Italicum

“Adesso arrivan tutti a dire che bisogna correggere l’italicum. Mi giran un po’… Perche’ adesso diventera’ difficile perche’ qualcuno ci ha preso gusto”. Pier Luigi Bersani, parlando nel corso di una iniziativa della minoranza Pd, rievoca il periodo in cui fu approvato l’italicum. In quella fase, spiega, “si pensava che ce l’avevamo grande come Pd, ma noi eravamo contro lo stesso, perche’ non puoi mettere una camicia di forza a una pentola a pressione”. Bersani invita a ricordarsi di Aldo Moro, “che e’ morto per avere una democrazia inclusiva”, e invita a correggere il combinato disposto tra legge elettorale e riforme. “Dobbiamo farlo, altrimenti la storia del referendum diventa un salto nel buio. Io lo dico chiaro: se si arriva li’ senza correggere sta roba, io non so cosa dire alla gente”.

La minoranza del Pd chiede a Renzi un confronto sulla legge elettorale per poi aprire la strada alla riforma costituzionale. E avanza la proposta di una legge nuova : il “Mattarellum 2.0”, collegi uninominali e premio di governabilita’. I Il Mattarellum 2.0 proposto dai bersaniani Federico Fornaro e Andrea Giorgis prevede 475 collegi uninominali a turno unico, piu’ un premio di maggioranza di 90 seggi alla lista o alla coalizione vincente, un ‘premietto’ di 30 seggi per il secondo partito e 23 seggi da assegnare a chi abbia superato il 2%. Alla proposta dei bersaniani risponde il renziano Andrea Marcucci: “Sarebbe un passo indietro”, anche se è stato lo stesso presidente del consiglio e segretario del Pd nei giorni scorsi a rimettersi alle decisioni del Parlamento. I vertici del Pd al momento non commentano la nuova proposta. Nel dibattito interno del Pd sulla riforma dell’Italicum si inserisce anche quella di Orfini che rilancia il modello greco che prevede un sistema proporzionale e un premio fisso da attribuire alla lista più votata.

“Io sono ancora dell’idea che l’Italicum garantisca governabilita’ e rappresentanza”. Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera. “E’ il frutto di una difficile mediazione, che ha ridato all’Italia una legge elettorale dopo una lunghissima incapacita’ del Parlamento di farne una diversa dal Porcellum”, spiega il parlamentare. E sull’apertura di Renzi ad eventuali modifiche, afferma che, rimettendosi al Parlamento, il Premier ” Tiene aperte le porte alle cose che si possono fare, con realismo e con senso di responsabilita’”. Rosato sulla decisione di Forza Italia a non modificare l’Italicum prima del referendum dichiara: “Io penso che, dopo la consultazione, quella sulla legge elettorale sia una discussione che va tenuta aperta”. Riferendosi a Carlo De Benedetti, che sul Corriere della sera ha detto di votare no al referendum, in caso non si dovesse modificare l’Italicum, Rosato dichiara di “riflettere con attenzione su cosa dice”, anche se “il giudizio sulla riforma costituzionale non puo’ essere condizionato da altri”. Intanto Luigi Di Maio, (M5S) vice presidente della Camera, al Corsera risponde sull’Italicum “le priorità sono altre. La mia paura è che per salvarsi le poltrone bloccheranno i lavori parlamentari. Una follia”.

Matteo Renzi va al vertice Nato con l’agenda interna fitta di impegni. Dallo sforzo per ricompattare la maggioranza, dopo il caso Alfano scoppiato con l’inchiesta della Procura di Roma ‘Labirinto’, ai nodi da sciogliere su L’Italicum. E se il Premier intanto ha incontrato il ministro Alfano. che al momento non risulta indagato, sull’Italicum si esprime Lorenzo Guerini. “Siamo aperti al confronto”, dice il vicesegretario Pd. La modifica che al momento metterebbe d’accordo parte del Pd, il centro e probabilmente Fi sarebbe il premio alla coalizione. Il presidente del Consiglio sulla sua e-news fa il punto della settimana. Ricorda le vittime di Dacca in Bangladesh “in particolar modo i nostri connazionali trucidati da un commando di estremisti islamici pieni di odio contro la vita e contro il mondo”. Sul Referendum di autunno afferma: “Parliamoci chiaro: con il Sì al referendum l’Italia diviene un Paese più semplice. Ci saranno meno politici, meno sprechi di tempo e denaro, più partecipazione, più chiarezza di ruoli”. E sulle opere incompiute fissa un calendario: “Il 28 luglio inauguriamo il Quadrilatero, opera fondamentale nell’Italia centrale, oggetto di tante polemiche e scandali. Il 29 luglio andiamo a inaugurare il Museo Archeologico di Taranto e naturalmente affronteremo anche le questioni legate a Ilva oltre che al Porto”. E conclude: “il 29 ottobre inaugureremo anche la Nuvola di Fuksas all’Eur, altra opera ferma per decenni, purtroppo, bloccata da assurdi ritardi, ma fondamentale per il rilancio del turismo congressuale in Italia e a Roma”.

