Italicum

“Il voto referendario, con il 60 a 40 per il No, ha non solo certificato il fallimento della riforma costituzionale ma anche di quella elettorale ad essa connessa. Il voto referendario e’ stato soprattutto il voto sui 1000 giorni di Renzi e sulla sua occupazione brutale della vita politica italiana, del potere, della nostra democrazia”. Lo dice il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, intervenendo nell’Aula della Camera durante le dichiarazioni di voto sulla fiducia al governo. “Ricordiamo l’occupazione notturna dell’Aula durante la discussione ed il dibattito sulla riforma costituzionale, ricordiamo i tre voti di fiducia sull’Italicum, gli insulti che Renzi ha rivolto a chi gli si opponeva, anche su materie delicate come quella del terremoto – prosegue -. Quando un governo mette al centro della sua azione politica delle riforme che diventano, per la loro connotazione, per il significato che si da’ loro e per la volonta’ che ci si mette, eversive e che vengono fatte solo per il potere, non per semplificare, non per risparmiare, non per migliorare, ma solo per potare un uomo solo al comando. Nonostante i media asserviti, tutti, nonostante l’occupazione militare della Rai. Non era mai successo nella nostra storia repubblicana un fatto di questo genere. Il 60 a 40 ha bocciato il Pd di Renzi, ha bocciato il renzismo e questo e’ un bene, mi fa gioire, respiro con piu’ gioia – conclude Brunetta -. Non ha solo bocciato una cattiva riforma costituzionale e una cattiva legge elettorale ma ha bocciato un modo deteriore di intendere la politica”.

“Ci si attende dalla Corte Costituzionale qualcosa che esula dai suoi compiti e poteri. Si pretenderebbe che la Consulta riscrivesse l’Italicum, magari secondo i desiderata dell’uno o dell’altro partito. La Corte e’ un organo di giustizia che puo’ intervenire soltanto se constata gravi vizi di incostituzionalita’”. Lo ha detto a “Voci del Mattino”, Radio1 Rai, Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale. “A scorrere i giornali, sembra quasi ci si aspetti che il 24 gennaio la Consulta riscriva l’intera legislazione elettorale e questo non e’ immaginabile. E’ successo una sola volta, nel 2014, (per il cosiddetto “Porcellum” ndr) ma era una situazione del tutto diversa. In quel caso si trattava di una legge gia’ applicata, che aveva denotato gravissimi difetti. Stavolta, invece, parliamo di una legge elettorale, l’Italicum, che non e’ mai stata attuata e nei confronti della quale vengono avanzati i rilievi piu’ disparati”. Come interverra’ la Corte? “I partiti dovrebbero considerare anche l’ipotesi che la Consulta decida di salvare integralmente l’impianto della legge, nel senso che potrebbe dichiararsi incompetente a intervenire. Se poi invece avesse il coraggio e la determinazione di intervenire nel merito, potrebbe eliminare qualche punto ma non fare operazioni per cosi’ dire ‘creative’, ne’ tantomeno riscrivere la legge in toto. Questo va detto chiaramente”, aggiunge De Siervo

La Corte costituzionale, come comunicato in una nota, ha fissato per l’udienza del 24 gennaio 2017 la discussione sulle eccezioni di costituzionalità sollevate sulla legge elettorale Italicum. La Consulta è chiamata ad esaminare i punti cruciali della legge elettorale: dall’attribuzione dei seggi, al premio di maggioranza, all’ipotesi di ballottaggio, ai capilista bloccati. A trasmettere gli atti alla Corte, affinché vagli la legittimità dell’Italicum, sono stati, sinora, i tribunali di Messina, Torino, Genova e Perugia. La Corte avrebbe dovuto esaminare l’Italicum il 4 ottobre, ma a settembre decise di far slittare i lavori a data da stabilire per evitare interferenze prima del referendum costituzionale.

