiamata nel dibattito, l’Europa si e’ ridotta ad essere il colabrodo fiscale dell’economia al tempo del digitale. Bene la prese di posizione di Francia e Germania, anche se l’Italia per gettito recuperati in questi anni anche attraverso l’applicazione del ruling e delle procedure attivate ha ottenuto grazie alle inchieste della GDF, della procura di Milano e dell’agenzia delle entrate i risultati migliori di tutti in Europa. E mentre in Francia molte multinazionali del web continuano a dichiararsi non stabile organizzazione, in Italia hanno dichiarato di essere stabili e oggi iniziano a pagare le imposte come tutte le imprese, a partire da Google. Chi dice risolveremo tutto in sede internazionale deve dimostrare di avere un’idea di come si fa. Fino ad oggi questa dichiarazione ha coinciso con la volonta’ di prender tempo. La strada maestra resta quella del superamento definitivo del concetto di ‘non stabile organizzazione’. Lo spartiacque e’ questo: chi vuole tenere in vita questo concetto che corrisponde con l’idea di pagare le imposte dove si preferisce (dirette e indirette) fa da sponda allo strapotere delle Over the Top. Chi vuole superarlo fa gli interessi dei contribuenti italiani ed europei per una moderna equita’ fiscale. Tutto il resto e’ ipocrisia e danni che si sommano ogni giorno sui bilanci degli Stati membri”.