Così uno dei politologi più attenti e autorevoli, Piero Ignazi, in una intervista a L’Unita’. “Rimane sottotraccia l’appartenenza ai due schieramenti destra e sinistra, ma siamo davanti ad un tripolarismo. C’è una disponibilità più ampia a provare nuove formazioni, e a scegliere l’opzione del non voto senza sensi di colpa. Oggi tutti i partiti in Europa, mantengono un distacco nei confronti della società. Sono come rinchiusi in una cittadella dello Stato e del potere e non riescono a intercettarne domande, bisogni, paure. E questo perché’ sono sempre meno partiti tradizionali, che avevano altri problemi da superare ma che sapevano leggere la società grazie a una struttura radicata nei territori, che fossero conservatori o socialisti. Mentre oggi i partiti sono scatole vuote, utilizzate solo per scegliere i candidati. Serve invece un dialogo continuo con i cittadini. L’Italicum mi pare una pessima legge perché governare senza avere il consenso dei cittadini non è mai una buona cosa. Occorre puntare al modello elettorale francese, con collegi uninominali e doppio turno. Al secondo accederanno i partiti che superano una determinata soglia. Un sistema semplice che davvero permette di ridurre la distanza tra cittadini e politica”.

Con l’italicum, se il M5s vincesse al ballottaggio, “noi avremmo Grillo”. E’ l’estremo argomento che Eugenio Scalfari usa per convincere Matteo Renzi a cambiare la legge elettorale, prevedendo il premio di maggioranza a chi prende almeno il 50 per cento al primo turno. “Se tu non cambi la legge elettorale, io voto no al referendum”, minaccia Scalfari. Renzi non si fa convincere. E arriva a ‘difendere’ il leader M5s pur di salvare il principio della stabilita’ di governo: “Se vince Grillo e’ perche’ prende un voto in piu’. E’ per colpa nostra. E comunque Grillo non vince se siamo bravi, perche’ siamo piu’ credibili. L’idea di avere una legge elettorale che blocchi, secondo me non funziona”, dice Renzi. Il premier aggiunge rivolto alla platea: “Votano Grillo? Si prendono Grillo. E a Roma, se votano Raggi si prendono Raggi”. Il premier ha anche detto che sarebbe favorevole al termine dei due mandati imposti per legge

Berlusconi: con Renzi rischio regime autoritario, non c’è libertà “In Italia quattro colpi di Stato da Mani pulite in poi” . Cosi il leader di Forza Italia in diretta a Radio Radio ‘nel nostro Paese’ ci sono stati”quattro colpi di Stato” e con l’effetto combinato della riforma costituzionale e della riforma elettorale, il cosiddetto Italicum, c’è il rischio di una deriva autoritaria. Il primo dei colpi di stato è stato quello di “Mani pulite, poi quando Bossi ha fatto cadere il Governo per una vicenda nella quale sono stato assolto pienamente, poi nel 2011 quando siamo stati costretti alle dimissioni dal capo dello Stato e poi quando ho partecipato alle elezioni nel 2013 dopo che mi ero allontanato dalla politica nel 2012 e in 23 giorni ho aumentato i voti al mio partito del 10%; hanno visto che io ero ancora pericoloso allora si sono presi uno dei tanti processi contro di me, hanno composto un cosiddetto collegio feriale con quattro giudici di sinistra e un altro che poi ha detto che quella sentenza era una mascalzonata, un plotone di esecuzione contro di me”. Oggi, ha sostenuto ancora l’ex presidente del Consiglio, “C’è un signore che si chiama Matteo Renzi, al governo abusivamente e illegittimamente, sostenuto da sessanta senatori che sono stati eletti per contrastare la sinistra e hanno tradito il loro mandato alla Camera con 130 deputati che la Corte, nonostante i giudici di sinistra, ha dichiarato incostituzionali. E questo signore non solo governa ma occupa militarmente tutto l’occupabile negli enti pubblici come la Rai e ha voluto cambiare la Costituzione e mettendo insieme questo cambio con l’Italicum si avrebbe una sola Camera che fa le leggi e un solo partito, il suo, e un solo leader, Renzi, che diventerebbe il padrone del governo, del Parlamento e di tutto e gli italiani si troverebbero di fronte a qualcosa che io non saprei definire altrimenti che un regime”. Secondo Berlusconi l’Italia è di fronte al rischio di “una deriva autoritaria che non ci meritiamo, oggi siamo in una democrazia sospesa e se non c’è democrazia non c’è libertà”.