Italicum

Il destino della legge elettorale e le modifiche possibili al testo: un tema spinoso, soprattutto perché molti analisti politici sostengono a ragion veduta che la legge elettorale non può essere scollegata dal referendum e dalla riforma eventuale che ne scaturirà in caso di vittoria del SI. In queste settimane si sono registrate tensioni e minacce da parte di quei partiti maggiormente interessati a modifiche specifiche del testo sulla legge elettorale. Da parte del governo é stata ribadita la massima disponibilità a operare quelle modifiche che dovessero migliorare la bozza esistente. Oggi il Premier Renzi, impegnato a sminare il campo amico da possibili ritorsioni, prova a rassicurare gli animi  “Massima disponibilita’ su Italicum, credo che dipenda piu’ dagli altri. Se tu vuoi fare le leggi insieme, bisogna che tutti siano d’accordo”.

Gianni Cuperlo, intervistato a ‘Un giorno da pecora’, fa il punto sulla convocazione della commissione Pd che lavora alle modifiche alla legge elettorale ed è guidata da Lorenzo Guerini. “Guerini ci convoca ‘ad horas’: penso che nella giornata di domani al massimo ci vedremo e faremo una chiacchierata”, dice il deputato dem. “Bisogna tentare fino all’ultimo di trovare un punto di equilibrio – aggiunge – e sarebbe un fatto di saggezza se il segretario cogliesse quella quota di verita’ nelle questioni che gli sono state poste non solo dalla minoranza Pd. Penso che andro’ li’ ad ascoltare e poi avanzare una richiesta che non e’ nulla di nuovo: sono le cose che abbiamo detto anche alla direzione del Pd”. Spiega Cuperlo: “La crisi della democrazia anche nel nostro Paese non riguarda il governo ma la rappresentanza. Dunque quello che non funziona e’ un intreccio tra un sistema monocamerale e una legge elettorale ipermaggioritaria perche’ rischiamo di penalizzare troppo la rappresentanza”. Continua il parlamentare: “Benissimo l’apertura sull’elezione diretta dei senatori. Sulla legge elettorale si deve partire da un principio di rappresentanza, con collegi uninominali piccoli (130mila persone circa) che sono molto meglio delle preferenze che sono costose e portano anche a un fenomeno di corruzione diffuso”. E conclude: “Capisco che si deve garantire la stabilita’ dei governi ma il premio di maggioranza deve avere dimensioni ragionevoli. La sera delle elezioni bisogna sapere chi ha vinto e’ una bellissima frase, ma vale nei sistemi presidenziali e non parlamentari”.

Tornare ai collegi uninominali, con o senza ballottaggi, ma per far questo occorre prima che il referendum bocci la riforma costituzionale. Lo ha detto Massimo D’Alema in una intervista a Radio Popolare. “L’Italicum – ha detto D’Alema – che ci fu presentata come la piu’ bella riforma del mondo e che fu imposta con voto di fiducia, un atto di violenza sul Parlamento, adesso e’ una legge figlia di nessuno, messa sul mercato per cercare voti per il referendum”. “Quello che non approvo – ha proseguito – e’ la torsione di cose cosi’ importanti per la democrazia a manovra tattica. La politica non dovrebbe ridursi a furbizie, bugie, mezze bugie, soprattutto quando si tratta di grandi questioni che toccano la qualita’ della democrazia”. Alla domanda se dovrebbe essere tolto il ballottaggio dall’Italicum, l’ex premier ha replicato: “Io sono favorevole al collegio uninominale, dopo di che ci puo’ anche essere il ballottaggio. Ma la legge che introduce le coalizioni e il premio alle coalizioni ce l’abbiamo gia’: e’ la legge Calderoli. Passare dall’Italicum all’Italicum con coalizioni e’ un peggioramento. Gia’ l’Italicum e’ una brutta legge, incostituzionale. Ma lasciarla a Renzi e ai suoi interlocutori, Verdini, Alfano e compagnia, potrebbe anche diventare peggiore. C’e’ una sola garanzia, la vittoria del No, perche’ sgombra il campo dalle manovre e costringe le forze politiche a ragionare”. “Non e’ l’Italicum con o senza ballottaggio – ha concluso – E’ uscire dall’Italicum e tornare al collegio che e’ importante”.

