Italicum

La prima cosa che puntualizza e’ che lui non si candidera’ alle prossime elezioni in Sicilia. Nonostante il pressing che arriva da politici e cittadini. I prossimi mesi “saranno particolarmente delicati”, avverte, e il momento politico e’ complesso, caratterizzato da “fibrillazioni politiche” nella maggioranza. Pertanto lui, Pietro Grasso, di lasciare, in questa situazione, il suo incarico al Senato proprio non se la sente. Ci sono troppe cose da fare, spiega, e nel suo intervento a Palazzo Giustiniani in occasione della cerimonia del “Ventaglio”, le elenca tutte. A cominciare dalla legge elettorale. Che potrebbe benissimo riprendere il suo iter al Senato dove non sono previsti voti segreti. Per Grasso, infatti, l’approvazione di nuove norme che superino le sentenze della Consulta su Porcellum e Italicum e’ necessaria soprattutto perche’ si tratta di “questioni che incidono sul principio costituzionale della rappresentanza e della sovranita’ popolare” e che “vanno affrontate con grande serieta’, responsabilita’ e la piu’ ampia condivisione”. Traccia una sorta di indice delle disomogeneita’ che resterebbero tra Camera e Senato nel caso in cui si decidesse di andare alle urne senza una nuova legge elettorale e lancia un appello ai partiti: fino alla fine della legislatura di cose da fare ce ne sono tante. E andrebbero fatte per salvaguardare “la credibilita’” degli stessi partiti. Oltre al superamento dell’Italicum, Grasso, come aveva fatto al ventaglio della Camera la presidente Boldrini, parla della necessita’ di approvare in tempi rapidi lo “Ius soli”. Al di la’ della polemica politica che ha portato alle dimissioni di un ministro, si tratta infatti di una legge di civilta’ che va fatta perche’ “offrire a chi nasce, studia e cresce in Italia la possibilita’ di sentirsi parte della comunita’ nazionale” serve a a rendere l’Italia un “Paese piu’ sicuro”. Integrare e riconoscere diritti e doveri, insiste, “significa fare sicurezza”. Si tratta insomma non solo di applicare i principi previsti dalla Costituzione, ma anche i “valori cristiani”. Ma e’ in genere su fenomeno della migrazione che Grasso richiama tutti ai propri doveri: l’Europa affinche’ decida se vuole “incidere sui processi storici” o intenda affidarsi “egoisticamente alla geografia” e i politici perche’ non soffino “sulla paura” visto che cosi’ facendo indeboliscono il Paese. Ma non basta. Oltre alla legge di stabilita’, per il presidente del Senato da qui alla fine della legislatura c’e’ anche il tempo per approvare quei “Regolamenti parlamentari” che si invocano da decenni e che potrebbero portare a un nuovo bicameralismo piu’ efficiente; la legge che disciplina la candidabilita’ dei magistrati e il loro ricollocamento in ruolo; la riforma della diffamazione per togliere il carcere ai giornalisti. Ma Grasso augura anche che riesca a vedere la luce la norma che tutela i lavoratori che denunciano la corruzione, i cosiddetti “Whistleblower”.

“No a nuovi ballottaggi, soglie sopra il 3% e Italicum anche per il Senato”. Lo dice il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, parlando della legge elettorale, in un’intervista al ‘Mattino’. “E’ ora di chiudere ma l’intesa non c’è”, avverte il leader di Area popolare, sottolineando che “sulle regole per il voto non ci si può ridurre a fine legislatura, bisogna procedere rapidamente”. Per Alfano “in assenza di un massimo comun denominatore, il testo del relatore Andrea Mazziotti mi sembra il minimo comune multiplo”. Ma Renzi vuole alzare lo sbarramento al 3%: “Il testo riprende ed estende al Senato l’Italicum – ribadisce il leader di Ap – il cui impianto è stato salvato dalla Corte Costituzionale. Vorrei ricordare che l’Italicum è la sola legge che questo Parlamento ha approvato, peraltro con un voto di fiducia che ci ha visti, soli, responsabilmente a fianco del Pd”. Quanto alle probabili accuse di voler salvare solo i partitini? “Non ho quest’ansia – risponde il ministro – Faccio solo presente che il 3% è più di un milione di cittadini. Se li metti in fila arrivano dalla Sicilia in Lombardia. Quindi si abbia più rispetto se non dei partiti, almeno delle persone”.