“Nel 2013 come Ncd con responsabilità salvammo la legislatura, ora non vogliamo essere il partito dell’accanimento terapeutico nei confronti del governo”. Lo ha detto il ministro dell’Interno e leader di Ncd Angelino Alfano allo speciale ‘Porta a porta’su Raiuno. “Non siamo ingenui, a noi chiedono di immolarci per fare la legge elettorale. Noi diciamo di fare una piccola modifica all’Italicum, ma non aspetteremo i comodi di Forza Italia o Lega”. E sul risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre ha commentato: “E’ molto importante il risultato del 41% del Sì che vedeva l’area di Governo contro il resto del mondo. Mentre il 41% rappresenta 13 milioni di italiani che hanno avuto come referente il Governo, ha detto il ministro – il 59% invece contiene dentro il blocco che fa riferimento a Grillo e quello che fa riferimento a Salvini, Meloni, Berlusconi e altro ancora”.

Una “vittoria della democrazia” che apre la strada a elezioni al piu’ presto. Beppe Grillo esulta con un post sul suo blog per il netto successo del No al referendum costituzionale. “La propaganda di regime e tutte le sue menzogne sono i primi sconfitti di questo referendum. I tempi sono cambiati. La sovranita’ appartiene al popolo, da oggi si inizia ad applicare veramente la nostra Costituzione”, scrive Grillo, per il quale il voto ha due “conseguenze rilevanti: 1) Addio Renzi 2) Gli italiani devono essere chiamati al voto al piu’ presto”. Al piu’ presto per il leader del M5S vuol dire anche con una legge che il movimento ha osteggiato: “La cosa piu’ veloce, realistica e concreta per andare subito al voto e’ andarci con una legge che c’e’ gia’: l’Italicum. Abbiamo sempre criticato questa legge, ma questi partiti farebbero di peggio e ci metterebbero anni legittimando l’insediamento di un governo tecnico alla Monti – spiega Grillo -. Per quanto riguarda il Senato, proponiamo di applicare dei correttivi per la governabilita’ alla legge che c’e’ gia’: il Consultellum. Ci vogliono cinque giornate di lavoro. La nostra proposta a tutti e’ di iniziare a lavorarci domani e avere la nuova legge elettorale in settimana”.

 

Silvio Berlusconi non si fida dell’impegno di Renzi a modificare l’Italicum. Ha spiegato il perché a Bruno Vespa nella trasmissione Porta a Porta su RaiUno: “Se questo accadrà benissimo, ma oggi è soltanto una promessa e questo governo di promesse ne ha fatte tante e non le ha mantenute – ha detto l’ex cavaliere –  Magari l’intenzione c’è, ma poi possono succedere tante cose. Magari uno scioglimento delle camere, si andrebbe a votare con questa legge, e ci troveremmo dentro una dittatura, di Renzi e del Pd o di Grillo e del M5s”. L’ex presidente del Consiglio ha rilanciato la necessità del proporzionale: “Serve una legge proporzionale con sbarramento, per esempio al 5% per i partiti più piccoli”. Berlusconi dichiara di essere di nuovo alla ricerca di un successore dopo la ‘separazione’ da Stefano Parisi che ha scelto una strada diversa da quella immaginata per lui dal Cavaliere per rilanciare il centrodestra.  “Occorre che il centrodestra trovi qualcuno che contrasti Renzi”, ha ribadito.

“In caso di vittoria del si’ al referendum costituzionale, se Renzi vince le prossime elezioni politiche, il nuovo Senato sara’ un dopolavoro per consiglieri regionali e sindaci, in caso contrario sara’ il cane da guardia perfetto per non far cambiare mai piu’ l’Italia”. Lo afferma il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. “Se vince il si’ il 4 dicembre si salva una classe politica spacciata, che ha rovinato il Paese, perche’ il 70% delle Regioni oggi sono in mano al Pd, quindi il nuovo Senato diventerebbe un affare del Pd, anche se noi riuscissimo a vincere la Camera con l’Italicum”, ha sottolineato. “Se il M5S nel 2017 o nel 2018 volesse tornare indietro a prima della vittoria del si’, – ha detto Di Maio – a chi dovremmo chiedere il permesso di modificare la Costituzione? Ai nuovi senatori che, eletti da nessuno, nel frattempo hanno ottenuto i piu’ grandi privilegi della loro carriera politica: il titolo di senatore, l’immunita’, la possibilita’ di andare a Roma con rimborsi e collaboratori ad atteggiarsi a grandi statisti”. “Se vince il si’ della gente che ha rovinato il paese non ci libereremo mai piu’, mai piu’. Se vince il no bocciamo una volta per tutte il vecchio modo di fare politica”, ha precisato.