“Ci sono ancora tutte le condizioni per portare il Pd unito e compatto al referendum, a sostegno del Si’. C’e’ una direzione tra pochi giorni, e in quella sede si puo’ lavorare a un’intesa sulla modifica della legge elettorale”. Cosi’ il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che in un’intervista a La Repubblica propone di introdurre il premio di coalizione e puntare cosi’ a vincere la battaglia del 4 dicembre. “C’e’ una mozione approvata in Parlamento in cui si apre alla possibile riforma della legge elettorale, cerchiamo di non irrigidire le posizioni nel Pd e presentiamoci uniti al referendum. Apriamo al premio di coalizione. Metterebbe intanto il centrodestra in condizione di non dover allinearsi in un listone unico monopolizzato da Salvini e Meloni”, afferma Franceschini. “Nel nostro campo le forze che hanno governato bene in questi anni potrebbero presentarsi, pur distinte, in un’unica coalizione”, ma – sottolinea Franceschini – non sarebbe la riedizione dell’unione: “Alla destra del Pd nascera’ con molta probabilita’ una forza unica di centro, che potrebbe allearsi con noi. E cosi’ alla nostra sinistra potrebbe esserci spazio per una sinistra di governo che non se la sente di entrare nel Pd”. Il ministro esclude un ritorno alle preferenze e al proporzionale. Sul ballottaggio “si puo’ discutere, ma va garantita la stabilita’”. “La vittoria del No al referendum trascinerebbe il Paese in una crisi politica ed economica senza precedenti”, avverte Franceschini. Sui voti di destra considerati “decisivi” da Matteo Renzi, “quella del premier mi pare un’affermazione di buon senso. Bisogna allargare il campo, se si vuol vincere. Tanto piu’ su una riforma costituzionale che incidera’ sui destini del nostro Paese per i prossimi vent’anni”.

Matteo Renzi ieri in vista del voto del 4 dicembre, ha lanciato simbolicamente la campagna referendaria a sostegno del Si al teatro Obihall di Firenze davanti a un migliaio di persone tra militanti e volontari impegnati nella spiegazione della consultazione popolare ai fini del voto favorevole. “Avverto la responsabilità del momento, non è una cosa che riguarda me”, ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che “questo referendum rischia di far fare un passo indietro pazzesco all’Italia” e illustrando la fotografia di tre anni fa: “Parlamento bloccato sulla legge elettorale, non un passo sulla giustizia dal governo di larghe intese, Napolitano pregato di restare al Quirinale, l’Italia considerata insieme alla Grecia il malato d’Europa”. Ha aggiunto Renzi: “Non so fino a quando toccherà a noi, ma finchè toccherà a noi, noi siamo per il cambiamento, la palude la prendano altri”. Il segretario del Pd ha ammesso di avere “sbagliato” all’inizio riguardo alla personalizzazione del referendum costituzionale per il Si che lo avrebbe portato, alla considerazione dell’opposizione e di parte dell’opinione pubblica, di trovarsi ad un appuntamento alle urne per mandare a casa il governo votando il No. “Mi è toccato fare dei passi indietro che un po’ mi costano”, ha affermato, “Ho dato una disponibilita’, purtroppo vera, non teorica, a intervenire sulla legge elettorale se questo contribuisce a svelenire il clima sul referendum”, ha dichiarato Renzi riguardo alle posizioni di chi chiede un aggiustamento dell’Italicum e vede i due temi come un combinato disposto. Ma “ora bisogna impegnarsi sulla “partita cruciale”, ha chiarito, e “non ci fermeremo finchè non ce l’avremo fatta. Lo slogan del si’ nella campagna referendaria sara’ “Cara Italia vuoi cambiare davvero?”. Materiale cartaceo, dodici video e un centinaio di iniziative saranno alla base della campagna referendaria in giro per l’Italia. Renzi ha mostrato alla platea due video. Nel primo una nonna dice: “Se no, non cambia nulla”. Nel secondo la voce narrante e’ quella di un bambino. “Io prometto che ce la mettero’ tutta, ma tu mi prometti che cambi”.

Matteo Renzi apre alle modifiche alla legge elettorale e fa squadra con Napolitano. “L’Italicum non piace? E che problema c’è, discutiamola – ha affermato il presidente del Consiglio a Bari, intervistato da TeleNorba – Ma facciamo una legge elettorale migliore di questa, non accetteremmo mai una legge elettorale peggiore di questa. La mia apertura è vera, sincera”, ha aggiunto. Con questo messaggio lanciato durante la sua visita in Puglia sembra parlare alla minoranza del partito democratico e alle forze politiche che vogliono modificare la legge. L’apertura giunge nel giorno in cui il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano dichiara “surreale”, in una intervista a Repubblica, la guerra alla riforma costituzionale, ma ritiene necessario “un accordo per cambiare l’Italicum”.