La Corte Costituzionale ha depositato ieri sera la sentenza con cui lo scorso 25 gennaio ha sancito la parziale illegittimità della legge elettorale cosidetta ‘Italicum’ (in particolare ballottaggio e libertà di opzione per i capilista eletti in più collegi). La sentenza e’ firmata dal presidente della Corte, Paolo Grossi, e dal giudice relatore Nicolo’ Zanon. “Non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”. E’ la motivazione con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il ballottaggio. La Consulta spiega che con l’italicum “una lista puo’ accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito al primo turno un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo piu’ che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono cosi’, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato nella sentenza n.1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente”. Per la Corte il capolista non decide il destino del voto di preferenza. E’ ‘irragionevole’ affidare “alla decisione del capolista il destino del voto di preferenza espresso dall’elettore nel collegio prescelto, determinando una distorsione del suo esito in uscita, in violazione non solo del principio dell’uguaglianza ma anche della personalita’ del voto”, tutelati dagli artt. 3 e 48 della Costituzione. Lo afferma la Consulta nella sentenza sull’Italicum, nella parte in cui boccia la disposizione che consentiva al capolista eletto in piu’ collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. Per la Corte sono necessarie maggioranze omogenee. “La Costituzione, – si legge nelle motivazioni – se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.

“Io al capogruppo del Pd voglio bene, ma quando gli sento dire che la Consulta non ha intaccato l’impianto dell’Italicum resto sconcertato. Lo ha detto Massimo D’Alema all’iniziativa ‘Consenso per un nuovo centrosinistra’. E ha continuato: “Siamo passati dal maggioritario al proporzionale e dicono che è tutto uguale. Con queste premesse è difficile persino aprire un dibattito”. Ha aggiunto D’Alema: “Abbiamo il dovere di correre in soccorso di un gruppo dirigente che sembra aver smarrito il senso della ragione”.

”Non c’è nessuna trattativa in corso sulle liste in vista delle politiche. Dopo il 4 dicembre abbiamo posto un tema di cambio della linea politica, non certo di spartizione di posti. E continuiamo a pensare che il tema non è la data del voto, ma quello che si fa per il Paese, per cambiare la linea politica appunto”. Il deputato della minoranza Dem, Nico Stumpo, smentisce all’Adnkronos trattative tra renziani e bersaniani per isolare Massimo D’Alema e gli scissionisti. Ma avverte il segretario del Pd sul nodo dell’Italicum: ”Ora bisogna lavorare per trovare la migliore legge elettorale in Parlamento. Con gli ultimatum abbiamo perso tutto, dalle amministrative di Roma alle riforme votate a maggioranza con la fiducia”. ”Quanto al merito della legge elettorale -sottolinea Stumpo- non si può liquidare la questione con una battuta ‘se prima non è andato bene l’iper maggioritario e ora non va bene l’iperproporzionale, allora non va mai bene nulla…’. In realtà, tra i due sistemi, uno troppo sbilanciato in un verso, l’altro che non garantisce la possibilità di creare un governo, può esistere una linea di mezzo, che tenga conto della rappresentatività e della governabilità, rendendo omogenee le leggi elettorali per la Camera e il Senato”. Il deputato bersaniano non vuol farsi coinvolgere dal tormentone scissione sì, scissione no e chiarisce che non si può andare alle urne senza celebrare un Congresso e fare le primarie. “Il tema -spiega- non è se c’è qualcuno che lavora alla scissione. Ma se c’è un gruppo dirigente che vuol rinunciare all’impianto culturale originario del Pd e si scinde dal partito”.

“Cessano gli alibi per tutti. Se la politica non e’ in grado di dare un colpo di reni per fare una legge migliore di quella che scaturisce dalle sentenze, comunque si puo’ votare in tempi molto rapidi”. Lo afferma Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera del Pd, in un’intervista a La Stampa, dopo la sentenza della Consulta. “In ogni caso – prosegue – adesso si puo’ entro l’estate. Come evidente, la responsabilita’ di sciogliere le Camere e’ in capo al presidente della Repubblica. Quindi i tempi ci sono per fare una buona legge o andare a votare con questa”. Non ci sara’ ora una resistenza per evitare il voto subito? “A leggere le dichiarazioni a caldo – risponde -, mi pare che siano nella stragrande maggioranza tutti per andare al voto. Ma sono gli stessi che di volta in volta sul tema della legge elettorale hanno cambiato opinione, talvolta ribaltandola, tre, quattro o anche cinque volte”: “I cinque stelle hanno cambiato idea quattro volte: mattarellum, democratellum, proporzionale e ora Italicum, che fino a sei mesi fa era una legge fascista, ora va bene. Sinistra Italiana ha firmato la mozione con me per il Mattarellum e ora vuole il proporzionale. Forza Italia ha scritto e votato l’ Italicum piu’ volte e ora vuole il proporzionale. La lega ha votato contro il Mattarellum e ora e’ a favore”.

“Aspettiamo con serenita’ il giudizio della Corte Costituzionale sull’Italicum, per poi, una volta lette le motivazioni, avviare il lavoro parlamentare”. Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera. Per Brunetta il lavoro parlamentare è “indispensabile, per ragioni di metodo e di merito. Di merito perche’ necessariamente le sentenze non saranno auto-applicative, per un problema di metodo politico perche’ a fare le leggi e’ il Parlamento e non la Corte Costituzionale”. Continua il presidente dei forzisti a Montecitorio: “Il Parlamento si assuma le sue responsabilita’, e sulla base dei giudizi della Corte, quello del 2014 e quello del 24 gennaio 2017, legiferi in piena autonomia. Poco tempo, tanto tempo, il tempo che sara’ necessario per poi andare ad elezioni. Grande serenita’, grande determinazione e idee chiare sul prodotto finale che Forza Italia persegue, ossia una legge elettorale a base fortemente proporzionale. Per il resto, come ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, siamo pronti a collaborare, in Parlamento, con tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione”.