“Ho sottoscritto il documento della commissione perche’ contiene un passo in avanti su alcuni punti che io stesso avevo indicato nella discussione di questi mesi. Parlo della elezione diretta dei senatori sulla base della proposta Fornaro-Chiti, del superamento del ballottaggio, di un premio ragionevole di governabilita’ e collegi per riavvicinare i cittadini ai loro rappresentanti. E’ chiaro che da ora in avanti la prova di coerenza e lealta’ rispetto a questo impianto spetta a tutti, a partire da chi e’ alla guida del governo”. Cosi’ Gianni Cuperlo, in una nota, a proposito del documento sulla riforma della legge elettorale. “Non ho vissuto il lavoro della commissione come un favore alle minoranze ma come la possibilita’ di accorciare le distanze tra chi, avendo punti di vista diversi sulla riforma costituzionale, pensa al giorno dopo nell’idea che un terreno piu’ condiviso almeno sulle regole della rappresentanza possa rafforzare le istituzioni e migliorare la qualita’ della nostra democrazia. So per primo che l’intesa raggiunta non ricompone la frattura consumata nella sinistra, dentro e fuori il Pd. Vedo e ascolto i tanti, anche autorevoli, convinti che solo il No al referendum potra’ cambiare la legge elettorale. Io ho lavorato per ridurre quella forbice e avrei voluto un esito diverso. Soprattutto sulla valutazione del modo migliore per ancorare il Pd alla sua vocazione. Su questo piano la battaglia politica e culturale continua perche’, per quanto il passaggio di oggi sia rilevante, quella battaglia riguarda la ragione stessa e la strategia di una sinistra nuova e di un partito che in molte cose deve cambiare e in profondita’”. Cuperlo conclude: “Ma anche per questo tenere aperto il dialogo e l’ascolto delle ragioni degli altri, prima di tutto all’interno della forza piu’ grande del centrosinistra, e’ la condizione per guardare avanti. Per quanto mi riguarda quel “giorno dopo” lo immagino come un impegno nella costruzione di un nuovo centrosinistra competitivo alle elezioni politiche. Mi sono assunto una responsabilita’ attraversato dai dubbi e dalle domande che chiunque si sarebbe posto. Come logico ne rispondo personalmente e in primo luogo a quanti hanno condiviso con me questo percorso e che incontrero’ nei prossimi giorni”.

“Questa riforma vale quanto un editoriale sull’Unita’, mentre la Costituzione e le regole sono fatte da tutti. Noi piu’ volte abbiamo detto di rimettere le cose in gioco ma la proposta e’ stata rimandata al mittente con arroganza e scostumatezza. Il tempo e’ scaduto, l’unico modo per cambiare la legge elettorale e vincere il referendum in caso contrario avremmo una legge che dà tutto in mano ad una persona senza dare al paese nemmeno la stabilita’. In piu’ ha rimesso il servizio pubblico sotto il potere dell’esecutivo come in Polonia giustamente criticata dall’Unione Europea”. Lo afferma Gaetano Quagliariello, senatore di Idea, alla manifestazione per il No al referendum.

Secondo Silvio Berlusconi, per assicurare rappresentativita’ e governabilita’ “l’unica direzione possibile di riforma elettorale e’ il ritorno al proporzionale con una seria soglia di sbarramento. Se nessuno dovesse davvero prevalere sara’ necessario un accordo tra due poli, come e’ avvenuto in Germania, in Spagna e in Austria”. Lo ha detto Silvio Berlusconi a Bruno Vespa per il libro “C’eravamo tanto amati. Amore e politica. Riti e miti. Una storia del costume italiano” in uscita il 4 novembre da Mondadori- Rai Eri. “Con l’Italicum si rischia la deriva populista”, avverte Berlusconi.