La legge elettorale non c’entra nulla con la riforma costituzionale”. A ribadirlo ai microfoni di Radio24 e’ il capogruppo del PD alla Camera, Ettore Rosato, che continua: “E’ la politica che le mette assieme: un pezzo del nostro partito, legittimamente, per una battaglia anche interna, mette assieme le due cose, ma sulla modifica ipotetica della legge elettorale c’e’ la nostra disponibilita’, anche se le priorita’ degli italiani sono contenute maggiormente nella legge di stabilita’ piuttosto che in quella elettorale. Cambiare l’Italicum e’ possibile solo se serve a migliorarlo”. Infine, alla domanda se ci siano state pressioni da parte del Quirinale per stabilire la data del referendum tra il 20 e il 27 novembre in modo da fare approvare la legge di stabilita’ da almeno un ramo del Parlamento, Rosato ai microfoni di Radio 24 e’ stato categorico: “Il Quirinale non fa pressioni”.

“Siccome quel genio del premier ha detto ‘se perdo, me ne vado a casa’, allora voto No con due mani”. Lo dice a Qn il leader della Lega Matteo Salvini a proposito del referendum aggiungendo che “e’ vergognoso che Renzi non abbia ancora fissato una data”, “per me, comunque, lo puo’ fare anche a Capodanno, tanto vincono i No”. In questo caso, sottolinea, “si va alle urne con il sistema elettorale che c’e’: Renzi e’ il terzo presidente del Consiglio abusivo dopo Letta e Monti. Non e’ ipotizzabile un quarto governo non eletto; altrimenti, portiamo gli italiani a Roma e non li facciamo piu’ uscire da casa finche’ non si va a votare”. A Stefano Parisi che propone un’assemblea costituente per chiudere il capitolo riforme Salvini risponde che prima si vota dopo il referendum e, “se si vuole, contemporaneamente si eleggono anche i costituenti che cambiano in maniera seria la Costituzione, senza pero’ Verdini, Alfano, Cicchitto e tutti gli altri”. “Il mio obiettivo”, dice Salvini, “e’ vincere per cambiare, non eleggere tanti deputati e non contare un accidenti”. “Vado con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Chi, come Alfano, governa con Renzi non governera’ con me”. “Parisi non e’ un problema. Intanto, e’ una roba interna a Forza Italia. E poi abbiamo giocato e perso insieme la battaglia per il comune di Milano. Quella battaglia la rifarei: in consiglio, per dire, sediamo vicini. Pero’ un conto e’ gestire una citta’, un conto avere un’idea di Paese. Il mio rapporto con lui puo’ essere positivo, ma non puo’ pensare di imbarcare anche chi ha cambiato casacca nella coalizione”.

In casa Pd continua lo scontro sul referendum costituzionale. La minoranza dem minaccia di votare no se non ci saranno modifiche all’Italicum. Sull’Unità, Guerini manifesta “disponibilità al confronto”, ma chiude ad “ultimatum”. In risposta alla minoranza interviene Maria Elena Boschi durante la festa regionale del Pd toscano: “In questo referendum non si chiede un’opinione, non è consultivo: il vostro parere è deciso per decidere che Paese vogliamo diventare”. Così il ministro per le Riforme. “Dobbiamo parlare anche a chi non è iscritto al nostro partito – sostiene – e a chi non vota ma è più saggio di quanti votano in un certo modo per tenere il proprio posto”. Per cambiare l’Italicum per la Boschi bisogna trovare una maggioranza su una legge alternativa. E la riforma: “Non è pro o contro il Pd o il premier ma sul futuro: si può sempre perfezionare ma sempre meglio del niente”.

Più spazio alla politica estera all’Assemblea del Pd. “Quale Europa nel mondo che cambia” è il titolo che apre la riunione di oggi a Roma, tema caldo a poche ore dall’attentato di ieri a Monaco. Al centro del dibattito il futuro dell’Europa dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la minaccia del terrorismo e gli strumenti per una risposta unitaria. E poi c’è la riflessione interna al Pd, che potrebbe essere fatta sulla “forma partito e su come rimettere a posto quello che non va”. Lo ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, nel corso di un dibattito che si e’ svolto alla festa dell’Unita’ di Prato. Lotti ha detto anche di concentrarsi sulla consultazione referendaria che si terrà a novembre e di come “aprire il Pd” a chi “viene da altri partiti”. E intervenendo sull’Italicum, ha affermato: “Se qualcuno in Parlamento ha voglia di proporre modifiche si presenta in Aula e si offre alla discussione e li’ si valuteranno maggioranze presenti o meno per modificare cio’ che e’ modificabile”. (foto: PDnetwork – CC BY-NC-SA)