Ben consapevole dell’importanza della legge elettorale per la rappresentanza democratica, il dibattito che non accenna a placarsi sul modello elettorale da adottare nel nostro Paese sta assumendo i toni della farsa. Siamo alle prese con una congiuntura economica e sociale a dir poco critica. I livelli di crescita e la produttivita’ dell’azienda-Paese sono pressocche’ stabili. Aumenta la pressione fiscale sostanziale, cresce la disoccupazione giovanile, rimane alta quella generale. Ma il cuore dei problemi nell’agenda politica rimane la legge elettorale. I maggiori partiti optano per il maggioritario, i piccoli partiti per il proporzionale (che garantisce una effettiva rappresentativita’ ma non la governabilita’) in grado di assicurare loro sopravvivenza. Riusciranno i partiti a rendere omogenea la legge elettorale sia per la Camera sia per il Senato, come da indicazione del Capo dello Stato? Le alternative sono 5: Mattarellum: maggioritario con collegi uninominali e con il 25% dei seggi assegnati con il proporzionale; Consultellum: il sistema che uscirebbe dall’ordinanza della Consulta nel caso in cui venisse bocciato il doppioturno e che prevede preferenze e proporzionale con sbarramento all’8% per il Senato e del 3% per la Camera; ‘Italicum bis’ nel caso in cui la Consulta dovesse salvare il ballottaggio previsto dall’Italicum e che prevede il doppio turno e la soglia, per ora al 40%, per la vittoria al primo turno; sistema proporzionale con minipremio di maggioranza alla lista o alla coalizione che arriva prima; modello tedesco: meta’ seggi assegnati con il proporzionale e meta’ con il maggioritario. Ebbene, uno di questi modelli sara’ quello vincente, ma per la politica non c’e’ fretta: senza legge elettorale nessun rischio di voto anticipato. Ma intanto non si parla d’altro.

“Siamo pronti al Vietnam parlamentare per contrastare la legge elettorale che il Pd vuole approvare contro il Movimento Cinque Stelle”. Lo scrivono in una nota i deputati M5S della commissione Affari costituzionali. “Renzi non solo non si è ritirato a vita privata, come aveva promesso se avesse vinto il No al referendum ma, dovo aver voluto una riforma costituzionale scritta con i piedi e bocciata dagli italiani, dopo aver bloccato il Parlamento con l’Italicum, definendola la legge più bella del mondo, legge che probabilmente sarà bocciata dalla Consulta, ora torna in campo e la butta via perché consapevole che potrebbe vincere il Movimento Cinque Stelle”, sostengono i deputati, che aggiungono: “In realtà a costoro non interessa una buona norma per rendere più governabile il Paese, ma solo un ‘Anticinquestellum’ per impedirci di vincere le elezioni politiche. Al di là del Mattarellum, al Pd non importa il tipo di legge: l’importante è che non vinca il M5S. Non trattiamo con costoro perché sono delegittimati anche dal voto di quasi 20 milioni di italiani e torniamo a chiedere di andare subito a nuove elezioni con il Legalicum, cioè con la legge che emergerà il 24 gennaio dalla decisione della Consulta sull’Italicum, estesa anche al Senato con i dovuti correttivi”. Continuano i pentastellati: “Ricordiamo che siamo noi che abbiamo firmato i ricorsi contro questa legge perché riteniamo che la sovranità appartenga al popolo e non alle segreterie dei partiti”.

“L’introduzione di Matteo Renzi all’assemblea del Pd e’ stata molto interessante e per larga parte positiva anche nei suoi aspetti e autocritici. Essa e’ chiaramente fondata su una visione dinamica della politica e certamente e’ una base di riflessione e di ripartenza per il Pd e anche di sviluppo di un dibattito positivo con le altre forze politiche. Su un punto abbiamo una grande perplessita’ ed e’ quello riguardante l’opzione per il Mattarellum che e’ un sistema elettorale fisiologico di fronte al bipolarismo ma che non funziona affatto perche’ puo’ dare risultati imprevedibile anche rispetto ai rapporti di forza elettorali reali con il tripolarismo. Ncd per parte sua ha avanzato una diversa proposta riguardante due modifiche di fondo all’Italicum: l’eliminazione del bipolarismo e un ragionevole premio di maggioranza per le coalizioni: insomma una combinazione fra forme ragionevoli di maggioritario e di proporzionalismo”. Lo afferma Fabrizio Cicchitto, di Ncd.